Sanità, lo scandalo dei prezzi di protesi e ausili. Quando lo Stato paga più del privato
Il 'Nomenclatore tariffario' è la lista del ministero della Salute che regolamenta prezzi e tipologie di protesi e ausili per disabili. Un settore che costa allo Stato 1,9 miliardi di euro in un anno. Una prontuario provvisorio, nato nel 1999, e mai aggiornato. Risultato? Le Asl spendono anche il triplo rispetto al reale valore in commercio. Una riforma bloccata anche dalle lobby in Parlamento. Vi sveliamo gli enormi interessi, le truffe, il mercato nero, e i disservizi sulla pelle dei malati. Ecco la prima inchiesta realizzata su richiesta dei nostri utenti sostenitori
Disagi e frustrazioni per gli utenti. Truffe e spreco di denaro pubblico. Distorsione del mercato. Mortificazione della ricerca tecnologica. Crisi delle aziende fino alla cassa integrazione o al fallimento. Può sembrare incredibile: questa lunga serie di costi sociali nasce da un volumetto. Potete trovarlo in qualsiasi negozio di articoli sanitari ed elettromedicali. Parliamo del ‘Nomenclatore tariffario per protesi e ausili’: centinaia di pagine, una lunga lista di codici e prezzi, insomma un prontuario. Questo prontuario elenca quali strumenti – dalle carrozzine, alle stampelle, passando per ginocchi artificiali e protesi di ogni tipo – ciascun disabile può (e deve) ottenere gratuitamente dallo Stato. Siamo quindi all’interno dei Lea – Livelli essenziali di assistenza – e cioè i servizi e le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale eroga gratis o con il pagamento di un ticket. I Lea sono il cuore pulsante del nostro sistema sanitario. E questo “prontuario” è il sintomo del suo infarto.
Uno scandalo lungo 14 anni
Dietro questo “listino” di protesi e ausili, infatti, si stratifica una drammatica serie di anomalie e soprusi. Partiamo dall’anomalia principale: il ‘Nomenclatore tariffario per le protesi’ è stato varato nel 1999. C’era l’allora ministro della Sanità, Rosi Bindi (centrosinistra). Doveva essere un elenco provvisorio: è vigente da 14 anni. Non è mai stato aggiornato.
La legge prevede un aggiornamento ogni due anni. Il motivo è semplice: la tecnologia avanza, migliora la qualità di protesi e ausili, quindi è necessario che il “prontuario” sia adeguato ai tempi, per fornire ai disabili le migliori condizioni possibili. Non solo. Cambia la tecnologia, mutano anche i prezzi, che in alcuni casi diminuiscono e in altri aumentano: l’aggiornamento del prontuario – va da sé – è indispensabile anche per il mercato: sia per i fornitori che vendono, sia per il servizio pubblico che acquista, sia per gli imprenditori che producono. E invece niente: da 14 anni, i prezzi sono rimasti sostanzialmente gli stessi. E vedremo quali danni ha prodotto, quest’inerzia, nell’economia.
Una truffa legalizzata
Seconda anomalia: il suo funzionamento. Il nomenclatore prevede solo codici e caratteristiche. Vediamo come funziona: se ho bisogno di una carrozzina, la legge prevede che lo Stato me ne fornisca una. È una spesa pubblica: non devo pagare. Mi presento dal rivenditore e, dal prontuario, scelgo il modello “x”: se ha le caratteristiche previste per il mio caso, la prendo, e il servizio sanitario paga per me. Il rivenditore cosa fa? Addebita il costo al Servizio sanitario nazionale. Ma in che modo? Attenzione: non segnala il modello e la marca della carrozzina che ho appena comprato. No. Segnala il codice e il prezzo segnato sul prontuario. Un codice generico. Una cifra precisa. Una cifra che, però, non è legata alla carrozzina che io ho acquistato, ma al codice presente sul prontuario. Non importa quale modello io abbia preso. Non importa quanto costi effettivamente al rivenditore, come dimostra il video de ilfattoquotidiano.it. Importa solo che la carrozzina corrisponda a quel codice. Ed ecco il risultato: molte carrozzine pieghevoli, corrispondenti allo stesso codice, nel 1999 erano valutate con una tariffa di circa 420 euro, ma oggi costano appena 158 euro. Se le compra un privato, il negozio di articoli sanitari, le vende a 158 euro. Se le compra la Asl, invece, paga 420 euro. Alla carrozzina aggiungiamo il montascale: alla Asl costa 3.718 euro, se lo acquisto in negozio, però, lo pago 2.500 euro.
L’aggiornamento del tariffario, per il comparto di massa, quello che comprende carrozzine e montascale, consentirebbe un risparmio enorme: “Un ribasso del 70 per cento per molti ausili”, dice Maria Teresa Agati, presidente autorevole del Centro studi e ricerca per persone disabili di Federvarie – Confindustria. Insomma: uno spreco. Anzi: una sorta di truffa legalizzata. E a legalizzarla è la norma. O meglio: il suo mancato aggiornamento. Eppure, di occasioni, ne abbiamo avute.
