Obama resta solo

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #1

    Obama resta solo

    I parlamenti, si direbbe sensibili all'opinione pubblica, vanno verso il no ad intervenire in siria e obama si ritrova il cerino in mano.
  • Aquila Nera
    Opinionista
    • 15/07/13
    • 176

    #2
    vuoi mettere?
    non vogliono rischiare di finire come in Vietnam.

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    • Il gatto
      Opinionista
      • 21/11/09
      • 12721

      #3
      Lo stesso rischio per iraq e afganistan.

      Magari oggi i costi pesano più di allora e i contribuenti sono più incazzatati di allora e andargli a dire che si va ad esportare a costi propri democrazia e libertà non comporta lo stesso consenso.
      oltre al fatto che la non si sa mica dove stanno i buoni perché da una parte c'è hassad, ma dall'altra il fondamentalismo islamico e alcaida quindi chi vai a favorire?

      Oltre al problema sbarchi a casa dei benefattori.
      Last edited by Il gatto; 30-08-2013, 18:12.

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #4
        Interessante pure vedere come e' fatta la guerra di un premio nobel per la pace.
        Magari mette fiori nei cannoni e coriandoli nelle testate dei cruise poi chiude con uno spettacolo pirotecnico con cui scrive ammore, ammore.
        Quell'altri si confondono e subito si convertono e arriva il secondo nobel, per la pace.

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        • Aquila Nera
          Opinionista
          • 15/07/13
          • 176

          #5
          chi è islamico è fondamentalista nel dna, possiamo girarla quanto si vuole ma il punto è sempre quello.
          se appoggi quelli, quindi, sbagli - politicamente parlando.

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24581

            #6
            Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
            Interessante pure vedere come e' fatta la guerra di un premio nobel per la pace.
            20130831primapagina.gif

            Originariamente Scritto da Aquila Nera Visualizza Messaggio
            chi è islamico è fondamentalista nel dna, possiamo girarla quanto si vuole ma il punto è sempre quello.
            se appoggi quelli, quindi, sbagli - politicamente parlando.
            purtroppo qui la situazione è parecchio complessa in questo senso, perché si intersecano e sovrappongono tre piani diversi:

            a) quello religioso, che è solo un coagulante di partito, in cui il grado di fanatismo e integralismo è solo una funzione del radicalismo politico delle parti in causa, diverse tradizioni e fazioni islamiche;

            b) quello economico, in cui si distinguono paesi ricchi, quelli del petrolio, Iran, Iraq, Monarchie tradizionali ed Emirati, Arabia, Giordania, ecc., e paesi più poveri, come Siria, Egitto, ecc.;

            c) quello propriamente politico e della politica di potenza nella regione, con identità etniche contrapposte, regimi estremisti o conflittuali - Iran, Egitto, Siria - ma tendenzialmente dinamici e monarchie più moderate e "alleate" dell'Occidente, ma fortemente soggette alla dialettica integralista;

            la politica dell'amministrazione Obama parte dall'obbiettivo di non porsi come antagonista politico dell'integralismo in quanto tale, per depotenziare la capacità coagulante anti-americana dell'elemento religioso e separarlo pragmaticamente dalle scelte politiche, come in Egitto:
            siamo democratici, e se i Fratelli Musulmani vincono le elezioni a noi va bene; niente impedisce relazioni responsabili e una conseguente politica;
            da qui l'imbarazzo politico in seguito al golpe;

            questa è una situazione che rischia di protrarsi ancora per decenni, perché la pace è conseguenza della democrazia, e quest'ultima della modernizzazione e "borghesizzazione" in senso liberale delle società coinvolte, che allo stato attuale sembra una prospettiva piuttosto remota;

            in parole povere, nei paesi del petrolio la propensione a sfruttarne la rendita commerciale dovrebbe fare posto a quella diretta ad impiegarle in produzioni industriali dislocate in tutta la regione, con la reazione di società articolate e pluraliste, mentre la propensione attuale delle culture politiche è bloccata nella dicotomia tra assolutismi dinastici e rivoluzioni teocratiche o di casta militare.
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • Il gatto
              Opinionista
              • 21/11/09
              • 12721

              #7
              Il drone pero' non lo hanno gli altri e la guerra pacifica non si trasforma in una gara ai videogiochi, ne viene risolta la ritorsione che come dichiarato avviene con attentati a casa di chi partecipa e non in loco.

