Mike secondo U.

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  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24578

    #1

    Mike secondo U.

    Il caso più vistoso di riduzione del superman all'everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna.

    Idolatrato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

    Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Mike Bongiorno", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.

    Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen ager va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.

    Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all'oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.


    In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l'uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.

    Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.

    L'ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L'uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio.

    Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore («Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!»).

    Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: «Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?».


    Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: «Scusi, signora guardia...») usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: «Signor spazzino, signor contadino».

    Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d'Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).

    Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate.

    Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l'unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione).

    Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neopositivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.

    Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.

    Mike Bongiorno è privo di senso dell'umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.

    Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa... «Mi dica un po', si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos'è di preciso questo futurismo?»). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l'opinione dell'altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse.

    Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: «Cosa vuol rappresentare quel quadro?». «Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?». «Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?».

    Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è "bruciata". Chiede

    alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe di*ventare come l'altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l'educanda. In questo vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas ap*partengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provo*cazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l'uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.

    Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortato sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.

    Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello.

    Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.
    c'è del lardo in Garfagnana
  • meogatto
    Opinionista
    • 06/02/16
    • 5192

    #2
    Ti stava proprio antipatico
    Pure a me.

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    • Misterikx
      whatever..
      • 24/03/05
      • 15327

      #3
      Mike un po di galera se lé fatta durante la guerra Sgarbi non ancora..
      " Non siamo in un salotto borbonico col mignolo sollevato e l'inchino obbligatorio. Qui siamo tutti uguali. Non ti aspettare in un forum cose difficili da trovare pure tra amici e parenti." Nahui

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24578

        #4
        Originariamente Scritto da meogatto Visualizza Messaggio
        Ti stava proprio antipatico
        Pure a me.
        Mike ? no, davvero, pover omo, anzi;

        ma la riflessione metodica e comprensibile a tutti di Eco sul modo in cui idee e pregiudizi si impadroniscono della capacità critica, fino a creare un modello confortevole perfino per chi abbia il sentore di una minorità di quel modello è una parabola potentissima dell'abisso in cui può finire anche il più colto che dimentichi l'esercizio basilare della critica, l'attenzione vero le idee e le informazioni che gli vengono offerte già impacchettate.
        c'è del lardo in Garfagnana

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        • meogatto
          Opinionista
          • 06/02/16
          • 5192

          #5
          Ma mica si puo' stare sempre vigili e in servizio.
          Secondo gusti ci si scelgono intermezzi che hanno senso perche' distraggono da altro opprimente.

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24578

            #6
            Originariamente Scritto da meogatto Visualizza Messaggio
            Ma mica si puo' stare sempre vigili e in servizio.
            Secondo gusti ci si scelgono intermezzi che hanno senso perche' distraggono da altro opprimente.
            ma che c'entra ?
            mica si tratta di proibire le battute da osteria o la ricreazione, ma di rendersi conto se il modo in cui si osserva la realtà, anche umana, che ci circonda ci induce a fare del male agli altri o a noi stessi, o alla schiavitù per incapacità di usare strumenti critici.
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • meogatto
              Opinionista
              • 06/02/16
              • 5192

              #7
              Se non sai valutare in maniera sufficiente non sopravvivi, quindi direi che piu' o meno critici sono tutti i vivi.
              Che la loro critica pervenga alle tue conclusioni e' un'altra storia, che venga pure resa nota al mondo e' un'altra storia ancora.
              Inoltre la critica implicherebbe decisioni e azioni, da vedere quanto sono funzionali a migliorare il tuo contesto valutato secondo i tuoi criteri di cui ne rendi conto, ne dai notizia.

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              • meogatto
                Opinionista
                • 06/02/16
                • 5192

                #8
                ma di rendersi conto se il modo in cui si osserva la realtà, anche umana, che ci circonda ci induce a fare del male agli altri o a noi stessi, o alla schiavitù per incapacità di usare strumenti critici.
                Penso che giochi piu' una valutazione degli interessi propri e altrui, nonche' dei mezzi a disposizione.

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                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24578

                  #9
                  Originariamente Scritto da meogatto Visualizza Messaggio
                  Penso che giochi piu' una valutazione degli interessi propri e altrui, nonche' dei mezzi a disposizione.
                  ma no, via...
                  che valutazione vuoi ci sia nel fare gaffes, offendere non volutamente gli interlocutori perché non si è in grado di comprendere le implicazioni di ciò che si dice ?
                  rileggiti l'articolo con attenzione, così ti fai anche due risate
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24578

                    #10

                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • meogatto
                      Opinionista
                      • 06/02/16
                      • 5192

                      #11
                      Perche ' se uno cade tutti ridono e paperissima ha una audience?
                      Immagino operino gli stessi meccanismi che usati ad arte generano le stesse reazioni su larga scala.
                      Nel complesso si sospende una attivita' faticosa e anziche' piangere per le disgrazie tue ridi per quelle degli altri.
                      Last edited by meogatto; 20-02-2016, 18:05.

