Questa settimana è stata assassinata un'altra persona dai fascisti nella Russia. La situazione in quel paese è davvero pericolosa nei confronti con questa gentaglia assassina.
Metto l'articolo riguardante il ragazzo morto e se volete si può parlare della situazione nella Russia riguardo il fascismo, che oggigiorno occupa la prima posizione in quanto ad attivismo e pericolosità esercitati dai nazi-fascisti.
Un frantumaossa gentile

Lunedì sera, 16 novembre, Ivan “Vanya Kostolom” Khutorskoy, antifascista ventiseienne, è stato assassinato all'entrata di casa sua nella via Khabarovsk, in un rione all'est di Mosca, da due spari nella testa, secondo alcune fonti.
Vanya, era una figura rinomata del movimento antifascista russo e sono sicuro che molta gente lo ricorderà durante i prossimi giorni, mesi e anni. Però questo giorno, la maggioranza dei suoi amici sono troppo furiosi e sconvolti dalla perdita del suo amico e compagno.
I miei primi ricordi di Vanya risalgono al 2004. Io mi incaricavo di un negozietto di distribuzione anarchico in un concerto realizzato nel R-Club. Allora non andavo a troppi concerti, pertanto la maggioranza dei volti non mi erano conosciuti. È stato prima che, dopo l'assassinio di Sasha Ryukhin, la scena hardcore moscovita passasse appieno alla clandestinità. Cosicché, il concerto era stato annunciato pubblicamente e non c'era il modo di sapere in maniera sicura chi potrebbe esserci lì. Perciò io mi sentivo un po' diffidente degli skinhead, specie di uno molto grandone. Però non c'era da preoccuparsi, perché Vanya probabilmente fosse la miglior garanzia qualora ci fosse baruffa.
Non so da dove gli fosse venuto il suo nomignolo “Kostolom”, “frantumaossa”. Magari fosse certo tipo di scherzetto, poiché è difficile immaginare qualcuno più carino e con miglior senso dell'umorismo di Vanya.
L'ultima volta che l'ho visto è stato durante il torneo di arti marziali. “No surrender” organizzatosi a Mosca il 10 ottobre scorso. Il torneo era stato organizzato in memoria di un altro antifascista assassinato, Fyodor Filatov. Come si può vedere nella foto, Vanya era l'arbitro. Aveva una buona formazione in sambo, un'arte marziale sviluppata nell'Unione Sovietica che continua ad essere molto apprezzato nella zona. Aveva avuto certo successo in tornei e aveva vinto il titolo di Candidato a Mastro dello Sport Russo (equivalente a campione nazionale).
Anche aveva gareggiato facendo polsi. Tutto ciò spiega, fra altre cose, la paura e l'odio che contro di lui avevano i nazisti, che cercano di dipingere i suoi nemici come gente debole e viziosa. Pochi di loro avrebbero potuto fronteggiarsi contro lui in un combattimento giusto e per questo gli hanno attaccato con temperini, giravite, coltelli e, quando niente di quello gli aveva servito, con una pistola.
Prima di ciò, l'ultima volta che sono stato con lui è stato durante il concerto di Ska-P a maggio dell'anno scorso. Nessuno dei miei amici poteva permettersi i 30 euro che costava l'entrata, però avevamo deciso di metterci fuori a volantinare propaganda antifascista gratuita. In fin dei conti, nel cartello del concerto i gruppi infilavano magliette antifasciste, che forse non significano molto nella Spagna, ma che a Mosca può costare la vita a un musico. Quello certo è che il reparto di materiale all'entrata poteva essere ugualmente pericoloso che farlo sulla strada con degli sconosciuti. Vanya e altra gente in più si sono incaricati di tenerci al riparo.
