Eclissi di luna.

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • Artemis
    Opinionista
    • 04/06/07
    • 5863

    #1

    Eclissi di luna.

    [I]Non ricordo perch
    ουδὲ τεθνάσι θανόντες
  • Artemis
    Opinionista
    • 04/06/07
    • 5863

    #2
    E adesso che Aurora ti cerca,
    e mi chiede di te
    non so più che inventarle ancora;
    non ti troverà nemmeno
    vagando per il cielo azzurro, all'infinito...

    E adesso che Eros ti cerca
    dentro i meandri del mio cuore, e ti trova,
    Aurora mi grida: "bugiarda!"
    Non so più come farle capire
    che il mio cuore non è un cielo azzurro

    ma una radura scura e tempestosa,
    che ha sete di te
    che soffre ogni istante che passa...
    che vuole soltanto un pò di giustizia
    che piange insieme a me...
    ουδὲ τεθνάσι θανόντες

    Comment

    • Artemis
      Opinionista
      • 04/06/07
      • 5863

      #3
      "Psss... hey... Iris!"
      Iris si volt
      ουδὲ τεθνάσι θανόντες

      Comment

      • Artemis
        Opinionista
        • 04/06/07
        • 5863

        #4
        Pioveva. Zeus ed Hera stavano sicuramente litigando.
        "Ma non possono litigare cos
        ουδὲ τεθνάσι θανόντες

        Comment

        • Artemis
          Opinionista
          • 04/06/07
          • 5863

          #5
          Era una giornata bellissima.
          Il sole alto e luminoso splendeva nel cielo sgombro di nuvole. Tirava un venticello piacevole e la temperatura era davvero mite. Tutto sembrava calmo e tranquillo... tutto il paesaggio traspirava di un'autentica serenità, che facilmente influenzava gli umori degli esseri viventi. Il lago di Pergusa rifletteva in tutta la sua limpidezza quell'atmosfera. Faceva parte di un tutt'uno, perfetto come il coro delle Muse, come il Cosmo, come le profondità del mare, in cui ogni cosa, immancabilmente, aveva il suo posto e per un sicuro motivo.
          Quel giorno, Persefone, Artemide, Atena e alcune ninfe avevano scelto il cuore della Sicilia per passare un po di tempo allegramente e con spensieratezza.
          "Conosco un posto dove splendidi fiori selvatici crescono indisturbati" aveva detto la figlia di Demetra.
          Passeggiavano leggere per i prati attorno a quello specchio d'acqua che pullulava di vita. Raggiunsero uno dei lati del lago e si sedettero, gustandosi l'aria frizzante e fresca.
          "Bei gusti" accennò Atena, fingendo indifferenza.
          "Già" seguirono le altre, a ruota.
          "Beh, mia madre mi ci portava sempre, da piccola."
          Persefone sorrise, fiera e sincera. I suoi capelli neri come il carbone erano mossi di tanto in tanto dalla brezza leggera. I suoi occhi profondi luccicavano di spontaneità. Sollevò la testa e inspirò tutta l'aria che poteva entrare nei polmoni, come se potesse essere l'ultima volta.
          Artemide si sdraiò completamente e chiuse gli occhi; il suo viso non tradiva alcuna emozione.
          Atena restava immobile come una statua. Fissava con i suoi occhi zaffiro lo specchio d'acqua che si trovava a pochi metri. Era pensierosa.
          Nonostante l'atmosfera fosse impregnata di quiete, c'era qualcosa di elettrico che volteggiava nell'aria. Le ninfe parlottavano tra di loro, fra risolini e sospiri.
          Improvvisamente Persefone si alzò. Atena e Artemide non si mossero.
          "Quel fiore... è... bellissimo..." sussurrò impercettibilmente la figlia di Demetra. Sembrava preda di qualche strano impulso. Era incantata. Atena distolse lo sguardo dal lago, e fissò Persefone.
          "Quale fiore?" chiese.
          "Forse sta indicando quello lì... sì... in effetti è strano... è diverso dagli altri" rispose Artemide, alzandosi, convinta.
          Persefone ignorò tutti e tutto. Cominciò a camminare, poi ad avanzare a passo spedito, verso quel meraviglioso, ultraterreno essere della natura.
          Atena cercò con gli occhi Artemide, e insieme si alzarono e seguirono l'amica.
          Le ninfe erano rimaste dietro ma infine si incuriosirono anche loro.
          "Divino. E' opera di mia madre, certamente. Non può che essere opera sua, questo splendido fiore. Magari è un regalo..."
          Quando Persefone raggiunse il suo oggetto del desiderio, si chinò lentamente per raccoglierlo. Poi tutto accadde velocemente, molto velocemente. Non appena le rosee dita della divina fanciulla sfiorarono i petali di quel gioiello, la terra tutta tremò, un'immensa e terribile voraggine si aprì, il terreno si squarciò sotto i piedi. Persefone rimase immobilizzata dal terrore.
          Artemide prese instintivamente arco e frecce, Atena strinse i pugni e sfidò con lo sguardo il pericolo. Le ninfe cominciarono ad urlare come delle pazze.
          Da quell'enorme fessura nel terreno, uscì fuori un carro trainato da cavalli oscuri come la morte. Lo sguardo di tutti cadde su quell'aggeggio.
          Il carro era vuoto. Vuoto. Trainato da cavalli. Senza un cocchiere.
          "Ma..." mormorò Atena, scuotendo la testa.
          D'un tratto Persefone cominciò a strillare, in preda al terrore. Una mano pallida come la neve aveva afferrato il suo polso e non aveva intenzione di mollarlo. La fanciulla provò ad alzarsi, ma le cose non cambiarono. Dal terreno sbucò una figura nera. Un dio dalla pelle bianchissima, dai lunghi capelli neri, dagli occhi di una strana tonalità violetto, completamente coperto da una veste nera come i capelli che arrivava fino a terra.
          Atena digrignò i denti e poi, con voce accusatoria, gridò "Ade!"
          Lui rispose con un sorriso sarcastico, poi afferrò Persefone che ancora strillava.
          Artemide corse loro incontro, ma uno strano alone di fuoco la spinse indietro.
          "No, Ade... non farlo!" gridò disperata.
          Una ninfa corse rapida come un cerbiatto e riuscì a raggiungere Persefone, ma il dio dell'oltretomba le mollò un ceffone che la fece volare per qualche metro.
          Ade salì sul carro insieme alla fanciulla, che piangeva e si dibatteva come una forsennata. Ma ormai era tardi. La terra ricominciò a tremare e tutto il carro fu inghiottito in quella voraggine paurosa.
          Scomparvero.
          Il paesaggio tornò come prima. O quasi.
          Atena cadde inginocchio, rassegnata. Artemide sbattè un pugno contro il prato, e dalla sua pelle delicata cominciò a sgorgare ambrosia. Una lacrima cadde su un fiore, difficile capire di chi fosse. Se di una dea o di una delle ninfe che, impietrite, ancora credevano di aver avuto solo un brutto incubo.
          La ninfa che era stata battuta da Ade si passò una mano sulla guancia.
          "Ade ha rapito Persefone. Adesso cambierà. Tutto."
          Last edited by Artemis; 25-07-2008, 11:47.
          ουδὲ τεθνάσι θανόντες

