Un pettine, una forbice, un calzino, una lampada, un letto, Dafne, Cleo ed Iride.
Tutti insieme sopra la mensola a guardare la finestra.
Guardare la notte e la sua danza nauseante, dentro il battito formicolante della città che pullula, silenziosa, nelle luci intermittenti.
Silvia a dormire nel letto, sollazzando di sospiri le pieghe celesti delle lenzuola, precisamente confusa, tra i capelli ed il cuscino.
Il lavoro di Dafne, Cleo ed Iride era quasi finito, bambole per professione, mai vissuta con passione la vita sotto il pettine, sotto i sorrisi, sotto la cura di un broncio di bambina, che può stringerti e morderti a suon di capricci, di giorni, di notti, di secondi alternati.
Dafne soprattutto, guardava silvia con gelosia, delle bambole era la più grande la più costosa e la più cattiva, lei è stato il regalo della nonna religiosa alla comunione, Silvia l'ha sempre trattata da mammina, l'ha sempre fatta sentire grossa vecchia e bisbetica e lei, con il tempo c'é diventata.
Dafne la rossa, sempre più viola di invidia, a guardare la carne colorata di Silvia, cambiare, evolvere, crescere, muoversi, mentre lei, immobile e meschina, stava lì, senza neanche il prestigio di essere la più piccolina.
Cleo ed Iride erano due gemelle bionde, regalate per errore da due zii nemici, i due omoni non si parlavano per dispetto! E lo stesso regalo portarono nel letto! Ma la nipotina che non fu delusa, Silvia staccò un occhio ad Iride e la chiamò cosi per assonanza: "il gioco è fatto, ora saprò distinguervi!"
Chissà.
Chissà se Silvia ha mai visto lo sguardo di stima di Cleo, se ci si è mai tuffata tra i vortici e lo schiamazzo dell'amore.
Chissà se Silvia ha mai visto lo sguardo di odio di Iride, mutilata e nemica giurata, guardarla con sarcasmo a profusione.
Tutte insieme abbiamo detto, quattro donne sotto lo stesso tetto, due a cospirare nere, una a dormire umana, l'ultima a cercare il coraggio di pacificare.
Già, per Cleo la missione era difficile, impedire alle due colleghe il tradimento, per salvare quell'amore di ragazza non più bimba con il suo affetto. Presto detto, ma missione difficile e proibitiva, da cogliere e formare, nelle ali della diplomazia.
Il giorno precedente era nato un altro capitolo di diffidenza, arrivò Paolo, maschietto bello alto e robusto, ad accarezzare silvia, in ogni posto, a scoprirgli, quelle...quelle, Cleo non sapeva il nome, quei bozzi sopra il petto!
Paolo trattò Silvia come un bambolotto e neanche con fare circospetto, tutto livido e sudato, la spogliò cosi, in un fiato! E poi fece qualcosa a stento che provocò nelle bambole un sincero smarrimento.
"Lei ha tradito, ha cercato un altro contatto" Dice Dafne con spirito matto.
"Non solo, con quell'ometto ci ha anche giocato!" Dice Iride con l'occhio malato.
"Lasciatela stare, è solo innamorata" Chiude Cleo per niente adirata.
Iride: "Cosa? Orrenda gemellina viziata! Dici cosi solo perché silvia ti ha sempre amata! Andiamo lì e stacchiamogli la testa, prendiamo le forbici e facciamogli la festa!"
Dafne: "Si prendiamole e tagliamo tutte le vene, tutte le membra che il suo corpo contiene! E' il momento della notte e adesso la morte ti inghiotte!"
Preoccupata ed imbronciata Cleo supplica e si frappone tra le streghe e l'amata.
Disperata ed addolorata Cleo si mette tra la forbice e il corpo protetto della sua fata.
Non può fare nulla e viene divelta sul letto, in cento, mille pezzi di ambra e porpora dannata.
Tra le onde della seta per sempre annullata.
