lotta ai Baroni

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  • Lucio Musto
    Opinionista
    • 11/03/10
    • 268

    #1

    lotta ai Baroni

    .

    Lotta ai baroni

    Lo sento al Tg stasera: le Istituzioni si stanno attivando per ridurre l'età di pensionamento dei docenti universitari; fuori le anziane eccellenze per far posto ad altre eccellenze, ma meno anziane. Mi sembra giusto e ragionevole.
    Poi viene intervistato un lucidissimo arzillo signore che palesa il suo rammarico, con molta semplicità, ed evidente passione: "il provvedimento non sta a me discuterlo, io ho settant'anni, ma potrei dare ancora molto ai giovani, in quello che è stato lo scopo di tutta la mia vita: insegnare". Mi sembra ragionevole anche questo; in fondo settanta e più anni li ho anche io ed anche io mi sento vecchietto, ma ancora lucido ed arzillo.
    E penso: ma non si potrebbero conciliare le due esigenze, con beneficio per tutti?.

    Mi rispondo di si, e la mia proposta è questa che, opportunamente diffusa, potrebbe diventare legge di iniziativa popolare.

    "I docenti che lo desiderino hanno la possibilità di continuare la propria azione culturale anche dopo la pensione,
    a titolo di consulenza e sostegno gratuito e volontario
    ad i giovani e gli studenti che considerino utile per se un ulteriore supporto informativo e formativo.
    "

    - Non ci sarebbero oneri aggiuntivi per lo Stato, perché questi professori godono già della loro adeguata pensione.

    - Si recupererebbero preziose conoscenze ed esperienze che altrimenti andrebbero sprecate.
    Una forma di "ripasso" fatto con passione, e per passione da persone certamente competenti!

    - Si migliorerebbe in gratificazione la qualità della vita di questi pensionati eccellenti.

    Naturalmente il tutto sotto discreta ed autorevole sorveglianza dei Rettori degli atenei.

    Pensateci, e ditemi che ne pensate.

    Lucio Musto 8 novembre 2013
    ------------------------------------------
    dove non può la scienza occorre intelligenza
  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #2
    Non necessariamente i docenti coincidono con i baroni associabili più alla casta burocratica dirigenziale del settore (con collaterali incarichi di docenza tanto per gradire e motivare certe scelte) la cui successione si regola su linee dinastiche.
    In ogni caso la docenza di alto valore, ce ne sta di anche di basso valore e pure a valore perso, non raramente vede l'incarico accademico come attività collaterale ad altri impegni di libera professione o di gestione d'impresa e considerando pure che tali soggetti, quelli a valore aggiunto, non raramente sono impegnati in consulenze riccamente retribuite nelle entità economiche e dirigenziali del paese viene da chiedersi dove sta tutta questa disponibilità a fare quello di prima gratuitamente, salvo restare nell'ambientino per presidiare fisicamente il baronato e mestare nel torbido operando dall'interno.

    In ogni caso cosa impedisce già ora, incontrandosi il desiderio del maestro di chiara fama e il desiderio di apprendere dei giovin virgulti, di organizzarsi negli spazi accademici per delle lectiones magistrales?
    Cosa che si fa pure

    La Fondazione Collegio Europeo di Parma ospita nel corso dell'anno accademico eminenti personalità che contribuiscono con le proprie testimonianze del passato e del presente ad arricchire il percorso formativo degli Allievi DASE.

    Tra le lectiones magistrales tenutesi sin'ora si annoverano, in particolare, quelle di:
    Manuel Durão Barroso, Presidente della Commissione europea;

    Jacques Delors e Romano Prodi, già Presidenti della Commissione europea;
    Franco Frattini, già Ministro degli Affari Esteri della Repubblica italiana e già Vicepresidente della Commissione europea;
    Etienne Davignon, Martin Bangemann, Margot Wallström e Jacques Barrot, già Vicepresidenti della Commissione europea;
    Vassilios Skouris, Presidente della Corte di Giustizia dell'Unione europea;
    Dacian Ciolos e Androulla Vassiliou, Membri della Commissione europea;
    Ferdinando Nelli Feroci, Rappresentante Permanente d'Italia presso l'Unione europea
    Andrea Ronchi, già Ministro per le politiche comunitarie della Repubblica italiana;
    Eneko Landáburu, già Direttore generale per le Relazioni esterne della Commissione europea;
    Paul Demaret, Rettore del Collegio d’Europa di Bruges;
    Jean-Marc de La Sablière, Ambasciatore di Francia in Italia;
    Pascal Lamy, già Direttore generale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio;
    Ferdinando Nelli Feroci, Rappresentante Permanente d'Italia presso l'Unione europea;
    Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo;
    Jerzy Buzek, già Presidente del Parlamento europeo.


