non ho detto questo, ho detto solo cosa preferisco...
Da Harward al Paradiso
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Dipende anche dalla formazione e dalla psicologia del malato. Paradossalmente, il credente dovrebbe essere più incline a voler evitare l'accanimento terapeutico.Il vero castigo per chi mente non è di non essere più creduto, ma di non potere credere a nessuno.
(George Bernard Shaw)
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A me interessa di più approfondire la singolare comunanza fra persone (le più disparate ed eterogenee) riguardo ai fenomeni durante il coma o pre-coma.
Le esperienze ai confini della morte, anche note come NDE (acronimo per l'espressione inglese Near Death Experience, a volte tradotto in italiano come esperienza di pre-morte) sono esperienze vissute e descritte da soggetti che, a causa di malattie terminali o eventi traumatici, hanno sperimentato fisicamente la condizione di coma, arresto cardiocircolatorio e/o encefalogramma piatto, senza tuttavia giungere fino alla vera e propria morte.
Questi soggetti, una volta riavutisi, hanno raccontato di aver vissuto esperienze che si possono dividere in due grandi gruppi:
esperienze ultraterrene: il soggetto vive un'esperienza ultraterrena, vedendo a volte strane entità o parenti morti, e attraversando luoghi come tunnel di luce o spazi aperti che molti identificano in base alla religione praticata (paradiso, inferno, ecc.);
esperienze extracorporee: il soggetto si allontana in volo dal suo corpo ed assiste agli eventi che accadono intorno a sé (ad es. alle cure mediche) "dall'esterno".
Ipotesi e studi
I racconti dei sopravvissuti alla morte (ad esempio rianimati dopo una grave crisi) e dei soggetti risvegliatisi dal coma costituiscono un corpus di testimonianze che ha alcune caratteristiche apparentemente omogenee: molte volte infatti le esperienze vissute sono simili fra loro, il che ha portato vari studiosi a formulare diversi tipi di teorie.
Le teorie sulle "NDE" si dividono in due tipologie:
teorie scientifiche, che mettono in relazione il fenomeno con peculiari alterazioni transitorie di tipo chimico, neurologico o biologico, tipicamente presenti nel corpo umano in condizioni particolari come quelle prima descritte, quali l'ipercapnia ovvero l'impiego di farmaci. Va osservato che la ketamina somministrata a dosaggi sub - anestetici determina nell'assuntore sensazioni analoghe alle esperienze ai confini della morte. Sul piano psicologico, le percezioni potrebbero essere interpretate come racconti di tipo autoconsolatorio e rassicurante, elaborati per descrivere in modo chiaro e definito le confuse sensazioni che si accompagnano al momento del risveglio dal coma, come ad es. la forte luce presente nella stanza (descritta come tunnel di luce da cui si esce con il risveglio).
teorie parapsicologiche, metafisiche e soprannaturali, che collegano le esperienze di pre-morte a una sorta di presa di contatto anticipata con l'aldilà, durante la quale il soggetto ha modo di esperire direttamente la separazione fra anima e corpo e la sopravvivenza dell'anima come entità spirituale, rispetto alle spoglie mortali.
Il più noto studioso di questi fenomeni è il medico e psicologo americano Raymond Moody.
Negli ultimi anni hanno dato un rilevante contributo a questi studi e alla loro divulgazione, a partire dal 1989, anche il teologo francese François Brune e a partire dal 2001 anche il medico olandese Pim van Lommel.
Insieme ai lavori svolti in ambienti controllati e pubblicati su riviste mediche o specialistiche[1][2][3], la letteratura sulle esperienze ai confini della morte è anche ricca di alcuni sensazionalismi e di resoconti apparentemente sensati ma non scientifici.[4]
Inoltre, data la sua natura, l'argomento ha fatto nascere tantissime polemiche in ambito scientifico a causa del tentativo, da parte di alcune persone, di dare una spiegazione alle esperienze ai confini della morte in base al loro sistema di credenze religiose.
