La Luccicanza (riflessione lunghissima).

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  • BVZM

    #1

    La Luccicanza (riflessione lunghissima).

    La recente lettura del libro "Le avventure di Zio Savoldi", di Gianluca Morozzi (edizioni Fernandel - ve lo consiglio), mi ha permesso di identificare e trasformare in parole scritte, queste che leggete, un concetto che mi portavo dentro da un pezzo.
    Un'idea alla quale ancora non ero riuscito a dare un nome, ma che il buon Morozzi (che ringrazio infinitamente) ha battezzato nel suo libro come "luccicanza", e mai nome, devo dire, fu pi
    Last edited by Ospite; 06-06-2006, 21:47.
  • mat
    Il Magnifico
    • 20/05/05
    • 17786

    #2
    Non dirmi che non hai mai visto "The shining" di S. Kubrik?
    Moderatore Debate Square

    "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
    - P. Conte -


    Angst essen Seele auf

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    • sagittario78
      *
      • 12/05/06
      • 10995

      #3
      io ho iniziato come terzino sx, poi stopper, poi centrocampista, infine libero.

      per il resto posso dirti che sto attraversando un periodo alquanto opaco

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      • Nutella
        mammaluc(c)a
        • 27/03/06
        • 3127

        #4
        Anche a me, quando ho letto il titolo, è venuto in mente Shining. Però quella di cui parli è un altro tipo di luccicanza. Chissà se dipende dai casi o se è la tua positività che influisce sul successo...
        utente
        opinionara
        responsabile del mio pc


        Che mondo sarebbe senza di me

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        • DonaFlor
          Contessa de noantri...
          • 15/01/06
          • 1262

          #5
          Però... è tornato alla grande il vecchio zio Mirko...
          Grande chef di Risotti in busta

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          • Neve_che_vola

            #6
            [QUOTE=DonaFlor]Per

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            • Piotr Aleksejevic
              Zar autocrate di tutte le Russie
              • 24/11/05
              • 7926

              #7
              Capito il discorso della luccicanza ...

              ma come chiameresti il contrario della luccicanza ?
              Ti
              CONIGLIO MANNARO

              "Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
              Gianni-Emilio Simonetti

              La calma

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              • kika_
                autobanned
                • 23/04/06
                • 1254

                #8
                bel pappardellone BVZM

                bentornato eh
                [B][I][COLOR="RoyalBlue"][FONT="Comic Sans MS"]Ogni persona che passa nella tua vita, qualcosa ti prende, e qualcosa ti d

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                • Hamlet
                  Opinionista
                  • 12/11/05
                  • 877

                  #9
                  Ciao BVZM, ti saluto
                  innanzitutto devo dirti questa cosa, e resta una mia personalissima opinione, inutile mettere nel titolo "riflessione lunghissima", io ritengo che ogni pensiero non ha "spazio" che tenga, non esiste uno spazio...probabilmente in ambiente Forum si