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                      • meogatto
                        Opinionista
                        • 06/02/16
                        • 5192

                        #12
                        Era un professionista della sua arte agli albori della tv con un solo canale, non mi sembra miracoloso fare audience, l'amore sviscerato delle teenager poi???
                        Organizzava dei quiz a premi che probabilmente pure altri compilavano, lui doveva solo tradurli in spettacolo, cosa per cui questi contatti con lo scibile umano dove sarebbero?
                        Sapeva fare il suo mestieri secondo i parametri televisivi dell'epoca da cui una professionalita' nel suo mestiere sia in onda che nell'organizzazione del backstage comunque circoscritto al spettacolo di competenza.

                        Nel ruolo devi generare identificazione a che il pubblico stia li e non e' esattamente da mediocri saperlo fare riuscendoci.
                        Mettici veramente un cipputi di fronte alle telecamere a fare spettacolo e vedi quanto ascolto resta in piedi.

                        E il suo ruolo era far funzionare il circo, non educare la nazione, quindi che la sua funzione fosse nazional popolare ci sta pure con la soddisfazione di un pubblico nazional popolare che quello chiedeva alla nascente tv che non riempiva di contenuti manco le 24 ore di un canale e produceva con 4 soldi.

                        Allora pure carosello era uno spettacolo e divideva la giornata in un prima e un dopo

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                        • axeUgene
                          Opinionista

                          • 17/04/10
                          • 24578

                          #13
                          Originariamente Scritto da meogatto Visualizza Messaggio
                          Era un professionista della sua arte agli albori della tv con un solo canale...

                          E il suo ruolo era far funzionare il circo, non educare la nazione, quindi che la sua funzione fosse nazional popolare ci sta pure con la soddisfazione di un pubblico nazional popolare che quello chiedeva alla nascente tv che non riempiva di contenuti manco le 24 ore di un canale e produceva con 4 soldi.

                          Allora pure carosello era uno spettacolo e divideva la giornata in un prima e un dopo
                          'bbi pazienza gatto, se tu fossi un analfabeta funzionale non mi periterei nemmeno di risponderti; ma qui tu parti in tromba con una critica che non c'entra una cippalippa, perché non vuoi leggere;

                          l'articolo - scritto all'epoca, in tempo reale e col polso della situazione - non riguarda la professionalità di Mike, bensì esattamente i suoi tic culturali spontanei e la relazione che questi hanno col pubblico;
                          il trattamento diverso nei confronti della contessa, dell'educanda e della ragazza libera, il commento nei confronti degli interessi dei concorrenti, fotografano una postura rivelatrice nel quadro di valori generali, della psicologia sociale, ecc... perché sono comportamenti spontanei in un contesto dinamico, a fronte di un pubblico variegato, le cui reazioni ti offrono una misura della mentalità, della capacità critica, del radicamento dei valori;

                          magari non te ne frega niente, così come potrebbe non importarti nulla di tante altre cose che puoi analogamente osservare oggi e che non ti suscitano curiosità e riflessioni; pazienza;
                          però, si suppone che almeno il senso del contenuto tu lo intenda.
                          c'è del lardo in Garfagnana

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                          • meogatto
                            Opinionista
                            • 06/02/16
                            • 5192

                            #14
                            Tanto vale che poni la questione nei suoi termini essenziali perche', almeno per me, nella mafrina si perdono.

                            il trattamento diverso nei confronti della contessa, dell'educanda e della ragazza libera, il commento nei confronti degli interessi dei concorrenti, fotografano una postura rivelatrice nel quadro di valori generali, della psicologia sociale, ecc... perché sono comportamenti spontanei in un contesto dinamico, a fronte di un pubblico variegato, le cui reazioni ti offrono una misura della mentalità, della capacità critica, del radicamento dei valori;
                            Quindi?
                            50 anni fa vigevano i valori di 50 anni fa.
                            Qullo ci si aspettava e quello veniva dato.

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                            • axeUgene
                              Opinionista

                              • 17/04/10
                              • 24578

                              #15
                              Originariamente Scritto da meogatto Visualizza Messaggio
                              Tanto vale che poni la questione nei suoi termini essenziali perche', almeno per me, nella mafrina si perdono.
                              una paginetta, scritta in buon italiano, chiaro e diretto; non mi sembra uno sforzo sovrumano capirne il senso;

                              Quindi?
                              50 anni fa vigevano i valori di 50 anni fa.
                              Qullo ci si aspettava e quello veniva dato.
                              aridajie, che torna a coppe
                              qui non è in discussione il valore buono/cattivo del prodotto, ma il suo senso esplicativo di relazione, lo sguardo su quella società, sulle persone;
                              è lo stesso che se uno ti spiegasse un quadro, oppure il perché di una porzione di città strutturata in un certo modo, le circostanze umane che sono all'origine, la mentalità;
                              ripeto: magari non te ne frega niente e sei disinteressato ad osservare il modo in cui si è prodotto quel modello e il suo senso e tutto è un mero dato di fatto che non ti sollecita alcuna riflessione; poco male, che ti devo dire ?
                              c'è del lardo in Garfagnana

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