Governo Renzi: tutte le lobby del presidente
Il nuovo governo Renzi nasce all’insegna delle lobby. Almeno tre ministri, Federica Guidi, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan se non sono espressione di una lobby precisa, sicuramente hanno rapporti molto stretti con qualche gruppo di pressione. I tre dicasteri sono, nell’ordine, quello dello Sviluppo economico, del Lavoro e dell’Economia. Ministeri chiave del nuovo governo delle larghe intese – ammesso che si possa ancora chiamare così – targato Matteo Renzi che oggi è al Senato per incassare la fiducia.
Giusto due parole per delineare l’identikit dei nuovi ministri. Federica Guidi è una figlia d’arte: il padre è Guidalberto Guidi, noto imprenditore storicamente vicino al centrodestra, e l’azienda di cui il neo ministro si occupava fino a poche ore fa, la Ducati Energia, lavora con commesse pubbliche, nazionali ed estere. “C’è un conflitto d’interessi”, ha subito detto Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia con Enrico Letta. Qualche giorno fa, giurano i ben informati, la Guidi è stata a cena ad Arcore da Berlusconi, per discutere di un’ipotetica candidatura in Forza Italia per le prossime europee. Passiamo a Giuliano Poletti: già sindaco e segretario della fondazione del Pci di Imola, dal 2002 presidente di Legacoop. E per finire la carrellata di presentazione, Pier Carlo Padoan che in passato è stato consigliere di Massimo D’Alema e Giuliano Amato, direttore di ItalianiEuropei, capoeconomista prima del Fondo Monetario Internazionale e poi dell’Ocse, dirottato nelle scorse settimane all’Istat.
La nomina di Federica Guidi, insomma, non è certo passata inosservata. Le voci che l’avvicinavano alla rinata Forza Italia risalgono già al 2012, ma lei precisò: “La politica è una cosa molto lontana da me, ma nella vita vale per tutti mai dire mai. Io sono una fatalista”. Il destino, quindi, l’ha portata al dicastero di via Molise dove dovrà occuparsi di crisi aziendali ma anche di frequenze tv del digitale terrestre, dello scorporo della Telecom, di riorganizzazione della rete dei distributori di carburanti e della riforma del mercato dell’Rc auto. Qualche problemino il neo ministro lo potrebbe avere perché l’azienda dei Guidi opera in tutti i settori
controllati dal ministero dello Sviluppo: energia elettrica, eolico, meccanica di precisione, elettronica. Fornisce i suoi prodotti ai grandi gruppi pubblici, attraverso il ministero del Tesoro: Enel, Poste, Ferrovie dello Stato. La questione delle frequenze tv, che interessa anche a Mediset, e il rapporto con Berlusconi rientrano sul campo più politico. Ma faranno lo stesso discutere.
Sulla faccenda lavoro, il ministro fresco di nomina, Giuliano Poletti, deve fare i conti con il suo mondo di riferimento: quello delle coop rosse. Le sue idee in tema occupazione sposano il Jobs Act di Renzi, soprattutto sulle garanzie progressive. “Tutti gli elementi che facilitano l’ingresso nel mercato del lavoro, in particolare per i giovani, vanno giudicati positivamente”, ha detto Poletti. “Assieme a queste proposte contenute nel documento di Renzi, bisogna promuovere l’autoimprenditorialità. Un’altra idea interessante può essere quella di sfruttare la leva del servizio civile. L’esperienza passata ci insegna che in quel campo ci sono molti sbocchi professionali”. Per giudicare l’operato del ministro occorre tempo, ma credere che il settore di provenienza non faccia la consueta attività di lobbying è un po’ difficile.
In via XX Settembre, la guida sarà tecnica con Pier Carlo Padoan che, però, verosimilmente avrà un occhio di riguardo per le istanze e le richieste che arrivano da Bruxelles. Sostenere che l’Italia farà tutto quello che chiede l’Europa suona oggi un po’ esagerato. Ma, di certo, ci sarà un’attenzione particolare. E per non scontentare nessuna lobby - o gruppo di pressione per evitare l’accezione negativa che il termine ha nel Belpaese - Cl non perderà il suo riferimento nell’esecutivo, dal momento che alle Infrastrutture è stato riconfermato Maurizio Lupi.
