Le coppie omosessuali sono da sempre discriminate in molti ambiti sociali, professionali ed economici. Le vessazioni subite dalle coppie omossessuali non si contano. In alcuni paesi del mondo, l'omosessualità è addirittura sanzionata dal codice penale, il quale prevede per simili evenienze niente poco di meno che la pena di morte.
In Svizzera, il tessuto sociale si è fortunatamente evoluto nel corso degli ultimi anni e la tolleranza sessuale sembra ormai un fatto acquisito, almeno nella maggioranza della popolazione votante. Prova ne sia che nel corso del mese di giugno 2005, il popolo elvetico ha adottato per via referendaria la nuova legge federale sull'unione domestica registrata di coppie omosessuali, la quale migliora notevolmente la posizione giuridica delle coppie omosessuali, ancorché la stessa non possa essere equiparata al 100 % al matrimonio. Come descritto in seguito, molti diritti e doveri dell'istituto del matrimonio, si ritrovano comunque consolidati anche nella nuova legge in rassegna.
La nuova legge federale consente alle coppie omosessuali di far registrare la loro unione de facto all'Ufficio dello stato civile e quindi di garantirne e sancirne l'inviolabilità del profilo giuridico. L'unione domestica di coppie omosessuali, se debitamente registrata, oltre a consolidare una coesione affettiva, rappresenta un tassello importantissimo per regolarizzare e consolidare con diritti e doveri reciproci un'unione, che per molti aspetti è equiparabile al matrimonio. Inoltre, in ambito fiscale, ereditario, delle assicurazioni sociali e della previdenza professionale, la nuova legge equipara le coppie omosessuali alla stessa stregua di quelle eterosessuali.
Vi sono tuttavia dei limiti, volutamente imposti dal legislatore. Ad esempio, ad una coppia omosessuale non è concesso di adottare un bambino. Anche le nuove metologie di procreazione assistita (inseminazione artificiale) non sono giuridicamente possibili. Alla coppia omosessaule, non è quindi ancora possibile fondare una famiglia nel vero senso della parola. Pur tuttavia, nonostante determinate limitazioni, si può tranquillamente affermare, che un grandissimo passo avanti è stato ancorato nella legislazione elvetica, tutelando molto bene le coppie omosessuali, che hanno ora l'opportunità di consolidare giuridicamente la loro comunione e di adottare responsabilità, diritti e doveri reciproci.
La legge in narrativa disciplina molto dettagliatamente ed in modo avanguardistico l'unione di coppie omosessuali.
Come detto, due persone dello stesso sesso possono far registrare la loro unione de facto presso l'Ufficio dello stato civile. In tal caso, le persone registrate non saranno considerate come dei coniugi, ma come delle coppie disciplinate da un'unione domestica registrata. La legge prevede delle condizioni molto precise per poter perfezionare questa registrazione. Entrambi i partners devono aver compiuto il 18° anno di età ed essere capaci di discernimento. L'unione registrata è ad esempio vietata tra parenti in linea retta e tra fratelli o sorelle germani, consaguinei o uterini.
Va da sé che entrambi i partners non devono già essere vincolati da un'unione domestica registrata o da un matrimonio. Detto altrimenti, i partners devono essere liberi dal punto di vista dello stato civile. Detto ancora altrimenti, chi è vincolato da un'unione domestica registrata non può contrarre matrimonio. Si ricorderà che il matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrati all'estero non sono riconosciuti in Svizzera. Dal punto di vista delle autorità svizzere queste coppie non possono essere considerate unite dal vincolo matrimoniale. Tuttavia, il cambiamento del cognome intervenuto in seguito ad un matrimonio di questo genere può essere iscritto nei registri dello stato civile svizzeri. Secondo la legge federale sull'unione domestica registrata di coppie omosessuali, un matrimonio valido celebrato all'estero tra persone dello stesso sesso sarà quindi riconosciuto in Svizzera come unione domestica registrata.
La registrazione presso l'Ufficio dello stato civile va effettuata personalmente da entrambi i partners e deve essere corroborata da una serie di documenti ufficiali, che la nostra azienda Miralux Fiduciaria Sagl può richiedere ed allestire per la clientela intenzionata a perfezionare la registrazione
E' utile sottolineare che la registrazione dell'unione domestica è pubblica. Ciò significa che tutti i cittadini possono verificare la registrazione delle unioni presso l'Ufficio dello stato civile.
I partners omossessuali che hanno registrato la loro unione sono obbligati ad assistersi ed a rispettarsi reciprocamente, oltre che provvedere in comune al mantenimento dell'unione domestica, ciascuno nella misura delle proprie disponibilità. Inoltre, possono disporre (vendere, locare, disdire un contratto di locazione, impegnare, ipotecare, ecc.) della loro abitazione comune solo con il consenso di entrambi. Su richiesta devono scambiarsi reciproche informazioni sui loro redditi, la sostanza ed i debiti, come avviene già per legge per le coppie eterosessuali.
Se un partner non adempie ai propri obblighi di mantenimento e/o di assistenza a favore dell'altro partner, quest'ultimo può adire le vie legali e richiedere al giudice l'ordine di adempimento.
La registrazione dell'unione domestica, non ha conseguenze sul cognome legale. Ogni partner mantiene il proprio cognome.
Durante la vita comune, ciascun partner rappresenta l'unione domestica per i bisogni correnti della stessa, di tal sorta che i suoi atti obbligano solidalmente anche l'altro partner. Tuttavia, ciascun partner dispone dei propri beni e risponde personalmente dei suoi debiti. Per evitare malintesi, ogni partner può far allestire un inventario dei suoi beni, operazione che la Miralux Fiduciaria Sagl può senz'altro aiutarvi a redigere.
Per il tramite di una convenzione patrimoniale, che la Miralux Fiduciaria Sagl può assistervi nella sua redazione, i partners possono concordare una regolamentazione speciale in caso di scioglimento dell'unione registrata. Inoltre, sempre tramite una convenzione di questa natura, è possibile disporre che i beni dei partners siano divisi secondo determinate norme legali piuttosto che altre. In pratica, le coppie registrate, possono, tramite una convenzione speciale, dotarsi di una disciplina legale su misura a dipendenza delle loro esigenze ed aspettative.
Una convenzione in tal senso è ad esempio altamente consigliabile nel caso in cui uno dei partners avesse dei figli. La convenzione dovrà disciplinare diversi problemi di natura giuridica ed ereditaria che potrebbero sorgere.
Per quanto attiene il diritto degli stranieri ed la cittadinanza svizzera, valgono le medesime condizioni che si applicano ai coniugi eterosessuali. Per le coppie registrate non è tuttavia data la possibilità di accedere alla procedura di naturalizzazione agevolata.
