Grazie Renzi per le nuove tasse

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  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24582

    #136
    Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
    Per l'enigma delle tre scatole non è necessario il calcolo combinatorio.
    vabbè, io sono analfabeta (di ritorno) in matematica
    c'è del lardo in Garfagnana

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    • Il gatto
      Opinionista
      • 21/11/09
      • 12721

      #137
      e i politici votando
      Si puniscono anche borbottando senza aspettare il voto zitti e muti come piacerebbe a loro.
      E il borbottio, a volte, fa ingoiare ai geni anche le loro ideone come l'anatocismo con cui renzi voleva reintrodurre il calcolo degli interessi sugli interessi, ma il boccone prelibato con cui doveva satollare i suoi pupilli banchieri è andato per traverso e la norma, che tutti approvavano nel governo, è scomparsa, fino a nuovo assalto delle lobbies e dei loro sicari.

      Competitività, salta la norma sull'anatocismo. Ilva, sbloccate le risorse dei Riva

      Le commissioni Industria e Ambiente del Senato hanno votato la soppressione dell'articolo che comprende la capitalizzazione degli interessi. Ok anche a due subemendamenti sul siderurgico tarantino: arriva il subcommissario. Seconda soglia d'Opa al 25%

      Via libera delle commissioni Ambiente e Industria del Senato alla sopressione della norma sull'anatocismo contenuta nel decreto legge Competitività. Sulla cancellazione dell'articolo 31 del provvedimento c'è stato il parere favorevole del governo. I lavori delle commissioni sono andati avanti nella notte e sono ripresi questa mattina per concludere l'esame degli emendamenti e licenziare il testo per l'aula. Alla fine il disco verde è arrivato e il provvedimento passa ora all'esame dell'Aula.

      Ieri, alla presentazione degli emendamenti dei relatori, non era emersa alcuna proposta di modifica; una mossa che aveva lasciato presagire al mantenimento della disposizione nel testo di legge, opzione per la quale sembrava propendere il governo stesso. Evidentemente, la forte opposizione che si è creata anche all'interno del Partito democratico sulla capitalizzazione degli interessi ha cambiato le carte in tavola e nella discussione sono stati sfruttati i numerosi emendamenti presentati dai senatori che chiedevano appunto la soppressione dell'articolo.

      L'articolo 31 del dl Competitività modificava il Testo unico bancario affidando al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) il compito di determinare modalità e criteri per la produzione, con periodicità non inferiore a un anno, di interessi sugli interessi maturati nelle


      operazioni in conto corrente o di pagamento. Si trattava di una specifica precisazione dopo che la legge di Stabilità 2014 aveva lasciato la questione "aperta" con alcuni problemi di interpretazione: da una parte sembra ammettere la capitalizzazione degli interessi, ma dall'altra dice che questi non ne possono produrre di ulteriori. A questo punto torna a prevalere l'orientamento del Parlamento, che aveva ritenuto di abolire la norma proprio con la Stabilità, nonostante questa fosse caldeggiata ad esempio da Bankitalia. Immediata la reazione dei consumatori, con Elio Lannutti dell'Adusbef che parla della sconfitta "dell'arroganza di Bankitalia, Abi e Bce che avevano cercato di difendere una norma odiosa". Soddisfatto anche Francesco Boccia, del Pd: "L'anatocismo è stato cancellato, è una vittoria del buon senso".
      Le commissioni Industria e Ambiente del Senato hanno votato la soppressione dell'articolo che comprende la capitalizzazione degli interessi. Ok anche a due sub…


      E certo certe prelibatezze non scompaiono per il buon cuore di chi fa di tutto per introdurle.
      Se il popolo mormora ci sono anche gli scontenti di alto bordo che valutano la convenienza loro di dare un seguito al malcontento popolare e il primo della classe, prima di farsi bocciare in aula l'ideona, la fa scomparire.

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      • anaffettivo
        Opinionista
        • 02/09/08
        • 1336

        #138
        Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
        non hai capito: il fatto stesso di offrire la possibilità di fruire gratuitamente senza il consenso del titolare configura diverse ipotesi di reato, a seconda dell'eventuale fine o vantaggio ottenuto da ognuno dei soggetti coinvolti; non è necessario che venga materialmente accertata l'appropriazione da parte degli utenti;
        GAC che "offrire la possibilità di fruire gratuitamente senza il consenso del titolare".
        Ma a te ovviamente sfugge la modalità nella quale questo avviene.
        Del resto per descrivere la pirateria mi hai fatto tornare indietro nel tempo fino agli inizi degli anni 90'.
        Nell'ormai lontano 1999 nacque Napster, un programma abbastanza famoso, nonno dei programmi per scaricare (ormai deceduto). Nasce un nuovo tipo di pirateria.
        Gli utenti scambiano tra loro i contenuti che vogliono condividere (canzoni, film, libri, immagine, videogiochi).
        Quello che negli ultimi tre messaggi ti ripetevo ma non capisci, è che non esiste alcun modo di sapere chi sta condividendo cosa con chi.
        Quindi non puoi sapere se Mario Rossi ha messo in condivisione un disco di Gino Paoli, e non puoi sapere chi lo sta scaricando.
        O meglio, puoi solo se sai già dove guardare (tipo se stai già perquisendo il pc).
        Quindi non puoi sapere se un autore stia venendo effettivamente scaricato illegalmente.
        Tu, come il legislatore in questo caso, stai assumento che tutti scarichino tutto. E quindi tutti gli autori ricevano un danno.
        E premesso che non credo che essere scaricati causi danno, è di fatto impossibile stabilire chi sia veramente danneggiato né in quale misura.
        Il profilo che descrivi tu, cioè un sito che propone canzoni senza diritti, è estremamente minoritario, dato che quasi tutti i video musicali su youtube sono caricati dagli aventi diritto e nelle condizioni d'uso c'é anche il consenso a che il video venga embeddato in siti terzi.
        Per la musica ormai, a parte il download che è incontrollabile e non permette di associare alcuna misura di danno ad alcun autore specifico, i metodi di fruizione gratuita sono principalmente legali: video su yt caricati dagli aventi diritto e radio (anche radio su internet, ce ne sono a bizzeffe).
        Diverso è il caso del cinema. Lì sì che lo streaming la fa da padrone, e lì in effetti è possibile associare a qualcuno (detentore di un sito) una colpa, ed anche misurare (dal numero di accessi) l'entità del "danno". A la chiusura di questi siti non causerebbe alcuna apocalisse digitale, come irrazionalmente temi, come non l'ha causata la chiusura di megavideo.
        Non ti sorprenderà però sapere che oltre il 90% dei film o serie visti in streaming in Italia sono stranieri.
        Si tratta, per gli autori italiani, decisamente di un problema minore (e comunque indipendente dalle memorie esterne che oggi si tassa, visto che lo streaming non ne richiede, tanto valeva tassare sigarette o alcolici).
        Insomma, mi sembra proprio che sia tanto rumore per nulla.
        Last edited by anaffettivo; 25-07-2014, 08:10.