          Comment

          • Artemis
            Opinionista
            • 04/06/07
            • 5863

            #6
            Ecate correva leggera come uno spettro in una notte tempestosa. I suoi corti capelli bagnati di pioggia le frustavano le guance, i rovi del sottobosco le graffiavano le gambe. Ma non aveva tempo da perdere. Non adesso.
            Nella sua mente risuonavano disperate le grida di una fanciulla. Una fanciulla rapita. Cercava di scacciare con le mani le terribili allucinazioni che le fluttuavano davanti, gli spettri della notte che la inseguivano. Ma lei, Ecate, regina della stregoneria, dea degli spettri... non aveva paura.
            Ma quel volto pallido la tormentava, quegli occhi grandi, un tempo verdi... ma che adesso andavano assumendo uno strano color vinaccio, venato di fucsia... piangevano, continuamente. Non riusciva pi
            ουδὲ τεθνάσι θανόντες

            Comment

            • Artemis
              Opinionista
              • 04/06/07
              • 5863

              #7
              Non ho mai capito cosa volesse dire crescere.

              A dire il vero
              ουδὲ τεθνάσι θανόντες

              Comment

              • Artemis
                Opinionista
                • 04/06/07
                • 5863

                #8
                Fagus

                [I]Non provare pi
                ουδὲ τεθνάσι θανόντες

                Comment

                • Artemis
                  Opinionista
                  • 04/06/07
                  • 5863

                  #9
                  Quando sono tornata nei posti luminosi in cui sono nata e cresciuta sono rimasta abbacinata.
                  Niente da fare.
                  Non credo si possa recuperare molto. Riguardo tutto, intendo. Iris e Artemide mi guardano in un modo strano. Credo di avere un aspetto terrificante.
                  La prima cosa che ho fatto è stata quella di andare a specchiarmi in un pozzo d'acqua, come quel povero Narciso. Stranamente, non ho avuto paura dei miei occhi porpora. Il verde di un tempo non esiste quasi più. Niente più colorito nelle guance, solo delle occhiaie abbastanza visibili sopra gli zigomi.
                  In compenso sono più alta, ho le forme più accentuate, ho i capelli più lunghi e più sottili.
                  Solo mia madre mi riconosce, anche se a volte scopro che mi guarda con un velo di tristezza sui suoi occhi dorati. Forse ce l'ha con sè stessa o semplicemente sta imparando a rassegnarsi. Sua figlia adesso è uguale al dio dell'Oltretomba che ha sempre odiato.
                  Fortunatamente, le Moire sono gentili con me e sono meno pettegole delle Muse. Con un po' di filosofia... si accetta tutto. Ma io non devo accettare, no.
                  Mi piace il mio nuovo aspetto.
                  Però voglio riconquistare gli affetti. Devo.
                  ουδὲ τεθνάσι θανόντες

                  Comment

                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66024

                    #10
                    Pagine e pensieri che accarezzano l'anima....
                    amate i vostri nemici

                    Comment

                    • Artemis
                      Opinionista
                      • 04/06/07
                      • 5863

                      #11
                      Io sono la parte di Lei che palpita.
                      Io sono la parte di Lei che tenebre e malignit
                      ουδὲ τεθνάσι θανόντες

                      Comment

                      • conogelato
                        Candle in the wind

                        • 17/07/06
                        • 66024

                        #12
                        Troppo bella!
                        amate i vostri nemici

                        Comment

                        • Artemis
                          Opinionista
                          • 04/06/07
                          • 5863

                          #13
                          Grazie
                          ουδὲ τεθνάσι θανόντες

                          Comment

                          • Artemis
                            Opinionista
                            • 04/06/07
                            • 5863

                            #14
                            Di cenere
                            i capelli,
                            e il cuore
                            di ghiaccio
                            mi ritrovo.

                            Fuoco estinto
                            sulla testa;
                            fuoco che muore
                            di nuovo.
                            ουδὲ τεθνάσι θανόντες

                            Comment

                            • dark lady
                              la viaggiatrice
                              • 09/03/05
                              • 70446

                              #15
                              Bello rileggerti ancora, e bellissimo il tuo ultimo componimento!
                              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

                              Comment

                              Working...