Il vivere forse

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  • Hamlet
    Opinionista
    • 12/11/05
    • 877

    #31
    Trasformare il linguaggio musicale in linguaggio scritto. Toccare la tastiera come fosse quella di un pianoforte e trasmettere con le parole la musica e viceversa. Le movenze sono simili cosi le sensazioni. La tecnica non è importante. Ciò che si pensa può essere una carezza dolce, così ciò che si scrive. Ma potrebbe essere che ci sia nervosismo ed allora ecco un tocco più duro, magari senza neanche guardare lo schermo, solo di tanto in tanto controllare se ci sono errori, così correggerli e ricominciare a scrivere suonando, immaginando tutto, contemporaneamente, senza un fine, tantomeno una logica sicura, una regola. Le emozioni non hanno regola se non quella di esistere fuori da ogni schema che abbiamo creato. Sempre più veloci, sempre più veloci, sempre più veloci, ripetitivi, ciò che può fermare e creare pause e solo il cambio di un ritmo e la mancanza di un termine appropriato. Il rumore della tastiera mentre lavora è eccitante è la consapevolezza di vedere il pensiero è interessante. Tutto inizia da una frase che viene alla mente in qualunque momento della giornata, l’importante è ricordarla per poter poi lavorarci sopra e scrivere ciò che si pensa .

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    • Hamlet
      Opinionista
      • 12/11/05
      • 877

      #32
      La paura più grande è quella di invecchiare inutilmente in giornate sempre uguali, o morire in una giornata uguale alle altre? Non credo che una risposta sia sempre esauriente. Ci si chiede sempre tante cose inutili dimenticandosi di vivere. O di vivere le risposte e questo è più ingiusto.
      La vita è strana e spesso inutile. L’idea di Dio un tempo m’interessava, non credo di esserne sempre stato entusiasta, ma a Dio ci pensavo, l’ho anche pregato. Ora è da qualche tempo che non lo faccio più. Dio è anche la nostra negazione, come se non bastasse quella che creiamo noi di noi stessi. Io
      Ora, in questo momento, riesco a scrivere in prima persona, e scrivo di me, senza necessariamente nominarmi con il nome con cui sono stato battezzato ma sono io e di questo sono sicuro. Sono sicuro di essere Io con tutto il mio Io.
      E’ difficile scrivere senza mezzi termini ciò che si pensa di sé, attenzione non ciò che si è ma QUELLO CHE SI’ PENSA DI SE STESSI; è molto diverso.
      Non sono per niente soddisfatto di me. Ho attribuito colpa ad altri della mia incapacità a vivere; l’incapacità a vivere, questo è il problema principale. Per vivere intendo tutto ciò che fa parte della vita più comune e normale possibile, quella in cui devi essere felice solo perché sei nato.

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      • Hamlet
        Opinionista
        • 12/11/05
        • 877

        #33
        Moriremo con i nostri sogni incarnati.

        Lasciare che il mondo venga governato dalla pazzia.

        Ho incontrato un’altra giornata di quelle in cui rimani in silenzio.


        Rivedendo questi pensieri lontani vorrei non leggerli e cancellarli per sempre, immagino che S. deve avere avuto una grande pazienza d'Amore ed io non l'ho mai capito, mai.

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        • Hamlet
          Opinionista
          • 12/11/05
          • 877

          #34
          La presenza dell’assenza è cosa insopportabile. Un peso difficile da portare. E’ strada impolverata nella stagione più calda sulla quale cammini con la testa vuota dai pensieri e sguardo avanti, occhi che non cercano ma osservano. Odore di caldo, odore di stagione, odore di morte, assenza sempre più presente. E’ un viaggio mancato, realizzazione mai avvenuta, ricerca perduta, la testa vuota dai pensieri comincia il suo gioco vizioso. Delirio in lucidità; le scarpe sulla strada impolverata di campagna calpestano terra non conosciuta, colline straniere avanti ai propri passi, odori preziosi perché pieni di libertà passiva. I pensieri si richiudono su loro stessi e creano una musica, una canzone forse, una poesia, delle parole. L’assenza è talmente presente da essere palpabile, concreta, distrugge in un breve attimo ciò che è presente e vivo, fantasma dal nome di donna, fantasma senza nome, ciò che non è mai esistito è assenza di ciò che poteva essere e non è stato. E’ un passato mancato, un futuro impossibile, è ciò che non morirà mai perché mai nato, vissuto. Essere in un solo attimo in posti lontani e diversi è assenza. Essere diverso e pensare cose diverse ed essere visto in maniera diversa è assenza. L’assenza è presenza quando si è scontenti e tristi ed incapaci di accontentarsi della porzione di vita che ci è concessa.