Le congiurate allora si sbarazzano del corpo, lo prendono, lo mangiano e crescono di un oncia a testa, sempre pronte ad uccidere la ragazza prima che sia desta.
Un ombra però, si allunga alle loro spalle, una scimmia, di pezza e cotone, esce forte e dura dal cassetto, pronta a dar battaglia sicura del suo elmetto.
"Sono bruto e amo Silvia da quando, bestia, mia madre, mi concepì e morì sul parto, passerete tra i miei muscoli e al mio cospetto, prima di raggiungere la gola poggiata sul letto!"
Iride: "Finiscila! Creatura scialba e desueta, non ci allontanerai dalla nostra meta. Fatti da parte e..e.."
Ma bruto brutale brutalizzò le zitelle armate, le trascinò sulla mensola, lanciò la forbice a perdivista e tornò tra le ragnatele del cassetto più brutto, sporco, tanto umido che sembra un laghetto.
E...
E Silvia si alza finalmente.
Stropiccia gli occhi con le mani furiosamente.
Quali mani?
Lei ha solo due palloncini alla fine delle braccia.
Lei ha solo un vestitino ed una minuta borraccia.
Quante volte deve sognare di esser donna?
Quando in realtà é una bambola e per giunta senza gonna.
Però.
Però il sogno le ha dato un'idea.
Anche lei ha una bambina odiosa che dorme su un letto, è li a pochi metri dal suo cospetto. Le forbici ci saranno da qualche parte, le zie di Carla, d'altra parte, sono delle sarte!
Volerà sulla maniglia,
aprirà la porta con un salto al sapor di vaniglia.
Aprirà la porta,
con la gamba sbagliata, quella più corta.
Salirà in cucina,
prenderà la lama vicino alla fucina.
E per Carla,
non ci sarà un ragazzo a cui darla.
Zac, stuff, scat
due sforbiciate, il foglio si piega,
anche se l'autore ancora nega,
é così, è cosà, è la fine storia,
colorata di morte senza un pizzico di gloria.
Tutti insieme sopra la mensola a guardare la finestra.
Guardare la notte e la sua danza nauseante, dentro il battito formicolante della città che pullula, silenziosa, nelle luci intermittenti.
Silvia a dormire nel letto, sollazzando di sospiri le pieghe celesti delle lenzuola, precisamente confusa, tra i capelli ed il cuscino.
Il lavoro di Dafne, Cleo ed Iride era quasi finito, bambole per professione, mai vissuta con passione la vita sotto il pettine, sotto i sorrisi, sotto la cura di un broncio di bambina, che può stringerti e morderti a suon di capricci, di giorni, di notti, di secondi alternati.
Dafne soprattutto, guardava silvia con gelosia, delle bambole era la più grande la più costosa e la più cattiva, lei è stato il regalo della nonna religiosa alla comunione, Silvia l'ha sempre trattata da mammina, l'ha sempre fatta sentire grossa vecchia e bisbetica e lei, con il tempo c'é diventata.
Dafne la rossa, sempre più viola di invidia, a guardare la carne colorata di Silvia, cambiare, evolvere, crescere, muoversi, mentre lei, immobile e meschina, stava lì, senza neanche il prestigio di essere la più piccolina.
Cleo ed Iride erano due gemelle bionde, regalate per errore da due zii nemici, i due omoni non si parlavano per dispetto! E lo stesso regalo portarono nel letto! Ma la nipotina che non fu delusa, Silvia staccò un occhio ad Iride e la chiamò cosi per assonanza: "il gioco è fatto, ora saprò distinguervi!"
Chissà.
Chissà se Silvia ha mai visto lo sguardo di stima di Cleo, se ci si è mai tuffata tra i vortici e lo schiamazzo dell'amore.
Chissà se Silvia ha mai visto lo sguardo di odio di Iride, mutilata e nemica giurata, guardarla con sarcasmo a profusione.
