Tutte le lobby del presidente

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  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #1

    Tutte le lobby del presidente

    Governo Renzi: tutte le lobby del presidente

    Il nuovo governo Renzi nasce all’insegna delle lobby. Almeno tre ministri, Federica Guidi, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan se non sono espressione di una lobby precisa, sicuramente hanno rapporti molto stretti con qualche gruppo di pressione. I tre dicasteri sono, nell’ordine, quello dello Sviluppo economico, del Lavoro e dell’Economia. Ministeri chiave del nuovo governo delle larghe intese – ammesso che si possa ancora chiamare così – targato Matteo Renzi che oggi è al Senato per incassare la fiducia.

    Giusto due parole per delineare l’identikit dei nuovi ministri. Federica Guidi è una figlia d’arte: il padre è Guidalberto Guidi, noto imprenditore storicamente vicino al centrodestra, e l’azienda di cui il neo ministro si occupava fino a poche ore fa, la Ducati Energia, lavora con commesse pubbliche, nazionali ed estere. “C’è un conflitto d’interessi”, ha subito detto Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia con Enrico Letta. Qualche giorno fa, giurano i ben informati, la Guidi è stata a cena ad Arcore da Berlusconi, per discutere di un’ipotetica candidatura in Forza Italia per le prossime europee. Passiamo a Giuliano Poletti: già sindaco e segretario della fondazione del Pci di Imola, dal 2002 presidente di Legacoop. E per finire la carrellata di presentazione, Pier Carlo Padoan che in passato è stato consigliere di Massimo D’Alema e Giuliano Amato, direttore di ItalianiEuropei, capoeconomista prima del Fondo Monetario Internazionale e poi dell’Ocse, dirottato nelle scorse settimane all’Istat.

    La nomina di Federica Guidi, insomma, non è certo passata inosservata. Le voci che l’avvicinavano alla rinata Forza Italia risalgono già al 2012, ma lei precisò: “La politica è una cosa molto lontana da me, ma nella vita vale per tutti mai dire mai. Io sono una fatalista”. Il destino, quindi, l’ha portata al dicastero di via Molise dove dovrà occuparsi di crisi aziendali ma anche di frequenze tv del digitale terrestre, dello scorporo della Telecom, di riorganizzazione della rete dei distributori di carburanti e della riforma del mercato dell’Rc auto. Qualche problemino il neo ministro lo potrebbe avere perché l’azienda dei Guidi opera in tutti i settori

    controllati dal ministero dello Sviluppo: energia elettrica, eolico, meccanica di precisione, elettronica. Fornisce i suoi prodotti ai grandi gruppi pubblici, attraverso il ministero del Tesoro: Enel, Poste, Ferrovie dello Stato. La questione delle frequenze tv, che interessa anche a Mediset, e il rapporto con Berlusconi rientrano sul campo più politico. Ma faranno lo stesso discutere.

    Sulla faccenda lavoro, il ministro fresco di nomina, Giuliano Poletti, deve fare i conti con il suo mondo di riferimento: quello delle coop rosse. Le sue idee in tema occupazione sposano il Jobs Act di Renzi, soprattutto sulle garanzie progressive. “Tutti gli elementi che facilitano l’ingresso nel mercato del lavoro, in particolare per i giovani, vanno giudicati positivamente”, ha detto Poletti. “Assieme a queste proposte contenute nel documento di Renzi, bisogna promuovere l’autoimprenditorialità. Un’altra idea interessante può essere quella di sfruttare la leva del servizio civile. L’esperienza passata ci insegna che in quel campo ci sono molti sbocchi professionali”. Per giudicare l’operato del ministro occorre tempo, ma credere che il settore di provenienza non faccia la consueta attività di lobbying è un po’ difficile.

