Cacciato da una scuola del Friuli per colpa dell’accento napoletano e delle sue espressione dialettali. Il maestro A.B. – 40 anni, supplente in un istituto scolatistico di Pordenone – è stato licenziato in tronco: la sua colpa è stata di non parlare italiano, dicono, ma in dialetto napoletano.
«Il maestro – sembra raccontassero i bimbi alle proprie mamme di ritorno dalla scuola – non parla la nostra lingua, ma una lingua strana». Come per esempio invitando il bimbo a sedersi con espressioni tipo “settati piccì”.
I genitori hanno sollecitato l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale e provinciale. Ne è scaturita un’ispezione al termine della quale le autorità scolastiche hanno deciso di non proseguire nel contratto di lavoro. Alla fine la decisione: «È una brava persona, ma non parla sempre un italiano corretto».
Il responsabile Centro Servizi Amministrativi di Pordenone, Stefano Caravelli, contattato dall’Ansa, ha però precisato che il contratto di lavoro a tempo determinato dell’insegnante non è stato rinnovato alla scadenza «per manifesta incapacità didattica in un docente non abilitato» e ha escluso che esistano collegamenti fra questa incapacità ed eventuali lacune linguistiche dell’insegnante.
Il caso di presunto razzismo nei confronti dei campani oramai è esploso, ma l’insegnante incassa la solidarietà dei colleghi: «Ha subito un pregiudizio grave, il sindacato deve intervenire».
Fonte IL GAZZETTINO
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A quanto pare questo tipo era abbastanza ignorante e credo che l'ignoranza,appunto, sia il vero motivo per cui è stato allontanato.Un insegnante deve avere,in un certo senso, una dizione accettabile.
Pero' ,nel contempo, credo che sia anche importante insegnare nelle scuole il dialetto locale, che spesso sono vere e proprie lingue a parte.
«Il maestro – sembra raccontassero i bimbi alle proprie mamme di ritorno dalla scuola – non parla la nostra lingua, ma una lingua strana». Come per esempio invitando il bimbo a sedersi con espressioni tipo “settati piccì”.
I genitori hanno sollecitato l’intervento dell’Ufficio scolastico regionale e provinciale. Ne è scaturita un’ispezione al termine della quale le autorità scolastiche hanno deciso di non proseguire nel contratto di lavoro. Alla fine la decisione: «È una brava persona, ma non parla sempre un italiano corretto».
Il responsabile Centro Servizi Amministrativi di Pordenone, Stefano Caravelli, contattato dall’Ansa, ha però precisato che il contratto di lavoro a tempo determinato dell’insegnante non è stato rinnovato alla scadenza «per manifesta incapacità didattica in un docente non abilitato» e ha escluso che esistano collegamenti fra questa incapacità ed eventuali lacune linguistiche dell’insegnante.
Il caso di presunto razzismo nei confronti dei campani oramai è esploso, ma l’insegnante incassa la solidarietà dei colleghi: «Ha subito un pregiudizio grave, il sindacato deve intervenire».
Fonte IL GAZZETTINO
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A quanto pare questo tipo era abbastanza ignorante e credo che l'ignoranza,appunto, sia il vero motivo per cui è stato allontanato.Un insegnante deve avere,in un certo senso, una dizione accettabile.
Pero' ,nel contempo, credo che sia anche importante insegnare nelle scuole il dialetto locale, che spesso sono vere e proprie lingue a parte.

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