Ovviamente è preoccupante per la precarietà della situazione che ciò genera, ma ciò esiste se hai un posto dove stare, come la fame è preoccupante se hai una prospettiva di esistere in vita, altrimenti tale preoccupazione decresce.
Per questo, pur dichiarando ferme e irremovibili intenzioni contrarie, su criteri di priorità si è trattato e si tratta con tutti quelli che danno spazio di trattativa, dai terroristi, ai pirati e tutte le guerre moderne, calde, tiepide, fredde, politiche, sono fatte non per vincere sul campo, ma per generare spazi ed esigenze di trattativa e contrattazione.
Tanto quando la guerra finisce tutti sono contenti per lo scampato pericolo e poco gli frega di principi lontani, si belli ma che non motivavano rischiarci la pelle propria.
E' sempre una questione di dare per avere e cercare di avere in mano sempre qualcosa da dare, il resto in qualche modo si appiana e la storia è piena di ignominiose alleanze che ove abbiano ottenuto i risultati voluti sono diventate brillanti soluzioni.
Beh, dove si è perso una riga in più da caricare sul conto dei perdenti
L’inchiesta ufficiale condotta dal commissario investigativo dello Stato di New York, William B. Herlands, tra il 28 gennaio e il 17 settembre del 1954, provò che il superboss mafioso Salvatore Lucania (Lucky Luciano) e altri grossi esponenti della malavita collaborarono attivamente allo sforzo bellico degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale.
Herlands dimostrò che tra il Naval Intelligence e il capo della mafia italo-americana era stato sancito un accordo in virtù del quale la malavita aiutò gli agenti della Marina a salvaguardare il porto di New York dagli atti di sabotaggio compiuti dalle spie tedesche e dai simpatizzanti di Mussolini. Tale collaborazione si estese, successivamente, per la pianificazione militare dello sbarco in Sicilia, attraverso l’indicazione di contatti sull’isola che avrebbero facilitato l’offensiva nei territori occupati............................
Alla fine della campagna militare agli Alleati si presentò il problema dell’amministrazione dell’isola. E’ in questo periodo che si registra una folgorante ripresa della mafia.
Molti mafiosi, presentandosi come antifascisti, riuscirono ad inserirsi nei posti chiave del governo siciliano. Don Calogero Vizzini venne nominato sindaco di Villalba, nomina che passava sotto il diretto controllo del capo degli Affari Civili dell’AMGOT, il colonnello Charles Poletti; Salvatore Malta sindaco di Vallelunga; Genco Russo sovrintendente agli Affari Civili di Mussomeli; Damiano Lumia fu nominato interprete di fiducia presso il Civil Affairs Office di Palermo; Max Mugnani divenne depositario dei prodotti farmaceutici che gli americani avevano ammucchiato a cataste nelle campagne di Cerda e al boss mafioso Vincenzo De Carlo fu affidato il controllo degli ammassi di grano.
Tale distribuzione dei posti di potere mostra come il fenomeno mafioso fosse molto più presente nella Sicilia occidentale rispetto a quella orientale. La mafia in questo modo riuscì ad uscire dalla clandestinità in cui era stata relegata dal regime fascista, ottenendo una legittimazione del proprio potere rapportato non più sul solo piano locale, ma su quello nazionale e internazionale. Fu lo stesso generale Francis Rennel of Rodd, comandante in capo degli Affari Civili dell’AMGOT, ad ammettere l’inquinamento mafioso dell’amministrazione dell’isola e dello stesso governo militare alleato, cercando al contempo una giustificazione. Nel suo rapporto sulla situazione isolana dell’agosto 1943 scrisse:
“Di fronte al popolo che tumultuava perché fossero rimossi i podestà fascisti, molti dei miei ufficiali caddero nella trappola di scegliere in sostituzione i primi venuti che si autoproponevano oppure di seguire il consiglio degli interpreti che si erano accodati a loro e che avevano imparato un po’ di inglese durante qualche loro soggiorno negli Stati Uniti. Il risultato non era sempre felice, le scelte finivano per cadere in molti casi sul locale boss mafioso o su un suo uomo ombra il quale in uno o due casi era cresciuto in un ambiente di gangster americani. Tutto ciò che poteva essere detto di alcuni di questi uomini era che essi erano tanto antifascisti quanto indesiderabili da ogni altro punto di vista. Le difficoltà che gli stranieri incontrano nei primi giorni d’una occupazione a valutare il merito o la pericolosità dei personaggi locali deve essere chiara a chiunque abbia dedicato qualche riflessione a questo proposito.”
