Frontiere

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  • Ninag
    Opinionista
    • 05/03/24
    • 1573

    #1

    Frontiere

    Le nuove frontiere; se l’AI sta già dimostrando un enorme potenziale in settori come la: sanità con diagnosi più precoci e accurate (es. imaging medico con modelli che superano medici umani in certi compiti specifici), scoperta di nuovi farmaci, accelerando enormemente la comprensione delle proteine), personalizzazione delle cure, assistenza robotica in chirurgia e monitoraggio continuo per anziani o malati cronici aumentando l'aspettativa di vita sana e ridurre costi e sofferenze.
    Come anche in altri settori come in agricoltura con l’uso di droni, sensori e modelli predittivi che ottimizzano l'uso di acqua, fertilizzanti e pesticidi, aumentano i raccolti e riducono l'impatto ambientale. O anche in altri ambiti, l’energia, la ricerca, tutto questo può portare a uno sviluppo in molti settori togliendo alle persone i compiti più gravosi e ripetitivi, ma c’è un ma, a chi affidare tali strumenti, come rendere tali strumenti fruibili e non solo, tutto questo potrebbe portare a un brusco calo dei posti di lavoro, o almeno il lavoro come lo intendiamo noi.
    il rischio è che il potere venga concertato nelle mani di pochi, che potranno avvalersi di poche persone altamente qualificate, se questo si verificasse in modo troppo repentino si rischierebbe di creare una società composta da una élite, che tenderà a sfruttare questo paradigma a proprio vantaggio, per questo si rende necessario un cambio di rotta in cui si trovino le risposte per costruire un nuovo modello sociale, in cui le persone non vengano marginalizzate, ma incluse nel nuovo sistema che non potrà essere basato sui meri sussidi , ma guidata da una vera etica sociale.
  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24593

    #2
    il futuro si è sempre predetto male, perché i vettori non sono mai lineari: troppe variabili; un dato:
    si sente spesso dire che la ricchezza globale si è concentrata nel controllo di sempre meno soggetti; da un certo punto di vista è un dato; ma, durante i 30 anni di questo processo, 4/5 della popolazione hanno moltiplicato il proprio reddito, dalla fame vera di cui si moriva, a un tenore di reddito relativamente decente;

    succedono sempre cose a cui non si era pensato, considerate come bocce ferme;

    di solito, i traumi che ci dovrebbero spaventare di più non sorgono da sviluppi lineari e graduali - per esempio, l'industrializzazione cinese e indiana, che sicuramente cambiano tante cose, ma in tempi che consentono adattamenti; sono le strozzature, i meccanismi che si inceppano in modi cui la società non è preparata a reagire per tempo a creare grandi problemi; uno fu la crisi del 29, per fare un esempio;

    le élite possono essere interessate al potere, ma diventano distruttive solo quando operano in un contesto instabile, dove sono prive di garanzie di continuità; altrimenti, tendono ad includere per autoconservarsi:
    che sarebbe il modus operandi dei parassiti, i quali non possono uccidere l'ospite; un virus letale si propaga poco.
    c'è del lardo in Garfagnana

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    • Ninag
      Opinionista
      • 05/03/24
      • 1573

      #3
      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
      il futuro si è sempre predetto male, perché i vettori non sono mai lineari: troppe variabili; un dato:
      si sente spesso dire che la ricchezza globale si è concentrata nel controllo di sempre meno soggetti; da un certo punto di vista è un dato; ma, durante i 30 anni di questo processo, 4/5 della popolazione hanno moltiplicato il proprio reddito, dalla fame vera di cui si moriva, a un tenore di reddito relativamente decente;

      succedono sempre cose a cui non si era pensato, considerate come bocce ferme;

      di solito, i traumi che ci dovrebbero spaventare di più non sorgono da sviluppi lineari e graduali - per esempio, l'industrializzazione cinese e indiana, che sicuramente cambiano tante cose, ma in tempi che consentono adattamenti; sono le strozzature, i meccanismi che si inceppano in modi cui la società non è preparata a reagire per tempo a creare grandi problemi; uno fu la crisi del 29, per fare un esempio;

      le élite possono essere interessate al potere, ma diventano distruttive solo quando operano in un contesto instabile, dove sono prive di garanzie di continuità; altrimenti, tendono ad includere per autoconservarsi:
      che sarebbe il modus operandi dei parassiti, i quali non possono uccidere l'ospite; un virus letale si propaga poco.