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          • Hamlet
            Opinionista
            • 12/11/05
            • 877

            #35
            Oggi vorrei non parlare con nessuno, ma vorrei scrivere tanto. Vorrei non parlare ma vorrei telefonare ad un'amica e sentire senza parlare.
            Questa sera mi stanno aspettando per una cena e devo parlare per comunicare.
            Ho un forte male allo stomaco.
            Questa sera mi devo ricordare che le bellissime maschere di qualche anno fà sono tutte impolverate e chiuse nell'armadio dell'addio, ma ho conservato un rossetto che custodisce un sorriso per chi vuole vedermi sereno.
            Vado, mi trucco, ed esco.
            Contento del mio silenzio celato e del mio male di stomaco.
            Spero di non vomitare vita troppo presto.

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            • Hamlet
              Opinionista
              • 12/11/05
              • 877

              #36
              Un giorno.

              Incantatori di serpenti ed incantatori dall’aria di serpe. Adulatori e facili a patti satanici. Attori nati che perdendo un palcoscenico sul quale lavorare lo ricreano ogni volta ed ogni volta in esso credono, avvolgendo chi hanno davanti con le loro ampie vesti, antichi mantelli o gonne ampie ricche di fronzoli. Smantellatori di idee altrui, usurpatori delle menti altrui. Si insinuano piano, sicuri di apparire come saggi, preparati, disinteressati ma soprattutto vivi. Filtrano la loro vita e ti fanno solo intravedere brevi tratti delle loro bugie affinché tu, da solo, completi la bugia. Menzogneri, toccano con mano d’artista, di pianista, la tua vanità, principale peccato dell’uomo.
              Attenti a ciò che di nuovo ascoltano, vigili per tutto ciò che si muove, scrutatori preparati. Puliti fuori, sporchi dentro. Pensieri che puzzano, atti da maestri di vita. Sicurezza davanti a chi è insicuro, facile metodo per apparire forti e giusti. Maestri nel parlare, nello spiegare, nel raccontare.Fini commedianti. Gioiosi con chi è gioioso, tristi con chi è triste, nel loro animo il perfetto contrario di ciò che il loro volto mostra. Corpi agili quando necessità velocità e destrezza inutile, corpi appesantiti quando necessità velocità e destrezza nel compiere mansioni quotidiane importanti e vitali. Pieni di cultura, conoscitori di filosofie che impastano e reimpastano per sputare, quando occorre, sentenze e poesie, sempre le stesse.
              Incantatori, adulatori, diavoli meschini, attori, commedianti, tentatori, seduttori d’anime, seduttori di corpi, viziosi, maestri di niente, fini parlatori, ingannatori …
              gli occhi nella penombra parlano, la luce vi protegge. La maschera vive con la luce, con il buio solo chi l’ha sul volto è consapevole di averla.
              Brutture su brutture.

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              • Hamlet
                Opinionista
                • 12/11/05
                • 877

                #37
                [I]Forse si

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                • Hamlet
                  Opinionista
                  • 12/11/05
                  • 877