La reazione alla nostra propaganda da parte dei festaioli mezzofighetti e i punk è stata diversa; ovviamente, molti erano andati soltanto per folleggiare. C'è stata una telefonata: un altro gruppo di compagni stava avendo dei problemi pochi chilometri al Sud, dove li perseguitavano una accozzaglia di nazisti. Il nostro riparo ha dovuto accudire per risolvere l'assunto. Quella nottata non avevo in mente mettermi nei guai, ma non restava altra opzione; dopo essere stato volantinando cento di pamphlet antifascisti tutta durante la sera, andarmene da solo a casa avrebbe potuto costarmi cinque spanni di acciaio fra le costole. Sicché me ne sono andato con loro.
Abbiamo trovato l'altra gente e ci siamo raggruppati. Vanni ci aveva avvertito di non attaccare appena fossero comparsi i nazisti perché non se ne rendessero conto che adesso eravamo di più e se la squagliassero. Però la gente non si è potuta contenere. Grazie ai più di 100 metri di distanza che ancora ci separavano, tutti i nazisti hanno potuto scappare per le viuzze e saltando steccati. Io stavo in cattiva forma, cosicché non ho potuto correre tanto quanto gli altri. Vanya non ha corso perché sapeva che non aveva senso. Perciò siamo rimasti indietro insieme ad alcune ragazze che avevano evitato la prima linea e insieme abbiamo guardato se c'era qualche nazista nascosto nel vicolo a fianco nostro.
Quella stessa notte c'è stato un altro raggruppamento, si sono date delle botte in qualche culo e si sono perse alcune occasioni. Per me è stata una notte strana, però si debe pensare che per Vanya picchiare i nazisti era qualcosa così di routine come alzarsi di mattina. Probabilmente avesse cento di aneddotti simili.
Vania era un volto conosciuto nella scena punk dagli inizi di secolo. I web “anti-antifa” avevano ampie gallerie di foto sue, le più antiche quando portava la cresta. Non fece parte della prima generazione antifa di Mosca che si era messa insieme nella primavera del 2002, ma quando si è unito a loro nel 2003, 2004, fu per rimanerci.
Talora, dopo di tragedie come questa, si produce una triste concorrenza in cui tutti vogliono reclamare all'eroe morto come proprio, come è stato successo con Stanislav Markelov, che in vita era un mattacchione che raccontava agli anarchici che era socialedemocrata e, a trotskisti e stalinisti, che era anarchici. Per rompere le palle.
Questo tipo di dispute postume sarebbero fuori luogo nel caso di Vanya, poiché qualsiasi gruppetto o gente dentro la scena lo riconosceva come uno di loro, intanto che era voluto e rispettato da tutti. Vanya si considerava uno skinhead RASH, anche se non gli importava pure che i Moscow Trojan Skinheads, apolitici e patriotici, lo considerassero uno di loro. Ovviamente, gli anarchici lo consideravano anarchico, ed è certo che si posizionava per l'antiautoritario e lo sociale, oltra ad essere sempre prontro per offrire sicurezza negli atti anarchici. Però lui non viveva per l'attivismo: la sua vita era la strada e il punk rock.
Era davvero acuto, e aveva finito i suoi studi di Diritto all'Università pubblica di Mosca con un “titolo rosso”, che è un titolo “cum laude” che gli si dà a gli studenti dello spazio dell'antica Unione Sovietica che hanno soltanto ottenuto le migliori qualificazioni possibili. Giacché c'è poca gente con degli studi di Diritto dentro la scena, io serbavo la speranza che Vanya si schierasse con gli avvocati attivisti il giorno in cui lasciasse la lotta nella strada; prima di essere assassinato, Stas Markelov si trovava tracimato di casi relativi al movimento e aveva problemi per incaricarsi da solo. Vanya e Stas si conoscevano bene, e Vanya si era incaricato della sicurezza di qualche conferenza stampa fatta da Stass. Ultimamente, Vanya lavorava come avvocato in un centro di “Deti ulitsy” (“Ragazzi della strada”), che lavoravano con bambini della strada e altri ragazzi con problemi.
