Foto famosissima degli anni cinquanta (in questi giorni lei è morta): a me sguardi così indiscreti e fissi paiono molesti, ma lei ha detto di essersi divertita.
Ninalee Allen Craig, deceduta il 2 maggio, e l'autrice della foto, Ruth Orkin, hanno sempre spiegato che il messaggio dello scatto voleva essere di ammiraz…
Foto famosissima degli anni cinquanta (in questi giorni lei è morta): a me sguardi così indiscreti e fissi paiono molesti, ma lei ha detto di essersi divertita.
Anche perché la foto non é spontanea, ma preparata ad arte dall'amica Ruth Orkin.
Lo stesso motivo (ragazza che attraversa la strada accompagnata dagli sguardi di più uomini...) é stato poi ripreso da altri fotografi usando altre modelle.
Di questa ragazza si trova in rete anche una foto mentre si fa un giro in lambretta con il tipo a destra che ha il piede sul marciapiede.
Si potrebbe aprire un tread sulla manipolazione della realtá da parte dei media, ma poi non la finiamo piú e diventiamo complottisti...
Non sapevo fosse stata preparata prima, nemmeno nell’articolo lo si spiega: allora cambia tutto!
Però anche Wikipedia dice che la foto non è stata organizzata. Mi puoi indicare le tue fonti che sembrano più precise?
Un tema come la manipolazione mediatica affiora di tanto in tanto in vari thread, uno degli ultimi quello sulla violenza alle donne e il maschilismo: ci sono persone che non credono affatto ai dati riportati dai giornali o non li ritengono importanti.
Ecco, la giusta dose di criticità nei confronti delle fonti ci deve essere, ma da questo a considerare delle bufale le notizie anche da fonti affidabili su un argomento discutibile, ce ne passa…
Non sapevo fosse stata preparata prima, nemmeno nell’articolo lo si spiega: allora cambia tutto!
Però anche Wikipedia dice che la foto non è stata organizzata. Mi puoi indicare le tue fonti che sembrano più precise?
Un tema come la manipolazione mediatica affiora di tanto in tanto in vari thread, uno degli ultimi quello sulla violenza alle donne e il maschilismo: ci sono persone che non credono affatto ai dati riportati dai giornali o non li ritengono importanti.
Ecco, la giusta dose di criticità nei confronti delle fonti ci deve essere, ma da questo a considerare delle bufale le notizie anche da fonti affidabili su un argomento discutibile, ce ne passa…
Non sapevo fosse stata preparata prima, nemmeno nell’articolo lo si spiega: allora cambia tutto!
Però anche Wikipedia dice che la foto non è stata organizzata. Mi puoi indicare le tue fonti che sembrano più precise?
“I spoke only to the two men on the motor scooter,” she told the Times in 1995. “I yelled to them to tell the others not to look at the camera.”
Questa della lezione di educazione sessuale è la più divertente: l'(in) esperienza delle ragazze stampata sulle loro facce
La foto é molto interessante e molto ben riuscita. Sembra che ogni ragazza risponda in modo diverso allo stesso stimolo. L'incredulitá delle due ragazze a destra si accompagna con l'espressione della terza ragazza che invece sembra imbarazzata come chi é stato colto sul fatto e aveva pensato di averla fatta franca. Piú smaliziate, a livelli diversi le ragazze nelle file superiori, qualcuna divertita, qualcuna addirittura annoiata...
Qualcuno - o qualcuna - potrebbe essere curioso di sapere *cosa* hanno davanti le ragazze della foto di cui sopra.
Non è difficile da trovare, e non si tratta di organi di riproduzione maschili o femminili, bensì di tassonomia dei primati:
che evidentemente desta qualche stupore nelle ragazze
Va infatti precisato che davanti a quella classe di un college universitario femminile, il neo-assunto professor Gilmore (Frederic March) sta tenendo la sua prima lezione di antropologia; una classe in cui con sorpresa vede Stella (Clara Bow), la misteriosa ragazza con cui aveva avventurosamente diviso una cuccetta in treno poche sere prima.
Il film, The Wild Party (aka Stella's merits) del 1929, è una commedia pre-Code, quindi piuttosto scollacciata per quei tempi, e le ragazze della classe di Stella hanno molta più voglia di divertirsi che di studiare: in ogni caso direi che non hanno certo bisogno di lezioni di educazione sessuale...