      La AI dovrebbe essere in grado di rendere ogni essere umano più capace. La curiosità, la creatività, le relazioni, il significato e la coscienza restano e sono profondamente umane. Probabilmente per evitare lo scenario in cui le persone rischiano di diventare inutili è necessario Investire massicciamente nell’ educazione e riqualificazione continua. Il compito di verificare e indirizzare deve essere compito della politica, non possiamo lasciare che a guidare i progressi sia solo dalla logica pura che senza una guida etica rischia di accentuare disuguaglianze estreme e di deumanizzare la società. Anche perché il futuro è qua e non possiamo ignorarlo.

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24593

        #4
        Originariamente Scritto da Ninag Visualizza Messaggio


        Il compito di verificare e indirizzare deve essere compito della politica, non possiamo lasciare che a guidare i progressi sia solo dalla logica pura che senza una guida etica rischia di accentuare disuguaglianze estreme e di deumanizzare la società. Anche perché il futuro è qua e non possiamo ignorarlo.
        questo è il timore che sorge da un pensiero lineare; di solito, è sbagliato; abbiamo immaginato un futuro di auto volanti, ma non siamo riusciti ad immaginare la potenza di Internet e della connessione, nemmeno pochi anni prima di questa realtà;
        e questo perché il desiderio individuale di seguire una lezione di musica o una conferenza di storia on line, o di spettegolare o inveire da dietro uno schermo, non suscitano un immaginario intenso, ma se li moltiplichi per miliardi orientano le scelte;

        che senso avrebbe in una società globale tutta orientata a produrre merci sempre più raffinate avere 5 miliardi di persone escluse dal consumo perché disoccupate o precarizzate al livello di povertà ?

        la "guida etica" è solo un determinato assetto di potere; poi, ovviamente, si può ragionevolmente chiedere che quell'assetto non esprima set di valori troppo divisivi, distanti dalla media del cluster politico di riferimento.

        c'è del lardo in Garfagnana

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        • restodelcarlino
          giullare

          • 13/05/19
          • 12654

          #5
          Argomento appassionante...al limite del terror-panico . Ma é roba "vecchia": la paura del "nuovo che non si conosce". E' cosi' dal pliocene e dintorni.
          L’errore più comune, parlando di AI, è immaginare effetti lineari in sistemi che lineari non sono. La tecnologia non produce automaticamente né emancipazione né catastrofe: modifica equilibri, costi, velocità e quindi "Potere" nella Società che é già per sua natura instabile e variabile non-linearmente, data la sua complessità.
          Storicamente, ogni "rivoluzione" tecnica ha distrutto alcuni lavori e ne ha creati altri: fine del maniscalco e proliferare di autoriparatori.
          La vera domanda non è “sparirà il lavoro?”, ma quali capacità/competenze resteranno utili, se non addirittura, strategiche: coordinamento, responsabilità, fiducia, decisione politica e gestione dell’incertezza non sono problemi gestibili esclusivamente con algoritmi, per quanto sofisticati ed "umanoidi".
          La “guida etica”, poi, non è neutrale: ogni etica applicata riflette un assetto di potere. Le élite tendono a includere quando la stabilità del sistema lo richiede, perché un sistema economico non può reggersi a lungo escludendo masse enormi dal consumo e dalla partecipazione.
          Il rischio reale, quindi, non è una fantascientifica rivolta delle macchine o un mondo di disoccupati affamati, ma una transizione troppo rapida: istituzioni, scuola e politica reagiscono con tempi biologici a trasformazioni che hanno tempi "digital-virtuali".
          Le crisi più gravi nascono spesso non dal cambiamento in sé, ma dalle strozzature e dalle asincronie.
          Soluzioni? Per prima cosa, credo sia necessario "identificare" il "problema".
          Per ora, mi sembra si sia nella fase di "panico disordinato". Attendiamo di essere nel "calma e gesso".
          E la prossima Enciclica papale, già firmata ed alle stampe, apparentemente sul tema
          ...vassapé...

