cosa disse pertini?
Il 2 agosto 1980 non
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Ci sarebbero anche quelle di cossiga, la gola profonda della repubblica, se avessero un interesse politico che evidentemente non hanno, interessando più altre verità che meglio si prestano ai giochi di ruolo del momento
Cronaca
Strage Bologna: Fioravanti, Cossiga mi disse che furono i palestinesi
Roma, 2 ago. - (Adnkronos) - "La strage fu provocata da esplosivo palestinese in transito per la stazione bolognese, ma esploso per errore". Questa la tesi sostenuta dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, sulla strage del 2 agosto 1980 e rivelata a Valerio Fioravanti, ritenuto, dalla sentenza della Cassazione del 1995, esecutore della strage insieme alla moglie Francesca Mambro. Un'accusa dalla quale gli ex terroristi dei Nar si sono sempre dichiarati innocenti. Ne parla lo stesso Fioravanti, in un'intervista a Repubblica, nella quale racconta anche come Cossiga escludesse qualsiasi ruolo di Gheddafi nella strage, ritenuta, secondo alcune ipotesi, una ritorsione del leader libico al tentativo di ucciderlo, circa un mese prima, sui cieli italiani. La pista palestinese e' sostenuta da Cossiga anche nel recente "Fotti il potere", il libro scritto insieme ad Andrea Cangini. Non una "strage fascista", quindi, dove "i fascisti" erano chiaramente manovrati "dallo Stato", secondo la tesi accreditata all'epoca della tragedia. "Sono invece convinto del contrario -spiega Cossiga nel suo libro- sono convinto che la verita' fosse quella emersa nella prima sentenza di assoluzione degli imputati: ho motivo di credere, insomma, che quell'esplosione fu casuale". "Qualche guerrigliero palestinese -prosegue Cossiga- in ottemperanza dell'accordo segreto stretto da Aldo Moro con l'Olp, stava trasportando esplosivo e l'esplosivo, disgraziatamente, gli scoppio' in mano". E del "patto di non belligeranza" tra Moro e i palestinesi, l'ex presidente della Repubblica fornisce una testimonianza diretta: "George Habbash, capo del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, mi invio' un telegramma attraverso la residenza del Sismi di Beirut per intimarmi il rispetto del 'patto' e dunque la restituzione di un missile terra-aria che la nostra polizia aveva trovato dentro un furgone di uno dei leader romani di Autonomia operaia... Rimasi esterrefatto".
(Mli/Pn/Adnkronos)
Certo che poi sentire napolitano invocare
Napolitano: "Si colmino lacune e ambiguità"
Lascia un po perplessi, è il presidente, il capo dei capi, mica il leader dell'associazione vittime.
Cossiga si dimise in malo modo quando si rese conto di quale serpentario fosse quello in cui doveva operare legato dal vincolo del silenzio dal quale in parte si liberò, per poi essere isolato quando il vincolo continuò a stargli stretto.
Probabilmente ci si riferisce a questocosa disse pertini?
POLEMICA CRAXI-PERTINI SUI FUNERALI DI BOLOGNA
ROMA - Craxi spiega perchè non ha partecipato ai funerali di Bologna. E polemizza apertamente con Pertini. "Non so se il presidente della Repubblica ha effettivamente pronunciato la frase che gli viene attribuita, e non so se intendeva riferirsi alla mia persona. Se così fosse si sarebbe sbagliato due volte. Primo perchè la mia assenza dalla cerimonia di Bologna, come non sarebbe difficile verificare, è stata forzata, e non voluta. Secondo perchè non ho paura di nessuno quando ho la coscienza a posto".
Il presidente del Consiglio si riferisce alle dichiarazioni di Pertini, riportate ieri da tutti i giornali, nelle quali il capo dello Stato affermava tra l' altro: "Io rispondo delle mie azioni, non di quelle altrui; io ho fatto quello che dovevo fare, il mio dovere, sono venuto, mi sono messo al fianco del sindaco di Bologna; io non ho paura della piazza".
