comunità e società

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  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #1

    comunità e società

    Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche 1844 – 1900) nel suo saggio titolato “Così parlò Zarathustra”, scrisse: “La grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo…” (prologo, 4). Altra versione: “Ciò che è grande nell’uomo, è l’essere egli un ponte e non già una meta…”

    Ma l’individualismo della società urbano-industriale ci ha spinti a rinchiudersi sempre di più nella nostra bolla psicologica, senza rafforzare quella capacità di introspezione, utile a comprendere noi stessi e gli altri. Dal face to face si è passati allo screen to screen.

    La comunicazione on line, la massiccia presenza di telefonia mobile interferisce nella formazione delle relazioni umane.

    La conversazione necessita di tempi e spazi, che siamo sempre meno disposti a concedere.

    I telefoni cellulari inibiscono lo sviluppo della vicinanza e della fiducia, riducono l’estensione entro cui gli individui provano empatia e comprensione verso gli altri.
    “Condivido dunque sono”, questo sembra essere il nuovo slogan, ma basta ? Condividere significa con-vivere ? Per convivere occorre avere un orizzonte comune, dialogare, costruire legami e amicizie durature. I legami tra le persone che stanno alla base di ogni comunità, si fondano sullo scambio e sulla fiducia reciproca ed entrambi hanno bisogno di parole e sentimenti condivisi. Quando tali legami si sfilacciano, si erodono, allora si cerca la chiusura, ci si rifugia nell’identità, si comincia ad escludere gli “altri”.

    Quando ai ponti si sostituiscono i muri e le porte chiuse la comunità muore.
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66028

    #2
    Sposo ogni cosa: Anche le virgole e i punti. Viviamo nella società edonista, individualista. Dove ognuno è rinchiuso nel suo bòzzolo. Può avere un futuro, questo tipo di società?
    amate i vostri nemici

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    • Vega
      Opinionista

      • 04/05/05
      • 17951

      #3
      Disse il baco che dal suo bozzolo non voleva uscire.
      Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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      • sandor
        Opinionista

        • 07/10/10
        • 3414

        #4
        e il ragno gli disse: "dammi tempo e vedrai..."
        http://letteraturaomnibus.blogspot.com

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        • ReginaD'Autunno
          Sovrana di Bellezza

          • 01/05/19
          • 12110

          #5
          La vita non è dentro un bozzolo ma fuori, e se qualcuno non vuole uscire dal suo guscio che vita è? I forum, i social possono aiutare ma la vera vita non è dentro casa ma rapportarsi faccia a faccia con le persone, altrimenti si rischia veramente di diventare dei dipendenti.
          Corteggiata da l'aure e dagli amori, siede sul trono de la siepe ombrosa, bella regina dè fioriti odori, in colorita maestà la rosa CLAUDIO ACHILLINI
          La regina del sud sorgerà nel giudizio. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.(MT12:42)

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #6
            Degli schiavi, in fondo. Diciamola tutta. Quando non riusciamo a staccarci da pc, tablet e smartphone vuol dire che ne siamo divenuti schiavi. E questo, soprattutto se si è adulti e genitori, è veramente gravissimo poichè, in qualche maniera, ancora facciamo da punto di riferimento per i nostri ragazzi.

            "Sempre più spesso vengono a mancare figure di responsabilità, di riferimento nel mondo dell’infanzia e della gioventù. Si contestano i professori che osano punire gli alunni, tra famiglia e scuola non ci si dà man forte ma si arriva ai man rovesci (l’ultimo caso a Lodi, in cui una madre ha picchiato la vicepreside), tra le pareti domestiche la voce di mamma e papà si è fatta tentennante per non dire silenziosa. Che gli adulti abbiano voluto disfarsi dell’autorità significa che rifiutano di assumersi la responsabilità del mondo in cui hanno introdotto i figli. Quasi che ogni giorno i genitori dicessero: “In questo mondo anche noi non ci sentiamo a casa nostra: anche per noi è un mistero come ci si debba muovere, che cosa si debba sapere, quali talenti possedere. Dovete cercare di arrangiarvi alla meglio, non siete autorizzati a chiederci conto di nulla. Siamo innocenti, ci laviamo le mani di voi”. senza la «dipendenza buona» dall’autorità si generano dipendenze surrogate, perché l’uomo non è un essere «assoluto», ma «relativo», cioè bisognoso di relazioni significative. I bambini ci entusiasmano per la loro disarmante spontaneità, ma il nostro compito non è quello di applaudire il loro fiorire spontaneo e incontrollato. Li vogliamo creature libere, e non schiave della giungla di emozioni e istinti che può crescere a dismisura. Gli episodi crescenti di bullismo o, all’opposto, di autoesilio in stanze chiuse e buie da parte degli adolescenti sono gli esiti estremi di questa assenza di figure autorevoli che dicano, usando la prima e la seconda persona singolare, che la crescita è un cammino che passa dal seguire, prima che dal correre a piacimento".

            Dalle colonne del Corriere Alessandro D'Avenia dipinge il ritratto della grave carenza educativa in atto, una mancanza di volti autorevoli che rende i bambini schiavi del loro istinto dispotico.
            amate i vostri nemici

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            • Vega
              Opinionista

              • 04/05/05
              • 17951

              #7
              Bozzoli e dipendenze possono essere di vario tipo. Una persona può pure stare al cellulare 15 minuti in una giornata e mezz'ora su internet ma bisogna vedere se è tanto capace di introspezione e comprensione verso gli altri o se le sua mentalità, cultura o ignoranza, paure, percezioni dell'ambiente e dei fatti, permettono davvero questo tipo di lavoro o se non ci sia invece distorsione della realtà e chiusura alla comprensione e restare così al sicuro nel proprio bozzolo e nelle proprie convinzioni.
              Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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              • LadyHawke
                Osservatrice

                • 29/04/19
                • 9323

                #8
                La comunicazione on line, la massiccia presenza di telefonia mobile interferisce nella formazione delle relazioni umane.

