La domanda di grazia

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #16
    Ovviamente è preoccupante per la precarietà della situazione che ciò genera, ma ciò esiste se hai un posto dove stare, come la fame è preoccupante se hai una prospettiva di esistere in vita, altrimenti tale preoccupazione decresce.
    Per questo, pur dichiarando ferme e irremovibili intenzioni contrarie, su criteri di priorità si è trattato e si tratta con tutti quelli che danno spazio di trattativa, dai terroristi, ai pirati e tutte le guerre moderne, calde, tiepide, fredde, politiche, sono fatte non per vincere sul campo, ma per generare spazi ed esigenze di trattativa e contrattazione.
    Tanto quando la guerra finisce tutti sono contenti per lo scampato pericolo e poco gli frega di principi lontani, si belli ma che non motivavano rischiarci la pelle propria.

    E' sempre una questione di dare per avere e cercare di avere in mano sempre qualcosa da dare, il resto in qualche modo si appiana e la storia è piena di ignominiose alleanze che ove abbiano ottenuto i risultati voluti sono diventate brillanti soluzioni.
    Beh, dove si è perso una riga in più da caricare sul conto dei perdenti

    L’inchiesta ufficiale condotta dal commissario investigativo dello Stato di New York, William B. Herlands, tra il 28 gennaio e il 17 settembre del 1954, provò che il superboss mafioso Salvatore Lucania (Lucky Luciano) e altri grossi esponenti della malavita collaborarono attivamente allo sforzo bellico degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale.

    Herlands dimostrò che tra il Naval Intelligence e il capo della mafia italo-americana era stato sancito un accordo in virtù del quale la malavita aiutò gli agenti della Marina a salvaguardare il porto di New York dagli atti di sabotaggio compiuti dalle spie tedesche e dai simpatizzanti di Mussolini. Tale collaborazione si estese, successivamente, per la pianificazione militare dello sbarco in Sicilia, attraverso l’indicazione di contatti sull’isola che avrebbero facilitato l’offensiva nei territori occupati............................

    Alla fine della campagna militare agli Alleati si presentò il problema dell’amministrazione dell’isola. E’ in questo periodo che si registra una folgorante ripresa della mafia.

    Molti mafiosi, presentandosi come antifascisti, riuscirono ad inserirsi nei posti chiave del governo siciliano. Don Calogero Vizzini venne nominato sindaco di Villalba, nomina che passava sotto il diretto controllo del capo degli Affari Civili dell’AMGOT, il colonnello Charles Poletti; Salvatore Malta sindaco di Vallelunga; Genco Russo sovrintendente agli Affari Civili di Mussomeli; Damiano Lumia fu nominato interprete di fiducia presso il Civil Affairs Office di Palermo; Max Mugnani divenne depositario dei prodotti farmaceutici che gli americani avevano ammucchiato a cataste nelle campagne di Cerda e al boss mafioso Vincenzo De Carlo fu affidato il controllo degli ammassi di grano.

    Tale distribuzione dei posti di potere mostra come il fenomeno mafioso fosse molto più presente nella Sicilia occidentale rispetto a quella orientale. La mafia in questo modo riuscì ad uscire dalla clandestinità in cui era stata relegata dal regime fascista, ottenendo una legittimazione del proprio potere rapportato non più sul solo piano locale, ma su quello nazionale e internazionale. Fu lo stesso generale Francis Rennel of Rodd, comandante in capo degli Affari Civili dell’AMGOT, ad ammettere l’inquinamento mafioso dell’amministrazione dell’isola e dello stesso governo militare alleato, cercando al contempo una giustificazione. Nel suo rapporto sulla situazione isolana dell’agosto 1943 scrisse:

    “Di fronte al popolo che tumultuava perché fossero rimossi i podestà fascisti, molti dei miei ufficiali caddero nella trappola di scegliere in sostituzione i primi venuti che si autoproponevano oppure di seguire il consiglio degli interpreti che si erano accodati a loro e che avevano imparato un po’ di inglese durante qualche loro soggiorno negli Stati Uniti. Il risultato non era sempre felice, le scelte finivano per cadere in molti casi sul locale boss mafioso o su un suo uomo ombra il quale in uno o due casi era cresciuto in un ambiente di gangster americani. Tutto ciò che poteva essere detto di alcuni di questi uomini era che essi erano tanto antifascisti quanto indesiderabili da ogni altro punto di vista. Le difficoltà che gli stranieri incontrano nei primi giorni d’una occupazione a valutare il merito o la pericolosità dei personaggi locali deve essere chiara a chiunque abbia dedicato qualche riflessione a questo proposito.”
    storia, antica, moderna, medievale, contemporanea, archeologia, giornalismo, servizi, studenti, ambiente, diritti
    Last edited by Il gatto; 05-08-2013, 16:43.