Passata l' angoscia delle prime ore, passata la celebrazione del dolore, la strage di Natale sembra alimentare ora una diffusa litigiosità tra i partiti che lambisce persino i vertici delle istituzioni. LE AGENZIE di stampa hanno diffuso, nella serata di ieri, le polemiche parole di Craxi poco dopo che da palazzo Chigi era partita una nota ufficiosa per spiegare, in dettaglio, le ragioni di quell' assenza dalla cerimonia di piazza Maggiore. Una spiegazione, è detto, "di fatti facilmente verificabili". Tutto il resto "è cattiva informazione, quando non speculazione e pura malevolenza. Il presidente del Consiglio respinge perciò con fermezza le critiche assolutamente infondate e ingiuste che gli sono state rivolte in questa circostanza. Da qualsiasi parte esse provengano". Il riferimento anonimo, è rivolto anche al Quirinale. Come sono andate esattamente le cose? Secondo l' ufficio stampa della presidenza del Consiglio, mercoledì Craxi "aveva ritenuto di accogliere l' invito che gli era stato rivolto dal presidente della regione Campania, dal sindaco di Napoli e dal presidente dell' amministrazione provinciale di Napoli a partecipare alla riunione congiunta straordinaria dei consigli regionale, provinciale e comunale" per rendere omaggio alla memoria delle vittime della strage. Lo stesso Craxi "aveva partecipato, nel giorno successivo al tragico avvenimento, alla riunione congiunta e straordinaria dei consigli della regione Emilia-Romagna, del comune di Bologna e dell' amministrazione provinciale di Bologna". Anche per questo "aveva ritenuto giusto, doveroso e necessario partecipare a una riunione che si svolgeva appunto nella regione da dove proveniva la maggior parte delle vittime e che, quindi, era stata la più direttamente e dolorosamente colpita dalla tragedia". La "coincidenza, nella stessa mattinata, delle due cerimonie" e "l' impossibilità di chiedere il rinvio di quella di Napoli al pomeriggio, a causa dei suoi inderogabili impegni parlamentari" (Craxi doveva intervenire al Senato), aveva indotto
http://ricerca.repubblica.it/repubbl...i-bologna.htmlLast edited by Il gatto; 02-08-2010, 14:19.
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Ma si...e' stata l'OLP....come ad Ustica una bomba nella toilette.....
Dopo quelli dei servizi segreti e della P2 di gelli, altri depistaggi a go go. Ignorando una sentenza ben precisa.
Il presidente dell'associazione ricorda ancora che ad eseguire materialmente la strage sono stati "i neofascisti dei Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini", sottolineando che "hanno scontato condanne pagate a prezzi di saldo: non esiste detenuto in Italia che abbia goduto di maggiori benefici". Poi conclude: "Il progetto eversivo della p2 è oggi ormai in gran parte attuato".
Depistaggi e disinformazione
Vi furono svariati episodi di depistaggio, organizzati per far terminare le indagini, dei quali il più grave è quello ordito da parte di alcuni vertici dei servizi segreti del SISMI, tra i quali Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, che fecero porre in un treno a Bologna, da un sottufficiale dei carabinieri, una valigia piena di esplosivo, dello stesso tipo che fece esplodere la stazione, contenente oggetti personali di due estremisti di destra, un francese e un tedesco. Musumeci produsse anche un dossier fasullo, denominato "Terrore sui treni", in cui riportava gli intenti stragisti dei due terroristi internazionali in relazione con altri esponenti dell'eversione neofascista, tutti legati allo spontaneismo armato, senza legami politici, quindi autori e allo stesso tempo mandanti della strage.
Francesco Cossiga, il 15 marzo 1991, al tempo della sua presidenza della Repubblica, affermò di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti. Attorno a questa strage, come era già avvenuto per la Strage di piazza Fontana nel 1969, si sviluppò un cumulo di affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tipiche di altri tragici avvenimenti della cosiddetta strategia della tensione.
Condanne
Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.
Il 9 giugno 2000 la Corte d'Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.
Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti.
amate i vostri nemici
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Si potrebbe anche osservare che in certe ipotesi dei semplici manovali valgono più da morti che da vivi, visto che sanno e stare appesi ad una verità conosciuta da un manovale non è la migliore delle situazioni proprie e certo non è un ostacolo stare al gabbio visto che la tazzariella di caffè comunque passa, o stare all'estero dove un ponte dei frati neri per purificarsi l'anima si trova sempre, cosette che appunto risolsero ben più affidabili situazioni in modo definitivo e discreto.
E, se uno non è stato, quale miglior garanzia propria a che la sua preziosità passi dall'essere morto al restare vivo, a che sia testimonianza "vivente" innocua di una verità magari utile nei giochi propri.