Il contributo di Pim van Lommel
Da un punto di vista strettamente scientifico, il contributo a tutt'oggi più approfondito è probabilmente quello di Pim van Lommel, un cardiologo olandese che insieme ad altri colleghi nel 2001 pubblicò sulla prestigiosa rivista medica “The Lancet” i risultati di uno studio condotto per oltre 10 anni su 344 pazienti. Lo studio, condotto con metodi statistici, aveva come obiettivo la verifica dell'esistenza o meno delle NDE. Più specificamente, lo scopo fu quello di verificare se ciò che chiamiamo coscienza e memoria fosse un fenomeno dell'attività cerebrale o se fosse indipendente da questa.[1] Dopo una lunga disquisizione sui metodi adottati, sui pazienti, sulle medicine usate negli interventi etc. van Lommel e colleghi conclusero che i fenomeni riscontrati potevano essere spiegati solo assumendo che la coscienza non fosse un semplice epifenomeno dell'attività cerebrale. Data la prestigiosa natura della rivista nella quale lo studio fu pubblicato[1], ben presto nacque una polemica tra i sostenitori della natura puramente materialistica della coscienza e Van Lommel.[5]
L'attacco più conosciuto venne dalle colonne di Scientific American, firmato da Michael Shermer, al quale van Lommel indirizzò una circostanziata replica.http://it.wikipedia.org/wiki/Esperie...ni_della_morteamate i vostri nemici
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Ahahahahahahaha e perchè, cugino?
Ho premesso che, per una volta, non ci si confronti sulla visione religiosa o scientifica dell'uomo quanto, piuttosto, sulla complessità di cio' che, comunemente, viene definito come "coscienza".
Terra si, ho letto il link ma anche quel professore cede alla tentazione di cui sopra, secondo me.amate i vostri nemici
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Quella di fare 2+2=4 con troppa nonchalance....
Lo capirei se il protagonista della vicenda fosse stato uno scienziato credente.amate i vostri nemici
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In fondo all'intervista leggiamo questo:
"Perché molte persone sono così inclini a credere che le NDE sono espressione della vita dopo la morte?
Io penso che vogliano crederci. Alcune persone non accettano l’idea che noi esseri umani siamo semplici organismi biologici, come un qualunque animale, e hanno bisogno di credere che le vite umane siano più importanti e “speciali”.
Tali fenomeni dovrebbero essere inquadrati esclusivamente in termini teologici o raccontati attraverso degli aneddoti?
Ritengo che dovremmo cercare di indagare fenomeni come le NDE utilizzando gli strumenti della scienza, per quanto possibile. Credo che alcune questioni, come l’esistenza presunta di un dio, siano materia di fede e non di scienza, e non debbano essere studiate scientificamente."
Catalogare tout court queste esperienze come conseguenza delle credenze religiose dei soggetti interessati, è secondo me molto molto superficiale. Tutto qui, amica Terra.
amate i vostri nemici
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a me sembra semplicemente ragionevole. indagare un fenomeno secondo i parametri della scienza è una cosa che si può fare tramite precisi strumenti e procedure; ascrivere lo stesso fenomeno a qualcosa di trascendente non può essere un procedimento scientifico ma solo un atto di fede. non vedo cosa ci sia da discutere.
Moderatore Arte e letteratura
terra
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Ripeto: Lo scienziato non era nè credente, nè cattolico. Come si fà a suffragare l'ipotesi che dici te? Non sarebbe invece il caso di spogliarsi del pregiudizio e studiare la meravigliosa complessità di cio' che definiamo, semplicemente, "coscienza"? Anche te ce l'hai, no? Pur non essendo credente, voglio dire. E, per quel poco che conosco di te, non mi sembra sia il tipo che accomuna l'essere umano agli animali, come invece fà quello scienziato nell'intervista....amate i vostri nemici
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Non fare anche tu 2+2. Il mio giudizio è sullo scienziato dell'intervista del tuo link. Per lui tutto è conseguenza di ciò che si crede, omettendo e saltando a piè pari il fatto che l'esperienza in oggetto è stata vissuta da un non credente.....amate i vostri nemici
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