L'alchimia di un trionfo

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #1

    L'alchimia di un trionfo

    Beppe Grillo parla coi leghisti: bossi non ruba!



    GRILLO UMBERTO BOSSI "UNO STATISTA SE NON FOSSE CHE..."

    Bossi: abbiamo fatto i conti, per governare serve accordo Lega-Grillo

    La dichiarazione è di quelle che non ti aspetti e arriva al margine del comizio che Umberto Bossi ha tenuto alla festa della Lega Nord di Buguggiate. "Abbiamo fatto i conti" spiega "e ci siamo resi conto che se le cose restano così dopo le prossime elezioni o la Lega fa l'accordo con Grillo oppure non si può fare nessun governo".

    Video


    Quel che si dice dio li fa e poi li accoppia.
  • arecata
    • 03/04/13
    • 5519

    #2
    ....e poi li accoppa, Amen
    Pánta rhêi hōs potamós

    arecata è il 2° nick-name di Blasel

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    • Il gatto
      Opinionista
      • 21/11/09
      • 12721

      #3
      Uno alla volta, con il supplizio scillipotiano

      Un nuovo giordano bruno

      "Il nuovo Scilipoti". Non ci sono mezze misure: Louis Orellana ritratti quel che ha detto oppure è fuori, kaputt. Lo ha detto ieri Nicola Morra (il rappresentante protempore fra i vedenti di sua santità l'immenso, sempre sia applaudito in cielo, in terra e in ogni dove)
      "Riconsideri le sue parole o le nostre strade divergono", ha tagliato corto il capogruppo in un video del Fatto quotidiano. Lo ha ripetuto a La Stampa questa mattina, utilizzando un cotè darwiniano: "Siamo in guerra. E chi non è all'altezza verrà selezionato naturalmente".

      La pietra tombale sul capo di Orellana l'ha depositata oggi la Casaleggio&associati, che seleziona i contributi esterni da pubblicare sul blog. Con una ventina di righe che definiscono il già candidato grillino alla presidenza del Senato il capofila dei "nuovi Scilipoti". Un gradino assai basso nella scala della sopravvivenza politica prefigurata da Morra.

      Il post, corredato da un video che riporta le parole consegnate ieri dal senatore allo streaming, è firmato da un attivista di Torino, Alessandro B.: "Ma davvero Orellana vuol fare lo scilipote? - scrive - Ho votato M5S, cioè ho dato il mio voto al MoVimento che si è impegnato a non fare alleanze con questi partiti. Non voglio che senatori eletti nel M5S mi facciano rientrare dalla finestra un partito (il PD) a cui ho sbattuto la porta in faccia, con ottime ragioni. Inutile aggiungere che in caso di convergenza col PD il mio voto al M5S sarebbe perso per sempre!".

      Ma cos'ha detto di così grave il parlamentare stellato, solo due mesi fa sconfitto per un voto da Morra nella corsa a capogruppo? "Per me il dialogo si basa su un'ipotesi di governo a 5 Stelle. Ma noi siamo solo 50 e dobbiamo dialogare con altri che hanno la maggioranza in questo Parlamento. Ad aprile scorso, con Vito Crimi e Roberta Lombardi, non abbiamo proprio fatto questo? Io non so se questa è la soluzione, ma non dobbiamo andare con i paraocchi e dire no a priori".

      Parole che meritano, a quanto pare, una reazione durissima. Il primo a prendere posizione è il deputato Ivan Catalano, con alcune righe che non ti aspetti (o forse sì): "Scrivere questo post Beppe è una cosa inaccettabile". Un altro Scilipoti?


      I nuovi Scilipoti
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      Ritratti o kaputt sulla pubblica piazza per eresia contro la verità assoluta dell'unico 1, dio suo e di tutti gli 0


      I nodi vengono sempre al pettine. Doverli affrontare, prenderne atto, può fare essere difficile, può fare anche male. Ma non è mai utile girarsi dall'altra parte.

      I senatori a 5 Stelle, con la buona fede e l'ingenuità che li contraddistingue, ieri hanno messo in piazza, tramite apposita cartellonistica in streaming, i loro problemi. Hanno idee diverse sul Porcellum, sullo ius soli, sulla strategia politica e sui valori di riferimento. Ma su un punto sono uniti in molti: è eccessivo lo strapotere di Grillo (e del suo staff) sul Movimento e non è più tollerabile la mancanza di uno strumento di confronto digitale sempre annunciato e mai varato.

      Il problema, insomma, è sempre quello. Anzi, meglio, i problemi sono sempre quelli: Grillo e Casaleggio. Che si sono guadagnati un posto in prima fila nella politica nazionale (e internazionale) dicendo di voler "ridare il potere ai cittadini" e ora, sempre più confinati nel loro fortino, non accettano critiche e non si confrontano con nessuno.

      Questo il nodo intricato che, alla fine, viene al pettine. E non poteva essere altrimenti. Perché Grillo, Casaleggio e il Movimento 5Stelle tutto in questi anni si sono dovuti confrontare con i due problemi principali che attanagliano i movimenti populistici. Sono problemi strutturali, per certo versi irrisolvibili.

