Due morti due attributi di valore.

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  • crepuscolo
    Opinionista
    • 08/10/07
    • 24570

    #16
    E' vero tutto ciò ma oltre i soldi io aggiungerei anche la notorietà. E' imbarazzante notare che per la scomparsa di Missoni si sono spese settimane di notizie e sforzi di ricerca mentre per il precedente aereo colato a picco uno o due giorni di notizia, poi tutto finito.

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    • Macchia nera
      Banned
      • 10/09/10
      • 1286

      #17
      Le persone di cultura evitano la televisione come si evita la peste , si informano per conto proprio senza farsi propinare gli interessi.

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #18
        Chi si propone al grande pubblico, in caso di successo, ha notorietà perchè il volto/nome conosciuto è il suo e ricchezza perchè sono tanti a versargli un sodino ciascuno, che per chi paga è poco, ma per l'uno che riceve è tantissimo.
        Tipicamente ciò si applica ai vari tipi di spettacolo, ma vale per chiunque venda la propria immagine/capacità in proprio direttamente al grande pubblico al che la cosa vale per i chirurghi, gli scrittori, i bill gate e tutti quelli che nel successo rientrano in tale insieme.

        Poi fama e ricchezza trascinano attenzione al che casca cipputi e nessuno se lo fila più del dovuto perchè il fallimento non ha grande visibilità, casca missoni e su quella scia della notorietà chi opera va sotto visibilità anche lui e trotta, la cosa vale anche per il cipputi che riesce ad avere visibilità al che casi anonimi che entrano nella ribalta televisiva vedono una riapertura solerte delle indagini trasferite ai gradi superiori.
        C'è la televisione e le istituzioni si trovano a dover dimostrare perchè il mondo guarda.

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        • vapensiero
          Opinionista
          • 01/12/11
          • 802

          #19
          crepuscolo

          E' vero tutto ciò ma oltre i soldi io aggiungerei anche la notorietà. E' imbarazzante notare che per la scomparsa di Missoni si sono spese settimane di notizie e sforzi di ricerca mentre per il precedente aereo colato a picco uno o due giorni di notizia, poi tutto finito.
          Quello che affermi non è vero: è verissimo! Però credo che esuli dal perché la stragrande maggioranza delle persone santifichi uno sportivo e non conosca chi gli permette di vivere con un livello di vita più che decente. Per esempio, prendiamo cinquanta ragazzetti e chiediamogli chi ha inventato il telefono o la radio e sentite che cosa vi rispondono. Naturalmente i comportamenti che sappiamo si sono innescati con l'inizio del novecento (se pensiamo a Rodolfo Valentino), ma le ammiratrici erano solo donne e, per di più, erano stato prese alla sprovvista, sia perché il cinema con la C maiuscola aveva pochi anni, sia per la condizione femminile di quell'epoca abbastanza bacchettona. Allora possiamo affermare che l'inizio di questo atteggiamento potrebbe avere delle ragioni sociali e culturali, ma con l'evoluzione della società questi avvenimenti, anziché diminuire hanno investito altri campi moltiplicando il fenomeno, fino a cambiare i valori di riferimento. Ovvero, preferisco seguire quello che è superfluo da quello che incide sulla società. La domanda che ho posto è..perché?
          Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.

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          • vapensiero
            Opinionista
            • 01/12/11
            • 802

            #20
            Il gatto

            Chi si propone al grande pubblico, in caso di successo, ha notorietà perché il volto/nome conosciuto è il suo e ricchezza perché sono tanti a versargli un soldino ciascuno che, per chi paga è poco ma per l'uno che riceve è tantissimo.
            Tipicamente ciò si applica ai vari tipi di spettacolo, ma vale per chiunque venda la propria immagine/capacità in proprio direttamente al grande pubblico al che la cosa vale per i chirurghi, gli scrittori, i bill gate e tutti quelli che nel successo rientrano in tale insieme.

            Poi fama e ricchezza trascinano attenzione al che casca cipputi e nessuno se lo fila più del dovuto perchè il fallimento non ha grande visibilità, casca missoni e su quella scia della notorietà chi opera va sotto visibilità anche lui e trotta, la cosa vale anche per il cipputi che riesce ad avere visibilità al che casi anonimi che entrano nella ribalta televisiva vedono una riapertura solerte delle indagini trasferite ai gradi superiori.
            C'è la televisione e le istituzioni si trovano a dover dimostrare perché il mondo guarda.
            Gatto, non come avviene il successo di un attore o sportivo, ma perché tutti lo seguono fino al fanatismo.
            Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.