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    • BRANCALEONE
      Opinionista
      • 23/05/13
      • 45

      #17
      Ailis;

      Perché ho paura che Napolitano, conceda la grazia.
      Napolitano è troppo furbo perché conceda direttamente la grazia, ma ho paura che non lo sia sufficientemente per non trovare altre strade a favore di Berlusconi, come quella di azzerargli la non candidabilità dello stesso; in fin dei conti un anno passerebbe presto, e d’idioti pronti a sostenerlo, l'Italia ne è piena. Per altro, non ci scordiamo che Napolitano, politicamente, è alla stregua di Andreotti come presenze in parlamento e senato. In pratica sono quasi settanta anni che si sta facendo mantenere dagli italiani, senza mai aver combinato un cavolo per il paese, come non l’ha combinato il P.C.I, in cui ha militato e, a cui per anni ho dato il voto.
      Sarò banale, ma continuo a credere che la verità abbia molte facce.

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #18
        In fondo l'azione o la non azione di napolitano, ma anche di altri al suo posto, dipende dalle stime che fa sullo scenario nazionale che conseguirebbe alla defenestrazione di berlusconi.
        Ne deriva che diventa interessante descrivere lo scenario che in proprio si stima a fronte dell'evolversi voluto della vicenda.

        Perche' e' chiaro che b vale da politicamente morto o vivo in funzione degli andamenti nazionali che si producono dal suo essere presente o defenestrato.
        Per gli ininfluenti non si agita nessuno, sono vivi o morti e' lo stesso.

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        • Durante
          Opinionista
          • 16/11/08
          • 2103

          #19
          I sotterfugi per concedere la grazia a Berlusconi non mancano di certo. I nostri politici riguardo ai giochi di prestigio sono maestri. Tutto dipende agli accordi sottobanco che stanno avvenendo. Nel 1994 ci furono accordi importanti per gli interessi non solo per la dx, ma anche per la sx e la testimonianza c'è ed è evidente quando Luciano Violante nel 2003 senza preamboli fece al parlamento la fatidica dichiarazione che il suo partito non si meritava tutti quegli attacchi da parte del cavaliere dopo di che permisero che il conflitto di interessi di Berlusconi gli impededisse di entrare in politica per tutelare i suoi interessi. Quindi tutto stà nella tipologia di interessi che verranno a elargiti dal padrone del P.D.L. di una determinata ristretta entourage del centro sx. Napoleone una volta intrapresa una campagna militarer diceva: l'argent fait la guerre.

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          • Il gatto
            Opinionista
            • 21/11/09
            • 12721

            #20
            Ovvio, voti l'amnistia e il reato non sussiste più.
            Gli interessi in gioco sono abbastanza chiari, l'economia nazionale contro il salvacondotto, poi ci si può sbizzarrire su ciò che può succedere o non succedere se cade il governo.

            l'argent fait la guerre
            E anche la pace, la tregua e tutto ciò che serve al momento in cui serve.

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            • BRANCALEONE
              Opinionista
              • 23/05/13
              • 45

              #21
              Il gatto;

              Ovvio, voti l'amnistia e il reato non sussiste più.
              Gli interessi in gioco sono abbastanza chiari, l'economia nazionale contro il salvacondotto, poi ci si può sbizzarrire su ciò che può succedere o non succedere se cade il governo.


              E anche la pace, la tregua e tutto ciò che serve al momento in cui serve.
              Sia in questo forum sia nel PD, nessuno che abbia pensato che l'ultimo ad essere interessato a far cadere il governo è proprio Berlusconi, poiché lui ha degli interessi da proteggere, e con lo squagliamento dell'economia italiana ha tutto da perdere eccome; con una economia traballante, fino ad ora ha perso il 30% dell'entrate di pubblicità; se crolla tutto il castello.....
              Sarò banale, ma continuo a credere che la verità abbia molte facce.