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              • Il gatto
                Opinionista
                • 21/11/09
                • 12721

                #8
                La maledizione dell'America

                Alle armi anche il presidente Nobel per la pace. Odiata e indispensabile, la condanna dell'America a finire in prima linea. Non potrà nulla l'Onu, un sacco vuoto usato spesso per nascondere cattive intenzioni. La prepotenza americana è l'indicatore inverso dell'impotenza altrui

                WASHINGTON - La condanna e il privilegio di chiamarsi America. La felice maledizione della propria "eccezionalità". Stanno conducendo di nuovo gli Stati Uniti verso un'azione militare che nessuno a Washington davvero vuole, ma che tutti sanno essere ormai inevitabile.
                Alle armi anche il presidente Nobel per la pace. Odiata e indispensabile, la condanna dell'America a finire in prima linea. Non potrà nulla l'Onu, un sa…

                Il paradosso storico di una nazione costruita per restare alla larga dai grovigli politici del mondo, per evitare ogni legame con altre nazioni oltre gli oceani, come scrisse nel proprio testamento spirituale il padre della patria George Washington, si ripresenta con implacabile puntualità in Siria.

                È uno spettacolo insieme spaventoso e affascinante, come assistere a un'eruzione vulcanica o alla discesa di una valanga, vedere muoversi oggi con Barack Obama gli stessi meccanismi che negli ultimi 150 anni, da quando gli Stati Uniti sigillarono nel sangue fraterno la loro unità, hanno portato presidenti dopo presidenti, repubblicani come democratici, isolazionisti o interventisti a essere risucchiati nel gorgo delle crisi internazionali. Anche in Siria, come nei canali di Fiandra, come tra le dune della Normandia, come nelle paludi Indocinesi, come nei deserti d'Arabia, come in dozzine di altri angoli del mondo spesso sconosciuti anche ai soldati mandati a morire per loro, l'America non può più sfuggire al destino di essere America.

                La spiegazione di comodo, quella che la faciloneria dell'ideologismo antiamericano sta risfoderando anche in questa giorni, è che l'interventismo Usa sia soltanto il braccio armato degli interessi commerciali, industriali e oggi finanziari degli americani, mentre una piccola, ma tenace setta di allucinati arriva ad accusarli addirittura di creare gli incidenti che giustificano l'azione armata, dalla distruzione delle Torri Gemelle fino alla fornitura di gas ai ribelli siriani per "autogasarsi" e così provocare la spedizione punitiva contro Assad. Ma se è vero che nella storia del mondo, come in quella americana, non mancano episodi di false provocazioni, come l'esplosione del Maine nel porto dell'Avana o l'incidente immaginario nel Golfo del Tonchino, spiegare con formule paleo marxiane o neo complottiste perché gli Usa si lascino risucchiare in azioni armate dalle quali non traggono né conquiste territoriali né bottini di guerra non spiega niente.

                Non spiega soprattutto la specificità e la diversità della espressione di potenza militare come esercitata per gli ultimi 150 anni dagli Stati Uniti. Non ci sono precedenti, nella storia del mondo, di superpotenze che consumino tesori immensi e brucino migliaia di vite senza pretendere annessioni, tributi, cessioni totali di sovranità dai nemici vinti, come ha fatto l'America dopo il doppio intervento nella guerra dei Trent'Anni in Europa, fra il 1914 e il 1945. E neppure l'antimericano più allucinato può sostenere che dai 15 anni di emorragia in Vietnam, dai dodici in Afghanistan e dai dieci in Iraq, Washington abbia tratto vantaggi imperiali. Il Vietnam divenne interamente e trionfalmente comunista, l'Iraq è sempre più un satellite iraniano. E l'Afghanistan sta tornando a scivolare tre le mani del Taliban. Tutto questo mentre nel 2008, quando l'imperialismo yankee avrebbe dovuto conoscere la propria apoteosi, gli Stati Uniti hanno rischiato il collasso economico totale.

