Non è tanto l'etimologia o il significatodi una parola a doverci far riflettere più di tanto.
Credo che la domanda più interessante sia: ma l'attuale livello intellettuale dell'uomo a cui ci ha portato l'evoluzione, è davvero funzionale alla sopravvivenza, o al contrario è una gran rottura di scatole?
Quando guardo la mia gattina, dall'attività intellettuale vivace ma primitiva, che non conosce l'uso della sveglia, il problema del parcheggio, il commercialista, le chiacchiere sui forum, le veline, le file alla posta eccetera, propenderei per la seconda ipotesi.
Potremmo aprire un'altro thread con questa tua ipotesi. Ora, però, dimmi cosa sai sul pensiero e, sopra tutto, dove si pone tra le peculiarità umane. Tra le altre cose sarebbe interessante conoscere a che punto della nostra evoluzione si è formato, perché non credo che il pensiero sia sempre esistito nel modo in cui lo conosciamo oggi.
[quote=Bruco;1129424]Dialogo interiore fra chi, iroel? Inoltre, da dove prende il pensiero l'esperienza per le rappresentazioni che ci facciamo della realt
Tu per mandare un messaggio ad un'altra persona devi informare la tua opinione con un codice in modo che l'altra persona possa decifrare il tuo messaggio. Questo codice ti resta con te e funziona come nodo di retroazione quando non lo indirizzi ad altre persone. La tua intenzione viene informata dal codice e ti ritorna soto la forma di un discorso interiore dal quale sei separato.
Inoltre, da dove prende il pensiero l'esperienza per le rappresentazioni che ci facciamo della realtà?
Dai sensi e poi li monta insieme in un immagine coerente tramite strategie linguistiche e precondizionamenti evolutivi.
Oppure, da dove attinge le informazioni per risolvere i problemi che si presentano quotidiamente?
Dai libri, dalle altre persone, dalla realtà.
Oppure si può usare per vivere, livello successivo al sopravvivere, ossia, arrivare a traguardi e soddisfazioni che aumentino la qualità della vita del singolo, che non si limitirebbe più alla sopravvivenza.
Se durante i primordi lo si utilizzava per sopravvivere, oggigiorno, avendolo sfruttato a dovere nel passato, possiamo usarlo per tentare di migliorare la nostra condizione.
Anche questa è evoluzione.
[SIZE="3"][FONT="Palatino Linotype"][COLOR="RoyalBlue"][I]Capt. Jack Aubrey: Well, Stephen
Se durante i primordi lo si utilizzava per sopravvivere, oggigiorno, avendolo sfruttato a dovere nel passato, possiamo usarlo per tentare di migliorare la nostra condizione.
Dialogo interiore fra chi, iroel? Inoltre, da dove prende il pensiero l'esperienza per le rappresentazioni che ci facciamo della realtà? Oppure, da dove attinge le informazioni per risolvere i problemi che si presentano quotidiamente? Hai descritto delle belle ipotesi ma, ora dobbiamo andare avanti rispondendo ai quesiti creati dalle stesse.
Oppure si può usare per vivere, livello successivo al sopravvivere, ossia, arrivare a traguardi e soddisfazioni che aumentino la qualità della vita del singolo, che non si limitirebbe più alla sopravvivenza.
Sarebbe logico pensare invece che il pensiero, come capacità di sintetizzare gli stimoli interni ed esterni e riconvertirli in immagini, concetti, parole che poi ci passiamo l'un l'altro, sia sempre esistito con le potenzialità che conosciamo oggi ma che si sia evoluto nel tempo come tutto il resto.
Dialogo fra te e te stesso detto semplicemente. Suppongo che le informazoni necessarie siano quelle che ricaviamo dagli organi sensoriali, le esperienze passate che ci tramandiamo, l'intuito ecc. Il nostro organismo è dotato di strumenti di rilevazione non indifferenti e come processiamo il cibo ingerito per convertirlo in energia fisica penso che possiamo fare altrettanto con i dati raccolti con tutti i sensi. Anche l'aria che respiriamo ci fornisce informazioni, è una cosa innata.
Cosa intendi per rappresentazioni della realtà?
Questi vostri assunti, tutti interessanti e profondi, però danno la sensazione che gli manchi qualcosa; qualcosa che possa coniugare le funzioni che avete elencato e che avete abbinato al pensiero. A mio modo di vedere, questo qualcosa potrebbe essere rappresentato dalla memoria. Infatti! il pensiero senza una memoria cui attingere non esisterebbe. Ovvero: il pensiero esite in quanto esiste una memoria che funge da magazzino delle nostre esperienze, cui il pensiero attinge ogni volta che deve risolvere un quesito, un problema pratico ecc. Secondo il mio modo di pensare, più è grande la memoria (il magazzino memonico), più sarà facile per il pensiero risolvere il problema che gli si presenta di volta in volta.
Se veramente le cose stanno in questo modo, allora il pensiero potremmo definirlo come un metodo veicolatico delle memoria, giacché, per forza di cose, per veicolare le informazioni deve pur avere un posto da cui attingerle.
Per altro, gli organi sensoriali ( lo dice la parola stessa), sono sensoriali, ma le sensazioni, belle e brutte, vanno a depositarsi nella memoria: non credo che vadano direttamente nel pensiero. Così almeno mi pare.
[QUOTE=labutino;1129604]innanzitutto saluto tutti quelli che su questo forum mi vogliono bene, anche se so che sono pochi.
sono d'accordo con te userro. il problema del libero arbitrio secondo me va risolto nel senso della sua esistenza, anzich
Comment