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  • follemente
    Opinionista

    • 22/12/09
    • 11727

    #16
    Adesso l'immaginazione ci è più che mai necessaria, Doxa.

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    • doxa
      Opinionista
      • 30/04/19
      • 2659

      #17
      “Follemente ha scritto
      Adesso l'immaginazione ci è più che mai necessaria, Doxa.
      Allora continuo ad immaginare….


      le mie maschere

      Sono un mimo e un guitto, con gesti, movenze, parvenze, suscito l’attesa, la risata, la lacrima velata.

      Sono un commediante, e con le parole seduco il pubblico pagante.

      Sono delle parole un giocoliere, non so far altro mestiere.

      Sono un prestigiatore, regalo il sogno e l’illusione, il falso e l’apparente, tanto seducente da sembrare vero.

      Sono musicista e cantastorie, suono e canto le cronache e le storie.

      segue
      Last edited by doxa; 19-03-2020, 07:10.

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      • doxa
        Opinionista
        • 30/04/19
        • 2659

        #18
        segue / 2

        Sono un aedo e un rapsodo, un cantore girovago. Recito brani accompagnato dal suono della cetra, sacra al culto di Apollo, e dell’aulos, sacro al culto di Dioniso, dio del vino, dell’ebbrezza e dell’incantamento.

        Sono un giullare e un saltimbanco dell’identità: salto di qua e di là, per diventare quello che voglio nelle varie realtà.

        Sono un rimator cortese e un menestrello,

        perciò...

        me faccio na cantata, tanto pe' cantà, pe’ fa quarche cosa. Nun è niente de straordinario, se po canta pure senza voce. Basta ‘a salute e un par de scarpe nove. Poi girà tutto er monno e m’accompagno da me.

        Pe fa la vita meno amara me so’ comprato ‘sta chitara. E quanno era sole scenne e more, me sento ‘n core cantatore. La voce è poca ma ‘ntonata, nun serve a fa na serenata, ma solamente a fa ‘n maniera de famme ‘n sogno a prima sera.

        Tanto pe' cantà, perché me sento un friccico ner core, tanto pe' sognà perché ner petto me ce naschi 'n fiore, fiore de lillà che m'ariporti verso er primo amore, che sospirava le canzoni mie e m'aritontoniva de bucie.

        Grazie Nino (Manfredi) per avermi prestato le tue parole della canzone in dialetto “Tanto pe cantà”.

        Last edited by doxa; 19-03-2020, 09:13.

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        • follemente
          Opinionista

          • 22/12/09
          • 11727

          #19
          La conoscevo, anche se non ho mai badato molto alle parole.

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          • crepuscolo
            Opinionista
            • 08/10/07
            • 24570

            #20
            Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio

            Allora continuo ad immaginare….

            ....pensando che sia la realtà.

            A proposito di realtà, domani o dopodomani dovrò uscire per fare le spesa; mi ero così abituato a poltrire a casa.....con gli uccelli svolazzanti intorno.

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            • doxa
              Opinionista
              • 30/04/19
              • 2659

              #21
              Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
              e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.

              Da quando sei partito c'è una grossa novità,
              l'anno vecchio è finito ormai
              ma qualcosa ancora qui non va.

              Si esce poco la sera, compreso quando è festa,
              e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
              e si sta senza parlare per intere settimane,
              e a quelli che hanno niente da dire
              del tempo ne rimane.

              Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
              porterà una trasformazione
              e tutti quanti stiamo già aspettando.
              […]
              Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
              e come sono contento
              di essere qui in questo momento,
              vedi, vedi, vedi, vedi,
              vedi caro amico cosa si deve inventare
              per poterci ridere sopra,
              per continuare a sperare.


              E se quest'anno poi passasse in un istante,
              vedi amico mio
              come diventa importante
              che in questo istante ci sia anch'io.

              […]

              (dal testo della canzone “L’anno che verrà”, cantata da Lucio Dalla)

              Last edited by doxa; 19-03-2020, 09:14.

