Ecco perche' sono diventata razzista

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #121
    certo, ma intanto che le soluzioni di fondo prendono corpo dando risultati e ci vogliono anni, per chi e' sotto pressione restano valide e applicabili le misure immediate di difesa personale con i mezzi che ha.
    Anche perche' se non risolve la situazione immediata a ben poco gli serviranno le grandi soluzioni per lui tardive.
    Non ne ricevera' applausi, ma puo' considerare che con il culo degli altri sono tutti eroi e se sopravvive soltanto puo' considerarsi soddisfatto dell'ingloriosa impresa che gli ha pero' salvato il sederino.

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    • Namas
      Opinionista
      • 15/04/12
      • 385

      #122
      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
      una società economicamente e socialmente sana non si può fondare su una chiusura al ribasso, anche perché non avrebbe nessuna possibilità di sopravvivere, tantomeno in un pase privo di risorse strategiche;
      l'unica strada percorribile per un paese come l'Italia è quella di ricreare un tessuto produttivo di qualità fondato su una filiera efficiente che parte dall'istruzione e passa per la ricerca;
      altrimenti l'offerta di lavoro assumerà un profilo talmente basso da alimentare comunque una guerra tra poveri, immigrati o nazionali, in cui i secondi restano comunque meno provvisti e più esposti dallo status pregresso, vedi mutui, abitudini, aspettative, tenore di vita, ecc...
      Quello che scrivi è verissimo, Axe, sante parole, purtroppo però non si ottiene niente senza una programmazione seria e la serietà da noi non è mai stato il piatto forte.
      Il gioco della vita sembra un ritornello, la musica si ripete a cicli con qualche tonalità diversa ma sempre lì siamo, come nelle canzoni plagiate.
      Ricordo che nel dopoguerra fare l'operaio in fabbrica era un lavoro ambito dagli italiani perché comportava salario fisso, macchina, appartamento in città, vacanze al mare, buona scuola quasi gratuita per i figli, buone cure mediche, pensione con liquidazione, e facendo lavoretti extra e un po' di risparmio ci scappava pure la casetta fuori città, magari al paesello d'origine.
      Anche allora, però, c'era una manovalanza che si offriva a minor prezzo e per questo veniva detestata dai concorrenti. Solo che non veniva dall'Albania o dalla Romania, ma dal sud e dalle isole. E certi datori di lavoro - senza scrupoli allora come oggi - ne hanno approfittato ampiamente, al limite dell'inciviltà.
      Se avessero potuto trovare come ora disperati senza nome né patria disposti a lavorare in nero dodici ore al giorno, li avrebbero presi, ma all'epoca i sindacati contavano ancora, i giudici stangavano e certe cose non osavano farle.
      Poi c'è il buco nero della galassia istruzione, meglio non parlarne, va'.
      Diciamo che a buoi scappati è inutile chiudere la stalla, si può solo cercare di ritrovarli e buona fortuna al proprietario iniziale...
      La ricerca è una bellissima e importantissima cosa, ma se i ricercatori sono migliaia senza contare i precari in attesa, non credo che possano essere retribuiti in maniera congrua.
      Purtroppo tutto diventa una questione di equilibrio fra domanda e offerta.
      E' lì che si decide se un governo è efficiente oppure dovrebbe chiudere i battenti per incapacità.

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