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        • Il gatto
          Opinionista
          • 21/11/09
          • 12721

          #139
          Ma su, se il comune ha bisogno di soldi si tassano, come effettivamente si fa, gli adesivi sulla vetrina e il condizionatore sul muro dei negozi, poi in una polemica una qualche altizzima ragione etica a giustificazione esoterica del balzello si trova.

          Mo l'amico "nostro" con le bravate che ha fatto si trova con uno sbilanciamento passivo di 25 miliardi da tamponare nella finanziaria d'autunno, in genere le campagne di guerra si iniziavano a primavera
          Quindi scavare le trincee e interrare i carri per fronteggiare l'onda d'urto, i tassatori arriveranno di notte con le scarpe tutte rotte e non si sa dove impervesseranno, sparare a vista.
          Last edited by Il gatto; 25-07-2014, 13:35.

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24582

            #140
            Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
            GAC che "offrire la possibilità di fruire gratuitamente senza il consenso del titolare".
            Ma a te ovviamente sfugge la modalità nella quale questo avviene.
            mi sa che ti sei fatto un'idea piuttosto approssimativa di me;
            considera che colleziono da 40 anni live & outtakes;
            quali credi siano state negli ultimi 20 le mie fonti digitali non cd ?

            Del resto per descrivere la pirateria mi hai fatto tornare indietro nel tempo fino agli inizi degli anni 90'.
            Nell'ormai lontano 1999 nacque Napster, un programma abbastanza famoso, nonno dei programmi per scaricare (ormai deceduto). Nasce un nuovo tipo di pirateria.
            Gli utenti scambiano tra loro i contenuti che vogliono condividere (canzoni, film, libri, immagine, videogiochi).
            Quello che negli ultimi tre messaggi ti ripetevo ma non capisci, è che non esiste alcun modo di sapere chi sta condividendo cosa con chi.
            Quindi non puoi sapere se Mario Rossi ha messo in condivisione un disco di Gino Paoli, e non puoi sapere chi lo sta scaricando.
            O meglio, puoi solo se sai già dove guardare (tipo se stai già perquisendo il pc).
            Quindi non puoi sapere se un autore stia venendo effettivamente scaricato illegalmente.
            Tu, come il legislatore in questo caso, stai assumento che tutti scarichino tutto. E quindi tutti gli autori ricevano un danno.
            no, tu non hai assolutamente idea di ciò che configura un danno per il nostro ordinamento giuridico, ma questo te lo spiego dopo;
            quella parte del net che riguarda i p2p, torrents, ecc. è relativamente opaca, con diverse varianti; ma poi c' tutto il "chiaro", in cui sono le piattaforme stesse ad essere esplicite e tracciabili;

            E premesso che non credo che essere scaricati causi danno, è di fatto impossibile stabilire chi sia veramente danneggiato né in quale misura.
            Il profilo che descrivi tu, cioè un sito che propone canzoni senza diritti, è estremamente minoritario, dato che quasi tutti i video musicali su youtube sono caricati dagli aventi diritto e nelle condizioni d'uso c'é anche il consenso a che il video venga embeddato in siti terzi.
            ma, a parte il fatto che non è assolutamente vero; i video su youtube sono nella stragrande maggioranza caricati da non aventi diritto, e se fai ricerche appena approfondite lo vedi subito; non vengono rimossi perché nelle circostanze "grigie" della disciplina non si è ancora prodotta un'azione che forza l'individuazione dei soggetti tenuti alla bonifica, dato che, come ti ho spiegato, sarebbe una procedura rognosissima e piena di technicalities giuridiche foriere di grandi controversie;

            Per la musica ormai, a parte il download che è incontrollabile e non permette di associare alcuna misura di danno ad alcun autore specifico, i metodi di fruizione gratuita sono principalmente legali: video su yt caricati dagli aventi diritto e radio (anche radio su internet, ce ne sono a bizzeffe).
            Diverso è il caso del cinema. Lì sì che lo streaming la fa da padrone, e lì in effetti è possibile associare a qualcuno (detentore di un sito) una colpa, ed anche misurare (dal numero di accessi) l'entità del "danno". A la chiusura di questi siti non causerebbe alcuna apocalisse digitale, come irrazionalmente temi, come non l'ha causata la chiusura di megavideo.
            Non ti sorprenderà però sapere che oltre il 90% dei film o serie visti in streaming in Italia sono stranieri.
            Si tratta, per gli autori italiani, decisamente di un problema minore (e comunque indipendente dalle memorie esterne che oggi si tassa, visto che lo streaming non ne richiede, tanto valeva tassare sigarette o alcolici).
            Insomma, mi sembra proprio che sia tanto rumore per nulla.
            vedi, il punto è che tu sembri proprio avere una cortina fumogena di argomentazioni e pregiudizi che ti impediscono di percepire i fondamentali del sistema e le loro relazioni, con i relativi vincoli, come invece ci si aspetterebbe da un matematico;