Nell'ambito del diritto successorio, le assicurazioni sociali e la previdenza professionale, la legge prevede per le coppie omosessuali gli stessi diritti e doveri dei coniugi eterosessuali. E' tuttavia opportuno regolarizzare tali aspetti mediante una convenzione speciale e/od un testamento. Non va infatti scordato che la legge in narrativa è nuovissima e che per la stessa non sussiste alcun precedente giurisprudenziale, né in Svizzera, né all'estero. Si potrà quindi facilmente comprendere come sia difficile regolarizzare e prevedere determinate situazioni laddove, come è il caso in questo ambito giuridicamente nuovissimo, non esistono esperienze e decisioni.
In questo senso la Miralux Fiduciaria Sagl vi potrà assistere e consigliare al meglio sul da farsi.
Si pensi ad esempio al fatto che la legge prevede per la coppia che vuole sciogliere l'unione di comune accordo, l'obbligo di rivolgersi al giudice civile. Se i partners vivono separati da almeno un anno, è possibile anche lo scioglimento dell'unione registrata su istanza di un singolo partner. In tale evenienza, a determinate, restrittive condizioni, il giudice civile può ordinare dei contributi di mantenimento a favore di un partner ed a carico dell'altro.
Con la nuova legge, si prevede finalmente che un partner, che per anni si è occupato dell'economia e dell'assistenza domestica per il suo partner, abbia diritto per legge ad una parte dell'eredità. La porzione di eredità è in tal caso identica del coniuge superstite di una coppia eterosessuale.
Grazie alla nuova legge, un partner che interrompe la sua attività lucrativa per dedicarsi alla cura del suo partner può ora vedersi riconoscere una rendita di mantenimento in caso di scioglimento dell'unione registrata.
Con la registrazione della loro unione, i partners omosessuali hanno quindi la possibilità di consolidare e disciplinare in maniera chaira e sicura la loro comunione di vita.
La legge sull'unione domestica registrata, sebbene non implichi onerosi adeguamenti alle coppie omosessuali, impone diritti ed obblighi precedentemente inesistenti. E' consigliabile in questo caso prevedere tramite una convenzione i rapporti di dare/avere tra i partners.
L'unione domestica registrata è un istituto giuridico modernissimo, invero molto flessibile, che si presta assai bene ad un disciplinamento fatto su misura per la coppia omosessuale specifica, che tramite una convenzione speciale può quindi regolarizzare i propri vantaggi, compiti ed obblighi.
Si ricorda che la legge sull'unione domestica registrata entrerà in vigore, con tutta probabilità, il 1° gennaio 2007.
La Miralux Fiduciaria Sagl vi potrà accompagnare e consigliare sui provvedimenti da adottare nel frattempo e successivamente all'entrata in vigore della legge
I piccoli passi avanti verso l'accettazione dell'omosessualità in Macedonia sono dovuti all'attivismo di alcune ONG locali, le quali lottano per i diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) e per sensibilizzare la popolazione su questi temi
L'attuale team della Commissione europea ha avuto giorni difficili nel sentenziare le dichiarazioni relativamente moderate, rilasciate lo scorso anno da uno dei candidati a commissario, Rocco Buttiglione, che spinto dalle sue credenze religiose ha avuto la forza di esprimere il suo punto di vista conservatore sull'omosessualità. Il professor Buttiglione ha posto una distinzione tra la sua personale opinione sulla questione e le leggi che avrebbe dovuto promuovere nell'UE. La candidatura di Buttiglione però è stata rimpiazzata con un'altra. La Commissione rischiava di dissolversi prima ancora di iniziare. Difficilmente si potrebbe trovare un indicatore più chiaro del corso politico dell'UE in tema di diritti degli omosessuali.
Ma se questo descrive l'UE, i Balcani sono lontani anni luce. Oggi, nei Balcani nessuno può immaginare un politico che possa essere destituito a causa della sua disapprovazione dell'omosessualità. Al contrario, è difficile trovarne uno che farebbe l'opposto, in grado cioè di accettare la diversità sessuale, e lasciare che venga eletto.
Forse può sembrare una dura constatazione. Di recente però abbiamo avuto un esempio, grazie al neo eletto presidente romeno, Traian Basescu, il quale ha rilasciato ardite dichiarazioni sui matrimoni gay. Ma, il carismatico e sincero leader, quale dice di essere, ha rilasciato le sue dichiarazioni dopo aver occupato la poltrona da presidente e non prima. Vero è che ciò che è accaduto sulla scena europea ha educato tutti noi. Così col desiderio di appartenere un giorno alla grande famiglia e pensando al caso Buttiglione, i nostri politici possono cercare di fare delle timide e occasionali dichiarazioni. In questo modo potrebbero anche avere un sicuro effetto sull'opinione pubblica, ma in questo scambio è più verosimile che accada il contrario, ossia che cerchino di guardare indietro piuttosto che cercare di andare avanti.
Fino al 1996 la Macedonia aveva un codice penale che sanzionava l'omosessualità maschile, fino ad un anno di reclusione. Si trattava di un vecchio provvedimento, conosciuto tra gli studenti di giurisprudenza per il suo anacronismo (il reato non contemplava la possibilità che esistesse qualcosa come l'omosessualità femminile). Col tempo il codice penale è stato modificato e sotto la pressione del Consiglio d'Europa e della modernità il famigerato articolo 101 ha cessato di esistere. Da quel momento l'omosessualità in Macedonia non è più sanzionata dalla legge.
La legislazione attuale della Macedonia è cieca all'orientamento sessuale, che equivale a dire che la gente è uguale a pescindere da ciò, dal momento che nessuna legge la contempla espressamente. Solitamente si dice che le persone sono uguali a prescidenre dalla "razza, genere, colore della pelle, provenienza culturale o sociale, ecc." una formulazione in cui la sessualità può essere implicita nella parte conclusiva della formulazione "e altre qualità personali o circostanze".
Le poche ONG che in Macedonia lottano per i diritti delle minoranze sessuali sostengono che sarebbe necessaria una rapida ricognizione della legislatura per vietare qualsiasi forma di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale.
Recentemente il Centro per i diritti civili e umani di Skopje, la più nota organizzazione LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) del Paese ha organizzato una petizione da inviare alla Corte costituzionale contro la Legge sul servizio militare. La legge prevede nel suo articolo 21 che venga istituita una misura disciplinare per gli abusi sessuali, includendo anche gli "abusi omosessuali", qualsiasi cosa sia supposto significare con questa definizione.
La Corte ha rivisto la mozione e la ha bocciata, il che significa che si è rifiutata di abolire la norma. Nella sua spiegazione la Corte ha precisato che la prescrizione sotto esame sanziona l'abuso sessuale e non l'omosessualità come tale.