Adesso tutta la gente si domanda perché è andato al suo piano quella sera, se il suo indirizzo appariva in un mucchio di pagine web naziste. Vanya di solito dormiva in case altrui. Magari aveva qualcosa di importante da risolvere con la sua famiglia, forse è che, dopo essere sopravvissuto a cotanti tentativi di assassinio, rideva della morte.
Vanya fu assalito per prima volta nel 2005 e gli tagliarono la testa con un rasoio. Una videocamera registrò l'incidente è si usò come materiale per un documentario della rete televisiva NTV, che può guardarsi qua: http://rutube.ru/tracks/663741.html?v=2 ... cc8558fb5d.
La seguente volta, in autunno dello stesso anno, hanno cercato di ammazzarlo; gli hanno ficcato sei volte nella testa un cacciavite acuminato, che è un'arma molto usata dai nazisti russi e si inchioda di più che i coltelli. Qualsiasi di quei colpi potrebbe essere stato letale, ma per fortuna nessuno ha traforato nessuna arteria ed è sopravvissuto. L'incidente è stato registrato da una videocamera, ma la polizia non sembrava interessata e nemmeno hanno voluto vedere la registrazione.
A gennaio di quest'anno, Vanya è stato pugnalato nello stomaco durante una rissa stradale; la ferita anche potrebbe essere stata mortale, ma è sopravvissuto. E adesso, quando tutto il resto aveva fallito, i nazisti hanno impiegato le armi di fuoco e, purtroppo, hanno avuto successo.
S2W
Il padre di Vanya è morto pochi anni fa e viveva con sua sorella e sua madre. Si ringrazierà qualche apporto affinché la sua famiglia e amici possano pagare i funerali; si può usare il conto Yandex 41001411894609, o, per chi non sappia come funziona, donare tramite la Croce Nera Anarchica di Mosca : http://www.avtonom.org/donate. In questo caso è meglio avvisare alla CNA-Mosca (abc- msk IN riseup PUNTO net) e indicare nella trasferenza che è “for Kostolom friends and family”.
http://www.discutere.it/showpost.php...34&postcount=6
Metto l'articolo riguardante il ragazzo morto e se volete si può parlare della situazione nella Russia riguardo il fascismo, che oggigiorno occupa la prima posizione in quanto ad attivismo e pericolosità esercitati dai nazi-fascisti.
Un frantumaossa gentile

Lunedì sera, 16 novembre, Ivan “Vanya Kostolom” Khutorskoy, antifascista ventiseienne, è stato assassinato all'entrata di casa sua nella via Khabarovsk, in un rione all'est di Mosca, da due spari nella testa, secondo alcune fonti.
Vanya, era una figura rinomata del movimento antifascista russo e sono sicuro che molta gente lo ricorderà durante i prossimi giorni, mesi e anni. Però questo giorno, la maggioranza dei suoi amici sono troppo furiosi e sconvolti dalla perdita del suo amico e compagno.
I miei primi ricordi di Vanya risalgono al 2004. Io mi incaricavo di un negozietto di distribuzione anarchico in un concerto realizzato nel R-Club. Allora non andavo a troppi concerti, pertanto la maggioranza dei volti non mi erano conosciuti. È stato prima che, dopo l'assassinio di Sasha Ryukhin, la scena hardcore moscovita passasse appieno alla clandestinità. Cosicché, il concerto era stato annunciato pubblicamente e non c'era il modo di sapere in maniera sicura chi potrebbe esserci lì. Perciò io mi sentivo un po' diffidente degli skinhead, specie di uno molto grandone. Però non c'era da preoccuparsi, perché Vanya probabilmente fosse la miglior garanzia qualora ci fosse baruffa.
Non so da dove gli fosse venuto il suo nomignolo “Kostolom”, “frantumaossa”. Magari fosse certo tipo di scherzetto, poiché è difficile immaginare qualcuno più carino e con miglior senso dell'umorismo di Vanya.
