ancora la macchina del fango

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  • arecata
    • 03/04/13
    • 5519

    #1

    ancora la macchina del fango

    Il “trattamento Mesiano” tocca questa volta ad Antonio Esposito. Contro Esposito, il presidente della sezione feriale della Cassazione che ha confermato la sentenza Mediaset, si fa ben di più: gli sono addebitate “cravatta impataccata, scarpe da jogging, camicia sbottonata sul ventre che lasciava intravedere la canottiera”.

    Il Giornale strilla in prima pagina “Le cene allegre di Esposito. Così infangava Berlusconi il giudice che l’ha condannato”. È il giornalista Stefano Lorenzetto ad allineare le presunte scorrettezze del magistrato, raccontando una serata di quattro anni fa, del marzo 2009, in occasione della consegna di un premio all’ex magistrato Ferdinando Imposimato da parte del Lions club di Verona.

    Il giudice Esposito non intende replicare “se non nelle sedi competenti” a quelle che ritiene calunnie e falsità. Accetta però di spiegare che cosa non quadra nella ricostruzione del Giornale. “Intanto le sbandierate (in prima pagina) ‘cene allegre’ si sono risolte in un’unica cena dopo la premiazione. Quanto all’abbigliamento, basta guardare le numerose foto scattate quel giorno e controllare le riprese televisive per constatare che era impeccabile, del tutto conforme al rilievo della manifestazione pubblica a cui stavo partecipando. Una cosa comunque è certa: io in vita mia non ho mai posseduto, né calzato (e dico mai senza tema di smentita) scarpe da jogging, attività che non ho mai praticato”.

    Ma Esposito, secondo il racconto di Lorenzetto, “nel bel mezzo del banchetto cominciò a malignare, con palese compiacimento, circa il contenuto di certe intercettazioni telefoniche riguardanti a suo dire il premier Berlusconi… Si soffermò sulle presunte e specialissime doti erotiche che due deputate del Pdl, delle quali fece nome e cognome, avrebbero dispiegato con l’allora presidente del Consiglio”.

    “È falso”, risponde il magistrato. “Quelle affermazioni non sono state fatte, né potevano essere fatte, perché io non ho mai avuto conoscenza dell’esistenza – se mai sono esistite – di intercettazioni che riguardano la vita privata dell’onorevole Berlusconi. È un’affermazione gravissima, poiché il giornalista mi accusa di essere illecitamente a conoscenza di presunte conversazioni coperte da segreto, delle quali io invece ignoravo e tuttora ignoro l’esistenza”.

    Lorenzetto concede comunque al giudice una “misericordiosa attenuante”: “Forse era un po’ brillo”, aveva “ecceduto con l’Amarone”. “Ma il giornalista non poteva non notare che io non ero un ‘po’ brillo’ perché sono, da una vita, completamente astemio. Non c’è persona al mondo che possa testimoniare di avermi mai visto bere vino o altre bevande alcoliche”.

    C’è di peggio: Lorenzetto racconta che il giudice, prima della consegna del premio, secondo un testimone avrebbe fatto affermazioni pesanti su Berlusconi, reputato “un grande corruttore” e “il genio del male”. “Dice anche che io mi sarei lasciato andare perché non ero a conoscenza per quale testata lavorasse: invece lo sapevo bene, sia perché avevo più volte letto articoli a sua firma, sia perché gli organizzatori ci avevano segnalato chi fosse il moderatore della serata, come si usa in questi casi. Quelle parole non le ho mai dette: ma le pare che avrei potuto pronunciare giudizi di quel tipo, mentre ero al tavolo ove si presentava un libro e si consegnava un premio, innanzi a oltre 500 persone?”.

    Il “trattamento Mesiano” tocca questa volta ad Antonio Esposito. Poca cosa, i calzini azzurri che erano stati rimproverati al giudice del Tribunale di Milano Raimondo Mesiano, autore della sentenza civile che obbligherà Silvio Berlusconi a pagare un risarcimento milionario per aver scippato la Mondadori. Contro Esposito, il presidente della sezione feriale della Cassazione che ha …


    Un altro quotidiano, Libero, riempie una pagina, firmata da Franco Bechis, per spiegare che la sentenza di Antonio Esposito è arrivata poche ore dopo che il Pdl aveva votato in Senato il “licenziamento in tronco” di suo fratello Vitaliano, a cui è stato tolto “un posto da 200mila euro all’anno come garante dell’Ilva”. “Non ho seguito né seguo le vicende di mio fratello all’Ilva”, replica il presidente, “certo che se c’è chi dice che una mia sentenza è una vendetta contro qualcuno, dovrà risponderne nelle competenti sedi giudiziarie”.
    Pánta rhêi hōs potamós

    arecata è il 2° nick-name di Blasel
  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #2
    La macchina del fango ha una storia la cui logica viene da molto lontano.
    Ci si è resi conto che se crocifiggi il nemico ne fai un martire e magari un dio e, invece di levartelo di torno, ne fai un leader, serve quindi distruggerne il dire e la credibilità, quindi lo si fa diventare un pazzo e invece che in galera lo si mette in manicomio, ma c'è un sistema ancora più evoluto, ovvero affogarlo nel ridicolo ed esporlo al pubblico ludibrio, sistema più efficace dello squilibrio mentale ed ecco che su questo metodo si sono tarate le operazioni di contrasto di tutte le parti contro chiunque non si genufletta alla propria logica.
    Ora si sta inflazionando anche questo sistema perché ogni metodo è buono solo finchè è usato con parsimonia e bisognerà trovare qualcosina di nuovo, fino a nuova inflazione.