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24593

            #6
            Una domanda che si potrebbe porre all'AI riguarderebbe le applicazioni in cui, allo stato attuale, le capacità ottenibili sarebbero impiegate nel modo più efficiente, dati determinati parametri di desiderabilità: es: 1) salute 2) istruzione 3) efficienza economica dei sistemi, date le esigenze di produttività e servizio, nonché di equità sociale; 4) individuare possibili strozzature di sistema secondo una teoria dei giochi;

            per dire, un gioco strategico gestito da AI avrebbe certamente contemplato complicazioni connesse al blocco dello stretto, come potrebbe suggerire l'ottimizzazione delle risorse militari russe o ucraine, o ancora calcolare fragilità di sistema USA o cinesi su cui far leva in una trattativa.
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • restodelcarlino
              giullare

              • 13/05/19
              • 12654

              #7
              Più che come “Oracolo di Delfo 2.0" l’AI ha enorme potenziale come sistema di simulazione complessa: individuazione di strozzature, fragilità logistiche, dipendenze energetiche, vulnerabilità economiche o sociali prima che diventino evidenti all’intelligenza umana forzatamente lenta e con RAM e "Memoria" limitata.
              In pratica: la capacità di correlare masse di dati che nessun cervello biologico potrebbe trattare integralmente in tempi utili.
              Ma il problema vero resterebbe il solito, vecchio quanto il paleolitico avanzato: conoscere una vulnerabilità non ne implica la correzione. Spesso implica, invece, la tentazione di sfruttarla strategicamente...come da "Legge di sopravvivenza": il solito "Mors tua, vita mea", magari trasformato in $, €...svanziche e pezzi da 8.
              Quindi sì: l’AI potrebbe aumentare enormemente la capacità previsionale e strategica; non necessariamente la saggezza collettiva. Perché teoria dei giochi (premiata col Nobel de l'Economia nel 1994), geopolitica e storia mostrano abbastanza chiaramente che sistemi popolati da soggetti intelligentissimi possono produrre comunque esiti irrazionali o autodistruttivi, quando competono per potere, risorse e.... sopravvivenza/sicurezza nazionale .

              Insomma: il problema non è la macchina “che pensa”; è il primate (pseudo) evoluto che le assegna gli obiettivi.


              PS ne avevo svanverato qua
              https://discutere.it/scuola-e-lavoro...ro#post2627616
              Last edited by restodelcarlino; 19-05-2026, 13:31.
              ...vassapé...

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24593

                #8
                Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                Più che come “Oracolo di Delfo 2.0" l’AI ha enorme potenziale come sistema di simulazione complessa: individuazione di strozzature, fragilità logistiche, dipendenze energetiche, vulnerabilità economiche o sociali prima che diventino evidenti all’intelligenza umana forzatamente lenta e con RAM e "Memoria" limitata.
                In pratica: la capacità di correlare masse di dati che nessun cervello biologico potrebbe trattare integralmente in tempi utili.
                Ma il problema vero resterebbe il solito, vecchio quanto il paleolitico avanzato: conoscere una vulnerabilità non ne implica la correzione. Spesso implica, invece, la tentazione di sfruttarla strategicamente...come da "Legge di sopravvivenza": il solito "Mors tua, vita mea", magari trasformato in $, €...svanziche e pezzi da 8.
                Quindi sì: l’AI potrebbe aumentare enormemente la capacità previsionale e strategica; non necessariamente la saggezza collettiva. Perché teoria dei giochi (premiata col Nobel de l'Economia nel 1994), geopolitica e storia mostrano abbastanza chiaramente che sistemi popolati da soggetti intelligentissimi possono produrre comunque esiti irrazionali o autodistruttivi, quando competono per potere, risorse e.... sopravvivenza/sicurezza nazionale .

                Insomma: il problema non è la macchina “che pensa”; è il primate (pseudo) evoluto che le assegna gli obiettivi.