L'ultima volta che l'ho visto è stato durante il torneo di arti marziali. “No surrender” organizzatosi a Mosca il 10 ottobre scorso. Il torneo era stato organizzato in memoria di un altro antifascista assassinato, Fyodor Filatov. Come si può vedere nella foto, Vanya era l'arbitro. Aveva una buona formazione in sambo, un'arte marziale sviluppata nell'Unione Sovietica che continua ad essere molto apprezzato nella zona. Aveva avuto certo successo in tornei e aveva vinto il titolo di Candidato a Mastro dello Sport Russo (equivalente a campione nazionale).
Anche aveva gareggiato facendo polsi. Tutto ciò spiega, fra altre cose, la paura e l'odio che contro di lui avevano i nazisti, che cercano di dipingere i suoi nemici come gente debole e viziosa. Pochi di loro avrebbero potuto fronteggiarsi contro lui in un combattimento giusto e per questo gli hanno attaccato con temperini, giravite, coltelli e, quando niente di quello gli aveva servito, con una pistola.
Prima di ciò, l'ultima volta che sono stato con lui è stato durante il concerto di Ska-P a maggio dell'anno scorso. Nessuno dei miei amici poteva permettersi i 30 euro che costava l'entrata, però avevamo deciso di metterci fuori a volantinare propaganda antifascista gratuita. In fin dei conti, nel cartello del concerto i gruppi infilavano magliette antifasciste, che forse non significano molto nella Spagna, ma che a Mosca può costare la vita a un musico. Quello certo è che il reparto di materiale all'entrata poteva essere ugualmente pericoloso che farlo sulla strada con degli sconosciuti. Vanya e altra gente in più si sono incaricati di tenerci al riparo.
La reazione alla nostra propaganda da parte dei festaioli mezzofighetti e i punk è stata diversa; ovviamente, molti erano andati soltanto per folleggiare. C'è stata una telefonata: un altro gruppo di compagni stava avendo dei problemi pochi chilometri al Sud, dove li perseguitavano una accozzaglia di nazisti. Il nostro riparo ha dovuto accudire per risolvere l'assunto. Quella nottata non avevo in mente mettermi nei guai, ma non restava altra opzione; dopo essere stato volantinando cento di pamphlet antifascisti tutta durante la sera, andarmene da solo a casa avrebbe potuto costarmi cinque spanni di acciaio fra le costole. Sicché me ne sono andato con loro.
Abbiamo trovato l'altra gente e ci siamo raggruppati. Vanni ci aveva avvertito di non attaccare appena fossero comparsi i nazisti perché non se ne rendessero conto che adesso eravamo di più e se la squagliassero. Però la gente non si è potuta contenere. Grazie ai più di 100 metri di distanza che ancora ci separavano, tutti i nazisti hanno potuto scappare per le viuzze e saltando steccati. Io stavo in cattiva forma, cosicché non ho potuto correre tanto quanto gli altri. Vanya non ha corso perché sapeva che non aveva senso. Perciò siamo rimasti indietro insieme ad alcune ragazze che avevano evitato la prima linea e insieme abbiamo guardato se c'era qualche nazista nascosto nel vicolo a fianco nostro.
Quella stessa notte c'è stato un altro raggruppamento, si sono date delle botte in qualche culo e si sono perse alcune occasioni. Per me è stata una notte strana, però si debe pensare che per Vanya picchiare i nazisti era qualcosa così di routine come alzarsi di mattina. Probabilmente avesse cento di aneddotti simili.
Vania era un volto conosciuto nella scena punk dagli inizi di secolo. I web “anti-antifa” avevano ampie gallerie di foto sue, le più antiche quando portava la cresta. Non fece parte della prima generazione antifa di Mosca che si era messa insieme nella primavera del 2002, ma quando si è unito a loro nel 2003, 2004, fu per rimanerci.