                La conversazione necessita di tempi e spazi, che siamo sempre meno disposti a concedere.

                I telefoni cellulari inibiscono lo sviluppo della vicinanza e della fiducia, riducono l’estensione entro cui gli individui provano empatia e comprensione verso gli altri.
                Dipende sempre dall'uso che se ne fa, ormai dalla tecnologia dipendiamo tutti o quasi, provate a dimenticarvi a casa lo smartphone, o non portarlo in spiaggia.
                La differenza la si può notare al ristorante, chi s'immerge nel suo smartphone o più impegnato a fotografare ciò che mangia per poi condividerlo su di un social, piuttosto che gustare ciò che ha nel piatto. Oppure chi riesce ancora a trovar da chiacchierare ed intrattenersi con i vicini di tavolo per poi scoprire che si proviene dalla stessa zona.
                Non è colpa della telefonia mobile ma dell'uso che se ne fa, la conversazione verbale non necessita di chissà quali tempi e spazi, basta poco per attaccar bottone, dipende da noi, dal nostro carattere, da come siamo stati educati, dagli esempi che viviamo.
                La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
                Confucio

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                • meogatto
                  Opinionista
                  • 06/02/16
                  • 5192

                  #9
                  Dipende pure dal fatto che si contattano ambiti molto diversi, gli amici e conoscenti del giro con cui si ha motivo di parlare, ma di cui si conoscono interessi, argomenti e modo di porsi su questi.
                  Di norma in questo ambito difficile che esca qualcosa di inedito, salvo eventi contingenti particolari.
                  Nell'altro ambito c'e' una schiera variegata, ciascuno, a modo suo, una novita', almeno finche' lo resta e mediamente stimolante nel variegato pensiero delle genti anonime.

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                  • Kanyu
                    *

                    • 10/05/19
                    • 23112

                    #10
                    Comunque sia la vita ha sempre delle sorprese da rivelarci, a volte belle altre meno belle. Purtroppo dobbiamo accettare che la vita sia fatta da momenti anche poco piacevoli che vanno saputi affrontare con forza e determinazione. Non c'entrano nè i media nè i social e tanto meno i dispositivi che ogni giorno usiamo, per lavoro o per gioco. Le differenze che stranamente ci avvicinano sono i modi diversi di pensare. Parlare troppo di sé può anche essere un sistema per nascondersi. Non serve.
                    Dieci volte devi riconciliarti con te stesso: perché superarsi è amarezza, e dorme male chi non si è riconciliato. (Friedrich Nietzsche- appunto).
                    "Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi"

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                    • meogatto
                      Opinionista
                      • 06/02/16
                      • 5192

                      #11
                      Che tutto sommato significa non farsi la guerra a se stessi.

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                      • meogatto
                        Opinionista
                        • 06/02/16
                        • 5192

                        #12
                        Comunque nei rapporti reali devi tener conto che cio' che dici, anche in un futuro remoto, puo' essere usato contro di te con conseguenze altrettanto reali, nel virtuale ci sono piu' rare possibilita' e, comunque, le conseguenze sono altrettanto virtuali, praticamente nulle, anzi insaporiscono la dialettica.

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                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66028

                          #13
                          Originariamente Scritto da LadyHawke Visualizza Messaggio
                          Dipende sempre dall'uso che se ne fa, ormai dalla tecnologia dipendiamo tutti o quasi, provate a dimenticarvi a casa lo smartphone, o non portarlo in spiaggia.
                          La differenza la si può notare al ristorante, chi s'immerge nel suo smartphone o più impegnato a fotografare ciò che mangia per poi condividerlo su di un social, piuttosto che gustare ciò che ha nel piatto. Oppure chi riesce ancora a trovar da chiacchierare ed intrattenersi con i vicini di tavolo per poi scoprire che si proviene dalla stessa zona.
                          Non è colpa della telefonia mobile ma dell'uso che se ne fa, la conversazione verbale non necessita di chissà quali tempi e spazi, basta poco per attaccar bottone, dipende da noi, dal nostro carattere, da come siamo stati educati, dagli esempi che viviamo.
                          Verissimo! Ma prima (alla posta, in banca, alla fermata del bus, in treno eccetera) c'era occasione di scambiare due chiacchiere con le persone. Adesso tutte chine sui dispositivi: Come fai?
                          amate i vostri nemici

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                          • Vega
                            Opinionista

                            • 04/05/05
                            • 17951

                            #14
                            Non è né un crimine non parlare con le persone né un obbligo. Che tanto di cosa vuoi parlare il 90% delle volte? Del meteo, dei ritardi dell'autobus o del treno, delle code agli sportelli e delle bollette o tasse da pagare ecc...
                            Pienamente funzionante e programmata in tecniche multiple

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                            • sandor
                              Opinionista

                              • 07/10/10
                              • 3414

                              #15
                              noto, per la prima volta da quando sono qua, un certo "feeling" tra vega e cono...mi domando: è l'impressione?
                              http://letteraturaomnibus.blogspot.com

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