Giusta protesta, c'è gente che non ha niente da fare per arrivare scrivere ai giornali per queste stronzate. Sarà stato sicuramente un vecchio rincoglionito o soggetto equiparabile.
Può darsi che l'autore della lettera sia stato un semplice provocatore, che adesso starà ridacchiando per il "polverone" sollevato e le conseguenze prevedibili tra le colleghe.
Almeno anche le altre impiegate, colleghe della musulmana, potranno un giorno raccontare ai loro figli o nipotini (se non li hanno ancora) di aver indossato il velo, almeno per un giorno.
Sono piccole ma significative soddisfazioni ed esperienze della vita, che ti segneranno e si porteranno con sè per sempre.
Quanto al soggetto femminile postato da giuseppebottazzi, rimanga pure con il velo dato che non è il mio tipo preferito.
Almeno anche le altre impiegate, colleghe della musulmana, potranno un giorno raccontare ai loro figli o nipotini (se non li hanno ancora) di aver indossato il velo.
Sono piccole ma significative soddisfazioni della vita.
Io ho attribuito al gesto un significato molto diverso e sono certo che le ammirevoli colleghe abbiano altre cose da raccontare ai figli e nipoti.
"Siamo solidali con Amellal e per questo abbiamo deciso di indossare tutte il velo. Noi riteniamo la presenza della collega marocchina un bell'esempio di integrazione", hanno spiegato le altre dipendenti.
Lo trovo un gesto molto maturo, avrei fatto lo stesso se si fosse presentata l'occasione.
Queste colleghe si che hanno gli attributi, io trovo ridicolo certe frasi di quel giornalista e chi le ha fatto scrivere
Sono d'accordo, ma pubblicando la lettera , anche se involontariamente, ha reso possibile la manifestazione di un gesto che fa ben sperare per il futuro.
Io ho attribuito al gesto un significato molto diverso e sono certo che le ammirevoli colleghe abbiano altre cose da raccontare ai figli e nipoti.
Come le varie scappatelle ed i flirt con i colleghi, all'insaputa naturalmente dell'eventuale marito o compagno, oppure tutti quei momenti in cui probabilmente alcune di esse si erano messe a pronunciare qualche battuta significativa e dispregiativa su certe tradizioni islamiche.
Non è raro sui luoghi di lavoro.
A me il gesto in questione appare come una provocazione ed un gesto di solidarietà che non troverà seguito e rimarrà fine a se stesso, com'è stata probabilmente una semplice provocazione la lettera inviata.
Già dopo qualche settimana ci si scorderà del gesto e tornerà tutto come prima, comportandosi come sempre.
Lo trovo un gesto molto maturo, avrei fatto lo stesso se si fosse presentata l'occasione.
Io, invece, se fossi stato una collega non avrei indossato il velo.
Non mi piacciono le esibizioni solidaristiche se sono consapevole che non produrrano grandi cambiamenti effettivi.
Le guerre si combattono solo se c'è l'esercito alle proprie spalle (gli italiani sono molto abili nell'arte dell'ipocrisia e del falso moralismo nel settore pubblico).
Non amo il martirio (in senso metaforico).
Queste colleghe si che hanno gli attributi, io trovo ridicolo certe frasi di quel giornalista e chi le ha fatto scrivere
A mio parere l'intera faccenda (la lettera inviata probabilmente provocatoria, i commenti eventuali del giornalista e la reazione delle colleghe) si configurerà come una "bolla di sapone", che verrà ricordata dalle colleghe più per il vestiario differente indossato (per uno o pochi giorni) che per lo scopo in sè, oltre che per lo stimolo a vendere più copie della pubblicazione.
Comunque non è che serva un grande coraggio per indossare un velo solo per un giorno o poco più (magari senza modificare lo stile estetico e rimanendo en pendant).
Si tratta solo di una questione estetica (esistono altri stili che richiedono molto più coraggio per essere esibiti), quindi non di vivere esattamente tutto l'anno (coerentemente) secondo alcune tradizioni islamiche e con una mentalità/filosofia differente.
Sono d'accordo, ma pubblicando la lettera , anche se involontariamente, ha reso possibile la manifestazione di un gesto che fa ben sperare per il futuro.
Io mantengo il mio intenso scetticismo, conoscendo la tipica mentalità e cultura italiana particolarmente incline a salire sul carro del vincitore come delle pecore, a soffiare sul fuoco solo finchè la fiamma è forte, ad agire per tornaconto personale fregandosene della cosa pubblica ed all'ipocrisia/falso moralismo dilagante.
Bisognerebbe verificare se anche tutto l'anno, senza indossare il velo, le colleghe rispettano l'islam in generale, sia sul luogo di lavoro che nella vita di tutti i giorni, come per tutti gli italiani.
Ho qualche dubbio.
E' un po' come assistere ai raduni parentali delle feste natalizie in cui tutti si mostrano falsamente più buoni, quando magari hanno trascorso l'intero hanno a comportarsi da egoisti/stronzi da far paura e pugnalerebbero tranquillamente alle spalle un parente presente.
Sono andato alla reggia di Venaria solo due settimane fa e combinazione il biglietto me lo ha dato proprio la ragazza marocchina.
E stata molto gentile ed è anche molto bella,aveva il velo ma a me non ha dato proprio nessun fastidio e trovo giusta la protesta delle sue colleghe in difesa di Amellal,avrei fatto anche io cosi.
Il letore che ha scritto quella lettera dovrebe vergognarsi,il giornale non centra nulla,ha comunque il dovere di pubblicare le lettere e i pensieri di tutti,anche dei coglioni come quello che ha scritto la lettera.
[QUOTE=libero;1004058]Sono andato alla reggia di Venaria solo due settimane fa e combinazione il biglietto me lo ha dato proprio la ragazza marocchina.
E stata molto gentile ed
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