Elezioni e mercato dei voti

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  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24583

    #16
    Originariamente Scritto da lo stregatto Visualizza Messaggio
    Uhm quindi, riassumendo, dimmi se ho capito bene, in Italia il benessere è ancora tale da non scatenare una rivolta, e a differenza di altri Stati europei, non abbiamo maturato una coscienza civile che ci permetta di avere una visione di lungo respiro e di assumerci una responsabilità per il futuro, sopportando ora sacrifici per sistemare la situazione, senza dover necessariamente toccare il fondo.
    Right?
    esattamente;
    del resto, una misura socio-politica di questo ritardato sviluppo la puoi osservare dalla scarsa connotazione di classe del quadro della rappresentanza politica, con un elettorato ancora fortemente identitario e ancorato ad appartenenze ideologiche che non corrispondono davvero ad interessi economici strutturati, se non in senso negativo o ostruzionista;

    la costituzione essenzialmente conservatrice e anti-moderna della nostra destra rappresenta perfettamente l'incapacità di assumere su di sé le contraddizioni e gli impegni contemplati da una visione liberale della società, il laicismo, i diritti civili, il predominio dellle "regole" sulle prassi, ecc...

    mentre la sinistra non riesce a liberarsi dell'eredità anti-liberale della real-politik e della ragion di stato nella sua visione legata ad un'idea obsoleta di rappresentanza di classe che finisce per restare fatalmente subalterna (e complementare) alla suddetta impostazione anarchica della destra;

    all'inizio degli anni '80 si sarebbero potute produrre condizioni di evoluzione, ma la classe dirigente è rimasta imprigionata nella propria incapacità di affrontare le sfide dell'economia il conflitto sociale, appena abbozzato con la marcia dei 40mila quadri della Fiat e l'abolizione del punto unico di congiuntura; quando la scure doveva calare sui privilegi dei poteri forti, tutto si è fermato e si è tornati al solito andazzo, fino alla svolta di Maastricht e all'arrivo del Cavaliere, che ha sigillato il paradigma malsano.
    c'è del lardo in Garfagnana

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    • axeUgene
      Opinionista

      • 17/04/10
      • 24583

      #17
      guarda, voglio portare un ulteriore esempio di come si manifesta la cultura della feudalità in Italia:
      qual è stato l'imprenditore di riferimento più noto e ammirato degli ultimi 50 anni ?
      Gianni Agnelli (ma vale, mutatis mutandis, per Cuccia e le banche, come per altri casi analoghi...):
      pessimo imprenditore, ma principe munifico dello stile, dell'"eleganza", del calcio, ecc..., egli ha rappresentato l'ideale sognato ed emulato dal piccolo imprenditore che, privo di cultura borghese e moderna, vede nel successo economico la scorciatoia per conseguire un'agiatezza da rentier e comprare il palazzotto nobiliare nel piccolo centro di provincia dove i suoi genitori o nonni contadini portavano le uova alla fiera del mattino;

      la propensione generale trova conferma nella grande impresa che, in vista di Maastricht, potendo scegliere e spaventata dalla stringente prospettiva di una competizione non drogata dalle svalutazioni competitive, ha progressivamente abbandonato i rispettivi core businness per investire su utilities dalla rendita garantita, svendute dalle partecipazioni statali;

      ai livelli inferiori, abbiamo una classe maggioritaria patrimonialmente fluttuante e indebitata che si percepisce come ceto medio ma è priva di cultura e prassi borghese, e invece manifesta diverse prerogative ideologiche da sottoproletariato, accanto a una minoranza più solidamente borghese quanto a cultura civica, che spesso trova unico rifugio politico in quel barlume di legalitarismo espresso dalla sinistra, ma non è in grado di esprimere autonomamente idee economiche efficaci e vitali per palese estraneità al mondo della produzione e incapacità di comprenderne gli sviluppi in tempo reale.
      c'è del lardo in Garfagnana

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      • Durante
        Opinionista
        • 16/11/08
        • 2103

        #18
        Intraprendere l'impegno politico amministrativo è visto come una carriera che prevede rischi al minimo rispetto all'imprenditoria privata anche se essa non è asettica all'accondiscenza clientelare per accapararsi appalti di media e grande importanza. Quindi quando il politico riesce a costruirsi il suo serbatoio di voti con metodi corruttivi sia che essi provengano dalla mafia o da accomodamenti vari con posti di lavoro o pensioni e piaceri vari, comde dicevo quando ci sono da fare le coalizioni i partiti del vario orientamento non vanno a sindacare da dove provengono questi consensi elettorali perchè a loro volta se lo facessero oltre che mettersi in discussione perchè sanno che è un costume diffuso quello del clientelismo e dello scambio di voto, oltretutto non potrebbero fare nessuna coalizione e quindi gli sarebbe precluso il potere di gestire sia le amministrazioni locali che nazionali e quindi sarebbe come rinunciare a grandi guadagni incommensurabili. Non è che gli altri partners europei siano immuni ad un tipo di gestione poco ortodossa, hanno semplicemente un poco meno di appetito. Quindi riguardo a noi per poter cambiare sarebbe necessari che milioni di cittadini avessero l'opportunità di vivere dignitosamente senza sottostare a i vari ricatti che sono legati alle necessità di vita