Ingannevole e infido il mondo delle ombre, dove il fidarsi non è vocabolo conosciuto e dove solo i morti, forse, parlano meno, ma sicuramente i vivi parlano e, finchè c'è vita, c'è pericolo proprio e dove, quando sei segnato, tenersi la colpa può generare gratitudine perchè un colpevole serve sempre e, se si presta ad altri giochi, serve di più, quindi pigliati la tua colpa e avrai una gratitudine.
Mambro Condanne giudiziarie
Ergastolo per l'omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
Ergastolo per essere mandante dell'omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
Ergastolo per la strage alla stazione di Bologna (2 agosto 1980)
Ergastolo per l'omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
Ergastolo per l'omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)
Ergastolo per l'omicidio di Giuseppe De Luca (31 luglio 1981)
Ergastolo per l'omicidio di Marco Pizzari (30 settembre 1981)
Ergastolo per l'omicidio di Francesco Straullu e Ciriaco Di Roma (21 ottobre 1981)
Ergastolo per l'omicidio di Alessandro Caravillani (5 marzo 1982)
Condanna per complessivi 84 anni e 8 mesi di reclusione per altri reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento, contraffazione impronte.
Mambro in libertà condizionale
I parenti delle vittime: vergogna
I giudici: si è ravveduta. La scelta criticata anche dal Pd bolognese: «Una decisione incomprensibile»
ROMA — Fra cinque anni tutto sarà finito: Francesca Mambro avrà pagato il suo conto con la giustizia. La ex terrorista dei Nar, condannata anche per la strage alla stazione di Bologna, ha ottenuto la libertà condizionale: sarà in libertà vigilata fino al 16 settembre 2013, quando la pena sarà estinta.
La Mambro, 49 anni, aveva già ottenuto la semilibertà nel '98 e la detenzione domiciliare speciale nel 2002, quando era nata la figlia Arianna. Tre settimane fa il tribunale di sorveglianza ha accolto l'istanza dell'avvocato Michele Leonardi soprattutto perché, spiega il legale, negli ultimi dieci anni l'ex terrorista «si è ravveduta» e si è dedicata senza risparmiarsi «alla riconciliazione e pacificazione con i familiari delle vittime ». In particolare, a convincere i giudici, sarebbero state le due lettere scritte alla Mambro e a Valerio Fioravanti (che è semilibertà da aprile 2004) da Anna Di Vittorio e Gian Carlo Calidori: una coppia che si è incontrata e innamorata in seguito alla bomba che aveva ucciso il fratello di lei, Mauro, e uno degli amici più cari di lui, Sergio Secci. «Ecco come i percorsi di sofferenza — chiosa l'avvocato Leonardi —- possono trasformarsi in percorsi di riconciliazione ».
L'ordinanza valuta anche in modo positivo la capacità di reinserimento della ex estremista, che collabora all'associazione «Nessuno tocchi Caino»
,
Ma no?
Non è andata male, ti dovevi fare n ergastoli per ciò che hai fatto, fatti qualche anno per ciò che non hai fatto e godrai di molta gratitudine.
Fioravanti
8 ergastoli e al carcere per complessivi 134 anni e 8 mesi
Dal luglio 1999 fruisce del regime di semilibertà in regime di lavoro esterno presso l'associazione Nessuno tocchi Caino
Dal mese di aprile 2009, dopo un periodo di semilibertà, diviene un uomo libero la cui pena è considerata estinta
Ma no?
E per chiudere un caso "difficile" più che di una cassaforte lo secreta un colpevole bello e gradito alle parti, che tutte saziate nel loro voluto a quel punto se ne vanno a casa, invece con la cassaforte c'è sempre quella domanda su cosa ci sta dentro.
Con il morto e il colpevole, bello, invece ciò non si genera.Last edited by Il gatto; 02-08-2010, 15:29.
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Anche le sentenze possono venire da lontano e andare lontanoMa si...e' stata l'OLP....come ad Ustica una bomba nella toilette.....
Dopo quelli dei servizi segreti e della P2 di gelli, altri depistaggi a go go. Ignorando una sentenza ben precisa.
STRANE ALLEANZE – PARTE TERZA
Tutto sarebbe cominciato alla fine degli anni Sessanta durante uno scontro fra studenti di estrema destra ed estrema sinistra a Venezia. Digilio e uno studente della facoltà di Architettura , Luigi Foà , si sarebbero attivati per sedare glia animi. Il Foà , come anche Sergio Alzetta , entrambi ebrei italiani , si sarebbero rivelati due elementi del MOSSAD inseriti nella sinistra extraparlamentare e studentesca per monitorarne le posizioni antisioniste. I due sarebbero stati contattati anni dopo da Carlo Digilio in occasione del sequestro del generale americano Dozier ad opera delle BR : la rete del Comando FTASE di Verona era stata comprensibilmente coinvolta nella ricerca e le due presunte spie dell’intelligence israeliana erano state successivamente agganciate da Digilio per il loro inserimento nei gruppi di estrema sinistra.