                PS ne avevo svanverato qua
                https://discutere.it/scuola-e-lavoro...ro#post2627616
                però, tra le previsioni organizzate potrebbero emergere anche i costi della politica di potenza; si tratterebbe di vedere se - come sembra - la cooperazione conviene mediamente più del conflitto;

                come ho scritto pure in altri post, ci sono soggetti che costituzionalmente si mettono di frequente in una posizione senza sbocco se non il conflitto;
                quando preparai l'esame di studi strategici, oltre alla teoria dei giochi, ho incrociato anche la "dottrina Kissinger", che suggerisce di lasciare sempre alla controparte una conveniente via di resa;

                per dire, al netto dei bullo cacasotto, il tentativo di restituire un ruolo a Putin rientra in questa dottrina, che però è di difficile applicazione per via delle fragilità intrinseche al sistema russo, incapace di produrre dividendi crescenti e consenso, e quindi interlocutori cui si possa garantire un appagamento negoziabile e ragionevole;

                il problema dei conflitti non sono le "dittature", come categorie generiche, ma i sistemi a cupola, dove manca un ceto ereditario e stabile di potere che ha convenienza a stabilizzarsi e quindi ad evitare conflitti estremi.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • restodelcarlino
                  giullare

                  • 13/05/19
                  • 12654

                  #9

                  Non andiamo oltre le..."Frontiere"... del tema di ninag (AI)...
                  Che la cooperazione, sul medio lungo termine, sia più redditizia del conflitto è tema antichissimo; filosofia politica, economia, teoria dei giochi e perfino biologia evolutiva convergono .
                  Il problema nasce quando il vantaggio a breve termine del conflitto supera, nella percezione degli attori, il beneficio sistemico della cooperazione. Nella "percezione", non in un "ragionamento".
                  Quanto a Kissinger...oltre al Nobel della Pace non diamogli anche la paternità di concetti molto più antichi di lui. “Lasciare una via d’uscita all’avversario” è quasi archeologia strategica: da Sun Tzu alla diplomazia romana, fino agli equilibri europei post-napoleonici. Perché un avversario senza possibilità di “salvare la faccia” spesso ha il riflesso di Sansone.... Ed è lì che incominciano i guai seri.
                  Con e senza AI.
                  ...vassapé...

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                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24593

                    #10
                    Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                    Il problema nasce quando il vantaggio a breve termine del conflitto supera, nella percezione degli attori, il beneficio sistemico della cooperazione. Nella "percezione", non in un "ragionamento".
                    .
                    per questo diventa rilevante che il decisore si percepisca come ceto ereditario stabile, che vuole trasmettere quella posizione alle generazioni future dei parenti; ancora meglio se la prospettiva riguarda un ceto di massa, come la borghesia, o una tecnocrazia, comunque fondata su set di competenze in rete e status.

                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • sandor
                      Opinionista

                      • 07/10/10
                      • 3420

                      #11
                      Bene. Ma prima di interrogarsi sui possibili effetti, positivi o negativi, vantaggiosi o meno di una futuribile Mente Universale che contenga una quantità tale di dati elementari e una tale capacità di elaborazione degli stessi dati, da poter risolvere qualsiasi problematica, scientifica o meno; dicevo che prima bisognerebbe capire che la dualità uomo/macchina sarebbe ancora quella che sempre è stata, cioè una macchina che in termini di QI fosse superiore a qualsiasi mente umana, per quanto brillante possa mai essere mente umana, tale "macchina" potrebbe mai concepire un ordinamento sociale che su larga scala fosse atto a determinare una "Umanità Felice"? Per spiegare il concetto consideriamo un esempio, cioè il rapporto, grazie a Dio oggi molto sporadico, tra Uomo e Scarafaggio. Supponiamo che gli scarafaggi si moltiplichino fino ad un punto tale che non si possa più risolvere il problema con una semplice disinfestazione. E mettiamo che le due specie, cioè Uomo e Scarafaggio, giungano ad un accordo, del tipo "Not In My Backyard". Siamo sicuri che l'accordo in questione possa mai essere raggiunto? Io direi di no. Perché? Perché tra soggetti naturalmente, biologicamente e intellettivamente così diversi non ci sarebbe nemmeno modo di comunicare! Ora pensiamo alla AI in rapporto all'Umanità. Se un Ordine globale concepito dalla AI fosse in astratto e magari "matematicamente" il più adatto all'Uomo, nella pratica si potrebbe verificare il contrario ossia che il comportamento e le scelte dell'Uomo sia riguardo a sé stesso sia riguardo alla propria personale visione del mondo non siano sempre quelle previste dalla AI ossia "razionalmente" le migliori o almeno le più razionali possibile. E allora ad esempio in ambito legale, in un processo mettiamo "penale", la soluzione più razionale ed "equa" di un conflitto di interessi tra reo e Amministrazione della Giustizia oppure fra Parte e Parte in un giudizio civile, dovrebbe contemplare un limite di equità che se portato al massimo della razionalità, sarebbe inapplicabile a qualsiasi procedimento giudiziario perché il massimo di "equità" razionalmente possibile si fonda in ambito giurisprudenziale sulla assenza di conflitto, cioè sulla inutilità della Macchina della Giustizia e ciò perché appunto il massimo di razionalità possibile è che gli uomini vadano "d'amore e d'accordo" e che quindi la legge non occorra. Ciò ovviamente è impossibile. Allora non è l'AI a dover meravigliare. Ci sarebbe da meravigliarsi sul "Perché" di una AI.
                      Last edited by sandor; 19-05-2026, 16:43.
                      http://letteraturaomnibus.blogspot.com

