[QUOTE=hancock;1051391]Non
Mussolini una brava persona nulla a che vedere con Stalin
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Col senno di poi, tutta la storia possiamo analizzare...troppo facile.Originariamente Scritto da hancock Visualizza Messaggioil popolo, visto ciò che è accaduto, potendo tornare indietro avrebbe preferito non avere questa gente al potere.
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La violenza continuò anche dopo il biennio rosso, anzi si intensificò.Originariamente Scritto da Gloucester Visualizza MessaggioFu Giolitti a porvi termine, con un'accorta strategia dilatoria che, invitando la componente operaia al tavolo delle trattative salvo poi tirarle per le lunghe, "affamò" letteralmente gli operai in sciopero costringendoli giocoforza a tornare al lavoro. Pertanto, quando Mussolini organizzò la marcia su Roma il biennio rosso era già tramontato da due anni;
In alcuni casi, le forze di polizia si affiancarono alle squadre fasciste.
Comunisti e anarchici reagirono con la creazione delle squadre degli Arditi del Popolo (epica fu, ad esempio, la difesa di Parma, assalita da migliaia di fascisti nell'agosto del 1922).
Fu lo stesso Giolitti a favorire l'ascesa del fascismo quando, in occasione delle elezioni del maggio 1921, cercando di assorbire i fascisti nella normale prassi parlamentare, li inserì nei Blocchi nazionali da opporre ai partiti di massa (popolare, socialista, comunista): ne furono eletti 35, con alla testa Mussolini.
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Non sapevo che per te Enzo Biagi fosse Dio. Potevi dirlo prima.Originariamente Scritto da spleen Visualizza MessaggioAh, ecco. Potevi dirlo prima.
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Ed io cosa ho detto? Fu Giolitti a porre termine al biennio rosso, cioè alla fase di agitazione del proletariato; non a tutte le violenze. Ponendo la questione nei termini della possibilità di innescare una rivoluzione in Italia, il biennio 1919-20 costituì comunque il momento propizio che i socialisti si lasciarono sfuggire; una volta tramontato era assolutamente improbabile (se non impossibile) che i moti rivoluzionari potessero scoppiare, quantomeno perché in linea con l'ortodossia marxista contadini e braccianti, contrariamente alle masse operaie, non furono mai considerati latori di una vera coscienza rivoluzionaria su cui far leva. Che i disordini continuarono è pacifico, tanto è vero che ho specificato come essi si diffondessero negli anni successivi nelle campagne, con quelle lotte agrarie che costituirono la palestra dello squadrismo fascista. Ma a quel punto non sussistevano più le condizioni per un rovesciamento "proletario" dei deboli governi liberali, come minimo per la concezione ristretta al (minoritario) contesto industriale che si aveva del proletariato stesso. Il tentativo di assorbimento del fascismo da parte del liberalismo, poi, viene da lontano e non è affatto in stretta correlazione con un fantomatico pericolo rosso, che costituì semmai una delle armi dell'arsenale propagandistico: esso risale quantomeno all'introduzione nel 1919 del suffragio universale maschile, che i liberali pensarono di poter cavalcare per superare la crisi del dopoguerra e che assegnò invece la maggioranza politica ai partiti di massa, appunto: quello socialista e quello popolare. Cosicché, dal 1919 in poi, la storia del liberalismo italiano si configura come un continuo tentativo di giocare di sponda ed eventualmente assorbire quelle forze politiche che si configurassero come ostacoli all'avanzata dei partiti di massa. Da ultimo il fascismo, che finì invece per fagocitare i liberali fra le sue fila, da ultimo con la presentazione del famoso Listone in concomitanza con l'approvazione della Legge Acerbo.Originariamente Scritto da acid75 Visualizza MessaggioLa violenza continuò anche dopo il biennio rosso, anzi si intensificò.
In alcuni casi, le forze di polizia si affiancarono alle squadre fasciste.
Comunisti e anarchici reagirono con la creazione delle squadre degli Arditi del Popolo (epica fu, ad esempio, la difesa di Parma, assalita da migliaia di fascisti nell'agosto del 1922).
Fu lo stesso Giolitti a favorire l'ascesa del fascismo quando, in occasione delle elezioni del maggio 1921, cercando di assorbire i fascisti nella normale prassi parlamentare, li inserì nei Blocchi nazionali da opporre ai partiti di massa (popolare, socialista, comunista): ne furono eletti 35, con alla testa Mussolini.
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