Effettivamente più di un ex brigatista , e per la precisione i “dissociati” Franceschini e Bonavita ed il “pentito” Peci hanno confermato i contatti e gli approcci fra il MOSSAD e le BR , fatto alquanto singolare per una formazione armata di estrema sinistra attestata su posizioni filopalestinesi e in rapporti con fazioni dell’OLP. Gli uomini del MOSSAD avevano promesso armi , soldi ed addestramento ai brigatisti perché , in cambio , continuassero le loro azioni armate in Italia. L’intenzione degli israeliani era forse quella di alimentare il terrorismo per invertire la rotta della politica italiana ritenuta eccessivamente sbilanciata verso gli arabi e i palestinesi.
Tuttavia i capi brigatisti rifiutarono le offerte anche se , a detta di Franceschini , gli israeliani fornirono informazioni che si rivelarono molto utili. Rimane un mistero , invece , l’atteggiamento tenuto a riguardo dalle nuove BR capeggiate da Mario Moretti la cui conduzione era certamente più spregiudicata. Altrettanto sorprendente è sicuramente il rapporto fra i servizi segreti israeliani e l’organizzazione neonazista e con venature antisemite Ordine Nuovo. In realtà è nella natura dei servizi segreti l’adozione di modalità operative flessibili per l’utilizzo di gruppi armati che vanno dell’estrema sinistra all’estrema destra. Lo scopo del contatto che il MOSSAD stabilì con gli ordinovisti veneti pare , però , molto diverso da quello che è stato alla base dell’approccio con le Brigate Rosse : nel caso dei “neri” era prevista l’offerta di mezzi logistici per farne dei mercenari da adoperare per la causa israeliana. Dalle testimonianze di Digilio e di un altro ex ordinovista , Martino Siciliano ; a partire dagli inizi degli anni Settanta elementi di ON sarebbero stati addestrati nelle vallate del Bergamasco e poi nella valle della Bekaa in Libano per essere reclutati come mercenari pagati dal MOSSAD. Questi neofascisti veneti avrebbero anche operato congiuntamente con le milizie cristiano maronite in funzione antipalestinese a partire dagli albori della guerra civile libanese , nel 1975.
http://www.comedonchisciotte.org/sit...print&sid=4894
gennaio 1981 sul treno Taranto-Milano viene piazzata una valigia con esplosivo della stessa composizione di quello usato nella stazione di Bologna... Ci sono dei documenti intestati a un francese e un tedesco, indicati dai servizi come autori di stragi avvenute a Monaco e Parigi. Si scoprirà poi che si trattava di depistaggio.
"Il depistaggio è stato fatto dal Sismi per non fare emergere la vera verità della bomba di Bologna. Secondo l'allora procuratore Domenico Sica c'era di mezzo la Libia, e coinvolgerla in quel momento avrebbe voluto dire tragedia per la Fiat e per l'Eni. Vada negli archivi delle sedute parlamentari: il 4 agosto 1980, Spadolini in persona presentò un'interrogazione parlamentare in cui attribuiva la bomba di Bologna a origini straniere mediorientali".
Ma qual era l'interesse mediorientale?
"L'Italia non poteva sottrarsi agli obblighi Nato, e quindi doveva fare un accordo con Malta, per proteggerla in caso di attacchi del colonnello Gheddafi. L'accordo fu firmato, e Gheddafi fece la ritorsione. Ustica porta la stessa firma. Me lo ha raccontato Domenico Sica. Quando tolgono il segreto di Stato la verità salterà fuori".
Lei è stato condannato a 10 anni per depistaggio, qualche prova a suo carico evidentemente c'era, i servizi segreti li comandava lei.
"Le prove a mio carico erano dovute al fatto che sono stato il braccio destro, mandato dagli americani, per sostituire Licio Gelli alla guida della P2. E siccome Gelli era il motore primo del depistaggio, io che ero il suo braccio destro, automaticamente...".
Quando è scoppiata la bomba a Bologna dov'era?
"A New York".
