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  • shez
    sehnsucht
    • 08/04/10
    • 811

    #1

    hw

    riaprii gli occhi.
    tutto quello che riuscivo a percepire era il suo respiro, lento ma regolare.
    Mi girai su un fianco per guardarlo meglio.
    La luce fioca della luna filtrava dalle persiane semichiuse, e disegnava sul suo viso un profilo dorato.
    Con l'indice glielo ripercorsi ad una distanza tale da permettermi di sentire il calore dell
  • shez
    sehnsucht
    • 08/04/10
    • 811

    #2
    trascorse l'intero pomeriggio chiusa in camera.
    era stesa sul suo letto, in quell'angolo di mondo dove nulla oltre al rumore dei suoi pensieri la veniva a disturbare.
    tentava invano di addormentarsi, mentre tutti i suoi compagni erano là fuori, a godersi quella rara quanto splendida giornata di sole.
    sì, sole finalmente.
    quando la mattina precendente si svegliò e vide i raggi penetrare dalle persiane, stentava a crederci: per un attimo sentì il cuore
    fare le capriole quando, spalancando la finestra, permise alla luce di innondare la stanza di chiarore, e di scaldare la sua pelle.
    dopo un attimo fugace di pura trepidazione, realizzò che quel giorno non sarebbe stato diverso dagli altri; nemmeno quel giorno avrebbe
    potuto vederla.
    un'intera giornata da trascorrere - o meglio, da far scorrere - in attesa di poter incrociare i suoi occhi perlati.
    avrebbe dato chissà cosa per poter sfiorare le sue labbra, per poter vedere di nuovo la sua sinuosa figura muoversi accanto alla sua.
    Elizabeth era il peccato più invitante cui Dio l'aveva condotta.
    il tempo inghiottì con tremenda velocità le ore di scuola e con esse, anche gli sguardi interrogativi che dovette subire Ann, quella mattina.
    arrivata a casa, entrò in cucina, per tentare di mandare giù qualcosa; avrebbe benissimo preferito farne a meno, ma le sue forze ormai
    erano allo stremo.
    sua madre - quasi fosse un sadico scherzo del destino - le si avvicinò e con un'espressione indecifrabile ma terribilmente famigliare,
    avvolse le sue mani a quelle della figlia e sussurrò:
    -tesoro, ti scongiuro. non riesco a vederti così spenta. qual è il problema, Ann? rispondimi sinceramente. principessa, se c'è qualcosa che
    posso fare per te...qualsiasi cosa, lo sai, io....
    a quel punto, la ragazza borbottò qualcosa come un "lasciami stare", e senza toccare cibo, si rinchiuse in camera.
    troppe volte sua madre aveva dovuto rivolgerle queste domande, e lei ora si era stufata di cercare una risposta.
    o forse ancora non l'aveva trovata. e questo era quello che più la spaventava. tutte le sue conclusioni si traducevano in un NULLA assoluto.
    infatti, ripensando alla sua vita dal punto di vista materiale, non c'era niente che le mancasse, nessun vestito all'ultima moda da comprare,
    nessuno sfizio da togliersi.
    nessun fottuto problema con la fisica, nè con l'insegnante che odiava trascorrere le giornate sbraitando di stare zitti e di non fare casino;
    nessun motivo per cui potersi ritrovare, in una calda notte d'estate, a correre urlando e maledendo contro
    il cielo per averle fatto un torto imperdonabile.
    il fatto era che allo stesso tempo non c'era nulla che le potesse strappare un sorriso di pura felicità.
    allora bisognava chiedersi cosa fosse peggio tra tutto questo vuoto insolente.
    forse preferiva essere torturata dal dolore provocato dall'odio, piuttosto che dalla gelida apatia che l'aveva avvolta con estremo cinismo.
    la piattezza con cui le scivolavano addosso intere giornate, e il menefreghismo con cui affrontava anche le più semplici e quotidiane
    situazioni, l'aveva resa simile ad un vegetale.
    arrivò a pensare al masochismo come unica fonte di stimolo, come un qualcosa che, pur essendo portato all'estremo, l'avrebbe fatta sentire
    di nuovo, o forse per la prima volta, VIVA.
    ben presto, i pensieri si amalgamarono a sadiche ispirazioni, che finirono per sommarsi e moltiplicarsi ad altrettante preoccupazioni.
    un tremendo capogiro costrinse Ann a lasciarsi cadere sul letto ancora da rifare.