            forse devo riepilogare, perché a volte do per scontato che un minimo di nozioni di come funziona il diritto le abbiano un po' tutti; tu hai:

            a) il diritto di proprietà, che è assieme a pochi altri, uguaglianza e non discriminazione, ecc... il pilastro delle società di tipo liberal-democratico, come la nostra; le eccezioni a questo diritto sono tassative e dettagliate, motivate dall'interesse e dell'ordine pubblico;

            questo diritto afferma che il suo titolare esercita la piena ed esclusiva disponibilità del bene in oggetto; il che significa che nessuno può fruire del bene di proprietà senza il consenso del titolare, e solo alle sue condizioni;

            il concetto di danno che contempli tu, limitandolo al lucro cessante verificabile, non è quello dell'ordinamento, quindi tutti i tuoi ragionamenti sono fantasie, campati in aria;
            il danno, l'infrazione al principio stabilito dalla legge, si ha già nel momento in cui il bene - nel nostro caso facciamo l'esempio di un brano - viene sottratto alla disponibilità del titolare, che può volerlo vendere, o vedere non pubblicato, o pubblicarlo nei tempi e modalità che ritiene più opportuni, e messo a disposizione del pubblico senza il consenso del titolare;

            ora, è accaduto che la tecnologia abbia creato condizioni per le quali una parte dei diritti di proprietà intellettuale possano essere elusi; non è che l'autorità ha bisogno di stabilire esattamente chi e quanto sia esattamente danneggiato per rilevare il problema; sono decenni che le autorità in tutto il mondo osservano e registrano gli sviluppi tecnologici e le prassi di elusione ed evasione del diritto d'autore, dalla duplicazione, alla pirateria commerciale, alla fruizione impropria, e infine ai mezzi consentiti dalla rete;

            e infatti, la disposizione in questione non si atteggia formalmente a risarcimento, che può essere solo conseguenza di una sentenza per danno accertato; è semplicemente la reiterazione dell'unica misura compensativa disponibile che per approssimazione si rivale sui supporti più verosimilmente implicati nella duplicazione, con la prospettiva di tassare anche gli operatori coinvolti nella stessa fruizione via rete;
            non si risolve il problema, ma quantomeno non si manifesta il totale disinteresse;
            te lo posso dire con una certa cognizione di causa perché, oltre ad esser un discreto studioso e collezionista di storia della pirateria musicale e avendo lavorato anche nel settore commerciale, da circa 20 anni passo un mese all'anno in vacanza e discuto quotidianamente con la persona che sostanzialmente guida questa transazione che è il più importante giurista esperto di diritto d'autore italiano; abbiamo rivoltato la questione come un pedalino, vagliando tutte le ipotesi e contro-ipotesi, tutte le implicazioni; per la cronaca, io facevo la parte del mercatista liberale, mentre lui partiva da una posizione molto rigida di difesa della lettera della legge; alla fine, l'unica soluzione emersa praticabile e relativamente equa è sempre stata esattamente quella di tassare i soggetti a cui è imputabile un lucro diretto o indiretto dalle attività di fruizione gratuita, lasciando al mercato la determinazione del rincaro di quei prodotti o servizi;

            la questione che ti sfugge è che l'ordinamento non può semplicemente prendere atto di una circostanza come questa, in cui non è in grado di tutelare il diritto di proprietà di alcune categorie di titolari e accettarla come ineluttabile, senza adoperarsi in alcun modo;

            un atteggiamento di questo tipo comporterebbe, oltre alla mancata tutela del diritto di proprietà stesso, che è già non concepibile di per sé, anche la violazione del principio di uguaglianza, per cui il proprietario di un bene, definito come tale, viene discriminato e non è tutelato come quello di un altro bene, e questo è assolutamente impensabile, a meno di non rinnegare proprietà o uguaglianza, o entrambe; non si può fare, ma non solo per un motivo di allocazione di valori e affidamento, ma anche per motivi stringenti di carattere pratico:

            quando un ordinamento esprime diritto, positivo o negativo, non si pronuncia solo sul merito di quella disposizione; es.: una legge che disponga un beneficio tariffario per una categoria svantaggiata, formalmente si può limitare a quella categoria; ma sostanzialmente implica un principio sovraordinato, la ratio della norma;
            ora, in base al principio di uguaglianza, anche chi abbia uno svantaggio diverso, ma equiparabile a quello indicato nella formulazione, in base alla ratio, identificata dal giudice di merito, o dalla cass. successivamente, potrà far valere il suo diritto ad avvalersi del beneficio, per estensione analogica;

            a questo punto, visto che una certa logica non ti dovrebbe mancare, potresti cominciare ad intuire quale genere di problemi si originerebbero qualora lo stato dovesse manifestare un sostanziale recesso dalla tutela del diritto di proprietà di alcune categorie, esprimendo un tacito assenso alla violazione;

            sarebbe comunque impensabile, poiché cassazione e c.cost., nei loro tempi e modi, costringerebbero il legislatore ad intervenire, isolando la questione e disponendo in modo stringente;

            quello giuridico, è un sistema, elaborato per operare secondo equilibri e meccanismi precisi, esattamente come un sistema meccanico-fisico;
            se tu triplichi la potenza erogata da un motore, magari allungando la corsa dei pistoni, ma lasci inalterato il resto, sottoponi i materiali a sollecitazioni non previste, ma all'inizio la cosa ti sembra fattibile, magari perché non avverti immediatamente il cedimento delle strutture;

            esattamente come tu non vedi alcun problema nel fatto che alcune categorie di proprietari di beni perdano la piena disponibilità di quelli come condizione strutturale determinata dagli sviluppi tecnologici.
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • Il gatto
              Opinionista
              • 21/11/09
              • 12721

              #141
              Lo streaming sta diventando sempre più popolare - cosa che non si aspettava nessuno - tanto da aver arginato il fenomeno della pirateria. Perché "possedere" musica quando possiamo ascoltarla gratis - con i banner - o con un abbonamento irrisorio (Spotify chiede da 4.99 euro a 9.99 euro al mese)? Ma le conseguenze sono devastanti. Di fatto sta uccidendo il download ufficiale esattamente come il download aveva fatto con i cd.