                Eppure, di fronte a tragedie inqualificabili come quella in atto fra Assad e i suoi nemici, si alza immediatamente la richiesta di intervento americano, perché anche i meno teneri verso gli Usa sanno che se non si muovono i Marines, le superportaerei, i Seals, i missili Cruise, i droni del Pentagono, non si muoverà nessuno. Non potrà nulla l'Onu, che è un sacco vuoto di intenzioni politiche e di forza di persuasione che viene usato per nascondere la propria impotenza o le proprie cattive intenzioni, come quelle di Russia e Cina. Segretamente, inconfessabilmente, si punta sull'"eccezionalismo" americano, sulla disponibilità a intervenire con la violenza per impedire violenza, riservandosi naturalmente il diritto di accusare gli Usa di ogni nefandezza, a posteriori.

                La prepotenza americana è l'indicatore inverso della impotenza altrui. Di fronte al vuoto di volontà, di determinazione, di semplice capacità d'azione, Washington si lascia risucchiare ancora e ancora, pur sapendo, come anche oggi i generali stanno dicendo a Obama, che una spedizione punitiva contro Assad è un salto nel buio dove i rischi superano di molto i possibili vantaggi. Ma l'America non può fare a meno di essere l'America, di sentirsi chiamata a rispondere e a indossare la responsabilità di essere insieme il protettore e la vittima, il poliziotto e il killer nella viltà del mondo. Anche Obama, il guerriero riluttante, il titolare di un Nobel per la Pace che fece sorridere anche lui nella evidente assurdità, sta camminando, come gli eroi di tragedie greche trascinati dal destino, verso quegli errori che riconobbe e rimproverò ai predecessori. Non subisce certamente la seduzione del teorico di quel "Nuovo Secolo Americano" che imbambolò Bush il Giovane, ma non ha scampo. Non c'è un'altra America, ma soltanto questa, la somma di tutti i successi e i disastri della storia contemporanea, sempre più sola, sempre meno amata, sempre più indispensabile.
                Alle armi anche il presidente Nobel per la pace. Odiata e indispensabile, la condanna dell'America a finire in prima linea. Non potrà nulla l'Onu, un sa…

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24581

                  #9
                  un mio professore di Relazioni internazionali credo farebbe notare che gli Stati Uniti sono una nazione molto anomala, fondata su uno spirito missionario, non su una circostanza etnica di necessità; un po' come una chiesa;
                  e infatti gli americani sono molto religiosi e mostrano molto i tratti positivi e negativi di un'impostazione protestante di quel tipo: una scarsa propensione a leggere tra le righe e al compromesso, la devozione per la verità, ma anche una relativa assenza dell'autentico cinismo e del dubbio che connota gli europei, e parlo del sentimento dell'opinione pubblica, non dei politici;

                  nel senso che se sei presidente e menti, ti fanno fuori; se leggono il Mein Kampf o le tesi di Al Qaeda, i loro analisti credono davvero a quelle intenzioni, mentre gli europei tendono a minimizzare;
                  insomma, il coagulante del loro modo di convivere ed essere è la nozione che quell'idea di paese, di società e di relazione col mondo sia giusta e vada perseguita, ovunque; una chiesa, appunto
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • Il gatto
                    Opinionista
                    • 21/11/09
                    • 12721

                    #10
                    Brutte le religioni trascendentali o laiche che siano.
                    La gente che non ha dubbi è sempre stata pericolosa per lo più, comoda a volte se serve mandarla a morire a posto tuo

                    Ma i francesi che stanno cercando, ad hollande non gli basta il dissenso che ha collezionato?