"I giudici hanno equiparato l'abuso con l'omosessualità" ha commentato Koco Andonovski, presidente dell'Associazione macedone per la libertà dell'orientamento sessuale. "Stanno commettendo delle discriminazioni, ponendo gli omosessuali sullo stesso piano di quelle persone che rivelano un segreto militare, rifiutano un ordine, ecc." e prosegue dicendo che "per loro è normale sanzionare l'omosessualità per il fatto che nell'esercito ci sono in prevalenza uomini. Ma dimenticano di riconoscere il fatto che esiste anche l'omosessualità femminile, e che anche le donne prestano servizio militare in Macedonia".
"Hanno messo insieme gli abusi sessuali e l'omosessualità" ha detto il presidente della ONG Plaintiff, Ninoslav Mladenovic, "il che è evidentemente è un retaggio della tradizionale percezione eterosessuale che vede l'esercito come un'istituzione maschile".
Nonostante un vecchio detto giuridico e politico dica che non si dovrebbero commentare le decisioni della Corte costituzionale, è corretto dire che la Corte ha tenuto una via di mezzo e ha rifiutato di annullare un provvedimento che se pur solo a parole, si riferisce ad un'area differente. Se nella frase dell'articolo in questione rimanesse solo "abusi sessuali", sarebbe sufficientemente chiaro. Ogni ulteriore aggiunta riferita ad un tipo di sessualità sarebbe un chiaro indicatore dello spirito della legge, o di ciò che la legge originariamente voleva significare.
Se chiedete a qualcuno "lei discrimina?" molto probabilmente vi dirà di no. Questo è ciò che vorremmo credere di noi stessi. Però l'offesa più comune usata dai ragazzi di Skopje è dire a qualcuno che è omosessuale. Ubiquità dell'omofobia.
Una delle prima azioni compiute dal Centro per i diritti civili e umani risalente a due anni fa, e svolta insieme con l'Helsinki Committee di Macedonia, consisteva nel condurre una ricerca sulla percezione dell'omosessualità nel Paese. Alcune risultati sono rivelatori: il 64% di chi ha risposto pensa che l'omosessualità sia un disturbo mentale o una malattia, solo il 25% della gente intervistata considera l'omosessualità come del tutto normale, il 59% la considera immorale, il 40% degli intervistati pensa che ci siano meno omosessuali in Macedonia che negli altri Paesi, più della metà degli intervistati pensa che gli omosessuali non dovrebbero esprimere pubblicamente il loro orientamento sessuale, più o meno la stessa percentuale crede che non dovrebbero lavorare nel settore educativo e circa il 46% crede che non dovrebbero essere medici. Il 53% non si sente a suo agio in presenza di omosessuali, e solo l'11% accetterebbe il fatto che il proprio figlio possa essere omosessuale.
Ma pian piano i tempi stanno cambiando, oggi esistono alcune ONG che non temono di parlare in pubblico, benché in Macedonia ciò richieda ancora una buona dose di coraggio.
Quando l'UE afferma che il rispetto dei diritti umani è un requisito essenziale per quei Paesi che vogliono diventare membri dell'Unione, noi tutti, inclusa la nostra leadership, dovremmo pensare ancora una volta all'ampiezza del significato di questo criterio.
Una cultura mediterranea machista. E' questa la situazione con la quale si deve confrontare la comunità gay in Turchia che inizia, lentamente, ad avere i propri spazi. Anche grazie al cammino del Paese verso l'UE. Un articolo tratto da Gay TV
Istanbul Di Felix Cossolo – Gay TV
Ibrahim Eren mi accoglie con grande disponibilità nella sauna Aquarius, la prima e unica in città, lungo una traversa di Istiklal Caddesi. In perfetto italiano mi presenta i suoi massaggiatori e mi autorizza a fotografarli in esclusiva! Non è stato facile essersi dichiarato in Turchia, lui che in Italia ha militato nel Fuori all'inizio degli anni Settanta, ha collaborato con Emma Bonino, conosce Babilonia ed è amico del mio collega Ivan Teobaldelli.
Ibrahim è il pioniere del movimento gay locale: arrestato due volte a causa di manifestazioni non autorizzate, ha passato sei mesi in carcere, è stato torturato, ha perso l'udito da un orecchio e ha avuto le costole rotte. Pur essendo assolto, non ha mai ricevuto un indennizzo o delle scuse… Il suo locale Nuova Bisanzio, primo bar gay della capitale dove si ritrovavano gli attivisti gay, venne perquisito decine di volte. Ibrahim ha anche fondato il bollettino Gay Liberation e rilasciato un'intervista televisiva di due ore, seguita da quasi venti milioni di turchi, dove dichiarava l'orgoglio di essere omosessuale.
Attualmente passa il suo tempo a dirigere la sauna aperta 24 ore su 24, inaugurata vent'anni fa – che comprende una palestra, una piscina, una vasca idromassaggio, un bar e i camerini per i massaggi – un punto di riferimento per gay locali e turisti.
Avendo già subito denunce per istigazione alla prostituzione, cerca di aggirare gli ostacoli; non può mettere a disposizione i preservativi o proiettare video porno, in quanto si tratta di un locale pubblico. Sembra però che nell'ultimo periodo ci sia un po' di calma e un minore ostracismo nei suoi confronti.
Come sta cambiando la gay life turca?
Rispetto ai locali gay c'è più tolleranza e un sensibile miglioramento. Forse la richiesta di entrare nella UE ha portato dei progressi sul tema "diritti civili". L'approccio fra turisti e gente del luogo è facile – la maggioranza dei turchi è disponibile – ma c'è molto da fare. Una cosa è creare la legge, un'altra è cambiare le consuetudini. I poliziotti, ad esempio, sono abituati a usare la violenza e non vogliono perdere certi privilegi. Ad Ankara esiste il gruppo Kaos, organizzazione anarchica che pubblica anche un giornale, ma è settaria e non rappresenta le esigenze degli omosessuali, fanno discussioni filosofiche e troppo politicizzate; ad Istanbul invece c'è il Lambda, che però mi sembra un gruppo chiuso, "massonico": ad esempio, non si fanno fotografare. Qui ci sono una ventina di locali gay, la metà frequentati da travestiti, e questo implica il commercio sessuale.
E la tua sauna?
La mia è quasi una missione: mi sono proposto di creare un ambiente di sicurezza e relax per i gay che purtroppo vengono spesso derubati e subiscono violenze. Nella zona di Taksim Square gravitano un centinaio di malavitosi e gigolo professionisti che ti svaligiano la casa, rubano negli alberghi e molto spesso lavorano organizzati e in accordo con gli stessi gestori del club o gli addetti alla reception degli alberghi: considerano gli omosessuali "deboli femminucce" e quindi facilmente depredabili, anche perché sono gli stessi gay a proporsi così, sopportando senza denunciare mai le aggressioni, pensando che la Polizia non li tuteli. L'orgoglio gay non è ancora riuscito a farsi strada.