                  #38
                  Un gran bisogno di esistenza.
                  Un gran bisogno di esistenza che mi divide in tanti me stesso.
                  Uno per ogni esistenza.
                  Silenziosi e cupi, non facciamo trapelare nulla per tanto tempo poi d’improvviso ecco la grande capacità comunicativa, aprite le porte all’invasione della loquacità, aprite il pozzo dei misteri e cominciamo a parlare; storie proprie, ciò che si sente, magari i propri difetti, tutto di se stesso, sputtaniamoci con un amico, parliamo senza ascoltare, non si fanno domande, non si danno risposte si parla solo per rumoreggiare altrimenti la vita e silenzio, noia, mancanza di movimento nell’aria, non un soffio di vento. Parliamoci addosso, sputiamo quello che pensiamo veramente delle cose che sentiamo. Chi verrà più creduto? Quanto costa essere nella normalità? A chi devi credere se senti rumore di parole intorno? Cos’è che vale di più? Cos’è più vero intorno a noi? Si può aver fiducia di tutti i propri pensieri? Quando un pensiero è malato? Perché mi allontano sempre di più dalle cose reali? Perché proprio io devo essere io? Perché ho perso tutto senza giocarmi nulla?
                  Un gran bisogno di esistenza che mi annoia come una stagione calda che non riesco a controllare.


                  28/07/2006 ...ed è presente vissuto.
                  Non serve una cartella clinica ed un cortile, non serve un abito bianco ed un sorriso dolce e forte di infermiera, non serve una scatolina di pillole ed una puzza di urina sotto i piedi, non serve un letto umido e sfatto ed un acre odore di escrementi all'angolo destro della stanza nr. 67, non serve scrivere parole e parole e parole e parole e parole e parole senza senso e vedere i colori dove non sono, non serve pensare storto e camminare dritti, non serve apparecchiare la tavola della vita senza servirsi del suo cibo perchè si vuol sparire per una sana e vitale anoressia, non serve ingurgitare droghe psichedeliche e rimanere saldamente nella scala di grigi corporei, ...non serve tutto questo per fare di un uomo un pazzo. Non serve.
                  Last edited by Hamlet; 28-07-2006, 18:25.

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                  • Hamlet
                    Opinionista
                    • 12/11/05
                    • 877

                    #39
                    Mi ricordo di movimenti che ho fatto. Mi ricordo il mio modo di muovermi, qualcosa che facevo, piccole cose quotidiane o giochi in casa, cose viste, non ricordo ciò che pensavo. Forse credo di ricordarmi qualche pensiero mentre giocavo ma non ne ho la certezza. Esiste un mondo fatto di atti, movenze, che creano cose, visibili, ti fanno andare avanti o ti distruggono. Ma esiste anche un mondo fatto di pensiero, idee, che non creano niente, solo fantasmi, invisibili, eppure ti fanno andare avanti o ti distruggono ugualmente. Entrambi vivono insieme, devono vivere insieme, l’uno partecipe dell’essenza dell’altro, l’uno responsabile dell’esistenza dell’altro, indivisibili, inscindibili, eppure così indipendenti l’uno dall’altro.
                    Quale delle due è più difficile da affrontare. Certo, già utilizzare il termine affrontare mi da l’idea di un confronto comunque poco sereno. Il pensiero qualche volta è completamente distaccato dalle cose che si fanno, qualche volta un pensiero distaccato nasce, cresce, raggiunge e supera un pensiero nato per agire in un attimo vissuto. I pensieri nascono comunque, non si possono fermare, difficile avere una giornata vuota di pensieri. Contemporaneamente, compiendo un’azione, importante che sia, che possa cambiarti la vita o meno, una scelta importante, forse vitale, una decisione che possa influenzare parte del tuo mondo, oppure un’azione normale, quotidiana, di scarsa importanza, utile perché ripetuta tutti i giorni, inutile se pensata, comunque sia l’azione che si sta svolgendo o deve essere svolta, nella propria mente possiamo pensare tutto ed il suo contrario.
                    Ora chi realmente siamo?
                    Se osservo una persona che non conosco, che cosa devo guardare per percepire, non capire, almeno qualcosa di chi sia?
                    Ciò che fa? Ciò che pensa?
                    Quello che fa e solo di quell’istante e non è tutto. Il suo pensiero è imperscrutabile soprattutto senza comunicazione.
                    E se esiste comunicazione? Quante parole ci vogliono per raggiungere l’infinita elaborazione di tutti i pensieri che di volta in volta si sviluppano nella propria mente? Ciò che si dice è tutto? Tutto ciò che si pensa è comprensibile da tutti? E’ capito, è recepito così come si pensa?
                    L’azione è più facile da comprendere. L’azione è là, visibile, esposta al proprio ed all’ altrui giudizio.
                    Proviamo a giudicarci nel pensiero? E’ o non è un gioco cattivo?