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            • Il gatto
              Opinionista
              • 21/11/09
              • 12721

              #21
              A me sembra una cosa normale che chi istaura un rapporto diretto personale con il grande pubblico sia poi una persona nota allo stesso grande pubblico.
              Se fra la gente ci si va con la propria faccia e il proprio nome va da se che quelli si ricordano di chi conoscono e con chi si relzionano in qualche modo continuamente.
              Uno che pensa innovazioni tecnologiche semmai sarà conosciuto e ricordato in ambienti industriali dove appare lui produttore/venditore di brevetti, fra il grande pubblico ci va l'invenzione e il marchio industriale e questi sono noti in quel contesto.

              Il meccanismo della chiara fama opera all'interno del proprio settore più o meno ampio e di settore specifico.

              ma perché tutti lo seguono fino al fanatismo
              Direi perchè interviene l'emozione del duello nell'arena dove lo spettatore non idolatra tanto il campione, ma se stesso essendo il campione una sua trasposizione ed in definitiva è lo spettattore che si sta battendo in campo.
              Ovvio che venga coinvolto dalle vicissitudini proprie, anche se tutte immaginarie, ma non per questo meno coinvolgenti per i soggetti permeabili a tali trasposizioni.
              Direi che similmente funziona per i fanatici dei grandi dittatori o capipopolo, lui è me e nella sua forza/abilità vive la mia grandezza.
              Last edited by Il gatto; 17-01-2013, 18:59.

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              • vapensiero
                Opinionista
                • 01/12/11
                • 802

                #22
                Il gatto
                A me sembra una cosa normale che chi instaura un rapporto diretto personale con il grande pubblico sia poi una persona nota allo stesso grande pubblico.
                Se fra la gente ci si va con la propria faccia e il proprio nome va da se che quelli si ricordano di chi conoscono e con chi si relazionano in qualche modo continuamente.
                Uno che pensa innovazioni tecnologiche semmai sarà conosciuto e ricordato in ambienti industriali dove appare lui produttore/venditore di brevetti, fra il grande pubblico ci va l'invenzione e il marchio industriale e questi sono noti in quel contesto.

                Il meccanismo della chiara fama opera all'interno del proprio settore più o meno ampio e di settore specifico.
                vapensiero

                ma perché tutti lo seguono fino al fanatismo
                Il gatto

                Direi perché interviene l'emozione del duello nell'arena dove lo spettatore non idolatra tanto il campione ma se stesso, essendo il campione una sua trasposizione ed in definitiva è lo spettatore che si sta battendo in campo.
                Ovvio che venga coinvolto dalle vicissitudini proprie, anche se tutte immaginarie, ma non per questo meno coinvolgenti per i soggetti permeabili a tali trasposizioni.
                Direi che similmente funziona per i fanatici dei grandi dittatori o capipopolo, lui è me e nella sua forza/abilità vive la mia grandezza.
                Stai dando una interpretazione psicologica all'evento che condivido; però ti invito a riflettere sull'apparente inutilità degli accadimenti; Ovvero: un film bello, una partita di calcio ben giocata, una interessante partita di tennis ecc. lasciano il tempo che trovano e il sollievo o la contentezza dell'evento dura al massimo un paio di giorni o una settimana, fino alla prossima partita, quindi parliamo dell'effimero. Ecco! Allora affermiamo che l'effimero richiama più facilmente e continuamente l'interesse che non altri eventi più importanti per la nostra vita. In pratica, è come se l'uomo non volesse pesi da sostenere, mentre gli va a pennello una vita fatta di eventi effimeri che non lo coinvolgono in modo serio, ma solo virtuale (Il famoso duello nell'arena da te citato e dove si immedesima). Da questo tuo intervento, potremmo dedurre che alla stragrande maggioranza dell'umanità piace di più: l'effimero, a cui aggiungo anche il religioso, come sistema di vita?
                Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.

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                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #23
                  Sono eventi che mediamente fanno circolare l'adrenalina, o che producono quelle emozioni forti che la realtà controllata non produce per cui nel loro essere effimeri, poi hanno una certa complessità nel metterli in piedi e pure nella forma che produce gli effetti voluti, agiscono su aspetti dove altro non agisce, anzi il più delle volte inibisce e frustra.
                  E questo mondo dell'effimero non è nemmeno il peggio perchè c'è pure la droga in cui si cerca quella vita che non si vive.
                  In fondo si sentono tutti dei grandi destinati a vivere emozioni e a raggiungere vette, salvo poi fare una vita da impiegati del catasto, quell'effimero per un certo tempo da quella vita che si vorrebbe vivere, ma non si vive, non è così poco come sembra.
                  Poi magari riconosci l'oggettivo valore di certe cose, ma non sono loro ad incendiarti il cuore e a farti vibrare lo spirito.

