Il mese di Marzo potrebbe rappresentare, per i cittadini veneti, la rivoluzione che si sognava da tempo nel nostro paese: Una rivoluzione che da moltissimi anni fremeva nell'avere il suo spazio, la sua importanza.
Tutto è cominciato l' 1 ed il 2 Marzo con l'inizio della raccolta firme per l'attivazione di un referendum che faccia del Veneto una regione indipendente, non più legata a Roma per la propria gestione di fondi e di leggi che, nel caso diventasse indipendente, avrebbe tutto il diritto di auto gestirsi.
La richiesta, sebbene sembri il frutto di una mente malata appartenente ad un qualsiasi rappresentante di un partitello, si appella alla possibilità di risoluzione 44 da parte del Consiglio regionale del Veneto che riconosce il diritto dei veneti a confermare o smentire i risultati del referendum con il quale, nel 1866, il Veneto aderì al Regno d'Italia.
Giusto o sbagliato che sia, i cittadini Veneti hanno espresso il loro pensiero con percentuali di maggioranza considerevoli per portare avanti la richiesta del referendum.
Il polverone alzato ha attirato l'ira dei partiti PD e PDL che (ovviamente) si sono schierati in maniera opposta alla richiesta dei cittadini Veneti.
Non si può ancora avere la certezza di quali siano i pro ed i contro se il referendum avesse l'esito sperato dalla raccolta delle firme, anche se una dichiarazione del presidente della stessa regione Luca Zaia in cui dice esplicitamente:
“Il Veneto paga le tasse e vorrebbe avere delle risposte da Roma. Ma Roma non ha rispetto dei veneti. L’idea dell’indipendenza parte quindi dal popolo, è un’istanza democratica e nasce proprio dalla mancanza di risposte”
lascia intendere che la regione si troverebbe molti più soldi nella casse di quanti ne abbia adesso.
(articolo completo)
Tutto è cominciato l' 1 ed il 2 Marzo con l'inizio della raccolta firme per l'attivazione di un referendum che faccia del Veneto una regione indipendente, non più legata a Roma per la propria gestione di fondi e di leggi che, nel caso diventasse indipendente, avrebbe tutto il diritto di auto gestirsi.
La richiesta, sebbene sembri il frutto di una mente malata appartenente ad un qualsiasi rappresentante di un partitello, si appella alla possibilità di risoluzione 44 da parte del Consiglio regionale del Veneto che riconosce il diritto dei veneti a confermare o smentire i risultati del referendum con il quale, nel 1866, il Veneto aderì al Regno d'Italia.
Giusto o sbagliato che sia, i cittadini Veneti hanno espresso il loro pensiero con percentuali di maggioranza considerevoli per portare avanti la richiesta del referendum.
Il polverone alzato ha attirato l'ira dei partiti PD e PDL che (ovviamente) si sono schierati in maniera opposta alla richiesta dei cittadini Veneti.
Non si può ancora avere la certezza di quali siano i pro ed i contro se il referendum avesse l'esito sperato dalla raccolta delle firme, anche se una dichiarazione del presidente della stessa regione Luca Zaia in cui dice esplicitamente:
“Il Veneto paga le tasse e vorrebbe avere delle risposte da Roma. Ma Roma non ha rispetto dei veneti. L’idea dell’indipendenza parte quindi dal popolo, è un’istanza democratica e nasce proprio dalla mancanza di risposte”
lascia intendere che la regione si troverebbe molti più soldi nella casse di quanti ne abbia adesso.
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