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                    • Hamlet
                      Opinionista
                      • 12/11/05
                      • 877

                      #40
                      Quanto tempo ancora
                      Resto a guardare il mio cielo
                      Quando non ho visoni oniriche
                      Ed inutili sogni di occhi folli
                      Che mi allontanano dal quotidiano
                      Normale e piacevolmente vissuto
                      Restando seduto su questa sedia
                      Che non è nuvola
                      Ma tela bianca contornata
                      di struttura metallica
                      Restando a guardare questo immenso
                      Che non è nero mare
                      Con lontani luci di velieri
                      Carichi di sogni che non approderanno mai
                      Ma lo squarcio di cielo che mi è concesso
                      Vedere dal balcone di casa mia
                      In cui resto seduto la sera a pensare
                      Pensando ciò che non è realtà
                      Ma lontane fantasie imperlate di sogni
                      Mai concepiti per paura di affrontare la vita
                      Figlio mio
                      non ti conosco
                      non so chi sei
                      ma ho bisogno di te
                      per dare il senso a tutto
                      Si questo è Angelo senza fantasia e follia
                      Ho bisogno di Te per dare il senso
                      Incondizionatamente amato riceverai
                      Amore ed in questo non affogherai
                      Perchè starò attento ora
                      E la tua possibilità di vita
                      nella completa libertà
                      Sarà un dono per la mia porzione di non vita
                      Che mi è stata aggiudicata come presenza
                      per crescere e diventare chi sono ora
                      Allontanandomi a riflusso dalla realtà
                      E farmi sprofondare in un limbo di pensiero
                      Inutile e Magnifico
                      Figlio mio la tua vitalità
                      sarà sangue
                      che comincerà a scorrere
                      lungo i canali del mio pensiero
                      Ripulendolo di veleni e sporco
                      Adagiatosi come sabbia
                      Sul bassofondo dell'inutilità
                      Ed un tuo sorriso raccoglierà
                      Tutti i sorrisi del mondo E vedrò in questo
                      Tutti i mali del mondo sparire
                      E quei denti mostrati tra le labbra
                      Non saranno ghigno di rabbia
                      Ma sorriso al mondo per sempre.
                      Ed immagino
                      che non ci sarà più pianto per nessuno
                      Per chi in silenzio amo
                      Per chi alla luce amo
                      Per la mia famiglia
                      Per me
                      Per Te
                      Per chi sta crescendo
                      assaporando fin da ora
                      l'acre sapore del sangue
                      in bocca che ti dà
                      un pugno in pieno volto
                      Figlio mio non ho un nome con cui chiamarti
                      Ma potrei pensare Speranza per Te
                      e Luce per un'anima che ha amato il buio
                      Fino a perderci il pensiero e
                      Disorientato sbattere contro la realtà della vita
                      Dicendogli educatamente imbarazzato
                      "Chiedo scusa...non l'avevo vista...Le pago i danni?..."
                      Quanto tempo ancora
                      Resto a guardare questa cielo
                      Già in silenzio perchè nuovamente
                      Assorto
                      E Lei che mi osserva sa cosa penso
                      E senza toccarmi mi è vicina
                      E qualche stella si sposta
                      Da una piega all'altra di questo scuro lenzuolo
                      Cercando forse un'Amore da illuminare
                      Senza lasciare traccia
                      Ma sono solo metallici aerei
                      che trasportano gente che vive
                      Gente che vive
                      Un giorno anche Noi saremo su una stella
                      Che si sposterà da una piega all'altra del cielo
                      Per cercare di dare Amore
                      Che si stà smaterializzando
                      Tra cicli vitali sempre più affrettati.
                      Last edited by Hamlet; 30-07-2006, 16:08.

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                      • Hamlet
                        Opinionista
                        • 12/11/05
                        • 877

                        #41
                        Per favore, chiedo che questo 3D venga chiuso.
                        Grazie.

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