Eppure quando ho sporto denuncia per il furto subito, ho raccontato senza problemi quel che mi è successo e non c'era derisione nei miei confronti da parte dei poliziotti…
La Polizia è più disponibile nei confronti dei turisti. Un europeo è un "frocio potenziale" e i poliziotti non si meravigliano, sanno che ci sono anche i matrimoni gay…
Qui si svolgono Gay Pride o iniziative clamorose?
C'è stata una rassegna di cinema gay lo scorso anno, presentato come "cinema alternativo". I gruppi gay partecipano alle manifestazioni della Sinistra e qualche volta riescono a sventolare uno striscione, ma non mi risulta ci sia stato un pride nostro. Si organizzano anche delle feste affittando un battello e facendo una gita sul Bosforo, ma sono manifestazioni private.
Perché i turchi si ostinano a mantenere ruoli sessuali così "definiti"?
La nostra è una società mediterranea machista, dove è importante che il maschio, anche se va con altri uomini o travestiti, abbia un ruolo "attivo" che non è affatto condannato, anzi ben accetto: in questo modo si considerano maschi al 100%, orgogliosi di essere "attivi", e non pensano affatto d'essere gay o bisex. Anche gli uomini sposati non disdegnano certe esperienze, così rivivono i loro "esperimenti giovanili".
Nel passato cosa succedeva?
L'omosessualità ha radici profonde. Molti personaggi chiacchierati erano dell'Anatolia: Ganimede di Troia, Endimione simbolo della bellezza giovanile, per non parlare dell'amore tra Adriano e Antinoo… Nella storia turco-ottomano la regola era la bisessualità: molti sultani hanno scritto poesie per i ragazzi; l'esercito ottomano aveva un'organizzazione omosessuale, i Giannizzeri, era vietato sposarsi legalmente ma era permesso coltivare rapporti con soldati più giovani. Nell'ideologia sefista l'amore per gli adolescenti era visto come vicinanza a Dio, perché la loro bellezza rappresentava la bellezza divina; molti mistici li adoravano perché li consideravano «lo specchio di Dio».
La religione e la vittoria della Destra moderata alle ultime elezioni che contributo hanno apportato?
Noi musulmani abbiamo defenestrato il Califfo nel 1923: non c'è più un capo indiscusso, una figura carismatica, né una chiesa organizzata che parli con autorità. Ogni religione di origine giudaica condanna l'omosessualità, ma nonostante ciò non si è riusciti ad impedire che lo stesso Califfo potesse essere omosessuale. La Destra religiosa per liberarsi dei militari ha fatto un patto col diavolo, gli Europei, contro i difensori della laicità della Turchia: dice di essersi trasformata in un partito liberale (islamico e moderato, della Giustizia e dello Sviluppo, che ha la maggioranza in Parlamento). La loro vittoria sembra abbia portato a una specie di liberalizzazione; ad esempio, i locali che servono alcolici ora possono essere vicini a una moschea (se non erro a distanza di 50 metri), prima non era possibile. Se questa legge l'avessero introdotta i liberali, i religiosi avrebbero gridato allo scandalo.
Siamo dunque nella piena contraddizione. Anche i locali gay sono più tollerati, probabilmente nasceranno club privati come in Italia. Ci sono casi di Aids e quali sono i dati attuali?
Purtroppo i preservativi non sono molto diffusi e sono cari; nel mio locale obbligo tutti i dipendenti ad usarli. Mi risulta ci siano tremila casi e personalmente non ho mai conosciuto nessuna vittima dell'Aids. Forse la circoncisione può aver contribuito a questa minore diffusione…
Come si comportano i media?
Siamo in un regime di autocensura. È notorio che esistono politici e uomini dello spettacoli gay, ma nessuno si è mai dichiarato. So per certo di un proprietario gay di una testata giornalistica che lancia campagne omofobe: non pubblica mai una nostra lettera o un dibattito. Quindi un nostro outing nei suoi confronti non avrebbe senso perché non c'é lo spazio dove esercitarlo. Come vedi, c'è ancora molto da fare…
Lubiana è stata il luogo dove è nato, in ex Jugoslavia, il movimento a difesa dei diritti di gay e lesbiche. Da vent'anni ospita un Festival cinematografico dedicato all'omosessualità. Un Festival che ha rischiato, più volte, di cadere vittima della nuova aria conservatrice che pervade la società slovena dopo l'indipendenza del 1991.
Articolo di Brian J. Pozun tratto da TOL, traduzione a cura dell'Osservatorio sui Balcani.
La locandina Il più antico festival del film lesbo e gay in Europa non si tiene a Parigi, Berlino, Londra o Amsterdam. Si tiene invece nella ex-Jugoslavia, nella capitale della Slovenia, Lubiana. Il Festival del film lesbo e gay (FLGF) quest'anno compie vent'anni e si è tenuto a cavallo tra novembre e dicembre. Sono stati proiettati quasi 20 film presso il cinema Kinodvor ed un programma ridotto di sei film presso il cinema Metropol, a Celje, città nell'est della Slovenia.
I film proiettati non si concentravano solo sulle recenti opere del cinema lesbo e gay ma davano spazio anche alla storia. Tra i dieci ve ne erano infatti due che appartengono ai primi film realizzati che parlano di omosessualità: Mikael, film muto del 1924 (Carl Theodore Dreyer, Denmark/Germany) e Maedchen in Uniform del 1931 (Ragazze in uniforme; Leontine Sagan, Germany).
Inoltre il festival ha proposto documentari su temi vari tra i quali la storia di un'attivista per i diritti delle lesbiche ai primi del ‘900, l'adozione di bambini da parte di coppie gay negli Stati Uniti, atti feticisti e legati al sesso estremo. Il programma è stato poi terminato con la proiezione di tre ore della serie televisiva inglese Tipping the Velvet (Geoffrey Sax, 2002).
Nonostante un programma ricco e ben distribuito su più giorni è stata l'apertura a registrare il maggior successo sia di pubblico che di attenzione della stampa. La prima sera è stato proiettato il documentario Staro i novo (Il vecchio ed il nuovo, sulla scena underground a Lubiana negli anni '80 e Decki (Ragazzi, Stanko Jost, 1976, Slovenia), il primo film in Slovenia ed in Jugoslavia dove fosse presente un amore omosessuale. Quest'ultimo ha creato grande interesse e forti controversie.
Il film è basato su un libro del 1938 scritto da France Novsak, il primo romanzo erotico-omosessuale della letteratura slovena. Dopo essere stato proiettato nel 1977 non era mai più stato programmato.