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                      • restodelcarlino
                        giullare

                        • 13/05/19
                        • 12654

                        #12
                        In conclusione: l’AI non è solo uno strumento tecnologico: è uno specchio delle aspirazioni e delle frustrazioni dell’umanità stessa.
                        ...vassapé...

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                        • Ninag
                          Opinionista
                          • 05/03/24
                          • 1573

                          #13
                          Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                          Argomento appassionante...al limite del terror-panico . Ma é roba "vecchia": la paura del "nuovo che non si conosce". E' cosi' dal pliocene e dintorni.
                          L’errore più comune, parlando di AI, è immaginare effetti lineari in sistemi che lineari non sono. La tecnologia non produce automaticamente né emancipazione né catastrofe: modifica equilibri, costi, velocità e quindi "Potere" nella Società che é già per sua natura instabile e variabile non-linearmente, data la sua complessità.
                          Storicamente, ogni "rivoluzione" tecnica ha distrutto alcuni lavori e ne ha creati altri: fine del maniscalco e proliferare di autoriparatori.
                          La vera domanda non è “sparirà il lavoro?”, ma quali capacità/competenze resteranno utili, se non addirittura, strategiche: coordinamento, responsabilità, fiducia, decisione politica e gestione dell’incertezza non sono problemi gestibili esclusivamente con algoritmi, per quanto sofisticati ed "umanoidi".
                          La “guida etica”, poi, non è neutrale: ogni etica applicata riflette un assetto di potere. Le élite tendono a includere quando la stabilità del sistema lo richiede, perché un sistema economico non può reggersi a lungo escludendo masse enormi dal consumo e dalla partecipazione.
                          Il rischio reale, quindi, non è una fantascientifica rivolta delle macchine o un mondo di disoccupati affamati, ma una transizione troppo rapida: istituzioni, scuola e politica reagiscono con tempi biologici a trasformazioni che hanno tempi "digital-virtuali".
                          Le crisi più gravi nascono spesso non dal cambiamento in sé, ma dalle strozzature e dalle asincronie.
                          Soluzioni? Per prima cosa, credo sia necessario "identificare" il "problema".
                          Per ora, mi sembra si sia nella fase di "panico disordinato". Attendiamo di essere nel "calma e gesso".
                          E la prossima Enciclica papale, già firmata ed alle stampe, apparentemente sul tema
                          In effetti io e il papa ci siamo consultati .
                          L'idea mi è venuta leggendo un pezzo in cui si prospettavano le varie possibilità e ho cercato di capire meglio le implicazioni del sistema, probabilmente la maggior parte delle persone ne ha una conoscenza superficiale, da ciò che ho letto, ogni sistema ha la funzione di aggiornare continuamente tutti i dati, chiaramente non è la questione dell' "intelligenza" il problema, ma la capacità di immagazzinare e poter fruire di milioni di dati in tempi brevissimi, oltre alla capacità importante di immagazzinare dati, esiste anche la modalità robotica che sostituirà gli umani in molte attività, una delle prossime funzioni sarà il robot, medico, soldato ecc. sono già in corso di realizzazione, diciamo che la robotica cerca di imitare il modello umano. Tutto questo lo possiamo chiamare chiaramente progresso, ma il dubbio era; riusciranno a controllarne le funzioni, che ne sarà della privacy che già adesso è abbastanza molliccia, i nostri dati sanitari e non solo, sono on line un qualsiasi esperto di informatica di metterà due minuti ad entrare sui profili, già l'uso delle piattaforme non è del tutto sicura. I nostri dati potranno essere utilizzati dal miglior offerente che avrà il controllo delle nuove tecnologie, come la AI.