    chiuse gli occhi.

    inspirò.

    espirò.

    decise di tenerli chiusi, e di provare a sgomberare la mente, riuscendoci solo dopo inesorabili minuti.
    ora, con tranquillità e coscienza cercò di ripercorrere e di ricomporre il puzzle distrutto qualche tempo prima.

    la calma dopo la tempesta era il momento più suggestivo. quello che la riconduceva alla realtà, a dover fare i conti con il resto del mondo.
    quella realtà da cui cercava di sfuggire per potersi rifugiare in quelle ebbre visioni di Elizabeth.
    era la notte, e con essa il sogno, a farle ricongiungere dopo una straziante giornata di astinenza l'una dall'altra.

    ormai tutti credevano alla sua innocente e dolce follia.

    Ann a questo non faceva più caso.
    era come risucchiata in una bolla di catatonia, ma che purtroppo si rompeva ogni qual volta doveva ritornare a fare i conti con il Mondo.
    un mondo, questo, in cui lei non aveva chiesto di nascere; non aveva chiesto tutta l'ipocrisia che la circondava e che lentamente la stava
    soffocando.
    tutto ciò l'avrebbe già uccisa se non ci fosse stata Elize, unico spiraglio di luce tra le tenebre.
    Elizabeth: la sua fede più illusoria.


    perfino sua madre ormai la pensava pazza. lo si capiva dal modo preoccupato in cui la osservava: come se avesse paura che,
    da un momento all'altro, sua figlia potesse sparire per sempre.
    ma non capiva che Ann era cresciuta da quando, a otto anni, la sentiva litigare con suo padre a bassa voce, in cucina.
    quello fu il momento in cui smise di credere alle favole, e che ricordava con dolorosa nitidezza: sua mamma che viene a parlarle: lei vuole
    bene a papà, ma lui se ne deve andare / Ann, principessina, deve stare tranquilla: andrà tutto bene / lei vede suo padre chinarsi e
    abbracciarla indifferente alle sue lacrime: dice che le vuole bene e che presto si rivedranno...

    ...e intanto sono undici anni che non ha sue notizie.

    si sentì bussare alla porta di camera sua, ma, consapevole dell'indesiderata visita che stava per ricevere, decise di non aprire.

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    • shez
      sehnsucht
      • 08/04/10
      • 811

      #3
      ci sono notti, come ieri notte, in cui hai l'otite ma non te ne fraga. le dici di andare un po' a fanculo perchè hai ( qualcun ) altro a cui pensare. pizzichi le lenzuola con le dita dei piedi, tamburelli con quelle delle mani, tiri sù col naso, controlli il cellulare, alzi la testa perchè i è semblato di vedele un gatto - anche se tu di gatti non ne hai, e titti ti è sempre sembrato uno stronzo raccomandato, ti contorci peggio che a lavorare per la moira orfei... insomma, di addormentarti non ne vuoi sapere. ti giri a sinistra e senti il dolce e profondo respiro dei piccoli che ormai volano aggrappati alle stelle, alla ricerca del sogno più bello da immaginare. ti volti verso destra ed ecco che i respiri diventano affannati e agitati; anche i grandi hanno cominciato a farsi sognare a vicenda, in quei letti ornati di peccato. di notte il mondo si esprime, mentre tu, ti affretti ad indugiare, ritrovandoti con una mano a regalare il paradiso, e con l'altra a domandare l'inferno.

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