La qualità artistica e tecnica del film è scarsa. Girato in dieci giorni con una cinepresa Super-8 e risorse scarse messe tutte da Jost Decki rappresenta 65 minuti di cinematografia primitiva. Anche se tutti gli attori erano professionisti (ma lavoravano gratis) il loro recitare è rigido e poco convincente. Ciononostante il significato del film – ed il racconto di come è stato realizzato e cosa è avvenuto dopo che è stato completato – ha reso Decki più di un film, un vero e proprio caso.
Alle origini di Decki
Stanko Jos non era un regista professionista anche se era riuscito ad entrare nel prestigioso corso di regia dell'Accademia del teatro, della radio, della televisione e del film di Lubiana. Difficoltà finanziarie lo obbligarono a rinunciare allo studio in Accademia e ad accettare un posto da tecnico del suono presso il Teatro del popolo sloveno di Celje (SLG), dove ha lavorato per numerosi anni.
Jost non ha però mai perso il suo interesse per la regia. Grazie al supporto di attori e tecnici del SLG è riuscito a girare 20 documentari e 10 film, dei quali Decki era il sesto.
Nel 1971 Jost scrisse una sceneggiatura ispirandosi dal romanzo di Novsak ma le autorità di Celje gli vietarono di girare il film. Il regime comunista in Jugoslavia era al proprio culmine e la storia di un amore omosessuale andava a scontrarsi con l'ideologia governativa, con l'establishment medico e le norme sociali del tempo.
Jost però non demorse e cinque anni dopo riuscì ad ottenere un'autorizzazione per avviare le riprese. Ma non era finita. In una lunga intervista rilasciata al quotidiano Delo e pubblicata poco prima che il film Decki aprisse la rassegna cinematografica Jost ha affermato che presto si accorse che il regime lo controllava: "Poco prima che cominciassero le riprese, una domenica sera, rientravo a Celje dopo essere stato a casa dei miei genitori. Ho aperto la porta del mio appartamento e sono entrato. Ho subito sentito fumo di sigaretta anche se nessuno aveva mai fumato in quell'appartamento. Mi si è gelato il sangue. Ho aperto tutti gli armadi ed i cassetti ma sembrava che nessuno avesse toccato nulla. E' stato allora che ho avuto la certezza di essere sorvegliato", ha affermato Jost.
Ha però perseverato ed ha continuato a lavorare al film ma un altro shock è stato causato da una visita che la polizia ha fatto sul set. Jost si aspettò subito il peggio ma emerse che la polizia doveva portare solo un avviso. "E' stato allora che mi sono reso conto che qualcuno mi proteggeva. Dopo di allora ho potuto lavorare in pace, senza alcuna preoccupazione", ha raccontato Jost a Delo.
Più tardi Jost scoprì chi fu il suo angelo custode. Nonostante rifiuti ancora di rivelarne il nome ha raccontato che era un funzionario del Ministero degli Interni. Jost ha affermato a Delo: "Chiaramente un settore del potere di allora mi protesse ed evitò che ne uscissi distrutto".
Gli attori sul set, tutti professionisti del Teatro di Celje, crearono tutta un'altra serie di difficoltà, dato che nessuno di loro era gay. "Alcuni erano addirittura contrari al film" ha raccontato Jost al settimanale Mladina. Ciononostante il film è stato terminato e la serata della prima proiezione si tenne presso il Kinoklub di Celje. C'era molta attesa ed erano presenti anche molti funzionari di alto livello, tra i quali anche il suo protettore.
Alla prima a Lubiana, tenutasi presso il Club del Parlamento, erano presenti anche molte star del cinema Sloveno. Un vero e proprio shock per Jost dato che nessuno dei suoi film precedenti aveva riscosso molta attenzione.
Jost ricorda come alla prima i registi "vennero tutti con le loro mogli, e dopo la proiezioni hanno messo le loro giacche e se ne sono andati". Difesero Jost nelle polemiche che seguirono la proiezione ma non a sufficienza tant'è che il film non venne più programmato e lo stesso Jost afferma che, in trent'anni, non lo h mai più rivisto.
Jost, ora un pensionato sessantenne, ha raccontato a Delo che stava per bruciare tutte le sue pellicole non avendo né più spazio in casa per archiviarle e neppure un proiettore. Poi ha scoperto che le pellicole in Super-8 potevano essere riversate sul DVD ed ha colto subito l'occasione.
Ciononostante Jost non era desideroso si assistere al ritorno trionfale del suo film nelle sale cinematografiche tant'è che ha declinato l'invito ad essere presente alla proiezione.
Prendendo velocità
Il FLGF, come festival dei film lesbo e gay più antico in Europa e tutt'ora uno dei pochi nell'est Europa e nei Balcani, è concepito anche per dare vigore ai film gay e lesbo della regione, in particolare nella ex Jugosalvia ed in Slovenia. Ma sino ad ora c'era ben poco a cui dar vigore.
Sin dalla nascita del FLGF i film proiettati venivano dal nord America o dall'Europa occidentale perché non ne veniva girato nessuno né in Slovenia, né in Jugoslavia e neppure nell'est Europa. Nessun film jugoslavo era stato proiettato sino al 1995 quando è stato presentato Dupe od mramora (Buco del culo di marmo, 1995) del regista serbo Zelimir Zilnik. Sono trascorsi poi altri tre anni prima che vi fosse un film sloveno: Cisto srecen, kakrsen sem (Felice proprio come sono, Klaus Miller, 1998, Slovenia/Paesi Bassi).
Solo alla diciottesima edizione del FLGF, nel 2002, i film gay e lesbo girati nella ex Jugoslavia hanno cominciato ad arrivare. La serata iniziale ha messo in luce un nuovo trend grazie ad un ciclo di brevi documentari. Sotto il titolo "Pozdrav iz sestrih republik" (Saluti dalle Repubbliche sorelle), film provenienti dalla Slovenia, dalla Croazia e dall'Unione Serbia e Montenegro.
Non solo negli ultimi anni sono migliorate le condizioni dei film lesbo e gay in Slovenia e nell'intera ex Jugoslavia ma anche quelle dello stesso FLGF. Il significato che parte del Festival, la proiezione di sei film, avvenga anche a Celje non deve essere sottostimata. Secondo Brane Mozetic, uno degli organizzatori, le proiezioni a Celje sono molto importanti poiché "così la gente può vedere i film anche in altre parti della Slovenia". Ha poi aggiunto che gli organizzatori sperano di poter allargare quest'opportunità anche ad altri posti.
Una scomoda nuova casa
Il successo per il Festival rappresentato dalle proiezioni a Celje è stato purtroppo in parte mitigato dal cambio di sede a Lubiana. Il Festival si è sempre tenuto al cinema Kinoteka ma quest'ultimo è in fase di ristrutturazione e quindi le proiezioni sono state spostate al Kinodvor.
Il Kinodvor è il cinema più antico di Lubiana e per questo poteva essere particolarmente suggestivo che proprio lì si tenesse il più antico Festival di film lesbo e gay. Ma prima della recente ristrutturazione il Kinodvor era finito in rovina e proiettava film pornografici. Secondo Mozetic il pubblico non ha visto di buon occhio il cambiamento di sala.