    In via XX Settembre, la guida sarà tecnica con Pier Carlo Padoan che, però, verosimilmente avrà un occhio di riguardo per le istanze e le richieste che arrivano da Bruxelles. Sostenere che l’Italia farà tutto quello che chiede l’Europa suona oggi un po’ esagerato. Ma, di certo, ci sarà un’attenzione particolare. E per non scontentare nessuna lobby - o gruppo di pressione per evitare l’accezione negativa che il termine ha nel Belpaese - Cl non perderà il suo riferimento nell’esecutivo, dal momento che alle Infrastrutture è stato riconfermato Maurizio Lupi.
    Il nuovo governo Renzi nasce all’insegna delle lobby. Almeno tre ministri, Federica Guidi, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan se non sono espressione di una lobby precisa, sicuramente hanno rapporti molto stretti con qualche gruppo di pressione.


    Di bene in me
  • Il gatto
    Opinionista
    • 21/11/09
    • 12721

    #2
    Ma si puo' sempre migliorare

    Sprechi
    Danno erariale: Matteo Renzi - Corte dei Conti 1-1
    Il premier era stato archiviato per la nomina di quattro direttori generali effettuata quando era presidente della Provincia di Firenze. Ma in autunno dovrà tornare davanti ai giudici contabili. Chiamati ad accertare eventuali responsabilità per i super-stipendi assegnati ai dirigenti.

    Una vittoria contro la chi sperava di farlo cadere subito, un pareggio con la magistratura contabile. Se nei giorni scorsi aveva esultato per l’approvazione della nuova legge elettorale alla Camera (“Politica-Disfattismo 1-0”), per il match con la Corte dei conti Matteo Renzi dovrà attendere lo spareggio. L’appuntamento è fissato per l’autunno, quando a Firenze avrà luogo la prossima udienza del processo relativo alla nomina di quattro direttori generali, effettuata dal premier ai tempi in cui era presidente della Provincia. Dopo essere stato archiviato, infatti, su richiesta degli imputati il presidente del Consiglio dovrà tornare davanti ai giudici.

    Nel settembre 2006, dopo le dimissioni del direttore generale dell’ente, una delibera della giunta Renzi attribuì le competenze a quattro direttori centrali, disponendo l’esercizio collegiale delle funzioni. Una prassi del tutto nuova, tanto un paio di mesi dopo fu necessario (con un’altra delibera) modificare il Regolamento interno. In questo modo per due anni e mezzo Palazzo Medici Riccardi spese molto di più di quanto sarebbe stato necessario. I nuovi nominati, infatti - ha eccepito la Procura contabile - “erano dirigenti di ruolo con contratto a tempo indeterminato, in seguito collocati in aspettativa, per essere riassunti dallo stesso Ente con un contratto di diritto privato” ben più costoso per l’amministrazione. Tanto più che le retribuzioni dei nuovi dirigenti, stabilite con un provvedimento di giunta a fine 2006, un anno dopo erano state modificate con effetto retroattivo con una nuova delibera. Inso
    http://espresso.repubblica.it/palazz...i-1-1-1.157375

    Matteo Renzi ancora nel mirino della Corte dei Conti, che lo ha già condannato in primo grado. Il periodo preso in considerazione dai magistrati che si occupano di sprechi di risorse pubbliche è quello in cui l’esponente del Pd era Presidente della Provincia di Firenze.

    Ristoranti, trattorie, pasticcerie, taverne. A Renzi, che tanto critica la “vecchia” politica, mangiare e bere a spese nostre piace parecchio. Le carte confermano. Tra i 20 milioni di euro al vaglio della Corte dei Conti ci sono anche centinaia di migliaia di euro ricostruiti con numerosi scontrini e ricevute, in tutto 250 circa. Gli elenchi depositati agli atti mostrano una intensa attività di rappresentanza da parte di Renzi, fatta anche negli Stati Uniti.

    Come riporta il sito del Fatto Quotidiano, nel lungo elenco di ricevute e spese che i magistrati economici stanno verificando ci sono anche le fatture di fioristi, servizi catering, biglietti aerei e “società vicine all’attuale sindaco”. Come Florence Multimedia srl (ente che si occupa di comunicazione e informazione istituzionale) che riceve la bellezza di 4,5 milioni di euro dalla Provincia.