    Per gli ignoti, senza titolo baronale, senza fama e senza gloria, la situazione è diversa, ma comunque nulla impedisce loro di fare ripetizioni serali gratuite a chi lo desidera.

    Per altro verso i baroni sono, nel significato comune, quella congregazione mafiosa che ha colonizzato i vari settori della struttura nazionale e farli uscire dalla porta, per rimetterli in circolazione attraverso la finestra per continuare ad inquinare gli ambienti che hanno avvelenato per una vita non sembra una genialata.

    All'epoca il vitalizio per gli onorevoli fu istituito propri per togliersi dal groppone i baroni della politica che avendo assicurato un reddito potevano lasciare così l'incarico facendo entrare aria pulita, si credeva.....bisognava fucilarli
    Last edited by Il gatto; 10-11-2013, 09:27.

    Comment

    • Lucio Musto
      Opinionista
      • 11/03/10
      • 268

      #3
      Concordo con tutto quello che dici, e riconosco che è fuorviante il titolo che ho dato alla discussione, lo stesso che compariva nel servizio TV che citavo.
      Fuor di dubbio che la moralizzazione delle "baronie universitarie" e la purga dal nepotismo sono cose altamente auspicabili, ma io intendevo soprattutto riferirmi alla posizione di quell'anziano docente il quale sosteneva il suo rammarico di non poter ancora dare qualcosa allo senso di tutta la sua vita: educare i giovani.

      E questa posizione la posso comprendere perfettamente poiché anche mia madre (preside fino alla pensione) rimase sempre con l'amore sviscerato per la scuola e l'ultima sua frase, ormai in coma e novantaseienne fu di preoccupazione per i suoi alunni.

      Ecco, io penso che le Università (ma come giustamente accenni il discorso vale anche per la politica) potrebbero sfruttare quelle eccellenze nell'interesse degli studenti, senza sborsare
      una lira né togliere lavoro a nessuno solo rendendo disponibili strutture che già hanno. Lezioni private, o ripetizioni gratuite, dici. Si, più o meno quello, o semplici consulenze, libere,
      volontarie e gratuite nei locali stessi degli atenei.

      Ricordo Renato Caccioppoli, che ci fu professore al biennio. La sua lezione in aula durava quarantacinque minuti, poi impiegava altre due ore per percorrer quei cinquanta metri di corridoio fino all'ascensore subissato dalle domande di noi ragazzi, alle quali rispondeva sempre con grande disponibilità, pazienza e completezza. Quello che sappiamo di analisi matematica lo abbiamo imparato soprattutto in quel corridoio.
      dove non può la scienza occorre intelligenza

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      • Il gatto
        Opinionista
        • 21/11/09
        • 12721

        #4
        Nessuno vieta alle eccellenze, ma anche ai volenterosi senza una particolare storia, di mettersi a disposizione gratuita nel proprio settore di competenza per chi vuole usufruire, non sarebbe altro che la normale iniziativa su cui poggia il volontariato di tutti i settori.
        E, ove la cosa raccolga significative adesioni sia da parte di chi da la disponibilità, che da parte di chi vuole fruire di tale servizio integrativo creando una necessità di spazi logistici, la messa a disposizione di tali spazi da parte di atenei e scuole rientra più nell'ambito dei regolamenti interni di ateneo che non di una legge nazionale che non è chiaro cosa dovrebbe normare.
        Il problema semmai lo si intravede nell'avere certe disponibilità che, per l'impiego profilato, dovrebbero garantire una certa affidabilità e continuità di presenza, oltre che un congruo numero ogni singolo centro educativo, similmente ai volontari del soccorso sanitario, perché se tali volontari sono in numero significativo solo a livello nazionale, ma casi unici sul singolo luogo, non resta che l'azione privata individuale.

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