Talora, dopo di tragedie come questa, si produce una triste concorrenza in cui tutti vogliono reclamare all'eroe morto come proprio, come è stato successo con Stanislav Markelov, che in vita era un mattacchione che raccontava agli anarchici che era socialedemocrata e, a trotskisti e stalinisti, che era anarchici. Per rompere le palle.
Questo tipo di dispute postume sarebbero fuori luogo nel caso di Vanya, poiché qualsiasi gruppetto o gente dentro la scena lo riconosceva come uno di loro, intanto che era voluto e rispettato da tutti. Vanya si considerava uno skinhead RASH, anche se non gli importava pure che i Moscow Trojan Skinheads, apolitici e patriotici, lo considerassero uno di loro. Ovviamente, gli anarchici lo consideravano anarchico, ed è certo che si posizionava per l'antiautoritario e lo sociale, oltra ad essere sempre prontro per offrire sicurezza negli atti anarchici. Però lui non viveva per l'attivismo: la sua vita era la strada e il punk rock.
Era davvero acuto, e aveva finito i suoi studi di Diritto all'Università pubblica di Mosca con un “titolo rosso”, che è un titolo “cum laude” che gli si dà a gli studenti dello spazio dell'antica Unione Sovietica che hanno soltanto ottenuto le migliori qualificazioni possibili. Giacché c'è poca gente con degli studi di Diritto dentro la scena, io serbavo la speranza che Vanya si schierasse con gli avvocati attivisti il giorno in cui lasciasse la lotta nella strada; prima di essere assassinato, Stas Markelov si trovava tracimato di casi relativi al movimento e aveva problemi per incaricarsi da solo. Vanya e Stas si conoscevano bene, e Vanya si era incaricato della sicurezza di qualche conferenza stampa fatta da Stass. Ultimamente, Vanya lavorava come avvocato in un centro di “Deti ulitsy” (“Ragazzi della strada”), che lavoravano con bambini della strada e altri ragazzi con problemi.
Adesso tutta la gente si domanda perché è andato al suo piano quella sera, se il suo indirizzo appariva in un mucchio di pagine web naziste. Vanya di solito dormiva in case altrui. Magari aveva qualcosa di importante da risolvere con la sua famiglia, forse è che, dopo essere sopravvissuto a cotanti tentativi di assassinio, rideva della morte.
Vanya fu assalito per prima volta nel 2005 e gli tagliarono la testa con un rasoio. Una videocamera registrò l'incidente è si usò come materiale per un documentario della rete televisiva NTV, che può guardarsi qua: http://rutube.ru/tracks/663741.html?v=2 ... cc8558fb5d.
La seguente volta, in autunno dello stesso anno, hanno cercato di ammazzarlo; gli hanno ficcato sei volte nella testa un cacciavite acuminato, che è un'arma molto usata dai nazisti russi e si inchioda di più che i coltelli. Qualsiasi di quei colpi potrebbe essere stato letale, ma per fortuna nessuno ha traforato nessuna arteria ed è sopravvissuto. L'incidente è stato registrato da una videocamera, ma la polizia non sembrava interessata e nemmeno hanno voluto vedere la registrazione.
A gennaio di quest'anno, Vanya è stato pugnalato nello stomaco durante una rissa stradale; la ferita anche potrebbe essere stata mortale, ma è sopravvissuto. E adesso, quando tutto il resto aveva fallito, i nazisti hanno impiegato le armi di fuoco e, purtroppo, hanno avuto successo.
S2W
Il padre di Vanya è morto pochi anni fa e viveva con sua sorella e sua madre. Si ringrazierà qualche apporto affinché la sua famiglia e amici possano pagare i funerali; si può usare il conto Yandex 41001411894609, o, per chi non sappia come funziona, donare tramite la Croce Nera Anarchica di Mosca : http://www.avtonom.org/donate. In questo caso è meglio avvisare alla CNA-Mosca (abc- msk IN riseup PUNTO net) e indicare nella trasferenza che è “for Kostolom friends and family”.
http://www.discutere.it/showpost.php...34&postcount=6
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