              Il problema sembra quindi essere fra i compositori e le major di distribuzione e non con i cipputi tartassati che renzi si e' sbrigato a tartassare.
              Le major non si fanno tartassare da lui.

              Se non paghi non suono

              Sulla rete è boom dello streaming musicale, ma i guadagni per gli artisti sono sempre meno. Così parte la guerra delle star contro i giganti della Silicon Valley. Mentre YouTube, Google e Amazon avanzano

              Il pianeta della musica digitale è in pieno subbuglio. Il mese scorso YouTube ha minacciato di cancellare migliaia di video di Adele, XX, Arcade Fire, Sigur Ros, Vampire Weekend, Arctic Monkeys, Radiohead perché le etichette indipendenti che li producono hanno rifiutato di sottoscrivere i nuovi termini contrattuali proposti dal gigante californiano (un miliardo di visitatori al mese) per un nuovo servizio a pagamento, YouTube Music Pass, che partirà alla fine dell'estate.
              La formula dell'abbonamento - accesso illimitato alla musica e possibilità di scaricarla per ascoltarla offline - è già offerto da piattaforme come Spotify, Weezer e Pandora, ma finora non da YouTube. I compensi riconosciuti alle etichette e di conseguenza agli artisti variano a seconda della loro forza contrattuale. Le tre label maggiori (Universal, Sony e Warner) anche nel caso di YouTube Music Pass hanno trovato un accordo, le piccole, tra cui XL Recordings, 4AD, Matador, Domino Records, che rappresentano il 10% del mercato ma anche la musica più innovativa, si sono rifiutate. "Spotify, Rdio, Rhapsody e altri servizi ci trattano in modo equo", dice Rich Bengloff, presidente della American Association of Independent Music. "Lo stesso non si può dire per YouTube". Sulla questione è stato sollecitato persino l'intervento del Commissario europeo per la concorrenza Joaquìn Almunia, cui si sono rivolte le etichette, sostanzialmente accusando la piattaforma di bullismo. Per ora la "rappresaglia" di YouTube contro i ribelli è rinviata e si è riaperto uno spiraglio. Ma cosa accadrà in futuro?
              La lotta tra Davide e Golia - che ricorda quella nel campo degli ebook tra Amazon e Hachette - si iscrive in realtà in una guerra molto più ampia e sanguinosa tra artisti, etichette di serie A e B, e giganti dello streaming che sta inesorabilmente rivoluzionando non solo la nostra maniera di consumare la musica ma minacciando la sopravvivenza dell'industria. "Una volta la musica era strettamente legata al disco: l'unico supporto per venderla, possederla e riprodurla. Oggi è dentro tantissimi contenitori della rete ed è diventata subalterna al mondo digitale e alle sue logiche, che le riconoscono un valore economico bassissimo. La si può trovare ovunque e se ne può ascoltare gratis talmente tanta da creare uno stato di ubriacatura perenne", dice Bruno Pasini, consulente musicale.
              Lo streaming sta diventando sempre più popolare - cosa che non si aspettava nessuno - tanto da aver arginato il fenomeno della pirateria. Perché "possedere" musica quando possiamo ascoltarla gratis - con i banner - o con un abbonamento irrisorio (Spotify chiede da 4.99 euro a 9.99 euro al mese)? Ma le conseguenze sono devastanti. Di fatto sta uccidendo il download ufficiale esattamente come il download aveva fatto con i cd: secondo dati Nielsen nei primi mesi del 2014 i download di musica digitale negli Usa sono scesi del 15% per gli album e del 13% per i single rispetto allo stesso periodo del 2013, mentre il volume dello streaming a pagamento è aumentato del 42%. In Svezia le entrate dell'industria arrivano per il 95% dallo streaming. Una "super-radio" come Spotify, che in Svezia è nata, è arrivata a 10 milioni di iscritti. E i soliti noti della Silicon Valley si sono tempestivamente tuffati sul business. Amazon, il mese scorso ha lanciato Prime Music. Google, proprietaria di YouTube, si è appena comprata Songza, servizio di radio in streaming, mentre Apple, che vede assottigliarsi le vendite su iTunes, si è aggiudicata a maggio Beats by Dr Dre per 3 miliardi di dollari.
              Il mondo delle classifiche si sta adeguando. Nel Regno Unito, dove gli streaming settimanali sono saliti dai 100 milioni del gennaio 2013 ai 260 milioni dello scorso maggio, le charts ufficiali (UK Top 40) hanno appena iniziato a contare non solo i
              Last edited by Il gatto; 26-07-2014, 10:36.

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24582

                #142
                Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                Lo streaming sta diventando sempre più popolare - cosa che non si aspettava nessuno - tanto da aver arginato il fenomeno della pirateria. Perché "possedere" musica quando possiamo ascoltarla gratis - con i banner - o con un abbonamento irrisorio (Spotify chiede da 4.99 euro a 9.99 euro al mese)? Ma le conseguenze sono devastanti. Di fatto sta uccidendo il download ufficiale esattamente come il download aveva fatto con i cd.