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                  • Aion

                    #10
                    Originariamente Scritto da BVZM
                    La recente lettura del libro "Le avventure di Zio Savoldi", di Gianluca Morozzi (edizioni Fernandel - ve lo consiglio), mi ha permesso di identificare e trasformare in parole scritte, queste che leggete, un concetto che mi portavo dentro da un pezzo.
                    Un'idea alla quale ancora non ero riuscito a dare un nome, ma che il buon Morozzi (che ringrazio infinitamente) ha battezzato nel suo libro come "luccicanza", e mai nome, devo dire, fu più adeguato di questo.
                    Cos'è la luccicanza?
                    Il concetto di "luccicanza", ancorché senza nome, era sempre stato ben chiaro, forse fin troppo, in me sin dai tempi dell'infanzia.
                    Cambia aspetto e sapore, a seconda del contesto nel quale esso si manifesta. Ognuno ha le proprie "luccicanze" nella vita, che potremmo, forse in maniera più complessa, chiamare "periodo positivo", "momento di grazia", "illuminazione", "attimi radiosi". Luccicanza appunto.
                    Io che ho tirato calci ad un pallone per trent'anni a livello agonistico ed amatoriale, ho assimilato questo concetto con facilità, in quanto il calcio, al di là di tutto ciò che di male si può dir giustamente su di esso, ha il potere talvolta di sintetizzare con disarmante semplicità certi aspetti della nostra esistenza.
                    Dal trovarsi impantanati per via del campo pesante, all'esser sotto di due gol al termine del primo tempo.
                    Dallo stare in panchina, al non riuscire ad esprimere il proprio gioco come si vorrebbe, il pallone a volte diviene un significativa metafora delle cose della vita.
                    Certo, qualcuno potrebbe dirmi anche l'hockey su ghiaccio (sport che adoro) o il tiro al piattello, ma non avendo io mai praticato questi sport, non potrei esprimermi in merito. E poi, insomma, il calcio è il calcio.
                    Il calcio è quello sport in cui i campioni del mondo del 1982, nel novembre dello stesso anni, si fanno eliminare dalla qualificazioni per gli europei di Francia '84 pareggiando 1-1 a Cipro. Con Cipro!! (Cipro-Italia 1-1)
                    Insomma, difficilmente l'hockey o il basket possono regalare sorprese simili, pur rimanendo tuttavia sport ferse meno inquinati e magari anche più spettacolari del calcio (specie l'hockey).
                    La luccicanza quindi, per quanto mi riguarda, parte -almeno come concetto- dal mondo del pallone per poi abbracciare tutti gli aspetti della vita.
                    Per capirla, dunque e, più difficilmente, per spiegarla può aiutare aver giocato a calcio, soprattutto nel ruolo di attaccante.
                    Io la temevo, da attaccante, la "luccicanza" salvo invocarla nei momenti tristi.
                    Tipo quando sei sotto di un gol e ti serve almeno un pareggio; piove e tu sei più adatto ai campi asciutti; non arrivano palloni in area e tu sei un discreto opportunista.
                    In quel caso volgevo il mio pensiero ai numi del pallone, che solo raramente mi ascoltavano.
                    Evidentemente il sovrannaturale non esiste o, se esiste, non c'era "copertura" in quei campetti di provincia.
                    Ma come ripeto io temevo la luccicanza perché mi auguravo piuttosto la "costanza", dote che mi arrise solo durante il crepuscolo della mia vita calcistica, quando passai dal calcio al calcio a 5, (prima di lasciare l'ennesimo ginocchio sulla moquette verde, e di percorrere il viale del tramonto, non a piedi nudi, come dice Elio, bensì con le stampelle, ch'è peggio) e dove la buttavo dentro in media di 5/6 volte a partita. Regolarmente.
                    La mia era più una performance dunque da porno-attore che non da attaccante.
                    Tuttavia, a parte questa fase tardiva delle mie vicissitudini sportive, la luccicanza, e con essa l'alternanza fra campo e panchina, mi ha accompagnato per quasi tutta la vita. Perfino in amore.
                    Sì, l'alternanza fra campo e panchina. Perché la luccicanza in allenamento non viene considerata. E se il Mister si fissa con quel centravanti di uno e novanta, perché tu sei troppo piccolo (o giovane), la luccicanza te la attacchi all'attaccapanni in spogliatoio, insieme ai blue jeans ogni domenica.
                    Ed allora comincia un'altra battaglia mistica, fra forze sovrannaturali.
                    La tua luccicanza lotta in una dimensione lontana dall'umano, contro la luccicanza dell'energumeno ch'è in campo col numero 9 al posto tuo.
                    E non basta.
                    La tua luccicanza, se ti vuol davvero bene, dev'essere crudele. Cinica. Massacratrice.
                    E quando riesce ad aver ragione della luccicanza dell'ariete, dato che per la summenzionata mancanza di copertura di comunicazioni interdimensionali, il Mister difficilmente se ne accorge, deve meschinamente andare a trattare con la luccicanza dello stopper avversario, o con quella di qualche zolla del terreno, e far sì che il plinto da area, tanto caro all'allenatore, esca dal campo ululando e con le mani strette attorno alla rotula, come se volesse impedire che questa se ne vada a familiarizzare con uno dei pochissimi spettatori sulla tribuna di quel campetto di provincia.
                    Ed allora sì, se il nume è sintonizzato sulla tua partita, che la luccicanza la senti. E la vedi. E la vedono tutti cazzo.