"Vi è stato un po' meno pubblico dell'anno scorso e sembra che la causa sia stata proprio il cambiamento di cinema" ha affermato "dato che solitamente il festival si tiene al Kinoteka la gente era oramai abituata e quindi è molti sono stati infastiditi dal cambiamento dell'ultimo minuto ed hanno deciso di non venire".
Mozetic ha inoltre aggiunto che è ancora presto per dire se sono soddisfatti o meno con l'edizione del festival di quest'anno ma ha anche ricordato che tutti si augurano che il festival il prossimo anno si possa tenere al Kinoteka "dato che il festival si sente più a casa là".
La prima edizione del FLGF è stata organizzata nel 1984, quale parte di un festival più ampio sull'omosessualità e la cultura. Il Festival è accreditato di aver dato vita al movimento a difesa dei diritti dei gay e delle lesbiche nella ex-Jugoslavia, movimento che aveva il proprio cuore proprio a Lubiana. Il movimento ha acquistato sempre più forza durante la seconda metà degli anni '80 ed i primi anni '90 ed a lavorato spalla a spalla con altri movimenti della cosiddetta "cultura alternativa".
In sinergia od autonomamente questi movimenti hanno contribuito alla caduta del regime comunista ed hanno partecipato all'indipendenza della Slovenia. Ma la ribellione delle cultura alternativa è passata di moda dopo il 1991 e la società ha preso una strada decisamente conservatrice. Il FLGF ha in più occasioni rischiato di rimanere vittima di questo conservatorismo ma gli organizzatori sono riusciti, proprio come ha fatto Jost con il suo Decki negli anni '70, a perseverare.
Nella sua intervista con "Mladina" Jost parlava della sua determinazione nel portare a termine il film affermando: "Sono sempre andato avanti, perché quella è l'unica via". Con 20 anni di successi gli organizzatori del FLGF hanno dimostrato che Jost aveva ragione.
Una delle poche fonti di informazione sulla situazione della comunità LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in Albania sono le pubblicazioni del Gruppo Albanese per i Diritti Umani. In un suo recente rapporto sugli omosessuali in Albania, viene fuori che la società albanese si considera come molto esclusivistica nei riguardi della omosessualità, trattandola come una sorta di anomalia sociale. Di conseguenza, uno dei maggiori problemi rimane la crescita della consapevolezza dell’opinione pubblica su questo tema.
Il rapporto del Gruppo Albanese per i Diritti Umani (GADU) inizia con una introduzione che serve da sfondo storico al tema dell’omosessualità in Albania. Durante il periodo dell’Impero Ottomano l’omosessualità non veniva considerata come un atto criminale. Pur essendo una questione di cui non si parlava molto apertamente, l’omosessualità veniva considerata come un aspetto della vita e della cultura quotidiane. L’omosessualità ha iniziato a trasformarsi in un tema tabù dopo la proclamazione dell’indipendenza dello stato albanese nel 1912 e dopo la creazione della repubblica albanese nella metà degli anni venti. Ma è durante il comunismo che la persecuzione degli omosessuali tocca il suo apice. Proprio durante quel periodo la società albanese adottò una posizione piuttosto aggressiva nei confronti degli omosessuali. Secondo il rapporto del GADU l’opinione che si ha degli omosessuali è rimasta la stessa anche dopo il 1990, quando cadde il regime comunista in Albania. La omosessualità rimane il simbolo di persone ammalate, decadenti, snob, e molto spesso appartenenti ad uno strato sociale basso. Sicché la presenza della popolazione omosessuale in Albania rimane celata, questo anche perché incontra serie difficoltà nelle assunzioni nei posti di lavoro.
Le associazioni LGBT
La prima associazione degli omosessuali albanesi è stata fondata nel marzo 1994 ed è stata chiamata “Associazione Gay Albania”. Dopo una serie di interviste per metà nascoste alla TV, l’associazione ha iniziato una campagna contro l’AIDS, ma un anno più tardi il suo presidente ha lasciato il paese portando così l’associazione sull’orlo dello scioglimento. I rimanenti membri della associazione non hanno avuto il coraggio di dichiarare in pubblico di essere omosessuali. L’ associazione “Gay Albania” ha una pagina web, ma per il momento non sviluppa nessuna attività concreta.
ALGA è un altra organizzazione, fondata nel 1998 ed è membro della ILGA (Organizzazione Internazionale Gay e Lesbiche). Secondo il rapporto la ALGA ha 25 membri. Purtroppo questa organizzazione non ha un ufficio perché i suoi membri considerano ancora troppo pericoloso esporsi. Cercano di intrattenere contatti con altre organizzazioni nel mondo, ma hanno paura ad organizzare attività in Albania.
Anche per quanto riguarda l’omosessualità, l’Albania ha la sua specificità. Le organizzazioni sono prevalentemente organizzazioni di maschi omosessuali. Le organizzazioni delle lesbiche sono inesistenti. Secondo il rapporto del GADU, questo fatto si lega con la posizione discriminata della donna in Albania. La donna albanese è sottomessa e dominata dalla personalità maschile. Le lesbiche nutrono un forte timore nel rivelare la loro personalità. Oltre a non avere una loro associazione, le lesbiche tentano di tenersi lontano pure dalla comunità dei gay.
Gli aspetti legali
Durante il periodo comunista e prima del 1995, in Albania l’omosessualità si considerava come illecita. L’articolo 137 del Codice Penale sanciva che “l’omosessualità si condanna con 10 anni di prigione”. Questo articolo, ereditato dal vecchio regime comunista, rifletteva la mentalità di un regime oppressivo ed anche la mentalità di una società chiusa dove l’omosessualità veniva equiparata ad un atto criminale. Anche se l’omosessualità era dichiarata illecita, questa è sempre esistita in maniera nascosta. Molti omosessuali sono stati perseguitati ed anche esclusi dalla società. Nell’estate del 1994, il governo albanese aveva preparato un progetto di legge nel quale si diceva che l’omosessualità non è un reato, ma poteva essere punita con una pena massimale di 3 anni in caso di abuso, di relazioni forzate o con minorenni. Una campagna della Associazione Gay Albania e sopratutto la pressione dall’estero esercitata dalla Associazione Internazionale Gay e Lesbiche e quella del Consiglio d’Europa hanno giocato un ruolo determinante nel respingere il nuovo progetto di legge. Dal 1995 il parlamento albanese ha depenalizzato completamente le relazioni omosessuali in età adulta quando esiste il consenso dei partners.