Per questo, pur dichiarando ferme e irremovibili intenzioni contrarie, su criteri di priorità si è trattato e si tratta con tutti quelli che danno spazio di trattativa, dai terroristi, ai pirati e tutte le guerre moderne, calde, tiepide, fredde, politiche, sono fatte non per vincere sul campo, ma per generare spazi ed esigenze di trattativa e contrattazione.
Tanto quando la guerra finisce tutti sono contenti per lo scampato pericolo e poco gli frega di principi lontani, si belli ma che non motivavano rischiarci la pelle propria.
E' sempre una questione di dare per avere e cercare di avere in mano sempre qualcosa da dare, il resto in qualche modo si appiana e la storia è piena di ignominiose alleanze che ove abbiano ottenuto i risultati voluti sono diventate brillanti soluzioni.
Beh, dove si è perso una riga in più da caricare sul conto dei perdenti
L’inchiesta ufficiale condotta dal commissario investigativo dello Stato di New York, William B. Herlands, tra il 28 gennaio e il 17 settembre del 1954, provò che il superboss mafioso Salvatore Lucania (Lucky Luciano) e altri grossi esponenti della malavita collaborarono attivamente allo sforzo bellico degli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale.
Herlands dimostrò che tra il Naval Intelligence e il capo della mafia italo-americana era stato sancito un accordo in virtù del quale la malavita aiutò gli agenti della Marina a salvaguardare il porto di New York dagli atti di sabotaggio compiuti dalle spie tedesche e dai simpatizzanti di Mussolini. Tale collaborazione si estese, successivamente, per la pianificazione militare dello sbarco in Sicilia, attraverso l’indicazione di contatti sull’isola che avrebbero facilitato l’offensiva nei territori occupati............................
Alla fine della campagna militare agli Alleati si presentò il problema dell’amministrazione dell’isola. E’ in questo periodo che si registra una folgorante ripresa della mafia.
Molti mafiosi, presentandosi come antifascisti, riuscirono ad inserirsi nei posti chiave del governo siciliano. Don Calogero Vizzini venne nominato sindaco di Villalba, nomina che passava sotto il diretto controllo del capo degli Affari Civili dell’AMGOT, il colonnello Charles Poletti; Salvatore Malta sindaco di Vallelunga; Genco Russo sovrintendente agli Affari Civili di Mussomeli; Damiano Lumia fu nominato interprete di fiducia presso il Civil Affairs Office di Palermo; Max Mugnani divenne depositario dei prodotti farmaceutici che gli americani avevano ammucchiato a cataste nelle campagne di Cerda e al boss mafioso Vincenzo De Carlo fu affidato il controllo degli ammassi di grano.
Tale distribuzione dei posti di potere mostra come il fenomeno mafioso fosse molto più presente nella Sicilia occidentale rispetto a quella orientale. La mafia in questo modo riuscì ad uscire dalla clandestinità in cui era stata relegata dal regime fascista, ottenendo una legittimazione del proprio potere rapportato non più sul solo piano locale, ma su quello nazionale e internazionale. Fu lo stesso generale Francis Rennel of Rodd, comandante in capo degli Affari Civili dell’AMGOT, ad ammettere l’inquinamento mafioso dell’amministrazione dell’isola e dello stesso governo militare alleato, cercando al contempo una giustificazione. Nel suo rapporto sulla situazione isolana dell’agosto 1943 scrisse:
“Di fronte al popolo che tumultuava perché fossero rimossi i podestà fascisti, molti dei miei ufficiali caddero nella trappola di scegliere in sostituzione i primi venuti che si autoproponevano oppure di seguire il consiglio degli interpreti che si erano accodati a loro e che avevano imparato un po’ di inglese durante qualche loro soggiorno negli Stati Uniti. Il risultato non era sempre felice, le scelte finivano per cadere in molti casi sul locale boss mafioso o su un suo uomo ombra il quale in uno o due casi era cresciuto in un ambiente di gangster americani. Tutto ciò che poteva essere detto di alcuni di questi uomini era che essi erano tanto antifascisti quanto indesiderabili da ogni altro punto di vista. Le difficoltà che gli stranieri incontrano nei primi giorni d’una occupazione a valutare il merito o la pericolosità dei personaggi locali deve essere chiara a chiunque abbia dedicato qualche riflessione a questo proposito.”

Comment