La fine del capitalismo

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  • Bigio
    El Mahico
    • 30/11/07
    • 1964

    #91
    Originariamente Scritto da Sousuke Visualizza Messaggio


    Se si verificasse una situazione di psicosi, panico e totale sfiducia collettiva, tale per cui ogni cliente si dirige in banca per chiedere la restituzione dei propri depositi bancari/investimenti finanziari in contante, ci sarebbe il serio rischio di insolvenza e crollo dell'intero sistema bancario, salvo interventi da parte della banca centrale.
    Che porterebbero per
    Bang Bang

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    • Sousuke
      Banned
      • 14/12/07
      • 16244

      #92
      E' preferibile una temporanea elevata inflazione, che si potrebbe mitigare con un rialzo dei tassi d'interesse fino ad una minima ripresa dell'attività economica produttiva in controtendenza, che il crollo del sistema bancario che trascinerebbe a valanga tutta l'economia.
      Il salvataggio del sistema bancario eviterebbe proprio un'analoga psicosi collettiva come quella precedente.
      Last edited by Sousuke; 18-09-2008, 11:57.

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      • Bigio
        El Mahico
        • 30/11/07
        • 1964

        #93
        Sosu non ti quoto, tanto sai che sto rispondendo a te.

        Ma pi
        Bang Bang

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        • Sousuke
          Banned
          • 14/12/07
          • 16244

          #94
          Potresti ottenere un graduale e duraturo aumento della propensione al consumo delle persone, fino a giungere al livello precedente alla crisi, solo con una ripresa effettiva e visibile dell'attività economica, cioè che sia tangibile ed avvertibile da parte delle famiglie.
          La propaganda di valutazioni eccessivamente ottimistiche sul futuro potrebbe essere controproducente se si scontrasse con la dura realtà perchè potrebbe creare false aspettative, oltre che scorretto per me, col rischio che aumenti la domanda di beni e non la produzione, generando ancora inflazione.
          Occorre agire con equilibrio e lungimiranza.
          Le "bolle" non andrebbero scoppiate ma accompagnate, facendole sgonfiare lentamente.

          Di sicuro nel breve periodo l'unico obiettivo è evitare il fallimento del sistema bancario, a tutti i costi.
          Last edited by Sousuke; 18-09-2008, 12:29.

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #95
            A tutti i costi meno uno: No a nuove guerre preventive!!!
            amate i vostri nemici

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            • Sousuke
              Banned
              • 14/12/07
              • 16244

              #96
              Sono preferibili quelle consuntive, in caso di scelta obbligata.
              Almeno sono più facili da giustificare, basandosi su fatti già verificatisi e non previsioni o minacce future.
              Last edited by Sousuke; 18-09-2008, 15:28.

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              • labutino
                Banned
                • 13/09/07
                • 688

                #97
                Originariamente Scritto da nAn Visualizza Messaggio
                Altro inciso, i 100 milioni di schiavi li vedi tu, la situazione in Russia era completamente diversa. Durante lo stalinismo la casa ce l'aveva quasi il 100% della popolazione (per il periodo quasi un record), il cibo ce l'avevano tutti, la forza lavoro era onesta limpida e culturale, lavoravano i russi davanti ai russi, si spaccavano la schiena uomini e donne per il loro popolo.


                io invece so che durante lo stalinismo ci fu, come sempre del resto in urss, una carenza fisiologica di case d'abitazione. anche dieci persone erano costrette a vivere in appartamenti di 50 metri quadri, poi magari la casa, nominalmente, ce l'avevano tutti...
                quanto al cibo, ti ricordo la carestia degli anni '32-'36, le purghe, i gulag, e la guerra mondiale. proprio non riesco a immaginarmi quante persone avessero cibo a sufficienza per vivere dignitosamente e in condizioni normali di nutrizione, in quel periodo...
                la forza lavoro era costantemente mobilitata al lavoro, quando non spedita in siberia in qualche landa desolata...

                [QUOTE=nAn;928721]Adesso la forza lavoro per le nostre megastronzate

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                • EVOKar
                  Stronzo chi legge!!
                  • 08/12/06
                  • 5337