L’anno 2003 ha riportato alla ribalta la questione del nuovo Codice della Famiglia, il quale avrebbe dovuto portare un miglioramento nell’ambito legislativo. Il rapporto del GADU afferma che per la prima volta nella storia dell’Albania un codice di questo tipo è stato discusso non solo in parlamento ma anche nei circoli della società civile, come le organizzazioni per i diritti umani, gli intellettuali, i media e la comunità internazionale. Per la prima volta i media albanesi hanno riportato ampiamente sulle loro pagine articoli riguardanti i diritti degli omosessuali nel Codice della Famiglia. Gli esperti legali avevano proposto che il nuovo codice non includesse le parole “matrimonio tra un uomo e una donna” nell’articolo riguardante il matrimonio, suggerendo di adottare una formulazione più elusiva. Il dibattito era aperto anche al pubblico, ma il parlamento albanese ha deciso di lavorare solo sulla versione “conservativa” del progetto. Così che la definizione del matrimonio è rimasta la stessa: “il matrimonio e un legame tra un uomo e una donna che hanno compiuto i 18 anni”. Il nuovo Codice della Famiglia è stato decretato dal presidente della repubblica il 17 giugno 2003.
La posizione dei LGBT nella società
Per quanto riguarda la posizione degli omosessuali nella società, il Gruppo Albanese per i Diritti Umani ha fatto dei sondaggi sia tra eterosessuali che tra la popolazione omosessuale. Circa il 95 % delle persone gay non racconta alla famiglia la loro situazione. Il rapporto nota che gli omosessuali hanno paura dalla società albanese. La loro fobia inizia dalla infanzia, dalle loro relazioni coi genitori, dove predomina il modello patriarcale della famiglia.
Questa situazione si riflette anche nella fase del confronto con la società, dove il modello patriarcale è ovunque potente. L’effetto della famiglia patriarcale è molto forte sulla psicologia di chi è omosessuale. Quasi il 100% degli omosessuali intervistati dal GADU non ha fiducia in una loro accettazione da parte della società albanese. Il 40% di loro risponde che ha avuto problemi durante il periodo scolastico, mentre il 75% quando ha iniziato a lavorare. Questo fenomeno si spiega con il fatto che in ufficio le persone omosessuali sono obbligate a lavorare con delle persone di una età più avanzata e spesso con una mentalità più conservatrice. Il 60% ammette di aver avuto problemi con la polizia, mentre il 30% di essere stato maltrattato ed offeso. Il 90% degli intervistati pensa che i media albanesi trattino le questioni degli omosessuali come uno show oppure come un problema legato ad una malattia congenita. Il 95% degli omosessuali non ha fiducia nella società civile albanese e il 90% di loro non è affatto ottimista sul futuro dei gay in Albania.
Il Gruppo Albanese dei Diritti Umani ha fatto un altro sondaggio anche tra la popolazione eterosessuale sulle questioni degli omosessuali. Il 30% di loro riceve un’informazione su ciò dai media, il 50% di loro dagli amici o dai parenti, il 15% dai libri. Per il 90% degli intervistati eterosessuali l’omosessualità è una malattia, per l’80% si tratta di amoralità e di snobismo per il 40%. La maggior parte di queste persone risponde di non desiderare un amico omosessuale, e solo il 15% delle persone non lo considera come un problema. Il 90% delle persone considera un errore l’apertura di club per gli omosessuali, mentre l’80% degli eterosessuali intervistati sarebbe pronto ad abbandonare un figlio o un amico omosessuale.
La conclusione del rapporto del GADU è che la situazione degli omosessuali in Albania è fortemente problematica sia nella società che in famiglia. Le loro relazioni con le famiglie sono molto superficiali ed aggressive. Le loro relazioni con l’amministrazione statale sono caratterizzate dal cinismo, maltrattamenti ed offese. L’assistenza degli enti statali è completamente inesistente. Questo vale anche per l’aiuto e la solidarietà da parte della società civile che rimane molto debole. Nella società albanese rimane forte il senso di fobia verso gli omosessuali. Dall’altra parte, i media albanesi sono influenzati da pregiudizi quando trattano questo tema e lo fanno sotto la spinta della commercializzazione. La comunità stessa degli omosessuali è una comunità piuttosto chiusa, auto-stigmatizzata, con scarso desiderio di presentarsi nella società e attivarsi per cambiare la situazione. La comunità degli omosessuali albanesi è ancora impreparata per organizzarsi in forti associazioni.
Per centinaia di milioni di persone nel Medio Oriente, Africa e Asia l'ascesa del fondamentalismo islamico ha significato cadere in un'era di oscurantismo religioso ed intolleranza e la parte più liberale e progressista dell'Islam è dovuta arretrare in posizioni di difesa, sacrificando la vita di molte persone.
Il fattore che unisce i fondamentalisti islamici in tutto il mondo è il tentativo di istituire uno stato religioso dove ogni aspetto della vita sia determinato dai principi contenuti nel Corano e nelle tradizioni mussulmane; questo sigifica uno stato dove l'omosessualità è illegale e punita con il carcere e spesso con la morte.
L'omosessualità è attualmente illegale in 26 paesi islamici: Afghanistan, Algeria, Bahrain, Bangladesh, Bosnia, Iran, Giordania, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Kuwait, Libano, Libia, Malesia, Mauritania, Marocco, Oman, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Tajikistan, Tunisia, Turkmenistan, Emirati Arabi uniti e Yemen.
Tra questi, l'Iran, la Mauritania, l'Arabia Saudita, il Sudan e lo Yemen prevedono la pena di morte; il Pakistan prevede la fustigazione ed almeno due anni di carcere; in Malesia la pena arriva fino a 20 anni e negli Emirati Arabi fino a 14, mentre in Bangladesh e libia la pena è rispettivamente di 7 e 5 anni di carcere.
L'Iran è comunque il paese più zelante nel reprimere l'omosessualità: dal 1980, quando i fondamentalisti hanno preso il potere sotto la guida dell'Ayatollah Khomeini, oltre 4000 gay e lesbiche sono stati giustiziati, stando a quanto riferisce il gruppo in esilio per i diritti dei gay, Homan.
In soli tre paesi a maggioranza mussulmana non ci sono leggi contro l'omosessualità: l'Egitto, l'Indonesia e l'Iraq, anche se in questi paesi il clima verso le persone omosessuali rimane comunque estremamente pesante.
Per i gay e le lesbiche che vivono in quei paesi dove vi è un ritorno alle leggi islamiche volute dai fondamentalisti essere omosessuali vuol dire ancora perdere non solo ogni diritto alla dignità ma anche la propria vita.