    Il Fatto: “Renzi prova a cancellarsi la condanna per decreto”
    Un articolo “salva-Renzi”. Nel decreto legge Madia sulla pubblica amministrazione, c’è una norma che potrebbe risolvere i problemi del premier con la giustizia amministrativa. Ma da palazzo Chigi assicurano: “È un errore, la faremo sparire”.

    Scrive Tommaso Rodano sul Fatto Quotidiano:

    Per spiegarla, serve un passo indietro. Tre anni fa l’attuale presidente del Consiglio è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti di Firenze per danno erariale. La sentenza è del 4 agosto 2011: secondo i giudici contabili, quando era presidente della Provincia di Firenze (tra il 2004 e il 2009), Renzi è stato responsabile dell’assunzione irregolare di quattro persone nello staff della sua segreteria, con contratti a tempo determinato.

    I QUATTRO ASSUNTI (con chiamata diretta) sono stati inquadrati in una categoria contrattuale incompatibile con i loro curricula: nonostante non fossero laureati, sono entrati nella segreteria del presidente della Provincia con un contratto di categoria D invece che C. E quindi con stipendi eccessivi, rispetti al grado di preparazione. Di conseguenza è stato rilevato il danno erariale: la Corte dei Conti ha condannato in primo grado Renzi al risarcimento di 14 mila e 535 euro, il 30 per cento della cifra complessiva di circa 50 mila euro, divisa con gli altri 20 condannati (tra cui figura l’ultimo presidente della provincia di Firenze, Andrea Barducci). In attesa della sentenza d’appello prevista in autunno, però, l’illecito amministrativo imputato a Renzi potrebbe essere cancellato grazie a una norma del governo. Nel testo del decreto legge Madia (“misure urgenti per l’efficientamento della pubblica amministrazione e per il sostegno dell’occupazione”), c’è un articolo tagliato su misura per i guai del premier.
    L’articolo 12 della riforma (“Disposizioni sul personale delle regioni e degli enti locali”) introduce un paragrafo da aggiungere all’articolo 90 (secondo comma) del Testo Unico degli Enti Locali del 2000. Recita così: “In ragione della temporaneità e del carattere fiduciario del rapporto di lavoro si prescinde nell’attribuzione degli incarichi dal possesso di specifici titoli di studio o professionali per l’accesso alle corrispondenti qualifiche ed aree di riferimento”. Traduzione: con questa norma negli enti locali (comuni, province e regioni), le assunzioni a tempo determinato possono essere decise in modo discrezionale a prescindere dal percorso professionale e dal titolo di studio dei candidati.

    TRA PRIMO GRADO e appello, quindi, scomparirebbe la fattispecie che è costata la condanna amministrativa a Renzi.
    Una condanna che il premier, ai tempi della sentenza, definì il frutto di una “ricostruzione fantasiosa e originale”. L’indagine nacque da una denuncia anonima sull’assunzione di Marco Carrai. L’“uomo-ombra” del renzismo, all’epoca ventinovenne, fu sistemato nella segreteria del presidente della provincia di Firenze, nonostante privo del diploma di laurea. Alla fine la nomina di Carrai non sarà ritenuta illegittima dai giudici, ma nel frattempo le indagini avevano fatto emergere le irregolarità in altri quattro contratti a tempo determinato. L’ex sindaco di Firenze esultò per il forte sconto della sentenza (un risarcimento di “soli” 50 mila euro a fronte degli oltre 2 milioni richiesti dalla procura) e attribuì ai funzionari della provincia la responsabilità delle assunzioni incriminate: “Non si tratta di
    ROMA – Un articolo “salva-Renzi”. Nel decreto legge Madia sulla pubblica amministrazione, c’è una norma che potrebbe risolvere
    Last edited by Il gatto; 29-07-2014, 06:59.

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