MOSCA - L'istituzione più omofoba di un paese omofobo, l'esercito russo, gestisce un fiorente mercato della prostituzione gay. Lo denuncia il settimanale giovanile Sobesednik, che descrive il fenomeno come largamente diffuso e quasi sistematico nelle grandi città. La mecca dei lenoni in divisa, affermano concordi i testimoni intervistati dal giornale, è proprio la capitale, Mosca.
La stessa città che nei giorni scorsi si è guadagnata una imbarazzante ribalta con la violenta repressione di una timida "Gay Parade", già osteggiata dal sindaco Iuri Luzhkov e presa di mira da gruppuscoli di naziskin.
"Lo dico ai giovani che devono partire militari: cercate a tutti i costi di evitare Mosca, è un inferno", dichiara Andresi al settimanale.
Ha finito da pochi mesi il servizio militare, ma togliersi l'uniforme non lo ha aiutato a spogliarsi dei ricordi.
"Sono stato violentanto in uno sgabuzzino della caserma di Shokovo (una borgata alla periferia della capitale) da un gruppo di "nonni". E' stato orribile, ma il peggio è venuto dopo. Mi sono accorto che i commilitoni mi guardavano in modo strano, che le voci erano circolate. Un ufficiale poi mi ha detto senza mezzi termini che il giorno dopo avrei dovuto occuparmi di due clienti. L'ho mandato a quel paese, ma lui ha tirato fuori delle fotografie, erano immagini dello stupro subito. Ha minacciato di farle avere a mia madre. Ho dovuto cedere, non voglio che la mia famiglia sappia o anche solo sospetti cosa mi è successo".
La stessa tecnica, con qualche variante, è stata usata nei confronti di altri militari. Tutti passati dallo stupro al marciapiede.
"Ci sono tre tipi di prostituti militari" racconta Leonid. "C'è il ragazzo che accetta casualmente qualche proposta, quello convinto. Infine, c'è il business vero, gestito dai graduati".
La stessa città che nei giorni scorsi si è guadagnata una imbarazzante ribalta con la violenta repressione di una timida "Gay Parade", già osteggiata dal sindaco Iuri Luzhkov e presa di mira da gruppuscoli di naziskin.
"Lo dico ai giovani che devono partire militari: cercate a tutti i costi di evitare Mosca, è un inferno", dichiara Andresi al settimanale.
Ha finito da pochi mesi il servizio militare, ma togliersi l'uniforme non lo ha aiutato a spogliarsi dei ricordi.
"Sono stato violentanto in uno sgabuzzino della caserma di Shokovo (una borgata alla periferia della capitale) da un gruppo di "nonni". E' stato orribile, ma il peggio è venuto dopo. Mi sono accorto che i commilitoni mi guardavano in modo strano, che le voci erano circolate. Un ufficiale poi mi ha detto senza mezzi termini che il giorno dopo avrei dovuto occuparmi di due clienti. L'ho mandato a quel paese, ma lui ha tirato fuori delle fotografie, erano immagini dello stupro subito. Ha minacciato di farle avere a mia madre. Ho dovuto cedere, non voglio che la mia famiglia sappia o anche solo sospetti cosa mi è successo".
La stessa tecnica, con qualche variante, è stata usata nei confronti di altri militari. Tutti passati dallo stupro al marciapiede.
"Ci sono tre tipi di prostituti militari" racconta Leonid. "C'è il ragazzo che accetta casualmente qualche proposta, quello convinto. Infine, c'è il business vero, gestito dai graduati".

Comment