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                  • crepuscolo
                    Opinionista
                    • 08/10/07
                    • 24570

                    #24
                    Originariamente Scritto da vapensiero Visualizza Messaggio
                    Quello che affermi non è vero: è verissimo! Però credo che esuli dal perché la stragrande maggioranza delle persone santifichi uno sportivo e non conosca chi gli permette di vivere con un livello di vita più che decente. Per esempio, prendiamo cinquanta ragazzetti e chiediamogli chi ha inventato il telefono o la radio e sentite che cosa vi rispondono. Naturalmente i comportamenti che sappiamo si sono innescati con l'inizio del novecento (se pensiamo a Rodolfo Valentino), ma le ammiratrici erano solo donne e, per di più, erano stato prese alla sprovvista, sia perché il cinema con la C maiuscola aveva pochi anni, sia per la condizione femminile di quell'epoca abbastanza bacchettona. Allora possiamo affermare che l'inizio di questo atteggiamento potrebbe avere delle ragioni sociali e culturali, ma con l'evoluzione della società questi avvenimenti, anziché diminuire hanno investito altri campi moltiplicando il fenomeno, fino a cambiare i valori di riferimento. Ovvero, preferisco seguire quello che è superfluo da quello che incide sulla società. La domanda che ho posto è..perché?
                    Io penso che sia per via dei "neuroni specchio", una specie di immedesimazione.

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                    • vapensiero
                      Opinionista
                      • 01/12/11
                      • 802

                      #25
                      Il gatto

                      Sono eventi che mediamente fanno circolare l'adrenalina, o che producono quelle emozioni forti che la realtà controllata non produce per cui nel loro essere effimeri, poi hanno una certa complessità nel metterli in piedi e pure nella forma che produce gli effetti voluti, agiscono su aspetti dove altro non agisce, anzi il più delle volte inibisce e frustra.
                      E questo mondo dell'effimero non è nemmeno il peggio perchè c'è pure la droga in cui si cerca quella vita che non si vive.
                      In fondo si sentono tutti dei grandi destinati a vivere emozioni e a raggiungere vette, salvo poi fare una vita da impiegati del catasto, quell'effimero per un certo tempo da quella vita che si vorrebbe vivere, ma non si vive, non è così poco come sembra.
                      Poi magari riconosci l'oggettivo valore di certe cose, ma non sono loro ad incendiarti il cuore e a farti vibrare lo spirito.
                      Queste affermazioni mi hanno richiamato subito alla mente quello dichiarato da Einstein, quando ha detto:
                      Io non posso concepire un Dio che ricompensa e punisce le sue creature e che esercita una volontà simile a quella che noi sperimentiamo su noi stessi. Né so immaginarmi e desiderare un individuo che sopravviva alla propria morte fisica: lasciate che di tali idee si nutrano, per paura o per egoismo, le anime fiacche. A me basta il mistero dell’eternità della vita, la coscienza e il presentimento della mirabile struttura del mondo in cui viviamo, insieme con lo sforzo incessante per comprendere una particella, per piccola che sia, della Ragione che si manifesta nella natura.

                      Albert Einstein.
                      Ovvero: sembra che l'adrenalina non si muova soltanto per delle cose effimere, ma anche per altri motivi più nobili e pieni di significato, basterebbe approfondirli. Per altro, è vero che l'impiegato del catasto (che ce qualcuno che lavora al catasto?), sceglie la via più facile, ma è veramente così semplice la risposta, davanti a queste immense folle che abdicano davanti alle futilità o all'effimero, oppure vi sono altri motivi che ci sfuggono?
                      Last edited by vapensiero; 18-01-2013, 21:52.
                      Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.

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                      • Il gatto
                        Opinionista
                        • 21/11/09
                        • 12721

                        #26
                        Mi sembra che sei convinto che una vita da protagonista sia a dispozione di tutti, mentre ciò vale solo uno su un milione e per gli altri restano ruoli di comparsa che pure richiedono impegno non indifferente senza per questo produrre risultati personali entusiasmanti.
                        Poi l'eroe ignoto fronteggia la sua situazione di trincea, ma non è certo l'esperienza notevole a cui si aspira e a cui accede di tanto in tanto con i vari surrogati virtuali.