84 morti e 250 feriti, nel suo paese. Lei è consulente del Sismi, non ha pensato: "Adesso bisogna trovare chi è stato"?
"Io no. Perché non è mio compito. I servizi segreti sono come un'azienda. Giusto? Se tu ti occupi di una cosa, non è che dici "adesso parliamo di Bologna, parliamo di Ustica"...
Il 23 novembre del 1973, alle sette del mattino, un aereo C47 Dakota dell’aeronautica Militare, si schianta sul suolo dopo essere decollato dall’aeroporto di Venezia. Il disastro provoca quattro morti, tra cui il Comandante Borreo, un pilota di grande esperienza, pluridecorato durante la Seconda Guerra Mondiale. Il nome in codice di quell’aereo è Argo 16, così chiamato in riferimento al gigante mitologico “Argo che tutto vede”. Il velivolo, infatti, svolgeva missioni speciali per il Servizio Segreto italiano interno alle forze armate ed effettuava le misure elettroniche nell’Adriatico contro la rete radar jugoslava.
Dietro Argo 16 si nasconde ancora oggi un mistero mai chiarito, un intrigo che coinvolge i Servizi Segreti, il conflitto nel Medio Oriente, la Gladio e la Guerra Fredda.
Qualche settimana prima…
A Roma era arrivato un commando di cinque palestinesi di origine libica che gli agenti del SID (Servizi Segreti Italiani) iniziano a tenere sotto controllo: microfoni in stanza, sotto ufficiali ed interpreti, pedinamenti, etc…Il SID scopre subito che i cinque libanesi hanno affittato un appartamento ad Ostia che nasconde due missili russi Strela, e gli orari delle linee aeree israeliane dell’aeroporto di Fiumicino di Roma. Un particolare importante era la terrazza che circondava l’abitazione, esattamente perpendicolare alle linee di decollo aeree. L’ipotesi dell’attentato era chiara. I cinque vengono immediatamente arrestati.
Ma l’allora Ministro degli Esteri Aldo Moro, da l’ordine di restituire i cinque prigionieri, dopo la protesta proveniente dalla Libia. Così due uomini vengono immediatamente riportati in patria, gli altri tre, invece, vengono tenuti sotto fermo per un po’. Tocca al Capitano La Bruna del SID, riportare in patria i primi due libici: proprio in quella occasione viene utilizzato l’aereo Argo 16. La prima sosta viene effettuata a Malta, dove ci aspettava che qualcuno venisse a prendere i prigionieri scarcerati. Ma nessun velivolo arrivò mai quindi ripartono per Tripoli per essere restituiti a Gheddafi che avrebbe consegnato i prigionieri a Al-Fatah, l’organizzazione facente parte dell’OLP.
La storia non è mai così semplice come le necessità proprie vorrebero ed in quell'epoca qua giocavano tutti ai loro giochi.
Mo si chiede chi è stato quando tutti sparavano a tutti.
Craxi e l'OLP
Strane storie e mezze verità sulla maxitangente Eni-Petromin
Siamo in una fase di bagarre energetica. Lo Stato vive una forte destabilizzazione istituzionale. I potentati economici si azzuffano e speculano, gli scandali politici sono all’ordine del giorno. Sembra oggi, ma è il 1979. L’Eni firma un megacontratto petrolifero con i sauditi e subito scoppia l’affaire Eni-Petromin. Per assicurarsi il greggio a prezzi vantaggiosi, infatti, è previsto che dagli uffici di San Donato Milanese sborsino una tangente di oltre 100 miliardi di lire, più o meno 400 milioni di euro attuali. Quattro volte la “madre di tutte le tangenti”, quella per la Enimont. Donato Speroni, giornalista di lungo corso, già al Corriere della Sera e vicedirettore de Il Mondo, direttore poi di Capitale Sud, era al tempo direttore centrale dell’azienda del “cane a sei zampe”, e quella vicenda la visse sulla propria pelle. Ha messo insieme i pezzi del puzzle e ne è nato “L’intrigo saudita. La strana storia della maxitangente Eni-Petromin”, uscito pochi giorni fa per Cooper.
Il terrorismo palestinese…
«La mia ipotesi, che ho scritto prima di intervistare Cossiga ma che il presidente del Consiglio dell’epoca sostanzialmente conferma trent’anni dopo, è che quei soldi servissero almeno in parte a finanziare l’Olp con la connivenza dei servizi segreti italiani, che in quel momento storico, attraverso il colonnello Stefano Giovannone a Beirut, cercavano di rompere la saldatura tra terrorismo palestinese e Brigate rosse».
