Cosa succede se torna la lira: tutti i rischi di dire no all'euro
Prezzi alle stelle. Mutui triplicati. Inflazione senza freni. Dazi e meno soldi in tasca. Se l'Italia dovesse davvero uscire dalla moneta unica gli esperti prevedono uno scenario da incubo.
E' uno scenario al quale non voglio credere, perché assisteremmo a un crollo dei consumi e ci troveremmo in un clima di economia di guerra», dice Giorgio Santambrogio, direttore generale di Interdis, il gruppo distributivo con oltre 1.600 supermercati, supermercatini e cash&carry (tra cui Sidis, Dimeglio, Etè e Migross).
«Sarebbe una catastrofe, proprio adesso che tantissimi investitori internazionali stanno puntando sull’Italia.
La mia società compra la materia prima, come la soia, in Francia e in Canada. Se dovrò pagarla in lire mi costerà parecchio di più, e l’aumento si mangerà tutto il vantaggio di una ipotetica svalutazione della nuova moneta», spiega Lorenzo Sassoli de Bianchi, patron della Valsoia e presidente dell’Upa, l’associazione degli utenti pubblicitari. «Mamma mia, speriamo proprio che non succeda! La lira perderà valore, da un minimo del 20 a un massimo del 40 per cento, le famiglie ridurranno la mole dei loro “acquisti ripetuti”, quelli tipici del largo consumo, e non escludo che nel mio settore, quello della birra, qualche concorrente estero decida di abbandonare il mercato, com’è accaduto in Grecia», sostiene Alberto Frausin, amministratore delegato di Carslberg Italia. Manager e imprenditori del Bel Paese, a larghissima maggioranza, non vedono niente di buono in un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro.
Un argomento che, con l’avvicinarsi delle elezioni per il Parlamento europeo, viene agitato con sempre maggior vigore dalle forze politiche di opposizione. Dopo i risultati del voto amministrativo in Francia, gli attacchi all’euro del Movimento 5 stelle, di Forza Italia e della Lega Nord sono decisamente saliti di tono. Costringendo anche chi considera assurdo l’abbandono della moneta comune a ipotizzarne gli impatti sul proprio business. E a incrociare le dita con sempre maggior convinzione.
CROLLA IL MATTONE
Anche la casa, un fronte che sembrerebbe distante dalla guerra delle valute, è destinata a soffrire di brutto se facciamo “ciao ciao” all’euro. I tassi sui prestiti per acquistare un alloggio, che oggi viaggiano mediamente poco sopra il 5 per cento, triplicherebbero in un batter d’occhio. A patto di trovare qualcuno che te li presti......
http://espresso.repubblica.it/affari...061?ref=HRBZ-1
Bisognava pensarci prima quando i padri dell'euro nella loro foga di paternità da iscrivere sui libri di storia ci fiondarono nell'euro senza la dovuta prudenza e diligenza del buon padre di famiglia.
Una volta che nel pantano ci stai la situazione non gode della reversibilità per cui se da A si passa a B tornando indietro si ritrova A, magari si finisce a Z.
Come un viaggio nel tempo, difficile programmare dove si finisce.
"Sarà una marcia trionfale. Se vinciamo Napolitano si ritiri a Cesano Boscone"
Si si, lui ci vuole bene, tanto bene, un bene da morir.
Prezzi alle stelle. Mutui triplicati. Inflazione senza freni. Dazi e meno soldi in tasca. Se l'Italia dovesse davvero uscire dalla moneta unica gli esperti prevedono uno scenario da incubo.
E' uno scenario al quale non voglio credere, perché assisteremmo a un crollo dei consumi e ci troveremmo in un clima di economia di guerra», dice Giorgio Santambrogio, direttore generale di Interdis, il gruppo distributivo con oltre 1.600 supermercati, supermercatini e cash&carry (tra cui Sidis, Dimeglio, Etè e Migross).
«Sarebbe una catastrofe, proprio adesso che tantissimi investitori internazionali stanno puntando sull’Italia.
La mia società compra la materia prima, come la soia, in Francia e in Canada. Se dovrò pagarla in lire mi costerà parecchio di più, e l’aumento si mangerà tutto il vantaggio di una ipotetica svalutazione della nuova moneta», spiega Lorenzo Sassoli de Bianchi, patron della Valsoia e presidente dell’Upa, l’associazione degli utenti pubblicitari. «Mamma mia, speriamo proprio che non succeda! La lira perderà valore, da un minimo del 20 a un massimo del 40 per cento, le famiglie ridurranno la mole dei loro “acquisti ripetuti”, quelli tipici del largo consumo, e non escludo che nel mio settore, quello della birra, qualche concorrente estero decida di abbandonare il mercato, com’è accaduto in Grecia», sostiene Alberto Frausin, amministratore delegato di Carslberg Italia. Manager e imprenditori del Bel Paese, a larghissima maggioranza, non vedono niente di buono in un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro.
Un argomento che, con l’avvicinarsi delle elezioni per il Parlamento europeo, viene agitato con sempre maggior vigore dalle forze politiche di opposizione. Dopo i risultati del voto amministrativo in Francia, gli attacchi all’euro del Movimento 5 stelle, di Forza Italia e della Lega Nord sono decisamente saliti di tono. Costringendo anche chi considera assurdo l’abbandono della moneta comune a ipotizzarne gli impatti sul proprio business. E a incrociare le dita con sempre maggior convinzione.
CROLLA IL MATTONE
Anche la casa, un fronte che sembrerebbe distante dalla guerra delle valute, è destinata a soffrire di brutto se facciamo “ciao ciao” all’euro. I tassi sui prestiti per acquistare un alloggio, che oggi viaggiano mediamente poco sopra il 5 per cento, triplicherebbero in un batter d’occhio. A patto di trovare qualcuno che te li presti......
http://espresso.repubblica.it/affari...061?ref=HRBZ-1
Bisognava pensarci prima quando i padri dell'euro nella loro foga di paternità da iscrivere sui libri di storia ci fiondarono nell'euro senza la dovuta prudenza e diligenza del buon padre di famiglia.
Una volta che nel pantano ci stai la situazione non gode della reversibilità per cui se da A si passa a B tornando indietro si ritrova A, magari si finisce a Z.
Come un viaggio nel tempo, difficile programmare dove si finisce.
"Sarà una marcia trionfale. Se vinciamo Napolitano si ritiri a Cesano Boscone"
Si si, lui ci vuole bene, tanto bene, un bene da morir.





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