                    Te ne accorgi perché il centrale avversario, che a certi livelli difficilmente ha il piede di Bruno Conti, ma che comunque di solito non sbaglia nulla, fa uno stop talmente sballato che sembra un assist per te, e ti regala una posizione di tiro in piena area che quel pirla del tuo regista, per tutta la partita, non è stato capace di regalarti.
                    Lui e quel cazzo di numero 10 usurpato che porta sulle spalle.
                    E lì il portiere ti viene incontro a valanga, ti chiude lo specchio della porta e tu dici "cazzo, chiudo gli occhi e tiro un missile, lo faccio secco, ma se sbaglio? Se il mio missile si frantuma fragorosamente sullo sterno di quel portierone in uscita che sembra una slavina? Cazzo, quella panchina me la attaccano alle chiappe con dei punti di sutura, ed il mio monumento nella piazzetta del paese, fra 100 anni, mi vedrà proprio così. Seduto su quella cazzo di panca.
                    E allora che faccio? Faccio un tocco di fino, lo dribblo e lo costringo al fallo? Rigore?
                    Sì, così poi lo tira quel pirla del nostro 10.
                    Fanculo, faccio il pallonetto!
                    Sì, sono matto. Sono appena entrato in campo, è il primo pallone che tocco, mi trovo col portiere in uscita e io, porca di quella troia, gliela scucchiaio"
                    GOL!
                    Ma allora sei bravo? Direte voi.
                    Una sega! Se sei bravo il pallonetto lo fai sempre, e prima o poi ti notano e non rimani nei campetti di provincia.
                    No amici. Nessuna bravura o, comunque, nulla di più di quella che dovrebbe avere un discreto attaccante di terza categoria.
                    Quella è la luccicanza. E te ne accorgi perché poi segni, nella stessa partita, anche di testa. Tu. Uno e settanta. Anticipi il difensore e la piazzi dove il portiere la può solo guardare. Luccicanza!
                    E la parita dopo il mister che, piuttosto di farti segnare altri due gol e fare una figuraccia con la società (che gli chiederà come mai non t'ha fatto giocare prima) si mangerebbe una merda, è costretto a metterti in campo perché il suo pilone del cuore è in tribuna con le stampelle e fa pure il tifo per te, 'sto coglione, e tu segni ancora.
                    E segni perché il portiere non trattiene la palla e tu gliela cacci dentro.
                    E tutti sopra di te come ai mondiali.
                    E poi la domenica dopo cominci a prendere confidenza, e vai in porta da solo. E poi ancora tiri da fuori area e fai gol.
                    Ecco quella è la luccicanza. Perché, se tutti sanno che hai il piedino da pallonetto, tutti sanno anche che non sei uno bombardiere da fuori area. Eppure segni anche così.
                    E' lì che cominci a sentire il terrore. Perché la luccicanza non ha una durata standard (come invece sostiene il buon Morozzi, talentuoso scrittore).
                    E te ne accorgi quando cominci a sbagliarne uno facile. E tutti te lo perdonano perché tu hai tolto le castagne dal fuoco per cinque/sei domeniche di seguito.
                    Ma tu sai che l'orrore è lì che ti attende. Ha la faccia apparentemente qualunque di quel portiere. E quelle maglie avversarie delle quali ti sembra di sentire l'odore (quando senti l'odore del detersivo delle maglie avversarie son cazzi amici. Cazzi amarissimi). E senti un certo nervosismo che ti pervade, perché già sai.
                    E lo sente anche il tuo marcatore che ti vede reagire come una checca isterica per un fallo di normalissima amministrazione.
                    E lo vede l'arbitro che che ti francobolla la faccia con un cartellone giallo e che ti pronuncia un demagogico "alla prossima ti caccio fuori".
                    E tu sai che cosa è successo. Oh sì che lo sai.
                    Quella stronza della tua luccicanza, che per te aveva perfino staccato i legamenti crociati ad un tuo compagno di reparto, oggi se ne starà puttaneggiando con qualche altro giovane promettente in qualche altro campetto argilloso. Quella troia.
                    Ragazzi, la luccicanza, secondo me, è uno status generico dell'individuo.
                    Una specie di irradiazione che colpisce una persona, fluidificandone l'esistenza.
                    Per un po', poi se ne va. Bisogna quindi sfruttarla al massimo e fare un po' di "scorta" per i momenti tristi che di certo si presenteranno non appena questa si distrae da te un attimo.
                    Ecco perché se hai giocato a pallone, la riconosci meglio la luccicanza.
                    E' un po' come quando ci provi con due, tre ragazze, e tutte ti danno il due di picche, ma appena stai con una che ti piace, ti accorgi che ne hai altre due che ti ronzano attorno. Luccicanza. Tu stai luccicando!
                    O come quando spedisci il tuo curriculum a decine di aziende che ti snobbano, e poi di colpo, mentre in qualche modo bene o male ti sei sistemato, sembra che tutte le ditte della tua regione non possano fare a meno di te e ti imbarazzano proponendoti contratti irrinunciabili.
                    Luccicanza cazzo! Luccicanza!
                    Non è culo, è qualcosa di diverso. C'entrano anche le tue capacità, c'è qualcosa di tuo dentro la luccicanza.
                    Non solo casualità di eventi. Pare che d'improvviso tutto quello che sei o che hai tentato di trasmettere invano per mesi, anni, diventi chiaro all'umanità tutto d'un tratto.
                    Però fa sempre paura la luccicanza. Infatti, prima o poi se ne va.
                    Bisogna godersela, quindi, 'sta cazzo di luccicanza.
                    Secondo te, mi leggo tutta questa roba?