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    • arecata
      • 03/04/13
      • 5519

      #3
      L'aspetto per me più divertente dell'attacco del pennivendolo al giudice Esposito è che è il padre di Ferdinando Esposito, pm milanese conosciuto per le sue cene con Nicole Minetti.
      Fatto su cui il Csm ha aperto un fascicolo, trattandosi di rapporti tra un pm e un’imputata del processo Ruby 2......
      Pánta rhêi hōs potamós

      arecata è il 2° nick-name di Blasel

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #4
        La scopo è il discredito, che deve essere costruito se non esiste, o reso noto se esiste e ciò nell'ambiente di riferimento dove si vuole intervenire, nel nostro caso il nemico deve essere discreditato nel processo di opinione pubblica, processo che segue regole sue molto diverse da quelle giuridiche.
        Tale è il padre, tale il figlio un criterio accettato nel processo di opinione dove certe prove sono del tutto ammissibili, certo la minetti viene sacrificata, ma alla fine il compenso prevedeva pure questo.

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        • Il gatto
          Opinionista
          • 21/11/09
          • 12721

          #5
          Il “trattamento Mesiano” tocca questa volta ad Antonio Esposito. Contro Esposito, il presidente della sezione feriale della Cassazione che ha confermato la sentenza Mediaset
          Certo che questa famiglia esposito se le va a cercare

          Si apre un caso politico su un'intervista al giudice Antonio Esposito, presidente della sezione feriale della Cassazione, apparsa oggi sul quotidiano 'Il Mattino', in merito alla sentenza che ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. Esposito ha smentito alcuni passaggi dell'intervista, ma il direttore del quotidiano, Alessandro Barbano, conferma tutto, mentre dal Pdl arrivano critiche al giudice.

          Nel dettaglio, riguardo al principio secondo il quale si può essere condannati in base al presupposto che l'imputato non poteva non sapere, Esposito ha sottolineato: "Potrebbe essere un'argomentazione logica ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza". Quindi, parlando del motivo per cui si è giunti alla condanna, nell'articolo ha sottolineato: "Tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva, tu non potevi non sapere, perché Tizio, Caio e Sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. Un po' diverso dal non poteva non sapere".

          Un passaggio che il giudice nella nota di rettifica ha definito 'completamente inventato'. Esposito ha negato anche "di aver pronunziato, nel colloquio avuto con il cronista - rigorosamente circoscritto a temi generali e mai attinenti alla sentenza, debitamente documentato e trascritto dallo stesso cronista e da me approvato - le espressioni riportate virgolettate: "Berlusconi condannato perché sapeva non perché non poteva non sapere".

          Al giudice ha replicato il direttore del "Mattino". "Posso assicurare voi e i miei lettori che l'intervista è letterale, cioè sono stati riportati integralmente il testo, le parole e le frasi pronunciate dal presidente di cui ovviamente abbiamo prova", ha detto Barbano ai microfoni di "Start", su Rai Radio1.
          Il magistrato ha parlato della sentenza al Mattino. Poi in una nota ha smentito "nella misura più assoluta e categorica" le espressioni rifer…




          Il giudice Esposito corregge il tiro, ma Il Mattino ribadisce: «Intervista riportata in forma letterale»
          «Posso assicurare a voi e ai miei lettori che l'intervista è letterale, cioè sono stati riportati integralmente il testo, le parole e le frasi pronunciate dal presidente di cui ovviamente abbiamo prova»: è quanto ha sottolineato Alessandro Barbano, direttore del Mattino, intervenuto oggi al programma di Radio1 '"Start, la notizia non può attendere", in merito all'intervista al giudice Antonio Esposito pubblicata oggi sul quotidiano (leggi) e poi smentita in alcuni passaggi dallo stesso presidente della sezione feriale della Cassazione.

          «Non posso commentare la smentita - ha proseguito Barbano - ma posso commentare, di fronte a qualunque sede, che il presidente Esposito ha pronunciato esattamente le parole con la sintassi e la conseguenza logica con cui noi le abbiamo pubblicate».

          «Ovviamente sì» ha poi risposto Barbano alla domanda se Il Mattino fosse in possesso della registrazione dell'intervista. «Posso immaginare - ha proseguito Barbano - che il presidente della Cassazione abbia valutato a posteriori che, in qualche modo, spiegare le motivazioni della condanna prima di averla emessa possa avere per lui un ritorno non positivo. Però non è una colpa da attribuire ai giornalisti, ma alla responsabilità e alla maturità di chi parla».

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #6
            A quanto pare il nostro campione non era il migliore da schierare per fermare il barbablù nostrano

            Contro il giudice Esposito anche Wanna Marchi
            L'ex imbonitrice televisive e la figlia ricorrono Corte Europea dei Diritti dell'Uomo contro la sentenza di condanna


            "Il giudice Antonio Esposito non sopportava Silvio Berlusconi". Parola dell'attore Franco Nero, che in un colloquio col Giornale, conferma quanto riportato da un comune amico, Massimo Castiello, durante una cena di due anni fa a cui erano presenti tutti e tre. Ovvero che il giudice della Cassazione che il primo agosto ha letto il dispositivo della sentenza che ha condannato in via definitiva il Cavaliere a 4 anni per frode fiscale, si era lasciato andare a giudizi personali su Berlusconi.

            "Ricordo - sorride Nero - che Esposito aveva una certa antipatia per Berlusconi, altro che la riservatezza di cui i giudici dovrebbero essere maestri". Castiello ha ancora in mente le parole del magistrato: "Berlusconi mi sta proprio sulle palle. Ma se mi dovesse capitare a tiro gli faccio un mazzo così". Eleganza e discrezione. Nero sorride: "Castiello ha ragione, Esposito non sopportava il Cavaliere.

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