      In primo luogo c'è una questione di metodo: il populismo è personalistico, verticale. O non è. I 5 Stelle si lamentano adesso per "l'aggressività verbale e scritta" di Beppe. Eppure questa "aggressività" è l'anima stessa della proposta grillina. In un periodo di crisi e smarrimento, Beppe ha stravinto offrendo la stessa soluzione per tutto: la semplicità.

      Tutto è semplice nel mondo grillino: la "casta" è causa di tutti i mali, tutti i politici sono uguali, non c'è differenza tra destra e sinistra, tutti rubano, tutti sono corrotti; per risolvere ogni problema è sufficiente un poco di buona volontà.

      È un messaggio di sicura efficacia, certo, ma che per sua natura può prevedere unicamente un uomo solo al comando. Conciliare idee diverse, mediare, trovare convergenze, obbliga a fare qualcosa che non ha nulla di semplice: complicare, dare spazio, cedere potere, rispettare gli interlocutori, le idee diverse; la democrazia, così malandata e inefficiente, funziona così: solo un leader autoritario può permettersi di andare avanti per la sua strada senza cercare una sintesi tra opinioni differenti.

      Con il tempo, inoltre, in tutti i sistemi populistici si assiste ad un'altra deriva. L'ha spiegato perfettamente in un'intervista a Repubblica Chuck Palahniuk, l'autore di Fight Club, il romanzo da cui è stato tratto il noto film di David Fincher. Parlando del suo romanzo e della metafora del Progetto Mayhem (che nell'intenzione del protagonista intende a creare "individui forti e coraggiosi") lo scrittore spiega: "Quando un'organizzazione dimentica che il suo scopo primario è quello di dare il potere alla gente e non assumerne sempre di più, allora questa nuova organizzazione diventa corrotta".

      É una frase che spiega perfettamente come funzionano i sistemi populistici e quindi autoritari: la spinta iniziale al cambiamento si trasforma presto in una lotta senza quartiere per la conservazione del potere; non interessano più i fini, ma i mezzi. Nella storia di esempi simili ne abbiamo a bizzeffe e quello di Grillo ne è soltanto l'ultima incarnazione (se difende il Porcellum, espelle i dissidenti, attacca Rodotà, non lo fa perché "è giusto", ma perché gli conviene per mantenere il potere).

      Palahniuk spiega anche che fine tendono a fare queste "organizzazioni": "Quando le sottoculture violente ed emarginate conquistano il potere - dice - diventano sempre le istituzioni del futuro. E il popolo deve sempre opporsi a loro per ritrovare la propria umanità". È così, e anche questo nella storia è sempre successo. Il problema, più che altro, sono danni e macerie lasciate per strada prima che il popolo "ritrovi la sua umanità".

      Per vent'anni Berlusconi ha fatto incetta di voti con il suo populismo. Ora sta lasciando solo macerie. Grillo ha potuto fare meno danni: ingenuità, buona fede e contraddizioni non gliel'hanno permesso. Ma i nodi arrivano al pettine anche per lui: il Movimento 5Stelle o è una cosa solo sua, tutta urla e turpiloquio, o non è.
      Last edited by Il gatto; 04-09-2013, 11:11.

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      • arecata
        • 03/04/13
        • 5519

        #4
        certi personaggi vorrebbero che a capo della democrazia ci fossero 5 o 6 persone, 10 al massimo e che circa 60 milioni beneficiassero della loro democrazia.

        Berlusconi era uno di questi

        Di Pietro era uno di questi

        Hitler era uno di questi

        Mussolini era uno di questi

        Grillo E' uno di questi
        Pánta rhêi hōs potamós

        arecata è il 2° nick-name di Blasel

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        • Il gatto
          Opinionista
          • 21/11/09
          • 12721

          #5
          Chissa' se e' casuale che sia grillo che di pietro abbiano avuto casaleggio come musa ispratrice e mentore della propia immagine e strategia.

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          • Durante
            Opinionista
            • 16/11/08
            • 2103

            #6
            Poi ci si mette pure Luciano Violante che dice "basta giacobinismo" nei confronti del cavaliere. Probabilmente il Violante (nomen omen) vuole essere coerente fino all'ultimo sulla sua dichiarazione che fece al parlamento nel 2003. Quello che mi sorprende più che altro è questa sua posizione su Berlusconi da un poco di tempo a questa parte non abbia fatto insorgere la base del partito. Oppure i vertici riescono a censurare il mal di pancia della base?

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            • Il gatto
              Opinionista
              • 21/11/09
              • 12721

              #7
              Forse la base non e' diversa da tutte le basi, qualche migliaglio di attivisti a cui far portare le taniche dell'acqua e montare i tubi innocenti alle feste di partito e il mondo esterno e' piu' interessato alle proprie ricadute economiche che non agli altizzimi dibattiti.
              Per cui ogni mossa non si sa come verra' interpretata da quelli a cui si presume di andare a mendicare un voto a breve.

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