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                          • Ninag
                            Opinionista
                            • 05/03/24
                            • 1573

                            #14
                            Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                            Una domanda che si potrebbe porre all'AI riguarderebbe le applicazioni in cui, allo stato attuale, le capacità ottenibili sarebbero impiegate nel modo più efficiente, dati determinati parametri di desiderabilità: es: 1) salute 2) istruzione 3) efficienza economica dei sistemi, date le esigenze di produttività e servizio, nonché di equità sociale; 4) individuare possibili strozzature di sistema secondo una teoria dei giochi;

                            per dire, un gioco strategico gestito da AI avrebbe certamente contemplato complicazioni connesse al blocco dello stretto, come potrebbe suggerire l'ottimizzazione delle risorse militari russe o ucraine, o ancora calcolare fragilità di sistema USA o cinesi su cui far leva in una trattativa.
                            Il rischio è proprio quello, che ciascuno dei soggetti cercherà di capire i punti deboli dell'altro e per questo avrà bisogno si sistemi sempre più complessi.

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                            • Ninag
                              Opinionista
                              • 05/03/24
                              • 1573

                              #15
                              Originariamente Scritto da sandor Visualizza Messaggio
                              Bene. Ma prima di interrogarsi sui possibili effetti, positivi o negativi, vantaggiosi o meno di una futuribile Mente Universale che contenga una quantità tale di dati elementari e una tale capacità di elaborazione degli stessi dati, da poter risolvere qualsiasi problematica, scientifica o meno; dicevo che prima bisognerebbe capire che la dualità uomo/macchina sarebbe ancora quella che sempre è stata, cioè una macchina che in termini di QI fosse superiore a qualsiasi mente umana, per quanto brillante possa mai essere mente umana, tale "macchina" potrebbe mai concepire un ordinamento sociale che su larga scala fosse atto a determinare una "Umanità Felice"? Per spiegare il concetto consideriamo un esempio, cioè il rapporto, grazie a Dio oggi molto sporadico, tra Uomo e Scarafaggio. Supponiamo che gli scarafaggi si moltiplichino fino ad un punto tale che non si possa più risolvere il problema con una semplice disinfestazione. E mettiamo che le due specie, cioè Uomo e Scarafaggio, giungano ad un accordo, del tipo "Not In My Backyard". Siamo sicuri che l'accordo in questione possa mai essere raggiunto? Io direi di no. Perché? Perché tra soggetti naturalmente, biologicamente e intellettivamente così diversi non ci sarebbe nemmeno modo di comunicare! Ora pensiamo alla AI in rapporto all'Umanità. Se un Ordine globale concepito dalla AI fosse in astratto e magari "matematicamente" il più adatto all'Uomo, nella pratica si potrebbe verificare il contrario ossia che il comportamento e le scelte dell'Uomo sia riguardo a sé stesso sia riguardo alla propria personale visione del mondo non siano sempre quelle previste dalla AI ossia "razionalmente" le migliori o almeno le più razionali possibile. E allora ad esempio in ambito legale, in un processo mettiamo "penale", la soluzione più razionale ed "equa" di un conflitto di interessi tra reo e Amministrazione della Giustizia oppure fra Parte e Parte in un giudizio civile, dovrebbe contemplare un limite di equità che se portato al massimo della razionalità, sarebbe inapplicabile a qualsiasi procedimento giudiziario perché il massimo di "equità" razionalmente possibile si fonda in ambito giurisprudenziale sulla assenza di conflitto, cioè sulla inutilità della Macchina della Giustizia e ciò perché appunto il massimo di razionalità possibile è che gli uomini vadano "d'amore e d'accordo" e che quindi la legge non occorra. Ciò ovviamente è impossibile. Allora non è l'AI a dover meravigliare. Ci sarebbe da meravigliarsi sul "Perché" di una AI.
                              Probabilmente la AI, avrà a disposizione un numero enorme di dati, dipende sempre da chi li utilizza e come, questo accadrà in ogni ambito, se si interroga un qualsiasi sistema le risposte saranno simili, un dato è certo, tra l'altro anche facilmente rilevabile, si perderanno migliaia di posti di lavoro, sta a chi ne ha il potere guidare questo processo in modo razionale e nel contempo etico.

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