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              • Il gatto
                Opinionista
                • 21/11/09
                • 12721

                #22
                Quando c'e' un ricatto ci sono dei rischi per tutti e se il ricattatore non e' disposto a rischiare di suo avrebbe scelto un altro mestiere.
                Dipende pure dalla forza delle parti e da quanto ciascuna si puo' permettere di perdere e b per trarsi dall'impaccio non rischia certo di diventare povero, mentre per il contribuente anonimo la situazione e' diversa.
                Se le aziende subissero uno scossone e' peggio per chi ci lavora piu' che altro.

                Le aziende le rischia pure anche se restasse passivo perche' manterebbe in mano un potere mediatico scomodo per le controparti che in una situazione di debolezza lo sbranerebbero.
                Last edited by Il gatto; 06-08-2013, 15:55.

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                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #23
                  Imu, Silvio Berlusconi accelera sulla crisi dopo i segnali negativi di Giorgio Napolitano sul salvacondotto

                  “O viene abrogata l’Imu sulla prima casa, o salta il governo”. Eccolo, il “segnale”. È nel gabinetto di guerra di Arcore che Silvio Berlusconi decide di bruciare i tempi rispetto alla dead line di Ferragosto. E di accelerare sulla rottura, avvelenando i pozzi. Imu o morte. È chiaro che se non è già crisi di governo, ci manca davvero poco. E c’è un motivo se il Cavaliere ha deciso scegliere il terreno della possibile rottura. Che non c’entra con la relazione del ministero dell’Economia sull’Imu. Quello è il pretesto.

                  È “l’altro” segnale, quello che è arrivato dal Colle ad essere considerato da Berlusconi in un solo modo: “Irricevibile”. È una partita delicata, quella tra il Cavaliere e Giorgio Napolitano, entrata nello spazio di poche ore sul terreno del conflitto. Perché ad Arcore raccontano che “è vero che Napolitano sta riflettendo”, ma che “mentre riflette, sonda, prova a mandare messaggi”. E l’orientamento del Colle, in cui la partita giudiziaria di Berlusconi è intrecciata alla partita politica, prevede che l’agibilità politica del Cavaliere è legata a un governo che deve durare e a una sentenza che deve essere rispettata.

                  Ecco come chi è stato parecchie ore nella giornata di giovedì nel gabinetto di guerra di Arcore sintetizza il lodo Napolitano: “Ha chiesto a Berlusconi di dare segnali che rispetta la sentenza, e di valutare la possibilità di dimettersi da senatore per creare un clima disteso. Solo quando avrà iniziato a scontare la pena, solo allora si può valutare un regime soft di detenzione”. Parallelamente, il ragionamento politico del Colle è quello che Quagliariello ha espresso in questi giorni: “Non si può votare con questa legge elettorale”. Ecco, i due corni, quello giudiziario e quello politico, configurano per Berlusconi la più classica delle trappole. Ecco la virata sull’Imu. Ecco il piano per elezioni anticipate. A ottobre, massimo novembre. Con questa legge elettorale. Anche perché i legali del Cavaliere considerano non automatica l’applicabilità della Severino ora: “E’ controversa – spiega una fonte vicina al dossier – e si fa un grosso errore a dire che a settembre Berlusconi sarebbe incandidabile”.

                  È questo lo schema su cui Berlusconi ha chiesto ai suoi di avviare le macchine. Che prevede la grande rottura sul primo dossier utile, e una campagna elettorale da iniziare in piazza e da finire ai domiciliari, utilizzando la carcerazione come il più grande spot elettorale mai immaginato. O almeno questo è lo schema che sta utilizzando per far sentire sotto ricatto Napolitano, e vincolare la sopravvivenza del governo al suo salvacondotto. Ed è in questo clima di crescente tensione che il capo dello Stato ha consegnato agli ambasciatori del Cavaliere un messaggio che suona come ultimativo. In caso di rottura Napolitano, in un messaggio al paese, denuncerà con forza i responsabili dello sfascio. E di questo sono stati informati i vertici di tutti i partiti che sostengono il governo.

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