                Il problema sembra quindi essere fra i compositori e le major di distribuzione e non con i cipputi tartassati che renzi si e' sbrigato a tartassare.
                Le major non si fanno tartassare da lui.
                Gatto, qui sfondi una porta aperta, anche se ovviamente i Cipputi sono in condizione di fruire gratuitamente di contenuti: vuoi ascoltare l'ultimo disco di Pinko & the Pallinos ? vai sul tubo e forse c'è il canale ufficiale, ma al 99% hai una miriade di utenti privati che lo hanno postato senza autorizzazione, incluse innumerevoli versioni dal vivo dell'ultima tournée; il tutto con una pubblicità che frutta lucro al titolare del sito;
                in questo caso, i Cipputi tartassati sono selezionati tra quelli che consumano supporti atti all'archiviazione, il che è comunque giuridicamente opinabile e ingiusto, ma in una misura che si ritiene soccombente, come avviene spessissimo quando si scontrano due diritti tutelati;

                se l'ordinamento non regola una situazione del genere in modo coerente fino a diventare un orientamento consolidato, prima o poi la prassi invalsa verrebbe chiamata in causa in tutte le controversie civili sul diritto di proprietà intellettuale;
                ti immagini il casino e l'incertezza, le prassi dilatorie, ecc...

                tu dovresti esprimere coerentemente una ratio per cui il diritto di proprietà di un film o di una canzone è meno degno di tutela di quello di un farmaco, ma una nozione di questo tipo sarebbe irricevibile, dato che semmai sarebbe intuitivo il contrario, dato che il farmaco è certamente più necessario in via generale dell'entertainment.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • Il gatto
                  Opinionista
                  • 21/11/09
                  • 12721

                  #143
                  Fruisco gratuitamente anche attraverso radio e tv che hanno retribuito a monte i fornitori di vettori pubblicitari.
                  Ormai l'archiviazione e' obsoleta, come osservano, perche' non c'e' tempo di fruirne.

                  Solo che il consumo di memoria e' altissimo perche' richiesto dalla tecnologia e in quel modo si fa cassa.

                  Te lo stanno dicendo che la pirateria di fronte a tanta abbondanza di canali legali sta estinguendosi e il contenzioso che dici si sposta su altri piani.

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                  • anaffettivo
                    Opinionista
                    • 02/09/08
                    • 1336

                    #144
                    Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                    tu non hai assolutamente idea di ciò che configura un danno per il nostro ordinamento giuridico, ma questo te lo spiego dopo;
                    Ovviamente no, non rientra tra le mie competenze. Io parlo di danno economico, non di ciò che configura danno per il nostro ordinamento giuridico.

                    ma poi c' tutto il "chiaro", in cui sono le piattaforme stesse ad essere esplicite e tracciabili;
                    Verissimo! Ma quel che cerco di dirti da un godzillione di messaggi è che ad essere chiare e tracciabili (e perseguibili, alla bisogna) sono le fonti streaming, non di download, visto che il download avviene tra utenti privati.
                    Quindi in nessun caso c'entra la copia privata.

                    ma, a parte il fatto che non è assolutamente vero; i video su youtube sono nella stragrande maggioranza caricati da non aventi diritto,
                    Non capisco la frase, cosa non sarebbe vero? La seconda parte o la prima della frase mia citata?
                    Ti assicuro che la stragrand emaggioranza dei video caricati su youtube è prodotta da chi carica il video stesso. E, qualora non fosse chiaro, non si tratta di video musicali.
                    Per quel che riguarda i video musicali, moltissimi sono caricati dagli stessi autori o da chi detiene i diritti (ti avevo fatto l'esempio di VEVO).
                    Come giustamente segnalavi però queste due casistiche coprono gli autori famosi e glia utori di nicchia o super nicchia, ma non un gran numero di autori "medi", magari famosi solo a livello nazionale (ad esempio i video delle canzoni di Gaber e de André sono caricati da utenti che nessun diritto hanno sulle canzoni).
                    È possibile che nel sottoinsieme dei video musicali, questi siano, come dici la maggioranza (seppur non la maggioranza dei video nel complesso), ma restano estremamente minoritari in termini di visualizzazioni.
                    Giustamente, dal punto di vista della violazione conta, come dici, la loro presenza, e quindi il loro numero. Come virtuale danno economico all'autore contano però le visualizzazioni (per lo stesso ragionamento che inizialmente facesti tu, misurando il danno in copie di cd tarocchi, quindi in utenti finali). E contano le visualizzazioni anche per misurare il danno in cui occorrebbe YT se questi video fossero rimossi: un danno minimo.

                    vedi, il punto è che tu sembri proprio avere una cortina fumogena di argomentazioni e pregiudizi che ti impediscono di percepire i fondamentali del sistema e le loro relazioni, con i relativi vincoli, come invece ci si aspetterebbe da un matematico;
                    È possibilissimo, tutti abbiamo pregiudizi, anche le persone più razionali. Del resto è la stessa cosa che segnalavo io di te. Ora, in presenza di questa simmetria di opinioni, se può essere di qualche utilità ti chiederei quali siano questi pregiudizi e come potrei fare a superarli.

                    a)
                    e poi? Scomodi un elenco numerato per un solo punto?

                    tutti i tuoi ragionamenti sono fantasie, campati in aria; il danno, l'infrazione al principio stabilito dalla legge,
                    evidentemente abbiamo concezioni diverse di cosa sia reale. il danno (economico o materiale) esiste a prescindere dalla legge. se mi metto con una vegetariana che, forte della nota trazione pilifera, mi convince (non sia mai) a seguire la sua strada, il pollarolo di wandsworth road station ne avrebbe un sensibile danno economico. Reale, pure se non si configura alcuna infrazione al principio stabilito dalla legge. Tutte le volte che ho parlato di danno, mi riferivo al danno economico (magari oggettivo) in termini di diminuzione di guadagni.