                  #98
                  Originariamente Scritto da Gloucester Visualizza Messaggio
                  L'intervento statale non necessariamente postula la delegittimazione dei governi; il New Deal roosveltiano fa testo, in questo caso. Fu un esempio non solo di intervento regolatore dello stato nell'ambito economico ma anche di successo nella mobilitazione delle energie morali del paese, di coagulazione del consenso attorno ad un progetto di ricostruzione nazionale. Non è davvero importante che con il programma delle nazionalizzazioni obbligate, come accaduto ora nel caso di FNMA e FHLMC, lo stato abbia difatto scaricato i debiti sui contribuenti: il punto davvero cruciale è riuscire a convincere l'opinione pubblica della necessità di determinati sacrifici in nome di comuni benefici, coinvolgendola attivamente nel processo. Certo, il New Deal non va astratto dal contesto storico e soprattutto sociale da cui prese le mosse, dalle peculiarità della società americana: si sollecitò la corda del patriottismo, che fece da catalizzatore al successo tutto sommato modesto degli interventi governativi. A tutt'oggi l'unica corrente di pensiero in ambito economico che abbia criticato pesantemente la ricetta roosveltiana, accusandola sostanzialmene di dirigismo, è stata quella scuola di Vienna che imputò proprio a Roosvelt di aver perpetuato quella politica interventista, già praticata da Wilson e Hoover, accusata in ultima analisi di aver contribuito in modo determinante al crack del '29. Se così stessero le cose, verrebbe da chiedersi per quale motivo Roosvelt ebbe successo proprio laddove i suoi predecessori avevano fallito: facendo ricorso a misure sostanzialmente identiche e senza peraltro ottenere, nel breve periodo, incoraggianti risultati concreti. La soluzione, probabilmente, è da ricondursi proprio alla mobilitazione delle masse, al tentativo stesso di ricompattare il tessuto sociale americano attorno ad una serie di valori nazionali fortemente sentiti, all'idea stessa di una solidarietà sociale dopo il rampantismo selvaggio degli anni '20. Stando così le cose dubito fortemente che si vedrà mai una rivoluzione socialista sull'altra sponda dell'Atlantico: le conseguenze politiche che tali contraccolpi economici avranno sull'Europa sono invece meno prevedibili. Sicuramente il sistema economico andrà incontro ad un radicale mutamento che, sin da ora, comporterà piuttosto prevedibilmente l'abbandono delle tesi neoliberiste dominanti quantomeno dalla metà degli anni '80. E se ciò dovesse accadere è probabile che l'attuale egemonia occidentale ne esca compromessa: è tesi notoriamente ripetuta dai suoi detrattori che il neoliberismo abbia sinora alimentato lo sfruttamento dei paesi del Terzo Mondo da parte delle potenze industrializzate. Il punto essenziale è che tale sfruttamento è stato sinora subordinato alle politiche alimentate dal Fondo Monetario Internazionale che, come noto, ha promosso un circolo vizioso basato sulla concessione di generosi prestiti orientati al finanziamento dei paesi in via di sviluppo in cambio dell'adozione, da parte di questi stessi paesi, di tutta una serie di provvedimenti di stampo chiamarente neoliberista: obiettivo essenziale, la privatizzazione delle risorse di tali paesi (equivalente ad una sostanziale espropriazione) e la loro conseguente integrazione nel mercato globale, a disposizione dello sfruttamento da parte delle grandi multinazionali. Se dovesse verificarsi un intensificarsi degli interventi statali, in pratica un ritorno dello Stato come agente moderatore e regolatore dei meccanismi economici, non solo verrebbe meno il meccanismo su cui si fonda l'attuale esercizio, mediato dal sistema economico, dell'egemonia dei paesi occidentali sul Terzo Mondo: si frantumerebbe anche la coesione interna al FMI, l'intesa in base alla quale gli stati maggiormente industrializzati, con la Conferenza di Bretton Woods, rinunciavarono a parte delle proprie prerogative in ambito economico per rimetterle ad un organismo sovranazionale. Tale evenienza, lungi dal lasciare spazio ad un utopico ritorno del socialismo, potrebbe invece rappresentare il preludio ad una nuova età di nazionalismi: un contesto in cui gli Stati occidentali tenterebbero di colmare il vuoto creato dal collasso del sistema di tutela sovranazionale scaturito da Bretton Woods, rinunciando magari a perseguire programmi di respiro planetario ma tornando ad implementare nelle loro tradizionali sfere d'influenza politiche neocoloniali più dirette ed aggressive.
                  Tralasciando il fatto che il presupposto della discussione è completamente errato e specula banalmente su una tematica (la crisi del capitalismo) che viene riproposta puntualmente da una dottrina ideologica di matrice economica ben definita, in questo post sono riportati in forma sintetica i contenuti di decine di manuali di storia economica. Analisi perfetta e di grande semplicità comprensibile anche per gli ignoranti della materia.
                  Complimenti Glo.
                  [COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro

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                  • Churchil
                    Palloso Spagnolesco Permaloso
                    • 07/01/07
                    • 2428

                    #99
                    [QUOTE=labutino;929105]quanto all'africa, a parte il fatto che nel 200 d.c. aveva un centesimo degli abitanti di adesso, in quell'epoca c'erano condizioni di povert
                    [SIZE="1"][COLOR="DarkSlateBlue"]Moderatore internazionale[/COLOR][/SIZE]

                    "[B][I]In una vera democrazia non c'

                    Comment

                    • labutino
                      Banned
                      • 13/09/07
                      • 688

                      #100
                      [QUOTE=Churchil;929524]Forse sei un esperto nella storia di quell'epoca, io purtroppo no. Se