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              • doxa
                Opinionista
                • 30/04/19
                • 2659

                #22
                In questa pagina del forum ho dedicato due post per descrivere “le mie maschere” immaginarie nel teatro della vita.

                La quarantena mi costringe a continuare a giocare con la fantasia, perciò continuo a pensare alla maschera, che può anche essere metafora, in frasi tipo: “togliti la maschera !”, oppure: “cosa c’è dietro la sua maschera ?”, per alludere ad un individuo bugiardo. Ma perché lo è ? Per difesa psicologica o per ingannare ? Comunque nasconde.

                Non è così per l’attore teatrale o cinematografico. L’actor e l’ āctrīx (attrice) devono saper recitare in modo naturale, spontaneo, devono immedesimarsi nel ruolo e il pubblico non deve accorgersi che stanno recitando un testo. Il teatro non è vero né falso è attività creativa e il palcoscenico è il luogo della rappresentazione: dalla maschera si passa al personaggio e da questo alla “persona” uscendo dalla scena.

                Nell’antica Grecia e in epoca romana gli attori per simulare il personaggio rappresentato indossavano la maschera, solitamente di stoffa gessata, di tela di lino stuccata, oppure di cuoio, di legno o sughero dipinto, se necessario, dotata di parrucca.

                In corrispondenza della bocca la maschera aveva un’ampia apertura che permetteva di amplificare la voce del recitante, perciò detta “ persōna”, dal verbo “personare”: parola composta da “per” + “sonar” (= ri -suonare, parlare attraverso…). Ovviamente la capacità di farsi sentire dagli spettatori più lontani dal palco dipendeva soprattutto dalla forma e dal luogo dove era collocato il teatro all’aperto.




                Pompei, “casa del poeta tragico” (Museo nazionale archeologico di Napoli) Il mosaico era sul pavimento del tablinum.
                La scena è ambientata in un choragium (spogliatoio) o un porticus post scaenam (retroscena).

                L’immagine del mosaico mostra la preparazione di una compagnia teatrale. L’anziano seduto è il coreografo che sorregge una maschera tragica femminile, invece la maschera di sileno è poggiata su un piedistallo. Gli astanti guardano verso il coreografo. Sul lato sinistro ci sono due attori con il bacino coperto con vello di pecora. Il primo dei due ha la maschera sollevata e poggiata sul capo. Accanto a loro c’è il musicista nell’atto di suonare il doppio flauto.
                Dietro l’anziano seduto un assistente aiuta un altro attore alla vestizione. La maschera maschile tragica è poggiata sul vicino tavolo
                Gli esperti hanno ipotizzato che il coreografo rappresenti il poeta proprietario della domus, famosa per il mosaico all’ingresso che rappresenta un cane e la scritta “Cave Canem” (attenti al cane)
                Last edited by doxa; 21-03-2020, 08:21.

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                • Kanyu
                  *

                  • 10/05/19
                  • 23112

                  #23
                  Sono da solo (mio figlio dorme ancora) e così mi ascolto un po' di musica.
                  Mette allegria e mi viene voglia di ballare.
                  Appena finisce sta storia sarà la prima cosa che faccio, andare tra la gente e ballare...
                  "Il mio tempo non è ancora venuto; alcuni nascono postumi"

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                  • Bauxite
                    Cosmo-Agonica

                    • 25/12/09
                    • 36341

                    #24
                    Ultimamente trascorro molto tempo con pezze, detersivi, scope e secchi. Forse creo un circo con loro.

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                    • sandor
                      Opinionista

                      • 07/10/10
                      • 3414

                      #25
                      Originariamente Scritto da Bauxite Visualizza Messaggio
                      Ultimamente trascorro molto tempo con pezze, detersivi, scope e secchi. Forse creo un circo con loro.
                      e la privacy?
                      http://letteraturaomnibus.blogspot.com

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                      • Tiberio
                        Opinionista
                        • 16/08/16
                        • 3530

                        #26
                        Sono col cane
                        "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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                        • crepuscolo
                          Opinionista
                          • 08/10/07
                          • 24570

                          #27
                          Originariamente Scritto da doxa Visualizza Messaggio
                          In questa pagina del forum ho dedicato due post per descrivere “le mie maschere” immaginarie nel teatro della vita.