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                        • vapensiero
                          Opinionista
                          • 01/12/11
                          • 802

                          #27
                          Il gatto;

                          Mi sembra che sei convinto che una vita da protagonista sia a dispozione di tutti, mentre ciò vale solo uno su un milione e per gli altri restano ruoli di comparsa che pure richiedono impegno non indifferente senza per questo produrre risultati personali entusiasmanti.
                          Poi l'eroe ignoto fronteggia la sua situazione di trincea, ma non è certo l'esperienza notevole a cui si aspira e a cui accede di tanto in tanto con i vari surrogati virtuali.
                          Più che una convinzione, la mia, è una speranza; poiché ritengo che ognuno di noi sia un protagonista di un disegno più ampio e nobile. Mentre tu sembra sia convinto che il mondo sia composto di un migliaio di protagonisti e sette miliardi di adoratori dell'effimero. Davanti a questi numeri, non possiamo che farcela la domanda. Forse siamo deboli e cerchiamo sempre la via più facile? Oppure, l'attività che svolgiamo quotidianamente la riteniamo così pesante o sgradevole che abbiamo bisogno di annaffiarla con delle futilità per renderla digeribile? Questo potrebbe essere una risposta, poiché tutti quelli che non hanno a disposizione il calcio, il cinema, il teatro, la musica ecc. (mi riferisco a tutte le tribù che vivono nella foresta oppure anche ai nostri antenati, quando tutto questo non esisteva), continuavano a vivere con piena soddisfazione. Affermato questo, però, mi tocca fare subito marcia indietro, poiché anche i romani che andavano al Colosseo per vedere i combattimenti tra i Gladiatori, avevano i loro beniamini cui tifare: tipo Spartacus. Insomma, sembra che l’effimero faccia parte del DNA dell'umanità?
                          Last edited by vapensiero; 19-01-2013, 06:58.
                          Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.

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                          • vapensiero
                            Opinionista
                            • 01/12/11
                            • 802

                            #28
                            crepuscolo

                            Io penso che sia per via dei "neuroni specchio", una specie di immedesimazione.
                            D'accordo, ma perché specchio solo delle cose effimere?
                            Last edited by vapensiero; 19-01-2013, 07:01.
                            Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.

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                            • Il gatto
                              Opinionista
                              • 21/11/09
                              • 12721

                              #29
                              Il grosso del proprio tempo e risorse la gente lo dedica alle cose serie e solide costruendosi una vita e puntellandola nonostante cio' sia fatto di routine senza onori e senza glorie.
                              Non e' lo stacco di qualche ora ad invertire i valori, solo che la routine oltre ad essere routine e' molto articolata e quasi patrimonio personale, mentre lo svago ha una distribuzione molto estesa e visibile al che sembra un centro gravitazionale, mentre e' un momento di intervallo, intervallo che unendo grandi numeri sembra essere il tutto.

                              L'interesse per il valore e la solidita' hanno l'invisibilita' del bosco che giorno per giorno cresce, mentre lo svago ha la visibilita' del ramo che si schianta.
                              Last edited by Il gatto; 18-01-2013, 23:59.

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                              • vapensiero
                                Opinionista
                                • 01/12/11
                                • 802

                                #30
                                Il gatto

                                Il grosso del proprio tempo e risorse la gente lo dedica alle cose serie e solide costruendosi una vita e puntellandola nonostante cio' sia fatto di routine senza onori e senza glorie.
                                Non e' lo stacco di qualche ora ad invertire i valori, solo che la routine oltre ad essere routine e' molto articolata e quasi patrimonio personale, mentre lo svago ha una distribuzione molto estesa e visibile al che sembra un centro gravitazionale, mentre e' un momento di intervallo, intervallo che unendo grandi numeri sembra essere il tutto.

                                L'interesse per il valore e la solidità hanno l'invisibilità del bosco che giorno per giorno cresce, mentre lo svago ha la visibilità del ramo che si schianta.
                                Non ho mai affermato che l'effimero sia il tutto, ma ho solo rilevato l'importanza che gli diamo, tra l'altro, pagandolo profumatamente. Tutti i ragionamenti fatti sull'economia, sponsor ecc. hanno una loro valenza passibile di condivisione ma, secondo me, sono solo la fase successiva che segue lo sfruttamento di un successo: e quello lo determiniamo a priori. L'ipotesi dei "neuroni specchio" che tu e crepuscolo avete ipotizzato, potrebbero essere condivisibile: ma questo confermerebbe la mia ipotesi, sul fatto che tutti abbiamo le potenzialità per poter emergere, se apprezziamo quelle persone che lo hanno ottenuto. Naturalmente, però, si ripresenta la domanda che è rimasta intatta: perché il neurone specchio preferisce il calciatore e non la Montalcini?
                                Last edited by vapensiero; 19-01-2013, 13:09.
                                Sarò Banale ma credo che la verità abbia molte facce.

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