'La libertà è terapeutica', si leggeva sui muri di San Giovanni, il grande manicomio di Trieste. E’ qui che negli anni 70 - sull'onda lunga della rabbia anti istituzionale del ’68 - lo psichiatra Franco Basaglia avvia la prima chiusura di un manicomio in Italia. E’ l’inizio di una rivoluzione, medica, politica e culturale, che porta nel 1978 all’abolizione degli ospedali psichiatrici con la legge 180: una legge che oggi compie 40 anni ed è ancora un modello nel mondo, per i tanti Paesi dove i manicomi resistono. Ma chi era Basaglia? Come avvenne quella rivoluzione? Che cosa ne resta oggi, fra Trieste con i suoi centri di salute mentale aperti 24 ore e i servizi che invece altrove arrancano? Lo raccontiamo a partire proprio dai testimoni dell’epoca e da San Giovanni, che oggi è diventato un parco culturale abitato dalla Asl e dall’Università, e dove ancora fiorisce il roseto piantato dagli ex internati trasformati da Basaglia in cittadini di Giulia Destefanis
La libertà è terapeutica, qualsiasi malattia trae origine dalla sottomissione.
Franco Basaglia
Grazie Folle
Visti tutti i 3 video della webserie e quello del manicomio dei bambini mi ha colpito come un pugno (mi sono appena comprata il libro)
Conosco persone intelligenti e studiate, e che non hanno in famiglia "pazzerelli" da "gestire", che maledicono la legge 180 e inneggiano alla riapertura dei manicomi. Inoltre i fatti di cronaca e il clima del sospetto dilagante contribuiscono a rinfocolare la stigmatizzazione del disturbo mentale
Non avrei guardato quel video sull’ospedale psichiatrico dei bambini, se non me l’avessi segnalato, grazie. Anche le foto del giornalista dell’Espresso sono terribili, inconcepibili al giorno d’oggi. Come si può rinchiudere un bambino in un manicomio, legarlo nudo mani e piedi? Posto il video per tutti.
In manicomio non venivano rinchiusi solo gli adulti. Esistevano anche i padiglioni per i bambini. Internati già a 2 o 3 anni, spesso semplicemente perché figli di famiglie povere o madri sole. Etichettati nelle cartelle cliniche come “vivaci” o “lagnosi”. E nei buchi neri dei manicomi anche i più forti si perdevano. È ad esempio la storia di Villa Azzurra, a Grugliasco, uno degli ex manicomi di Torino. Dove i bambini vivevano legati, sedati, sottoposti agli elettroshock punitivi di Giorgio Coda, il “medico elettricista” poi condannato per maltrattamenti. Ed è la storia di Spartaco, ex “ospite” di Villa Azzurra passato poi per altri manicomi e comunità. Che ora alle soglie dei 60 anni ha finalmente trovato una famiglia grazie allo “Iesa”, progetto di affidi di pazienti psichiatrici presente in tutta Italia ma ancora poco utilizzato. Villa Azzurra, divenuta un caso mediatico nel ’70 grazie alle denunce de L’Espresso, fu smantellata dopo l’approvazione della 180, la legge Basaglia che nel ’78 abolì i manicomi. Ma a guardarla oggi, unica palazzina abbandonata in mezzo all’ex manicomio ristrutturato, viene da chiedersi se a distanza di 40 anni, qui e altrove, la società sia riuscita a fare i conti con la memoria di quegli orrori che ben accettava di Giulia Destefanis
Non ho capito che libro hai preso.
Mi stupisce che persone di un certo spessore rivogliano i manicomi. Perché?
Io conosco storie di persone che venivano rinchiuse semplicemente perché scomode, come ad esempio delle ragazze madri. Non vederle e non preoccuparsene più, delegare ad altri, era la via più agevole, ma non la più valida anche per loro.
il manicomio dei bambini
Storie di istituzionalizzazione
A. Gaino
il libro si fa leggere tutto d'un fiato, un pò un viaggio degli orrori nell'Italia fine anni '50 e anni 60'-70' (gli anni che precedono la legge 180), e non solo, quando bimbi di madri singole/vedove/povere ma pure di famiglie disagiate con molti figli, lasciavano/erano costrette a lasciare il diverso (bambini con ritardi, bambini e basta, epilettici, ciechi e sordomuti, chissà quanti autistici ecc.) alle care istituzioni, in questo caso la cosiddetta Villa Azzurra... Medici burocrati, compiacenti e a dir poco insensibili, infermieri nerboruti e carcerieri, e suore aguzzine: tutto personale con profonda conoscenza e specializzato nella difesa del proprio status quo.
Alcune storie.
Il tour prosegue fino ai giorni nostri con il disagio dilagante dei nostri bambini/adolescenti, anche qui spesso e non a caso collegato a concomitanti problematiche di disagio sociale ed economico, e dei tanti ragazzi migranti che approdano nel nostro paese soli e con l'unico bagaglio di traumi e situazioni al limite
Questo in sintesi e semplificato.
Bella scrittura, senza fronzoli ma non senz'anima
E' l'istituzionalizzazione, anche oggi, che mi inquieta
così come quelle famiglie che vivono il dramma di un famigliare con malattia mentale e chiedono aiuto
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