                          La quarantena mi costringe a continuare a giocare con la fantasia, perciò continuo a pensare alla maschera, che può anche essere metafora, in frasi tipo: “togliti la maschera !”, oppure: “cosa c’è dietro la sua maschera ?”, per alludere ad un individuo bugiardo. Ma perché lo è ? Per difesa psicologica o per ingannare ? Comunque nasconde.

                          Non è così per l’attore teatrale o cinematografico. L’actor e l’ āctrīx (attrice) devono saper recitare in modo naturale, spontaneo, devono immedesimarsi nel ruolo e il pubblico non deve accorgersi che stanno recitando un testo. Il teatro non è vero né falso è attività creativa e il palcoscenico è il luogo della rappresentazione: dalla maschera si passa al personaggio e da questo alla “persona” uscendo dalla scena.

                          Nell’antica Grecia e in epoca romana gli attori per simulare il personaggio rappresentato indossavano la maschera, solitamente di stoffa gessata, di tela di lino stuccata, oppure di cuoio, di legno o sughero dipinto, se necessario, dotata di parrucca.

                          In corrispondenza della bocca la maschera aveva un’ampia apertura che permetteva di amplificare la voce del recitante, perciò detta “ persōna”, dal verbo “personare”: parola composta da “per” + “sonar” (= ri -suonare, parlare attraverso…). Ovviamente la capacità di farsi sentire dagli spettatori più lontani dal palco dipendeva soprattutto dalla forma e dal luogo dove era collocato il teatro all’aperto.




                          Pompei, “casa del poeta tragico” (Museo nazionale archeologico di Napoli) Il mosaico era sul pavimento del tablinum.
                          La scena è ambientata in un choragium (spogliatoio) o un porticus post scaenam (retroscena).

                          L’immagine del mosaico mostra la preparazione di una compagnia teatrale. L’anziano seduto è il coreografo che sorregge una maschera tragica femminile, invece la maschera di sileno è poggiata su un piedistallo. Gli astanti guardano verso il coreografo. Sul lato sinistro ci sono due attori con il bacino coperto con vello di pecora. Il primo dei due ha la maschera sollevata e poggiata sul capo. Accanto a loro c’è il musicista nell’atto di suonare il doppio flauto.
                          Dietro l’anziano seduto un assistente aiuta un altro attore alla vestizione. La maschera maschile tragica è poggiata sul vicino tavolo
                          Gli esperti hanno ipotizzato che il coreografo rappresenti il poeta proprietario della domus, famosa per il mosaico all’ingresso che rappresenta un cane e la scritta “Cave Canem” (attenti al cane)
                          Interessante approfondimento.

                          Comment

                          • crepuscolo
                            Opinionista
                            • 08/10/07
                            • 24570

                            #28
                            Originariamente Scritto da Kanyu Visualizza Messaggio
                            Sono da solo (mio figlio dorme ancora) e così mi ascolto un po' di musica.
                            Mette allegria e mi viene voglia di ballare.
                            Appena finisce sta storia sarà la prima cosa che faccio, andare tra la gente e ballare...
                            Quanti anni ha tuo figlio?

                            Comment

                            • crepuscolo
                              Opinionista
                              • 08/10/07
                              • 24570

                              #29
                              Con questo bel tempo sto spesso in giardino.
                              Ieri è uscita dal letargo la prima tartaruga, le ho fatto una bella doccia.

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                              • doxa
                                Opinionista
                                • 30/04/19
                                • 2659

                                #30
                                Crep hai titolato questo topic: "Con chi siete". O. K., però a me evoca l'esilarante scena con Benigni e Massimo Troisi nel film: "Non ci resta che piangere".

                                questo è il link



                                pensa se ti ferma la police mentre sei in auto e ti fa quelle domande e alla fine ti fa pagare pure la multa.

                                Buon pomeriggio !
                                Last edited by doxa; 22-03-2020, 15:12.

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