Axe, concordo con te sul fatto che in Italia ci sia un grave problema culturale.
Evidentemente però lo identifichiamo in modo diverso.
Più che corruzione, castacriccaladri, debito pubblico e altri cavalli di battaglia grillini, io credo che il principale problema culturale italiano (che poi ha un effettivo impatto anche economico sulla vita di tutti) è la scarsa considerazione della cultura scientifica.
Da noi si può credere colto chi non sa risolvere l'integrale di e alla x (vantandosi pure di tale lacuna).
Questo causa una generalizzata scarsa sensibilità alle tematiche quantatative (e l'irrefrenabile desiderio di contrapporre ai dati ed alle grandezze misurabili grandezze non misurabili o addirittura di non chiara definizione, si da rendere qualunque decisione indipendente dalla ragione) che porta a scrivere, senza alcun imbarazzo, frasi come questa
Vabbè che, in accordo con un luogo comune infondato ma incredibilmente diffuso, credevi che producessimo "giusto un po' di tessile", ma comunque anche in quel "po' di tessile" un valore aggiunto da lavoro sul prodotto finito ci sarà stato, o no?
Il vantaggio che celebri del pagare meno il prelavorato esiste solo per produzioni a scarsissimo valore aggiunto (o per i diretto consumo del prodotto importato da parte del pubblico). Quindi svantaggia le produzioni elaborate (= che hanno filiera più lunga = che impiegano più aziende = che danno lavoro a più persone).
Facciamo questo semplice calcolo.
Sia K la percentuale, tra 0 e 1, del costo totale di un oggetto dato dal prezzo del prelavorato importato. Sia X la percentuale di rivalutazione o svalutazione della tua moneta rispetto ad un'altra (tra -1 e +1).
Il costo del tuo prodotto (in origine poniamo P=1), in seguito a rivalutazione X, viene modificato di -KX. E già dovresti notare che maggiore è il lavoro che fai (e quindi minore è K), meno rilevante è questo cambiamento (ad esempio, se K è 20% e X è 20%, -KX è -4%).
Se poi questo prodotto lo esporti, per chi lo compra, questo costa X in più.
Quindi, a parità di utili, P = (1 - KX)*(1 + X) = 1 + X - K*(X^2 + X).
Quindi P diventa più conveniente se e solo se X - K*(X^2 + X) < 0.
Cioè se e solo K > X / (X^2 + X)
Che si verifica se e solo se X > 0 e K > 1 / (1 + X), oppure X < 0 e K < 1 / (1 + X).
Dovresti notare che nel secondo caso (X<0, cioè svalutazione) 1 / (1 + X) è sempre maggiore di 1, quindi sempre maggiore di K (che in qualunque produzione sta tra 0 e 1), quindi il prodotto risulta più conveniente sul mercato estero qualunque sia il costo del prelavorato e qualunque sia la percentuale di lavoro che ci svolgi.
Nel primo caso (X>0) viene invece questa curva:
grafico.png
Vedi quanto deve essere elevato K (e quindi quanto basso il valore aggiunto, cioè quanto poco lavoro serve) perché il prezzo sia conveniente? Anche nel caso di una rivalutazione del +100% K dovrà essere superiore al 50% del costo totale del prodotto.
Quindi dov'è il vantaggio per un'economia basata per un terzo sull'industria e l'artigianato (e che esporta più di un terzo della propria produzione)?
Riguardo gli altri punti, più brevemente,
che i prezzi siano destinati a salire è ovvio, l'inflazione esiste in tutte le economie in crescita (infatti ora c'è la deflazione), ma un medio +50% dei prezzi non era ovvio manco per il cazzo, visto che ha significato un'inflazione reale dell'8% tra il 2002 ed il 2008, a fronte di una crescita del pil ovviamente inferiore, traducendosi quindi in una crescita negativa al netto dell'inflazione effettiva.
Come giustamente dici i tassi dei mutui sono scesi e i prezzi delle case sono saliti, non vedo il vantaggio, anche perché sono poi calati (del 5%, non del 50% come scrivi). Così come anche gli affitti, così come in generale i prezzi. Non mi sono invece accorto del generale calo degli affitti nel precrisi, a me pare fossero saliti, sarò stato sfigato.
Senza volontà di polemica vorrei dirti che in questa discussione hai un atteggiamento che rende poco piacevole discutere. Mentre io segnalo che la mia è solo un'opinione, quindi soggetta a tutte le limitazioni dovuto ai limiti della mia conoscenza ed esperienza (e pure intelligenza, mica posso escludere di fare cazzate), tu sembri avere certezze granitiche e fideistiche in stile Cono, tanto da sentirti legittimato a derubricare l'opinione diversa dalla tua a cazzata degna solo di dileggio.