(Fonte: Peter Tatchell, OutRage! Londra)
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La Stampa, 28 feb 05
Vita underground dei gay nei paesi arabi di Klaus Davi
Non c'è tregua per i gay in Egitto. Nel silenzio più generale - è l'attivissima Arabic Network for Human Rihgts Wacht a segnalarlo - gli arresti di omosessuali nel paese del "moderato" Hosni Mubarak non conoscono pause. E basta un niente per finire nelle poco raccomandabili guardine del Cairo o di Alessandria: contattare un sito, acquistare una rivista o un film, bazzicare un luogo di "rimorchio" omo. La persecuzione, secondo la suddetta associazione, non ha soluzione di continuità almeno dal famigerato episodio della barca sul Nilo, la Queen Boat, tre anni fa, quando in occasione di una festa a bordo ci furono arresti e processi burla di massa, in cui cittadini egiziani vennero incarcerati e imprigionati per immoralità. D'altronde l'ostilità dei governi arabi e africani verso le persone gay non è solo di carattere penale. Peggio. L'odio ideologico viene alimentato ad arte dagli iman: l'ultimo in ordine di tempo accusava le "checche" di aver scatenato nientemeno che lo tsunami. Ignorata nel placido occidente, la fatwa ha fatto molto rumore in vari paesi dell'ex mezzaluna fertile trovando la ribalta televisiva nei salotti tv di Al Arabya e di altri network panarabi. Ancor più scalpore, poi, sempre in Egitto, ha suscitato la storia di un adolescente cairota condannato a ben 17 anni di carcere (17! ), inclusi due anni di lavori forzati, semplicemente per aver inviato a un sito gay il proprio profilo. Un affaire Dreyfuss alla rovescia che almeno fino a pochi giorni fa (la promessa di apertura democratica fatta da Mubarak alla Rice è confortante) ha alimentato una nuova crociata verso la comunità gay lesbo del paese, distraendo l'opinione pubblica dal giro di vite autoritario del rais. Naturalmente tanto odio non impedisce alla cultura omo di proliferare e diffondersi in molti paesi. Da Damasco ad Algeri, ad esempio, si assiste a un vero e proprio boom della cinematografia, venduta clandestinamente e di rigorosa produzione araba. Non sempre però i registi dipingono bene la comunità gay, anzi. In "Disco disco" il protagonista Metwally si ammala di aids e viene arrestato. In "Mercedes", i gay sono assassini e stupratori, anche se poi non manca il lieto fine fra l'amante maturo e quello più giovane. In "Uomini prepotenti", invece, viene addirittura narrata la storia di una donna araba sposata che diventa uomo per sottrarsi al maschilismo del marito. Insomma produzioni non recentissime ma molto popolari fra lesbiche e omo mussulmani. Con tanto di scene hard. Cinematografia a parte, la parte più elitaria della cultura gay indigena, è alimentata soprattutto dai siti gay americani in lingua araba (si va da Gayegypt.com al maghrebino Kelma.org ), dove proliferano annunci erotici, manuali per difendersi dai controlli della polizia, mappe dei luoghi d'incontro, elenchi di locali friendly e via elencando, come in una qualsiasi delle nostre città. Anche se quello via web è il canale di proselitismo e comunicazione più a rischio. Dall'Egitto fino agli Emirati Arabi Uniti, infatti, i governi arabi riescono spesso ad individuare le persone omosessuali infiltrando insospettabili che poi li arrestano. Ben inteso, la circolazione resta sempre semiclandestina. Difficile anche trovare riviste gay. L'unica di cui v'è traccia è "Huryiah" diffusa in Egitto, Marocco e Libano. Nota curiosa ma fino ad un certo punto: la cultura gay araba è soprattutto filo occidentale. Lo dimostrano proprio i gadget che, via internet, vengono distribuiti e pubblicizzati tra gli omosessuali collegati. Oltre ai soliti prodotti pro erezione tipo Cialis, non mancano altr gadget piuttosto "forti" (anche questa è esportazione di democrazia...) Uno di questi, addirittura, sta facendo particolarmente furore nel basso Nilo: si tratta di un mosaico medievale risalente all'XI secolo, che ritrae Riccardo Cuor di Leone, impegnato in una scena di sesso con il mitico Saladino. Nonostante l'attenzione internazionale, però, risultano quasi insignificanti le iniziative a favore dei diritti civili nel mondo arabo. In controtendenza solo il Libano, dove recentemente è stata lanciata una petizione per la depenalizzazione del reato di omosessualità. Mentre Arabia Saudita , Egitto, Siria, Libia, Tunisia e Yemen restano in prima linea nella repressione dei siti internet dedicati al movimento omosessuale. Censura, però, come detto, che non impedisce la proliferazione di rapporti "impuri", anzi. L'"Independent" proprio qualche giorno fa raccontava come fra i sauditi sia diffusa la sodomia fra adulti consenzienti. Ad esempio nei college privati di Gedda gli studenti maschi presentano i loro amanti come "al walid hagi" (il ragazzo che mi appartiene). Morale: pur rifiutando l'etichetta di gay e pur nell'ostilità generale, il maschio arabo non sembra privarsi dei piaceri proibiti.
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Il caso Mahmud
Mahmud fu arrestato il 10 maggio 2001 in seguito ad un rapporto omosessuale e condannato in primo grado, il 18 settembre, a 3 anni di lavori forzati, dal tribunale dei
minori del Cairo. Durante le prime 2 settimane dopo l'arresto gli è stato impedito di incontrare i suoi familiari e di vedere un avvocato. Le "confessioni" che la polizia ha
strappato a Mahmud in queste due settimane sono state utilizzate come prove contro di lui durante il processo. Il suo avvocato ha dichiarato che queste confessioni sono
state ottenute tramite pressioni sul ragazzo, che le ha successivamente smentite.
Il caso di Mahmud si inserisce nel processo che si è consumato al Cairo contro 52 presunti omosessuali, imputati di "comportamento immorale".
L'arresto e il conseguente processo hanno acceso in Egitto una vera e propria "caccia alle streghe" anti-omosessuale. In alcuni casi le foto e addirittura l'indirizzo di casa
degli imputati sono finiti sui giornali. Gli arrestati e i loro familiari hanno ripetutamente denunciato torture, violenze, ammissioni di responsabilità strappate con la forza e si
sono professati innocenti. Il processo, eccetto che per il giovane Mahmud, è stato affidato all'Alta Corte per la Sicurezza dello Stato, un tribunale speciale il cui giudizio
inappellabile, emesso il 14 novembre scorso, ha visto condannati 23 degli imputati, a pene da 1 a 5 anni di carcere
Berlino, prima casa di riposo solo per gay. L’iniziativa divide gli omosessuali: «Sarà un ghetto». I promotori: no, vivremo la nostra identità. Polemica in Germania per la struttura che offrirà 150 posti a 400 euro mensili. «E’ un’operazione commerciale». di Paolo Valentino da il "Corriere della Sera" del 14 dicembre 2004 .
Polemica in Germania per la struttura che offrirà 150 posti a 400 euro mensili. «E’ un’operazione commerciale»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO - