Purtroppo quando si parla di censura, libertà di stampa e libertà d'informazione spesso si pensa alle forme più dirette e brutali di questa, tipo chiudere un giornale, sequestrare un quotidiano o un periodico, licenziare un giornalista.
Quasi sempre pensiamo alle manifestazioni più evidenti e ci facciamo forza del fatto che la Costituzione vieta espressamente questo sopruso.
Ma esistono forme anche più subdole di censura, subdole perchè legali.
Ad esempio le testate televisive tipo "Report" che sono sommerse di cause di risarcimento dei danni per milioni di euro e il fatto che, come spiega la Gabanelli, in Italia non si riesca a trovare nessuna compagnia che assicuri il rischio in questione.
Se va bene se ne trova una all'estero che però non copre le spese legali (che anche chi esce vittorioso da una causa azzardata deve in parte o in toto pagare), allora cosa succede?
Chi ha staff di avvocati strapagati perchè può permetterselo può letteralmente sommergere chi non gli fa comodo con le richieste di danni più assurde tanto alla peggio dovrà pagare i propri legali e se proprio gli va male in parte o totalmente quelli della controparte.
Attenzione però: il giudice all'esito della causa liquida solo le spese del processo quindi, anche chi vince la causa spesso è tenuto a pagare la differenza al proprio difensore che, considerata la durata dei processi e l'impegno che richiedono può essere anche molto onerosa.
Senza copertura assicurativa l'editore e il giornalista devono alla fine mettere mano al portafoglio. Una volta, due volte, tre volte, è facilmente prevededibile che dopo poco non siano più in grado di sostenere i costi di una adeguata difesa.
Il gioco a questo punto è fatto: chi ha denaro da buttare può attualmente chiudere la bocca in modo legale a chiunque scriva o dica cose che non gli aggradano, è solo questione di tempo...

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