Le valute africane sono scambiate pochissimo, ovviamente, quindi c'è in genere poca svalutazione. Quella che c'è a iosa in alcuni paesi africani è l'inflazione (che è normale nelle economie in crescita, e molti paesi africani sono in crescita a 2 cifre) che, come ti ripeto, è tutt'altra cosa e può causare anche svalutazione, ma non vanno invertite cause ed effetti. Poi magari Stati Uniti, UK e Giappone (in crescita) sono stati scemi a svalutare e siamo stati furbi noi dell'eurozona (in recessione).
Evidentemente però lo identifichiamo in modo diverso.
Più che corruzione, castacriccaladri, debito pubblico e altri cavalli di battaglia grillini, io credo che il principale problema culturale italiano (che poi ha un effettivo impatto anche economico sulla vita di tutti) è la scarsa considerazione della cultura scientifica.
Da noi si può credere colto chi non sa risolvere l'integrale di e alla x (vantandosi pure di tale lacuna).
Questo causa una generalizzata scarsa sensibilità alle tematiche quantatative (e l'irrefrenabile desiderio di contrapporre ai dati ed alle grandezze misurabili grandezze non misurabili o addirittura di non chiara definizione, si da rendere qualunque decisione indipendente dalla ragione) che porta a scrivere, senza alcun imbarazzo, frasi come questa
Originariamente Scritto da axeUgene
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Il vantaggio che celebri del pagare meno il prelavorato esiste solo per produzioni a scarsissimo valore aggiunto (o per i diretto consumo del prodotto importato da parte del pubblico). Quindi svantaggia le produzioni elaborate (= che hanno filiera più lunga = che impiegano più aziende = che danno lavoro a più persone).
Facciamo questo semplice calcolo.
Sia K la percentuale, tra 0 e 1, del costo totale di un oggetto dato dal prezzo del prelavorato importato. Sia X la percentuale di rivalutazione o svalutazione della tua moneta rispetto ad un'altra (tra -1 e +1).
Il costo del tuo prodotto (in origine poniamo P=1), in seguito a rivalutazione X, viene modificato di -KX. E già dovresti notare che maggiore è il lavoro che fai (e quindi minore è K), meno rilevante è questo cambiamento (ad esempio, se K è 20% e X è 20%, -KX è -4%).
Se poi questo prodotto lo esporti, per chi lo compra, questo costa X in più.
Quindi, a parità di utili, P = (1 - KX)*(1 + X) = 1 + X - K*(X^2 + X).
Quindi P diventa più conveniente se e solo se X - K*(X^2 + X) < 0.
Cioè se e solo K > X / (X^2 + X)
Che si verifica se e solo se X > 0 e K > 1 / (1 + X), oppure X < 0 e K < 1 / (1 + X).
Dovresti notare che nel secondo caso (X<0, cioè svalutazione) 1 / (1 + X) è sempre maggiore di 1, quindi sempre maggiore di K (che in qualunque produzione sta tra 0 e 1), quindi il prodotto risulta più conveniente sul mercato estero qualunque sia il costo del prelavorato e qualunque sia la percentuale di lavoro che ci svolgi.
Nel primo caso (X>0) viene invece questa curva:
grafico.png
Vedi quanto deve essere elevato K (e quindi quanto basso il valore aggiunto, cioè quanto poco lavoro serve) perché il prezzo sia conveniente? Anche nel caso di una rivalutazione del +100% K dovrà essere superiore al 50% del costo totale del prodotto.
Quindi dov'è il vantaggio per un'economia basata per un terzo sull'industria e l'artigianato (e che esporta più di un terzo della propria produzione)?
Riguardo gli altri punti, più brevemente,
che i prezzi siano destinati a salire è ovvio, l'inflazione esiste in tutte le economie in crescita (infatti ora c'è la deflazione), ma un medio +50% dei prezzi non era ovvio manco per il cazzo, visto che ha significato un'inflazione reale dell'8% tra il 2002 ed il 2008, a fronte di una crescita del pil ovviamente inferiore, traducendosi quindi in una crescita negativa al netto dell'inflazione effettiva.
Come giustamente dici i tassi dei mutui sono scesi e i prezzi delle case sono saliti, non vedo il vantaggio, anche perché sono poi calati (del 5%, non del 50% come scrivi). Così come anche gli affitti, così come in generale i prezzi. Non mi sono invece accorto del generale calo degli affitti nel precrisi, a me pare fossero saliti, sarò stato sfigato.
Senza volontà di polemica vorrei dirti che in questa discussione hai un atteggiamento che rende poco piacevole discutere. Mentre io segnalo che la mia è solo un'opinione, quindi soggetta a tutte le limitazioni dovuto ai limiti della mia conoscenza ed esperienza (e pure intelligenza, mica posso escludere di fare cazzate), tu sembri avere certezze granitiche e fideistiche in stile Cono, tanto da sentirti legittimato a derubricare l'opinione diversa dalla tua a cazzata degna solo di dileggio.
Originariamente Scritto da Il gatto
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; perciò non possiamo ricattare e mendicare, e se fai i b(l)uffi prima o poi qualcuno li viene a vedere;
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