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        • dark lady
          la viaggiatrice
          • 09/03/05
          • 70462

          #19
          Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
          esattamente;
          del resto, una misura socio-politica di questo ritardato sviluppo la puoi osservare dalla scarsa connotazione di classe del quadro della rappresentanza politica, con un elettorato ancora fortemente identitario e ancorato ad appartenenze ideologiche che non corrispondono davvero ad interessi economici strutturati, se non in senso negativo o ostruzionista;

          la costituzione essenzialmente conservatrice e anti-moderna della nostra destra rappresenta perfettamente l'incapacità di assumere su di sé le contraddizioni e gli impegni contemplati da una visione liberale della società, il laicismo, i diritti civili, il predominio dellle "regole" sulle prassi, ecc...

          mentre la sinistra non riesce a liberarsi dell'eredità anti-liberale della real-politik e della ragion di stato nella sua visione legata ad un'idea obsoleta di rappresentanza di classe che finisce per restare fatalmente subalterna (e complementare) alla suddetta impostazione anarchica della destra;

          all'inizio degli anni '80 si sarebbero potute produrre condizioni di evoluzione, ma la classe dirigente è rimasta imprigionata nella propria incapacità di affrontare le sfide dell'economia il conflitto sociale, appena abbozzato con la marcia dei 40mila quadri della Fiat e l'abolizione del punto unico di congiuntura; quando la scure doveva calare sui privilegi dei poteri forti, tutto si è fermato e si è tornati al solito andazzo, fino alla svolta di Maastricht e all'arrivo del Cavaliere, che ha sigillato il paradigma malsano.
          Condivido decisamente questa tua ricostruzione, specialmente per quanto riguarda le pecche della politica italiana, di qualsiasi colore essa sia.
          Il problema è che non esiste un soggetto politico in grado di cambiare veramente le cose, per quanto tutti stiano farfugliando qualcosa sulla necessità di un cambiamento (peccato che non sappiano neppure cosa significhi).
          Di fatto vi sono alcune questioni con cui fare i conti, in primis quello che dicevi tu, Axe, ossia che siamo rimasti fondamentalmente in un sistema feudale, con tanto di corporazioni (leggi: gli ordini professionali). E fondamentalmente io credo che all'italiano le cose vadano bene così, perché fa comodo, perché siamo cresciuti - specialmente dal dopoguerra - con la mentalità del politico che dice "Io mangio ma faccio mangiare anche te", spendendo più di quanto potessimo permetterci.
          Ci resto ogni volta basita quando sento parlare 50-60enni che dicono "Ma si, con la Dc si stava bene, perché anche se mangiavano garantivano il benessere". Sembra non si rendano conto che il benessere in cui hanno vissuto loro ora tocca a noi pagarlo!
          Altro problema dell'Italia è che in fondo non abbiamo mai creato una vera identità nazionale, siamo sempre stati a coltivare il nostro orticello e viviamo in un Paese più diviso della Ex Jugoslavia. Dunque come si può pretendere che ci si riesca ad unire per una rivolta?

          Come dice Babu, forse tra un paio di generazioni saranno così disperati da non sapere più cosa mettere sotto i denti, e allora forse tireranno fuori le unghie. Noi siamo cresciuti nella bambagia, e a nessuno viene in mente di sporcarsi le mani. Anche perché c'è la paura di perdere quello che ancora si ha!
          “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

          Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #20
            Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
            Infatti non lo sono. E', come dici bene nel titolo, un mercato. Siamo in Italia, la patria di queste situazioni.
            Cambiare le cose? L'ho già detto in qualche altro 3d tempo fa: le cose si sono spinte troppo oltre, c'è un sistema intero da cambiare, da rivoluzionare. L'unico modo sarebbe sradicare completamente quello che c'è oggi e l'unico modo davvero efficace che io vedo, come del resto la storia insegna, sono dei moti rivoluzionari. Ed essi dovrebbero partire proprio da quei cittadini che dicono di non voler votare. Da quelle persone che si dicono scontente ma poi stanno con il culo sul divano e non muovono un dito per cambiarle. Perché noi italiani siamo così: pigri. E' più comodo accettare passivamente le cose che fare qualcosa per cambiarle.
            Credo che quando veramente saremo disperati, ci decideremo a scendere in piazza. Forse non ci siamo neppure così lontani.
            No, non sono d'accordo Darkina: Il voto rimane comunque una grandissima arma a disposizione del popolo. Analizza la storia degli Stati Uniti, ad esempio: Con quali mezzi è potuto salire alla Casa Bianca un uomo di colore? Con la rivoluzione violenta o coi metodi democratici? Vedrai che, voto dopo voto, sbagliando e cadendo numerose volte, alla fine qualcosa si ottiene. Certo non la giustizia terrena imperitura (impossibile!)
            Non dobbiamo e non possiamo lasciarci scippare dai molti lestofanti saliti di recente al governo, anche la speranza: Coraggio!
            amate i vostri nemici

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