                    chi e quanto sia esattamente danneggiato per rilevare il problema;
                    certo che no, ma per stabilire un ideale risarcimento, sì. Giustamente tu dici, ed eravamo d'accordo già mille messaggi fa, che la disposizione in questione non si atteggia formalmente a risarcimento, e che quindi si tratta di una sovvenzione di stato motivata dall'accertazione, in generale, del danno verso la categoria.
                    Provvedimento al quale, ti ripeto, auguro ogni successo (cioè riuscire ad incamerare senza far calare i consumi), e per questo ritenevo fosse magari più sicuro tassare alcolici, tabacchi, benzina (di pochissimo, vista la vastità di consumo). Ma speriamo tutti che anche per le merci invece stabilite la domanda sia rigida.

                    l'ordinamento non può semplicemente prendere atto di una circostanza come questa, in cui non è in grado di tutelare il diritto, senza adoperarsi in alcun modo;
                    Eppure è quello che fa costantemente, giacchè anche lo stato, pur con tutta la buona volontà, è tenuto al possibile, e anche nella misura del possibile è vincolato, solitamente, alla ricerca del minore danno. in un sacco di circostanze controlli sono impossibili, in altri controlli accurati sono possibili ma talmente onerosi da creare un danno (economico, per chiarire) alla collettività maggiore di quello che si vuole perseguire. Questo è solitamente il pragmatismo.

                    intuire quale genere di problemi si originerebbero qualora lo stato dovesse manifestare un sostanziale recesso dalla tutela del diritto [...] sviluppi tecnologici.
                    Quindi mi sostieni che la pirateria, se tollerata, non causerebbe, come avevo frainteso intendessi, la morte per fame degli artisti, ma addirittura il collasso della civiltà, e l'avvento di un apocalittico futuro alla Ken Shiro. Ok, accettando tale scenario come possibile è decisamente una scelta pragmatica quella di tassare i consumi (in un periodo di crisi della domanda interna mai così grave e prolungata da almeno i 150 da cui esistono stime in merito) pur di scongiurare l'apocalisse.

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                    • axeUgene
                      Opinionista

                      • 17/04/10
                      • 24582

                      #145
                      Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                      Ovviamente no, non rientra tra le mie competenze. Io parlo di danno economico, non di ciò che configura danno per il nostro ordinamento giuridico.
                      eh, ho capito ma se ti trovi di fronte ad un problema, l'eventualità che esistano vincoli reali alle ipotetiche soluzioni, e la necessità di dare un'occhiata potrebbe sovvenirti, visto che non sei un teenager;

                      Verissimo! Ma quel che cerco di dirti da un godzillione di messaggi è che ad essere chiare e tracciabili (e perseguibili, alla bisogna) sono le fonti streaming, non di download, visto che il download avviene tra utenti privati.
                      Quindi in nessun caso c'entra la copia privata.
                      infatti questa cosa della copia privata è solo un frammento di tutto il processo, dove il bersaglio grosso su cui si contratta in modo sostanzioso è il coinvolgimento dei soggetti che traggono lucro dal net, facendo in modo che sia il mercato a regolare in che misura questi soggetti possono vedersi ridurre margini di profitto, e in quale essi sono a loro volta in grado di far pagare agli utenti in modo più o meno selettivo, attraverso meccanismi di contabilizzazione o settaggio di default del consumo di banda;

                      Non capisco la frase, cosa non sarebbe vero? La seconda parte o la prima della frase mia citata?
                      Ti assicuro che la stragrand emaggioranza dei video caricati su youtube è prodotta da chi carica il video stesso. E, qualora non fosse chiaro, non si tratta di video musicali.
                      Per quel che riguarda i video musicali, moltissimi sono caricati dagli stessi autori o da chi detiene i diritti (ti avevo fatto l'esempio di VEVO).
                      io ti ho postato un link a caso che ti dimostrava il contrario: decine di pagine "illegali" con un paio di link ufficiali; ma se vuoi te ne posto altri; il risultato è diverso non appena aggiungi una keyword al nome dell'artista, perché solo con quello i primi risultati che trovi sono quelli ufficiali;
                      non voglio entrare nelle techicalities di ciò che sarebbe questionabile, perché servirebbe un trattato; spezzoni, tutorials, immagini...


                      Giustamente, dal punto di vista della violazione conta, come dici, la loro presenza, e quindi il loro numero. Come virtuale danno economico all'autore contano però le visualizzazioni (per lo stesso ragionamento che inizialmente facesti tu, misurando il danno in copie di cd tarocchi, quindi in utenti finali). E contano le visualizzazioni anche per misurare il danno in cui occorrebbe YT se questi video fossero rimossi: un danno minimo.
                      ripeto: questa idea di danno può essere un punto di partenza, ma non fornisce una chiave soddisfacente per interpretare il problema in un modo risolutivo, con tutte le conseguenze di sistema;

                      È possibilissimo, tutti abbiamo pregiudizi, anche le persone più razionali. Del resto è la stessa cosa che segnalavo io di te. Ora, in presenza di questa simmetria di opinioni, se può essere di qualche utilità ti chiederei quali siano questi pregiudizi e come potrei fare a superarli.
                      in questo argomento non c'è simmetria di pregiudizi, poiché tu me ne attribuisci di ideologici, e su questo non ti so tanto dire, ma ho l'impressione che siano in grande misura sbagliati;

                      invece, io devo constatare che nel valutare la circostanza sembri mancare totalmente della percezione dei vincoli molto reali e stringenti che ti impediscono di valutare le conseguenze di sistema cui ho accennato;
                      niente di grave, per carità; succede al 99% delle persone prive di dimestichezza col diritto, esattamente come una persona qualsiasi che non abbia studiato l'aerodinamica sarebbe intuitivamente portata a pensare che i flap delle ali servono per puntare in alto o in basso, anziché a regolare l'assetto; sono technicalities, per definizione un collo di bottiglia nella cognizione;