Molti però sostengono ancora che quei soldi fossero funzionali a ungere i meccanismi di partiti politici, consorterie, clan.
«In questa storia partiti, consorterie e clan ci sono tutti. Ed è un periodo di grande corruzione, lo stesso periodo dello scandalo del Banco Ambrosiano, della P2, di una involuzione durata quasi 15 anni che finì con il suicidio di Raul Gardini e Gabriele Cagliari, i protagonisti dello scandalo Enimont. C’è da stupirsi che l’Eni abbia potuto risollevarsi e cambiar pelle. Però lo ripeto: ci sono testimonianze che in questo caso i soldi non sono ritornati in Italia, mentre non c’è alcuna prova del contrario».
In effetti nel suo libro compaiono praticamente tutti i protagonisti della Prima Repubblica: Craxi, Andreotti, Cossiga, Signorile…
«Andreotti da presidente del Consiglio avallò il contratto, poi passò la mano al primo governo Cossiga, che inizialmente difese l’operato dell’Eni, poi cedette alle pressioni dei socialisti sacrificando Mazzanti, inviso ai craxiani perché considerato vicino a Signorile della sinistra socialista. Craxi fu il mattatore che costrinse Mazzanti alle dimissioni. Quando Mazzanti protestò con lui anni dopo, dicendo “mi avete costretto a dimettermi per i vostri giochi politici, ma io sono un tecnico”, Craxi gli rispose gelidamente: “Lei sbaglia, la presidenza dell’Eni è un incarico politico”».
Quando e perché entra in gioco la loggia P2?
«Licio Gelli cercò di sfruttare la situazione per acquisire maggiore potere e riuscì ad irretire lo stesso Mazzanti, quando questi stava per essere fatto fuori dalla presidenza dell’Eni. Ma posso testimoniare (e nel libro racconto come mai) che Mazzanti non conosceva Gelli e non aveva rapporti con la P2 al momento della stipula del contratto. Io sono convinto che in questo caso il burattinaio dello scandalo stava all’estero: qualcuno che mescolò informazioni vere e false e riuscì a muovere a suo piacimento partiti, giornali e anche mestatori di professione come il capo della P2».
C’era qualcuno interessato a mettere fuori gioco l’Eni quindi?
Last edited by Il gatto; 02-08-2010, 20:15.
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Il dovere istituzionale dell'onorare le vittime, spetta allo Stato (Napolitano, o il prefetto, come infatti avviene), non tanto al governo (espressione politica del paese).
Finchè poi "alcuni" continueranno ad impossessarsi della manifestazione unicamente per fischiare i vivi (che, in gran parte, non centrano nulla), anzichè ricordare i morti...bè, mi sa che fanno bene a non andare.
Segreto di Stato: c'è o non c'è su questa vicenda?
Quandi governi si sono succeduti in 30 anni...di qualsiasi colore politico....mai nessuno ha avuto le palle di "aprire il cassetto"...
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Viviana e Paolo 23 anni; ventitre anni non sono molti per morire.
Io li ricordo bene questi ragazzi appena sposati, pieni di voglia di vivere, con un futuro davanti tutto da scoprire e conquistare, con tanti sogni da realizzare e certamente anche tante prove da superare.
Partivano per le vacanze estive ed avevano scelto il treno perch[B][I]"Credo che non
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Non scusarti invece.
E' forse l'unico intervento con un po' di umanità che ho letto fino ad ora, sei molto più interessante di quelli che fanno i Machiavelli de noantri...Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Angst essen Seele auf
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Poche idee ma confuse: tutti i poteri dello stato rappresentano lo stato.Originariamente Scritto da acid75 Visualizza MessaggioIl dovere istituzionale dell'onorare le vittime, spetta allo Stato (Napolitano, o il prefetto, come infatti avviene), non tanto al governo (espressione politica del paese).
Il Prefetto è organo del potere esecutivo (i Prefetti sono nominati dal ministro), quindi mandare un prefetto o un questore ma non un ministro significa dare alla ricorrenza un'importanza minore rispetto a quella che meriterebbe la presenza di un ministro.
Se poi li fischiano è un problema loro e del governo di farabutti che rappresentano.Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
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Se almeno si vergognassero, forse ci sarebbero andati.
Chi governa, dietro la scusa della contestazione popolare dei Bolognesi, neanche si vergogna pi
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