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                      • nAn
                        non ho pi
                        • 16/02/07
                        • 2996

                        #101
                        io invece so che durante lo stalinismo ci fu, come sempre del resto in urss, una carenza fisiologica di case d'abitazione. anche dieci persone erano costrette a vivere in appartamenti di 50 metri quadri, poi magari la casa, nominalmente, ce l'avevano tutti...
                        quanto al cibo, ti ricordo la carestia degli anni '32-'36, le purghe, i gulag, e la guerra mondiale. proprio non riesco a immaginarmi quante persone avessero cibo a sufficienza per vivere dignitosamente e in condizioni normali di nutrizione, in quel periodo...
                        la forza lavoro era costantemente mobilitata al lavoro, quando non spedita in siberia in qualche landa desolata...
                        Perch
                        AHAHAHAHA
                        AhahahahA
                        AHAHAHAHA
                        AHAHA
                        AHA
                        H
                        A
                        VIAVIA
                        dietro il passo,
                        tump tump,
                        dietro il tasso,
                        tump tump,
                        per il cartiglio segreto
                        dell'
                        AHAHAHAHA

                        Comment

                        • nAn
                          non ho pi
                          • 16/02/07
                          • 2996

                          #102
                          Le borse oiggi sono schizzate in rialzo, riprendendo in un solo giorno 1\5 del capitale finanziario perduto ed edulcorando le perdite per i capitali immessi.
                          Detto questo la crisi finanziaria pu
                          AHAHAHAHA
                          AhahahahA
                          AHAHAHAHA
                          AHAHA
                          AHA
                          H
                          A
                          VIAVIA
                          dietro il passo,
                          tump tump,
                          dietro il tasso,
                          tump tump,
                          per il cartiglio segreto
                          dell'
                          AHAHAHAHA

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                          • yuri gagarin
                            Dall'altra parte del muro
                            • 19/06/05
                            • 1336

                            #103
                            Originariamente Scritto da labutino Visualizza Messaggio
                            io invece so che durante lo stalinismo ci fu, come sempre del resto in urss, una carenza fisiologica di case d'abitazione. anche dieci persone erano costrette a vivere in appartamenti di 50 metri quadri, poi magari la casa, nominalmente, ce l'avevano tutti ...

                            Assolutamente falso. Per una questione di tempo mi limito a dire che le Komunalke svolgevano una funzione sociale non indifferente e che nessuno era obbligato a viverci( tra l'altro, in Russia, esistono ancora)
                            GUAI AI NEMICI DEL POPOLO

                            Comment

                            • Gloucester
                              Opinionista
                              • 29/03/06
                              • 5314

                              #104
                              Originariamente Scritto da EVOKar Visualizza Messaggio
                              Tralasciando il fatto che il presupposto della discussione è completamente errato e specula banalmente su una tematica (la crisi del capitalismo) che viene riproposta puntualmente da una dottrina ideologica di matrice economica ben definita, in questo post sono riportati in forma sintetica i contenuti di decine di manuali di storia economica. Analisi perfetta e di grande semplicità comprensibile anche per gli ignoranti della materia.
                              Complimenti Glo.
                              Thanks.

                              Originariamente Scritto da labutino Visualizza Messaggio
                              nel 200 d.c. l'impero romano aveva già assunto la fisionomia di uno stato orientale. l'imperatore era considerato un dio, aveva attorno a sé un'oligarchia di ricchi proprietari terrieri di origine nobile che facevano parte del senato, oramai ridotto ad un semplice accessorio del potere imperiale.
                              dal punto di vista economico la situazione nelle province era pessima, ma anche nella stessa penisola e a roma masse di poveri conducevano una vita misera ai margini della società. i cosiddetti "clientes", che in epoche precedenti avevano garantito voti ai tribuni della plebe, avevano perso il loro ruolo politico ed erano andati ad ingrossare le file delle masse diseredate.
                              nel complesso l'impero si era sempre fondato su un economia di sussistenza e sostanzialmente agricola, che nel lungo periodo, a seguito della crescita esponenziale della popolazione urbana, non fu più sufficiente a garantire uno standard di vita accettabile a tutti. se nell'epoca repubblicana il sistema di check and balance esistente tra i poteri dello stato (due consoli, il senato, i tribuni della plebe) aveva impedito il formarsi di proprietà agricole basate sul latifondo, anche a ragione della minore ricchezza complessiva del sistema, ora il latifondo era la regola e, a causa del regime di privilegio e di corruzione imperante, le redistribuzioni dei terreni agricoli erano cessate.
                              Mai letta una semplificazione tanto fuorviante dell'alto impero; ma evito di intervenire altrimenti si deraglierebbe catastroficamente nell'OT.

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                              • labutino
                                Banned
                                • 13/09/07
                                • 688

                                #105
                                [QUOTE=nAn;929682]Perch

                                Comment

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