                      se vuoi superare certi pregiudizi potresti fidarti di quello che scrivo, nella misura in cui ti sembra logico; ed è l'opzione più economica; poi, potresti rivolgerti ad una minima nozione di trust, in base alla quale se da 40 anni tra fotocopie, audiocassette, cd vergini e ora altri, si è sempre giunto a tassare i supporti, forse un motivo razionale e pragmatico c'è;
                      se ancora non ti fidi, puoi leggerti le norme del c.c. sulla proprietà e tutta la disciplina afferente, anche se verosimilmente dovresti approfondire anche tutto il sistema di adeguamento e armonizzazione che si produce quando viene modificato un principio attraverso la precisazione o l'integrazione della ratio che quello sottende;
                      del resto, meccanismi analoghi di domino li puoi osservare nella questione gaia, che a partire dalla generalità dell'esigenza di offrire una disciplina alle coppie di fatto, da esiguamente minoritaria ha finito per costringere le corti cost. di paesi culturalmente ostili ad ammettere, oltre al matrimonio, persino le adozioni; potenza dei principi fondamentali...


                      e poi? Scomodi un elenco numerato per un solo punto?
                      volevo organizzare in punti le altre considerazioni, ma ho cambiato idea, e quello è rimasto

                      evidentemente abbiamo concezioni diverse di cosa sia reale. il danno (economico o materiale) esiste a prescindere dalla legge. se mi metto con una vegetariana che, forte della nota trazione pilifera, mi convince (non sia mai) a seguire la sua strada, il pollarolo di wandsworth road station ne avrebbe un sensibile danno economico. Reale, pure se non si configura alcuna infrazione al principio stabilito dalla legge. Tutte le volte che ho parlato di danno, mi riferivo al danno economico (magari oggettivo) in termini di diminuzione di guadagni.
                      appunto; il danno per il pollarolo non rileva, poiché non discende da una violazione della legge;

                      certo che no, ma per stabilire un ideale risarcimento, sì. Giustamente tu dici, ed eravamo d'accordo già mille messaggi fa, che la disposizione in questione non si atteggia formalmente a risarcimento, e che quindi si tratta di una sovvenzione di stato motivata dall'accertazione, in generale, del danno verso la categoria.
                      non è una sovvenzione, ma una compensazione forfettaria, discutibile quanto ti pare; se usi il termine sovvenzione, ripeto, evochi un intervento arbitrario e preferenziale dello stato - che andrebbe motivato tassativamente e per legge, sulla base di principi precisi di valore, come tutele di ordine pubblico, ecc...- a distorcere il mercato a partire da una situazione non viziata, come invece è il caso in questione; è proprio tutto diverso il concetto, il fine, la ratio dell'atto;

                      Provvedimento al quale, ti ripeto, auguro ogni successo (cioè riuscire ad incamerare senza far calare i consumi), e per questo ritenevo fosse magari più sicuro tassare alcolici, tabacchi, benzina (di pochissimo, vista la vastità di consumo). Ma speriamo tutti che anche per le merci invece stabilite la domanda sia rigida.
                      immagino che le tasse su tabacchi, ecc... se le riservino per questioni più generali; qui hanno voluto proseguire su un piano di vincolo funzionale - approssimativo - per proseguire su quella linea rivolgendosi ad alti attori, come ho spiegato;

                      Eppure è quello che fa costantemente, giacchè anche lo stato, pur con tutta la buona volontà, è tenuto al possibile, e anche nella misura del possibile è vincolato, solitamente, alla ricerca del minore danno. in un sacco di circostanze controlli sono impossibili, in altri controlli accurati sono possibili ma talmente onerosi da creare un danno (economico, per chiarire) alla collettività maggiore di quello che si vuole perseguire. Questo è solitamente il pragmatismo.
                      ecco, questo è no dei passaggi concettualmente più tecnici, in cui facilmente il non-addetto rischia di perdersi perché assimila i casi sulla base di caratteri apparenti e non per il genus vero e proprio, come un bambino che comprensibilmente pensi che i cetacei siano "pesci", poiché nuotano nel mare, hanno le pinne, ecc...

                      non so a quali casi tu faccia riferimento, ma le circostanze e le categorie sono ben definite per gli effetti e il senso delle ratio; normalmente, tu hai:
                      a) un generale limite di capacità di intervento, che non comporta in nessun modo la legittimazione del comportamento illecito o la rinuncia sostanziale ad erogare sanzioni; es.: non ho abbastanza vigili per multare tutti quelli parcheggiati in divieto, ma tutti sanno che se si viene beccati si prende la multa;

                      b) circostanze di conflitto tra interessi tutelati, in cui l'affermazione della prevalenza di uno si accompagna sempre a misure di compensazione in equità dell'interesse soccombente, vedi espropri di terreni, o custodia dei figli;

                      c) circostanze "grigie" in cui per prassi invalse determinati principi sono diffusamente trasgrediti ed è venuto meno l'intervento repressivo, come nel caso dell'abusivismo edilizio in alcune aree, e come nel caso di cui si parla qui; si sa che un determinato comportamento è illecito, ma la prolungata inazione da parte dello stato ingenera la percezione nel pubblico che in realtà la norma sia inoperante e il comportamento sostanzialmente tollerato; non è così nella diffusissima evasione fiscale; moltissimi evadono, ma tutti sanno benissimo che può capitare di essere controllati e sanzionati;

                      in questi casi, lo stato non può più di tanto adottare una postura deliberatamente inerte, poiché quella nella giurisprudenza comporta la decadenza della norma, esattamente come nel diritto privato e pubblico operano prescrizioni, usucapioni, ecc...