Di bene in me
Il nuovo governo Renzi nasce all’insegna delle lobby. Almeno tre ministri, Federica Guidi, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan se non sono espressione di una lobby precisa, sicuramente hanno rapporti molto stretti con qualche gruppo di pressione. I tre dicasteri sono, nell’ordine, quello dello Sviluppo economico, del Lavoro e dell’Economia. Ministeri chiave del nuovo governo delle larghe intese – ammesso che si possa ancora chiamare così – targato Matteo Renzi che oggi è al Senato per incassare la fiducia.
Giusto due parole per delineare l’identikit dei nuovi ministri. Federica Guidi è una figlia d’arte: il padre è Guidalberto Guidi, noto imprenditore storicamente vicino al centrodestra, e l’azienda di cui il neo ministro si occupava fino a poche ore fa, la Ducati Energia, lavora con commesse pubbliche, nazionali ed estere. “C’è un conflitto d’interessi”, ha subito detto Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia con Enrico Letta. Qualche giorno fa, giurano i ben informati, la Guidi è stata a cena ad Arcore da Berlusconi, per discutere di un’ipotetica candidatura in Forza Italia per le prossime europee. Passiamo a Giuliano Poletti: già sindaco e segretario della fondazione del Pci di Imola, dal 2002 presidente di Legacoop. E per finire la carrellata di presentazione, Pier Carlo Padoan che in passato è stato consigliere di Massimo D’Alema e Giuliano Amato, direttore di ItalianiEuropei, capoeconomista prima del Fondo Monetario Internazionale e poi dell’Ocse, dirottato nelle scorse settimane all’Istat.
La nomina di Federica Guidi, insomma, non è certo passata inosservata. Le voci che l’avvicinavano alla rinata Forza Italia risalgono già al 2012, ma lei precisò: “La politica è una cosa molto lontana da me, ma nella vita vale per tutti mai dire mai. Io sono una fatalista”. Il destino, quindi, l’ha portata al dicastero di via Molise dove dovrà occuparsi di crisi aziendali ma anche di frequenze tv del digitale terrestre, dello scorporo della Telecom, di riorganizzazione della rete dei distributori di carburanti e della riforma del mercato dell’Rc auto. Qualche problemino il neo ministro lo potrebbe avere perché l’azienda dei Guidi opera in tutti i settori
controllati dal ministero dello Sviluppo: energia elettrica, eolico, meccanica di precisione, elettronica. Fornisce i suoi prodotti ai grandi gruppi pubblici, attraverso il ministero del Tesoro: Enel, Poste, Ferrovie dello Stato. La questione delle frequenze tv, che interessa anche a Mediset, e il rapporto con Berlusconi rientrano sul campo più politico. Ma faranno lo stesso discutere.
Sulla faccenda lavoro, il ministro fresco di nomina, Giuliano Poletti, deve fare i conti con il suo mondo di riferimento: quello delle coop rosse. Le sue idee in tema occupazione sposano il Jobs Act di Renzi, soprattutto sulle garanzie progressive. “Tutti gli elementi che facilitano l’ingresso nel mercato del lavoro, in particolare per i giovani, vanno giudicati positivamente”, ha detto Poletti. “Assieme a queste proposte contenute nel documento di Renzi, bisogna promuovere l’autoimprenditorialità. Un’altra idea interessante può essere quella di sfruttare la leva del servizio civile. L’esperienza passata ci insegna che in quel campo ci sono molti sbocchi professionali”. Per giudicare l’operato del ministro occorre tempo, ma credere che il settore di provenienza non faccia la consueta attività di lobbying è un po’ difficile.
In via XX Settembre, la guida sarà tecnica con Pier Carlo Padoan che, però, verosimilmente avrà un occhio di riguardo per le istanze e le richieste che arrivano da Bruxelles. Sostenere che l’Italia farà tutto quello che chiede l’Europa suona oggi un po’ esagerato. Ma, di certo, ci sarà un’attenzione particolare. E per non scontentare nessuna lobby - o gruppo di pressione per evitare l’accezione negativa che il termine ha nel Belpaese - Cl non perderà il suo riferimento nell’esecutivo, dal momento che alle Infrastrutture è stato riconfermato Maurizio Lupi.
Di bene in me

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