Tutte insieme abbiamo detto, quattro donne sotto lo stesso tetto, due a cospirare nere, una a dormire umana, l'ultima a cercare il coraggio di pacificare.
Già, per Cleo la missione era difficile, impedire alle due colleghe il tradimento, per salvare quell'amore di ragazza non più bimba con il suo affetto. Presto detto, ma missione difficile e proibitiva, da cogliere e formare, nelle ali della diplomazia.
Il giorno precedente era nato un altro capitolo di diffidenza, arrivò Paolo, maschietto bello alto e robusto, ad accarezzare silvia, in ogni posto, a scoprirgli, quelle...quelle, Cleo non sapeva il nome, quei bozzi sopra il petto!
Paolo trattò Silvia come un bambolotto e neanche con fare circospetto, tutto livido e sudato, la spogliò cosi, in un fiato! E poi fece qualcosa a stento che provocò nelle bambole un sincero smarrimento.
"Lei ha tradito, ha cercato un altro contatto" Dice Dafne con spirito matto.
"Non solo, con quell'ometto ci ha anche giocato!" Dice Iride con l'occhio malato.
"Lasciatela stare, è solo innamorata" Chiude Cleo per niente adirata.
Iride: "Cosa? Orrenda gemellina viziata! Dici cosi solo perché silvia ti ha sempre amata! Andiamo lì e stacchiamogli la testa, prendiamo le forbici e facciamogli la festa!"
Dafne: "Si prendiamole e tagliamo tutte le vene, tutte le membra che il suo corpo contiene! E' il momento della notte e adesso la morte ti inghiotte!"
Preoccupata ed imbronciata Cleo supplica e si frappone tra le streghe e l'amata.
Disperata ed addolorata Cleo si mette tra la forbice e il corpo protetto della sua fata.
Non può fare nulla e viene divelta sul letto, in cento, mille pezzi di ambra e porpora dannata.
Tra le onde della seta per sempre annullata.
Le congiurate allora si sbarazzano del corpo, lo prendono, lo mangiano e crescono di un oncia a testa, sempre pronte ad uccidere la ragazza prima che sia desta.
Un ombra però, si allunga alle loro spalle, una scimmia, di pezza e cotone, esce forte e dura dal cassetto, pronta a dar battaglia sicura del suo elmetto.
"Sono bruto e amo Silvia da quando, bestia, mia madre, mi concepì e morì sul parto, passerete tra i miei muscoli e al mio cospetto, prima di raggiungere la gola poggiata sul letto!"
Iride: "Finiscila! Creatura scialba e desueta, non ci allontanerai dalla nostra meta. Fatti da parte e..e.."
Ma bruto brutale brutalizzò le zitelle armate, le trascinò sulla mensola, lanciò la forbice a perdivista e tornò tra le ragnatele del cassetto più brutto, sporco, tanto umido che sembra un laghetto.
E...
E Silvia si alza finalmente.
Stropiccia gli occhi con le mani furiosamente.
Quali mani?
Lei ha solo due palloncini alla fine delle braccia.
Lei ha solo un vestitino ed una minuta borraccia.
Quante volte deve sognare di esser donna?
Quando in realtà é una bambola e per giunta senza gonna.
Però.
Però il sogno le ha dato un'idea.
Anche lei ha una bambina odiosa che dorme su un letto, è li a pochi metri dal suo cospetto. Le forbici ci saranno da qualche parte, le zie di Carla, d'altra parte, sono delle sarte!
Volerà sulla maniglia,
aprirà la porta con un salto al sapor di vaniglia.
Aprirà la porta,
con la gamba sbagliata, quella più corta.
Salirà in cucina,
prenderà la lama vicino alla fucina.
E per Carla,
non ci sarà un ragazzo a cui darla.
Zac, stuff, scat
due sforbiciate, il foglio si piega,
anche se l'autore ancora nega,
é così, è cosà, è la fine storia,
colorata di morte senza un pizzico di gloria.
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