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                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24581

                      #11
                      Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                      Ma i francesi che stanno cercando, ad hollande non gli basta il dissenso che ha collezionato?
                      presidio ai contratti petroliferi nella regione; la solita politica del contributo per non essere esclusi dalle decisioni; strizzatina d'occhio a lobbies militar-industriali interne, e interventismo blairista a cercare sostegni trasversali dai partiti di destra.
                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66028

                        #12
                        Speriamo che l'appello di papa Francesco (rivolto a tutti, credenti e non credenti, cristiani e musulmani) sia quantomeno vagliato e tenuto in considerazione...

                        Accorato appello del Papa all’Angelus di ieri per la pace in Siria, in tutto il Medio oriente e nel mondo intero. Francesco si è detto “profondamente ferito” per quanto sta accadendo in quel "martoriato Paese" e in altri luoghi di conflitto. Per questo ha indetto una Giornata di preghiera e digiuno il 7 settembre e dato appuntamento in piazza San Pietro dalle 19 alle 24, estendendo l’invito a tutti i cristiani, ai fedeli di altre religioni e ai non credenti.

                        “Mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato”. “Con angoscia crescente” - ha detto il Papa – “il grido della pace” “sale da ogni parte della Terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità”. “Vivo con particolare sofferenza e preoccupazione le tante situazioni di conflitti che ci sono in questa nostra Terra, ma in questi giorni il mio cuore è profondamente ferito da quello che sta accadendo in Siria, e angosciato per i drammatici sviluppi che si prospettano”. “Quanta devastazione, quanto dolore - ha sottolineato - ha portato e porta l’uso delle armi in quel martoriato Paese”. “Con particolare fermezza condanno l’uso delle armi chimiche”. “Pensiamo quanti bambini – ha esclamato - non potranno vedere la luce”.

                        “C’è un giudizio di Dio e anche un giudizio della Storia sulle nostre azioni a cui non si può sfuggire!”. “Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace”, ha ammonito: “Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza! Con tutta la mia forza chiedo alle parti in conflitto di ascoltare la voce della propria coscienza, di non chiudersi nei propri interessi ma di guardare all’altro come ad un fratello e di intraprendere con coraggio e decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione”. Quindi il richiamo alla comunità internazionale perché compia ogni sforzo, promuova senza indugio iniziative chiare per la pace, basate sul dialogo e sul negoziato per il bene dell’intera popolazione siriana:
                        “Non sia risparmiato alcuno sforzo per garantire assistenza umanitaria a chi è colpito da questo terribile conflitto, in particolare agli sfollati nel Paese e ai numerosi profughi nei Paesi vicini”.
                        Si è chiesto quindi Francesco: che cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo? La pace è un bene – ha ricordato - che supera ogni barriera perché è un bene di tutta l’umanità: “Ripeto a voce alta: Non è la cultura dello scontro, la cultura del conflitto quella che costruisce la convivenza nei popoli e tra i popoli, ma quella – la cultura dell’incontro, la cultura del dialogo, questa è l’unica strada per la pace. Il grido della pace si levi alto, perché giunga al cuore di tutti e tutti depongano le armi e si lascino guidare da un anelito di pace”.

                        Da qui l’invito esteso a tutti i cattolici, ai fedeli di altre religioni e ai non credenti a partecipare ad una Giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero:
                        “Il 7 settembre, in piazza San Pietro, qui, dalle ore 19 alle ore 24, ci riuniremo in preghiera e in spirito di penitenza per invocare da Dio questo grande dono per l’amata Nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo. L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace e di sentire parole di speranza e di pace”.http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine...-in-siria.aspx
                        amate i vostri nemici

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                        • Il gatto
                          Opinionista
                          • 21/11/09
                          • 12721

                          #13
                          la solita politica del contributo per non essere esclusi dalle decisioni
                          Qualche decina di morti per sedere al tavolo della pace

                          Si direbbe comunque che nessuno ha fretta di fare la guerra altrui.
                          Obama si rimette al congrasso, hollande da solo non ci va

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