                      il pragmatismo, molto lacunoso e anche un po' tartufesco se vogliamo, deve considerare tutto un complesso di interazioni per cui, se l'abusivismo edilizio è relativamente circoscritto - a Milano, Ancona o Roma il più delle volte rischi, a Caivano meno... - e molto circoscritti sono gli effetti di ridondanza sul sistema di un eventuale inerzia, altrettanto non si potrebbe dire per una questione che coinvolge il diritto di proprietà e altri principi fondamentali;

                      Quindi mi sostieni che la pirateria, se tollerata, non causerebbe, come avevo frainteso intendessi, la morte per fame degli artisti, ma addirittura il collasso della civiltà, e l'avvento di un apocalittico futuro alla Ken Shiro. Ok, accettando tale scenario come possibile è decisamente una scelta pragmatica quella di tassare i consumi (in un periodo di crisi della domanda interna mai così grave e prolungata da almeno i 150 da cui esistono stime in merito) pur di scongiurare l'apocalisse.
                      no, non il collasso della civiltà - perché tanto interverrebbero prima altre istanze - ma una serie di problemi sproporzionatamente rognosi e complicati, rispetto ai quali questi interventi di tassazione sono comunque pochissima cosa; già sarà più difficile far ingoiare il rospo agli altri attori del sistema convolti, e lì sarà una bella battaglia politica...



                      Originariamente Scritto da Il gatto Visualizza Messaggio
                      Fruisco gratuitamente anche attraverso radio e tv che hanno retribuito a monte i fornitori di vettori pubblicitari.
                      e lì non c'è problema, visto che hai il consenso degli autori; che c'entra '

                      Ormai l'archiviazione e' obsoleta, come osservano, perche' non c'e' tempo di fruirne.

                      Solo che il consumo di memoria e' altissimo perche' richiesto dalla tecnologia e in quel modo si fa cassa.
                      il consumo elevato di memoria richiesto effettivamente aumenta esponenzialmente solo per la ram, mentre le unità fisse chiedono sostanzialmente la stessa; l'hd un pc ordinario su cui carichi anche programmi pesanti, normalmente è di un tera, salvo impieghi specialistici, in genere associati ad attività che fiscalizzano;

                      Te lo stanno dicendo che la pirateria di fronte a tanta abbondanza di canali legali sta estinguendosi e il contenzioso che dici si sposta su altri piani.
                      è pirateria anche la visione gratuita e non autorizzata in streaming.
                      c'è del lardo in Garfagnana

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                      • anaffettivo
                        Opinionista
                        • 02/09/08
                        • 1336

                        #146
                        Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                        appunto; il danno per il pollarolo non rileva, poiché non discende da una violazione della legge;
                        mi sa che manca qualcosa.
                        Il danno CHE il polarolo no rileva? Ti assicuro che lo rileverebbe e tempo una settimana inizierebbe a chiedere nel quartiere se sono morto
                        Oppure manca un soggetto dopo pollarolo.

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24582

                          #147
                          Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                          mi sa che manca qualcosa.
                          Il danno CHE il polarolo no rileva? Ti assicuro che lo rileverebbe e tempo una settimana inizierebbe a chiedere nel quartiere se sono morto
                          Oppure manca un soggetto dopo pollarolo.
                          no, "non rileva", è la formula che si usa abitualmente per significare che non ha alcun rilievo per - sottinteso - l'ordinamento giuridico; è irrilevante.
                          c'è del lardo in Garfagnana

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                          • anaffettivo
                            Opinionista
                            • 02/09/08
                            • 1336

                            #148
                            Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
                            non ha alcun rilievo per - sottinteso - l'ordinamento giuridico; è irrilevante.
                            eh, ma se i pollaroli in questione fossero milioni, per quanto irrilevante per l'ordine giuridico il danno si tradurrebbe in una rileventa diminuzione di pil, che significa una rilevante perdita di posti di lavoro, rilevante soprattutto per chi li perde.

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                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24582

                              #149
                              Originariamente Scritto da anaffettivo Visualizza Messaggio
                              eh, ma se i pollaroli in questione fossero milioni, per quanto irrilevante per l'ordine giuridico il danno si tradurrebbe in una rileventa diminuzione di pil, che significa una rilevante perdita di posti di lavoro, rilevante soprattutto per chi li perde.
                              la legge, almeno nei paesi a democrazia parlamentare, rappresenta una volontà convenzionale che tutela i diritti contro il "danno ingiusto", derivante da comportamento illecito;

                              ma, cosa che spesso si tende a confondere, fare il pollarolo, anziché il commerciante di carni equine o l'impiegato di autosalone, è una facoltà, non un diritto;

                              come ho scritto, se a Londra decidessero che il pollo è animale sacro per la Nazione e ordinassero la chiusura dei pollaroli, ci sarebbero disposizioni compensative in equità a favore dell'interesse soccombente;

                              in caso di emergenze sociali ed economiche, gli ordinamenti avanzati contemplano come desiderabili e dispongono delle tutele a fronte della disoccupazione, sistemi di riqualificazione, ecc...

                              ma questi interventi non possono essere disposti come automatismo in positum dalla legge, al di là di un orientamento generale di principio - come il nostro "fondata sul lavoro" - perché le circostanze sono troppo mutevoli nel tempo; perciò se ne demanda l'elaborazione alle politiche dell'esecutivo;
                              semmai, la legge limita lo scopo e le modalità di intervento di eventuali provvedimenti perché questi non ledano a loro volta diritti di terzi, sempre considerando che si possono verificare conflitti fra interessi diritti tutelati e necessità di comporli mediante equa compensazione.
                              c'è del lardo in Garfagnana

                              Comment

                              • anaffettivo
                                Opinionista
                                • 02/09/08
                                • 1336

                                #150
                                non c'entra. sto dicendo che qualunque misura volta a contenere i consumi deprime il pil. e questo è un danno. Ci auguriamo tutti che la misura qui discussa non comporti calo dei consumi, ma qualora lo facesse, sarebbe il minore dei mali? secondo te sì, secondo me no.

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