                    Un riassunto no vero?!

                    Comment

                    • thorpe
                      I run these tracks
                      • 13/01/05
                      • 3473

                      #11
                      Ogni qualvolta ti poni in un atteggiamento di necessità verso qualcuno o qualcosa che si trova nel mondo, e quindi fuori da te, perdi la tua luccicanza.
                      Luccicanza è brillare di luce propria.
                      "Well, it's a dog eat dog. Eat cat too. The French eat frog and I eat you"



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                      • STABELANDER
                        Opinionista
                        • 09/06/06
                        • 33

                        #12
                        [QUOTE=BVZM]La recente lettura del libro "Le avventure di Zio Savoldi", di Gianluca Morozzi (edizioni Fernandel - ve lo consiglio), mi ha permesso di identificare e trasformare in parole scritte, queste che leggete, un concetto che mi portavo dentro da un pezzo.
                        Un'idea alla quale ancora non ero riuscito a dare un nome, ma che il buon Morozzi (che ringrazio infinitamente) ha battezzato nel suo libro come "luccicanza", e mai nome, devo dire, fu pi
                        STABELANDER 4ever... See, magari

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                        • thorpe
                          I run these tracks
                          • 13/01/05
                          • 3473

                          #13
                          dai vediamo chi si aggiudica il terzo post con megaquotone inutile + commento altrettanto inutile
                          "Well, it's a dog eat dog. Eat cat too. The French eat frog and I eat you"



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                          • Hamlet
                            Opinionista
                            • 12/11/05
                            • 877

                            #14
                            Originariamente Scritto da thorpe
                            Ogni qualvolta ti poni in un atteggiamento di necessità verso qualcuno o qualcosa che si trova nel mondo, e quindi fuori da te, perdi la tua luccicanza.
                            Luccicanza è brillare di luce propria.
                            thorpe, ti saluto
                            non sono assolutamente d'accordo ma rispetto la tua opinione, il tuo pensiero, però io credo che riconoscere in te stesso la tua "luccicanza" o il tuo "attimo di luccicanza" (dai a questi termini il significato che meglio credi), possa avvenire in due modi: o "scrutandoti" dentro e riconoscendo in Te chi sei e cos'hai...oppure proprio con il confronto con gli altri, anzi, spesso la "non luccicanza" degli altri Ti fà "esaltare" per scopi sinceri e decisamente senza usare gli altri, senza per questo perdere la tua "luce propria" che spesso può essere solo riflessa dagli altri...e non è dispreggiativo...guarda la luce della luna, è bellissima, eppure è luce riflessa...da una stella che non puoi osservare per eccessiva "luccicanza".

                            Comment

                            • Hamlet
                              Opinionista
                              • 12/11/05
                              • 877

                              #15
                              Non capisco la difficoltà che hanno alcune persone a leggere il pensiero degli altri, anche se lungo.Mi dispiace molto vedere che uno strumento cosi potente come può essere un Forum, si riduca, dopo un pò, per abitudine molto contagiosa, a brevi frasi quasi dal pensiero assente, eppure sono convinto che chiunque scriva e non venga qui per "giocare" sappia avere del buon "pensiero" su tutto.
                              Scrivo questo perchè io sono tra quelli che non ha capacità di sintesi nello scrivere, questo per scelta.
                              Non se l'ha prenda chi si sente coinvolto. Amici sempre.

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