Una notizia che ha suscitato in me particolare sconforto.
http://www.nytimes.com/2009/02/12/wo..._r=1&ref=world
Il partito di estema destra Israel Beitenu si aggiudica 13 seggi alla Knesset diventando la terza forza politica del paese: in una situazione di sostanziale stallo fra il partito Kadima della Livni ed il Likud di Netanyahu (si parla di un solo seggio di scarto), Israel Beitenu diviene difatto l'ago della bilancia della situazione politica israeliana, su cui ambo i partiti maggiori dovranno appoggiarsi per tentare di dar vita ad una coalizione in grado di governare. Per chi non lo sapesse il cavallo di battaglia del suo leader Avigdor Liberman, che pesca consensi soprattutto fra gli israeliani di origine russa, è l'inaffidabilità dei cittadini israeliani di religione musulmana, cui Liberman vorrebbe imporre una sorta di giuramento di fedeltà pena l'espulsione. In pratica si tratterebbe di privare regolari cittadini del proprio diritto di cittadinanza sulla base di discriminanti razzistiche di matrice religiosa, postulando la trasformazione di Israele in uno Stato pienamente confessionale. Corollario della tesi Liberman, già espressi ai tempi del premierato di Sharon, sarebbe rappresentato da un piano di scambio della popolazione con l'autorità palestinese coinvolgente una nutrita percentuale degli israeliani musulmani arbitrariamente privati dei propri diritti. Il piano Liberman non solo richiama alla mente le Leggi di Norimberga del 15 Settembre 1935, quando dei cittadini tedeschi di pieno diritto, solo in quanto ebrei, vennero privati dei diritti civili e politici; ma evoca lo spettro anche di quegli scambi di popolazione che, fra gli anni '20 e '30, costituirono il frutto avvelenato di ideologie nazionalistiche ormai all'apice della loro radicalizzazione.
Questo è per non dimenticare l'annessione forzata della Transilvania alla Romania col trattato del Trianon del 4 Giugno 1920. Strappata all'Ungheria, la Transilvania era stata sino ad allora una regione tormentata ma sostanzialmente connotata da un solido trilinguismo ed una storia di plurisecolare convivenza multietnica fra valacchi, ungheresi e sassoni. In seguito alla rumenizzazione forzata della regione circa un milione e mezzo di ungheresi, rappresentati un terzo della popolazione transilvana, furono colpiti da duri provvedimenti restrittivi, fra cui la cancellazione della lingua magiara nelle istituzioni educative e negli uffici governativi locali. Entro il 1922 circa 200.000 ungheresi transilvani risultavano aver già lasciato la regione: un esodo che determinò non solo duecentomila drammi umani derivanti dallo sradicamento doloroso di comunità e tradizioni a volte vecchie di secoli, la cancellazione per svuotamento spesso di interi villaggi, ma anche l'irreversibile compromissione ed impoverimento del tradizionale profilo culturale della regione.
Ma è anche per non dimenticare il più atroce fra gli scambi di popolazione mai messi in atto, quello inaugurato dal Trattato di Losanna del 24 Luglio 1923, firmatari la neonata Turchia e le potenze dell'Intesa fra cui la Grecia. Governo greco e kemalista concordarono di favorire la reciproca emigrazione delle minoranze greche e musulmane nei rispettivi territori, onde pervenire ad un regime di netta separazione fra due stati etnicamente e religiosamente omogenei: nel complesso il piano stravolgeva l'esistenza di 500.000 turchi residenti in Grecia, e di 1.500.000 greci presenti nell'area della Tracia e dell'Asia Minore. Tale politica di incentivi divenne nel tempo una politica di deportazioni scientemente perseguite che si concluse, dopo circa un trentennio, con il pogrom di Istanbul del 1955, ai danni di una minoranza greca dell'ex capitale ottomana stimata ancora fra gli 80.000 ed i 100.000 individui; in seguito alle espulsioni forzate, secondo il censimento del 2006 solo 5.000 greci risiedono ancora nella città. La comunità fanariota è un ricordo del passato, il patriarcato costantinopolitano, a dispetto del potersi fregiare del titolo di ecumenico, un'ombra sul viale del tramonto. E se nel frattempo la componente musulmana in Grecia è tornata a crescere a seguito dei recenti flussi migratori, la presenza greca in Asia Minore è stata completamente cancellata: determinando l'estinzione di comunità e tradizioni vecchie di duemila anni e di quel fiorente panorama di convivenza multietnica ed incontri multiculturali che per più di quattrocento anni aveva costituito la vera ricchezza dell'Impero ottomano.
