Pensate a me, poveretto, ogni giorno in gita per boschi e pascoli austriaci, e sterminati campi di Kartoffen dove zelanti operatori stanno concimando con quelle ipertecnologiche centrifughe spruzzaletame che al solo vederle all'opera (ma anche se non le vedi ne senti lo stesso la presenza) subito pensi:
Mah, prima di parlare di tabù, farei una piccolo approfondimento etimologico, giusto per dare una parvenza di serietà all'estenuante sequela di minchiate che intendo dire.
Tabù
Etimologia
Dalla voce polinesiana tapu 'sacro, santo, proibito', attrav. il fr. tabou Definizione
in etnol. tabu [tà-bu], s. m.
1 presso i polinesiani e altri popoli di religione animistica, interdizione di carattere magico-religioso verso tutto ciò che è considerato sacro; per estens., la cosa, la persona, la situazione che ne sono oggetto
2...
Or bene, non è tabù, a meno che non siate abituati ad adorare dei simpatici totem di cacca, il che farebbe un sacco ridere, per altro.
Noi dobbiamo essere infinitamente grati alla merda, se ci pensiamo.
Essa infatti costituisce la convergenza di tutto ciò di cui ci nutriamo, a livello fisico; a livello medico è il prodotto delle nostre capacità e della nostra qualità intestinale, nonché momento di grande sollievo quando, specie se un po' liquida, la rilasciamo con fragore seduti sulla tazza, magari dopo averla trattenuta un po', per meglio godere del momento liberatorio, come due amanti che forzano la propria castità per meglio assaporare il momento dell'intimità suprema.
Spesso la merda è meditazione, quindi, quando seduti su quel trono di ceramica ci accompagnamo a letture di tutti i generi; il cesso è lo studio del tuttologo che passa da EVA3000 a Voltaire, dalla istruzioni del Nokia a Kay Scarpetta (e mi si perdoni se il termione "scarpetta" poco esalta se si aprla d'escrementi).
È l'eruzione verso il basso di un vulcano di sapere, dunque.
Metaforicamente, poi, la merda ci viene in aiuto fornendoci un elemento fondamentale nella denigrazione dei nostri avversari.
Dalla faccia di merda, ai ragionamenti di merda, dal pezzo di merda, al più elaborato coprofago, essa è un apostrofo marrone fra le parole "T'ODIO".
Perfino quando la pestiamo -sebbene odiosa- diciamo che porti fortuna; eppure inspiegabilmente ci ostiniamo a evitarla quando la vediamo adagiata sul marciapiede in volute concentriche, o la scorgiamo far capolino sull'erba mattutina adorna di rugiada.
Le donne si lamentano, poi, di non farne mai abbastanza e, pensate, per alcuni esse non la fanno proprio poiché la visione incantata e poetica che questi hanno del gentil sesso, spesso supera anche l'immanenza del biologico (alla prima convivenza, però, il sogno si spegne).
La merda, poi è concime, è fertilità, è vita.
Non farla è preoccupante e spesso ci fa ricorrere a scorciatoie digestive chimiche, se ci va bene, anali nel peggiore dei casi (ma anche qui si va a gusti).
Un po' ingombrante nei rapporti sessuali "contronatura", qualora vi si manifesti, addirittura sacra nei bambini, ne mangiamo a chili, senza saperlo, quando ci nutriamo di minuscoli animali troppo esigui per essere "puliti".
Insomma, come diceva il mio amico Elio che ho il piacere di conoscere di persona: ... la morale di questa storia è che la merda non è così brutta come la si dipinge (Cateto - 1989).
Comment