Il gioco dell’oca
L’ultima occasione è sfumata appena due settimane fa: il 31 maggio. Il decreto dell’ex ministro della Salute, Renato Balduzzi, approvato nell’ottobre 2012, adeguava il nomenclatore, che andava aggiornato entro il 31 maggio. Il nuovo governo ha ignorato la scadenza. E tutto resta come prima. Come vedremo, non è la prima volta, anzi: questa è la terza anomalia. Un decreto analogo fu emanato nel 2008 dall’ex ministro Livia Turco (Pd): fu approvato e mai applicato. Peggio: “Fu revocato dal governo Berlusconi”, dice la Turco a ilfattoquotidiano.it.
La vera anomalia, però, sta in questa sorta d’incantesimo: il decreto che aggiorna il nomenclatore tariffario, come per destino, viene emanato sempre a fine legislatura. È come se il governo in carica lo scaricasse su quello successivo. Che puntualmente lo ignora. Lasciando tutto come prima. È accaduto con il decreto Turco. È accaduto con il decreto Balduzzi. E in questo gioco dell’oca, in realtà, la pedina resta sempre ferma al punto di partenza: il 1999. E la pedina, in questo caso, purtroppo è un disabile.
“Stato d’illegalità”
Se un disabile ha bisogno di una protesi, mettiamo per l’amputazione di una gamba, il Servizio sanitario nazionale gli fornisce un codice che è stato previsto nel 1999 e mai più aggiornato. A quel codice corrisponde una tecnologia altrettanto obsoleta. Quel tipo di protesi, con materiali magari più pesanti, o componenti superate, potrebbe persino non essere più in commercio. “Il nuovo nomenclatore – dice Maria Antonietta Farina Coscioni, già deputata radicale e presidente onorario dell’associazione Luca Coscioni – avrebbe dovuto eliminare le protesi “vecchie”, quelle tecnologicamente obsolete, per sostituirle con quelle nuove e adeguate. Ma ci hanno illusi ancora una volta. Ci troviamo in uno stato d’illegalità: il decreto Balduzzi è stato già convertito in legge, teoricamente è in vigore, ma nei fatti, i malati che ricorrono ai Lea e al nomenclatore, devono ancora rifarsi al 1999”.
Autonomia, indipendenza, relazione
Il 1999 è anche l’anno in cui, per la prima volta, l’Italia tenta un censimento della disabilità nel Paese. Un censimento molto difficile da realizzare, come sottolinea lo stesso Istat, il cui ultimo studio risale al 2005. L’Istat spiega che è preferibile abbandonare l’ipotesi di un vero e proprio censimento: meglio unire “varie fonti informative”.
Quanti sono i disabili in Italia? Ma soprattutto: chi è il disabile?
Il disabile è una persona che presenta gravi difficoltà nel movimento, nelle funzioni quotidiane e nella comunicazione, sia con la vista, sia con l’udito, sia con la parola. L’Organizzazione mondiale della Sanità – nel 2001 – ha precisato che la disabilità è “la conseguenza o il risultato di una complessa relazione”: quella tra la “condizione di salute di un individuo” e “i fattori personali e ambientali in cui vive”. Il solo esempio del nomenclatore tariffario dimostra in quali condizioni ambientali, in Italia, sia costretto a vivere un disabile e il suo nucleo familiare. “La figura del disabile – dice Farina Coscioni – è vista come una figura da assistere. Non si comprende che si tratta d’una menomazione fisica, ma non psichica: gli ausili giusti consentono di vivere autonomamente. Consentono un processo di vita indipendente”.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013...rivato/626299/
L'articolo è lunghissimo e non lo riporto per intero, ma vi consiglio di leggerlo.
A questo però vorrei aggiungere : veniamo spesso informati dei falsi invalidi 'scoperti' dalle forze dell'ordine. Non discuto sui casi eclatanti, ma le cifre che ci propinano, su questo tema, sono assai falsate.
Innanzi tutto dovrebbero evidenziare quanto ci costa scovare un falso invalido, cosa assai giusta, ma anche assai costosa...
Successivamente ci dovrebbero informare con esattezza quante pensioni d'invalidità revocate (ingiustamente) vengono impugnate e quante sono le impugnazioni cui viene data ragione e che vanno quindi a sottrarsi dal numero iniziale delle pensioni revocate.
Vi sia sufficiente sapere che oltre il 60% delle pensioni d'invalidità, inizialmente revocate, vengono riassegnate con l'aggiunta degli interessi maturati e delle spese legali sostenute.
Spesso sono state revocate pensioni 'ad capocchiam', magari dicendo ch'era stata inviata una 'fantomatica' raccomandata con la quale si richiedeva una visita di controllo. La prima richiesta di un legale difensore della vittima di tale provvedimento è la richiesta d'esibire la ricevuta della raccomandata, quasi sempre inesistente....
Possiamo continuare sugli sprechi della pubblica amministrazione, come volete

, 1900 netti, 2550 lordi

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