http://www.nytimes.com/2009/02/12/wo..._r=1&ref=world
Il partito di estema destra Israel Beitenu si aggiudica 13 seggi alla Knesset diventando la terza forza politica del paese: in una situazione di sostanziale stallo fra il partito Kadima della Livni ed il Likud di Netanyahu (si parla di un solo seggio di scarto), Israel Beitenu diviene difatto l'ago della bilancia della situazione politica israeliana, su cui ambo i partiti maggiori dovranno appoggiarsi per tentare di dar vita ad una coalizione in grado di governare. Per chi non lo sapesse il cavallo di battaglia del suo leader Avigdor Liberman, che pesca consensi soprattutto fra gli israeliani di origine russa, è l'inaffidabilità dei cittadini israeliani di religione musulmana, cui Liberman vorrebbe imporre una sorta di giuramento di fedeltà pena l'espulsione. In pratica si tratterebbe di privare regolari cittadini del proprio diritto di cittadinanza sulla base di discriminanti razzistiche di matrice religiosa, postulando la trasformazione di Israele in uno Stato pienamente confessionale. Corollario della tesi Liberman, già espressi ai tempi del premierato di Sharon, sarebbe rappresentato da un piano di scambio della popolazione con l'autorità palestinese coinvolgente una nutrita percentuale degli israeliani musulmani arbitrariamente privati dei propri diritti. Il piano Liberman non solo richiama alla mente le Leggi di Norimberga del 15 Settembre 1935, quando dei cittadini tedeschi di pieno diritto, solo in quanto ebrei, vennero privati dei diritti civili e politici; ma evoca lo spettro anche di quegli scambi di popolazione che, fra gli anni '20 e '30, costituirono il frutto avvelenato di ideologie nazionalistiche ormai all'apice della loro radicalizzazione.
Questo è per non dimenticare l'annessione forzata della Transilvania alla Romania col trattato del Trianon del 4 Giugno 1920. Strappata all'Ungheria, la Transilvania era stata sino ad allora una regione tormentata ma sostanzialmente connotata da un solido trilinguismo ed una storia di plurisecolare convivenza multietnica fra valacchi, ungheresi e sassoni. In seguito alla rumenizzazione forzata della regione circa un milione e mezzo di ungheresi, rappresentati un terzo della popolazione transilvana, furono colpiti da duri provvedimenti restrittivi, fra cui la cancellazione della lingua magiara nelle istituzioni educative e negli uffici governativi locali. Entro il 1922 circa 200.000 ungheresi transilvani risultavano aver già lasciato la regione: un esodo che determinò non solo duecentomila drammi umani derivanti dallo sradicamento doloroso di comunità e tradizioni a volte vecchie di secoli, la cancellazione per svuotamento spesso di interi villaggi, ma anche l'irreversibile compromissione ed impoverimento del tradizionale profilo culturale della regione.
Ma è anche per non dimenticare il più atroce fra gli scambi di popolazione mai messi in atto, quello inaugurato dal Trattato di Losanna del 24 Luglio 1923, firmatari la neonata Turchia e le potenze dell'Intesa fra cui la Grecia. Governo greco e kemalista concordarono di favorire la reciproca emigrazione delle minoranze greche e musulmane nei rispettivi territori, onde pervenire ad un regime di netta separazione fra due stati etnicamente e religiosamente omogenei: nel complesso il piano stravolgeva l'esistenza di 500.000 turchi residenti in Grecia, e di 1.500.000 greci presenti nell'area della Tracia e dell'Asia Minore. Tale politica di incentivi divenne nel tempo una politica di deportazioni scientemente perseguite che si concluse, dopo circa un trentennio, con il pogrom di Istanbul del 1955, ai danni di una minoranza greca dell'ex capitale ottomana stimata ancora fra gli 80.000 ed i 100.000 individui; in seguito alle espulsioni forzate, secondo il censimento del 2006 solo 5.000 greci risiedono ancora nella città. La comunità fanariota è un ricordo del passato, il patriarcato costantinopolitano, a dispetto del potersi fregiare del titolo di ecumenico, un'ombra sul viale del tramonto. E se nel frattempo la componente musulmana in Grecia è tornata a crescere a seguito dei recenti flussi migratori, la presenza greca in Asia Minore è stata completamente cancellata: determinando l'estinzione di comunità e tradizioni vecchie di duemila anni e di quel fiorente panorama di convivenza multietnica ed incontri multiculturali che per più di quattrocento anni aveva costituito la vera ricchezza dell'Impero ottomano.


Comment