Per l'anniversario della Dichiarazione d'Indipendenza, un messaggio di Leone XIV. Sommo Pontefice della Santa Sede, ma anche cittadino statunitense.
Apparentemente, un atto dovuto: diplomatico, istituzionale. Ma non è una prassi così ricorrente. Almeno, non con la stessa enfasi. Molti Stati africani, per esempio, celebrano l'indipendenza da colonialismi infinitamente più duri e devastanti di quello britannico. Eppure non sembrano suscitare un analogo rilievo simbolico.
Certo, c'è l'enfasi sulla Libertà, della quale gli Stati Uniti sono stati, per decenni, il testimonial riconosciuto, più o meno plebiscitariamente, da una parte importante del mondo. Della quale facciamo parte anche noi.
...ma...
C'è un aspetto storico che mette un bemolle.
L'indipendenza americana fu certamente un evento di enorme importanza politica. Ma quella "libertà" conviveva con una contraddizione gigantesca: una parte rilevante della ricchezza del nuovo Stato continuava a poggiare sulla schiavitù di centinaia di migliaia di persone. Gli americani si liberavano di un impero... continuando a considerare proprietà privata un'ampia parte di quanti vivevano nel neonato "libero Stato"
Schiavi.
In nome della libertà.
Come giudicare l'opportunità di questo ipermediatizzato gesto di "cortesia diplomatica"?
Un riflesso, del tutto umano, della sensibilità patriottica verso il proprio Paese d'origine?
Oppure il panegirico della "Libertà a stelle e striscie" é una sorta di riparazione dopo la presa di posizione vaticana sulla pace e sulle guerre di aggressione?
Il vassapé è d'obbligo.
Se il Vaticano ha deciso di entrare nel "giro dei complimenti ufficiali", buona fortuna.
Apparentemente, un atto dovuto: diplomatico, istituzionale. Ma non è una prassi così ricorrente. Almeno, non con la stessa enfasi. Molti Stati africani, per esempio, celebrano l'indipendenza da colonialismi infinitamente più duri e devastanti di quello britannico. Eppure non sembrano suscitare un analogo rilievo simbolico.
Certo, c'è l'enfasi sulla Libertà, della quale gli Stati Uniti sono stati, per decenni, il testimonial riconosciuto, più o meno plebiscitariamente, da una parte importante del mondo. Della quale facciamo parte anche noi.
...ma...
C'è un aspetto storico che mette un bemolle.
L'indipendenza americana fu certamente un evento di enorme importanza politica. Ma quella "libertà" conviveva con una contraddizione gigantesca: una parte rilevante della ricchezza del nuovo Stato continuava a poggiare sulla schiavitù di centinaia di migliaia di persone. Gli americani si liberavano di un impero... continuando a considerare proprietà privata un'ampia parte di quanti vivevano nel neonato "libero Stato"
Schiavi.
In nome della libertà.
Come giudicare l'opportunità di questo ipermediatizzato gesto di "cortesia diplomatica"?
Un riflesso, del tutto umano, della sensibilità patriottica verso il proprio Paese d'origine?
Oppure il panegirico della "Libertà a stelle e striscie" é una sorta di riparazione dopo la presa di posizione vaticana sulla pace e sulle guerre di aggressione?
Il vassapé è d'obbligo.
Se il Vaticano ha deciso di entrare nel "giro dei complimenti ufficiali", buona fortuna.

