Crisi da "Andes hantavirus" sulla nave da crociera e prezzo della benzina da aggressività persiana hanno una certo legame. Non il semplice fatto che ai sempliciotti come me facciano paura, ma per il meccanismo psicologico con cui vengono vissute.
E' che arrivano troppo presto, dopo crisi quasi identiche. E quindi non colpiscono una società “vergine”, ma una popolazione già stressata, già condizionata, già addestrata emotivamente dalle emergenze precedenti. Già "scottata", insomma.
Nel caso dell’energia, il parallelismo é evidente tra l'attuale crisi energetica dovuta all'ingorgo di petroliere, portaerei e droni nello stretto di Hormuz e quella legata alla fine dei rapporti di fornitura con la Russia. Cambiano le bandiere, i nobili motivi, gli editorialisti televisivi e i cattivi di stagione, ma la triste realtà é la stessa: scarsità, prezzi alle stelle, governi, in cronica difficoltà finanziaria (spese militari escluse) che non sanno che pesci pigliare.
Con il virus accade qualcosa di ancora più interessante. Durante il COVID, all’inizio, molti reagirono con sufficienza: “è un’influenza”, “resta lontano”, “non succederà qui”. Oggi, invece, basta una nave in quarantena, due mappe del contagio e tre virologi in televisione per riattivare immediatamente l’intero apparato emotivo collettivo. No-tutto e complottisti compresi. Non perché la gente abbia dimenticato il COVID, ma esattamente per il contrario: perché se lo ricorda benissimo.
Il pubblico non ha la memoria corta. Ha la memoria traumatizzata.
Ogni nuova emergenza eredita automaticamente anche il carico emotivo della precedente, che riemerge dal subcoscio, se il tempo non é stato sufficiente per metabolizzare completamente.
E così basta una somiglianza , un virus, una filiera bloccata, una minaccia energetica, per far ripartire immediatamente gli stessi riflessi: paura, sospetto, ipotesi catastrofiche, preparazione al peggio....ed il diluvio di chiacchiere di esperti, ipercrici, tuttologi con master e millenaristi.
L'aspetto "interessante" (se cosi' si puo' definire) é un altro, IMHO.
Se ricordiamo così bene le crisi precedenti, perché ogni volta "caschiamo dal pero"?
Banalmente: si é conservato (volenti o nolenti) il trauma psicologico dell'emergenza, ma non si é costruito quasi nulla per affrontare quella successiva.
Tanto, le chiacchiere sono aggratisse.
E' che arrivano troppo presto, dopo crisi quasi identiche. E quindi non colpiscono una società “vergine”, ma una popolazione già stressata, già condizionata, già addestrata emotivamente dalle emergenze precedenti. Già "scottata", insomma.
Nel caso dell’energia, il parallelismo é evidente tra l'attuale crisi energetica dovuta all'ingorgo di petroliere, portaerei e droni nello stretto di Hormuz e quella legata alla fine dei rapporti di fornitura con la Russia. Cambiano le bandiere, i nobili motivi, gli editorialisti televisivi e i cattivi di stagione, ma la triste realtà é la stessa: scarsità, prezzi alle stelle, governi, in cronica difficoltà finanziaria (spese militari escluse) che non sanno che pesci pigliare.
Con il virus accade qualcosa di ancora più interessante. Durante il COVID, all’inizio, molti reagirono con sufficienza: “è un’influenza”, “resta lontano”, “non succederà qui”. Oggi, invece, basta una nave in quarantena, due mappe del contagio e tre virologi in televisione per riattivare immediatamente l’intero apparato emotivo collettivo. No-tutto e complottisti compresi. Non perché la gente abbia dimenticato il COVID, ma esattamente per il contrario: perché se lo ricorda benissimo.
Il pubblico non ha la memoria corta. Ha la memoria traumatizzata.
Ogni nuova emergenza eredita automaticamente anche il carico emotivo della precedente, che riemerge dal subcoscio, se il tempo non é stato sufficiente per metabolizzare completamente.
E così basta una somiglianza , un virus, una filiera bloccata, una minaccia energetica, per far ripartire immediatamente gli stessi riflessi: paura, sospetto, ipotesi catastrofiche, preparazione al peggio....ed il diluvio di chiacchiere di esperti, ipercrici, tuttologi con master e millenaristi.
L'aspetto "interessante" (se cosi' si puo' definire) é un altro, IMHO.
Se ricordiamo così bene le crisi precedenti, perché ogni volta "caschiamo dal pero"?
Banalmente: si é conservato (volenti o nolenti) il trauma psicologico dell'emergenza, ma non si é costruito quasi nulla per affrontare quella successiva.
Tanto, le chiacchiere sono aggratisse.


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