Almaviva come il Grande Fratello, scontro sul telecontrollo dei lavoratori
Il colosso dei call center italiani ha annunciato la chiusura delle sedi di Roma e Napoli e il licenziamento di 2.511 lavoratori.*
Controllo individuale della produttività. I sindacati raccontano la storia in modo diverso. "E' vero, non abbiamo trovato l'intesa con Almaviva Contac sui controlli a distanza", racconta Massimo Cestaro, segretario generale Slc-Cgil. "Ma non potevamo fare altrimenti. L'azienda ci chiedeva accordi per il controllo individuale della produttività dei lavoratori. Inaccettabile per noi, perché qui si scivola nella violazione della privacy e nel reato penale". Caso isolato? "Tutt'altro. Tutte le grandi aziende di telecomunicazioni stanno avanzando le stesse richieste. Da quando sono entrate in vigore le nuove regole del Jobs Act che modificano l'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, i big delle tlc e tutte le società di call center, insomma le aziende a forte impatto tecnologico, pretendono di poter controllare il singolo lavoratore, cosa che probabilmente già fanno in modo più o meno lecito, e di metterlo per iscritto negli accordi sindacali". Il Grande Fratello ad personam, insomma. Ma prima non era così? "No, anzi. Abbiamo sempre chiuso intese a largo spettro, sulla generalità dei lavoratori o su un particolare gruppo tra loro".
Cosa dice la legge?*L'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970) consentiva il controllo a distanza dei lavoratori in tre casi: per esigenze organizzative e produttive, di sicurezza del lavoro o tutela del patrimonio aziendale. Ma solo previo accordo collettivo aziendale. Il Jobs Act ha cambiato (e non senza polemiche) questa norma. L'articolo 23 del decreto legislativo 151 del 2015*di un anno fa riprende in tutto e per tutto l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Aggiungendo però che questo non si applica "agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze". E che le informazioni raccolte in questi casi "sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro, a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d'uso degli strumenti di effettuazione dei controlli". Tradotto: il datore di lavoro può monitorare cellulari aziendali, auto aziendali, mail, accessi a internet, portatili, tablet e utilizzare il materiale registrato sui server anche per fini disciplinari. Dunque per licenziare. E senza previo accordo sindacale. Basta l'informativa privacy consegnata al dipendente.
Il colosso dei call center italiani ha annunciato la chiusura delle sedi di Roma e Napoli e il licenziamento di 2.511 lavoratori.*
Controllo individuale della produttività. I sindacati raccontano la storia in modo diverso. "E' vero, non abbiamo trovato l'intesa con Almaviva Contac sui controlli a distanza", racconta Massimo Cestaro, segretario generale Slc-Cgil. "Ma non potevamo fare altrimenti. L'azienda ci chiedeva accordi per il controllo individuale della produttività dei lavoratori. Inaccettabile per noi, perché qui si scivola nella violazione della privacy e nel reato penale". Caso isolato? "Tutt'altro. Tutte le grandi aziende di telecomunicazioni stanno avanzando le stesse richieste. Da quando sono entrate in vigore le nuove regole del Jobs Act che modificano l'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori, i big delle tlc e tutte le società di call center, insomma le aziende a forte impatto tecnologico, pretendono di poter controllare il singolo lavoratore, cosa che probabilmente già fanno in modo più o meno lecito, e di metterlo per iscritto negli accordi sindacali". Il Grande Fratello ad personam, insomma. Ma prima non era così? "No, anzi. Abbiamo sempre chiuso intese a largo spettro, sulla generalità dei lavoratori o su un particolare gruppo tra loro".
Cosa dice la legge?*L'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970) consentiva il controllo a distanza dei lavoratori in tre casi: per esigenze organizzative e produttive, di sicurezza del lavoro o tutela del patrimonio aziendale. Ma solo previo accordo collettivo aziendale. Il Jobs Act ha cambiato (e non senza polemiche) questa norma. L'articolo 23 del decreto legislativo 151 del 2015*di un anno fa riprende in tutto e per tutto l'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Aggiungendo però che questo non si applica "agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze". E che le informazioni raccolte in questi casi "sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro, a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d'uso degli strumenti di effettuazione dei controlli". Tradotto: il datore di lavoro può monitorare cellulari aziendali, auto aziendali, mail, accessi a internet, portatili, tablet e utilizzare il materiale registrato sui server anche per fini disciplinari. Dunque per licenziare. E senza previo accordo sindacale. Basta l'informativa privacy consegnata al dipendente.


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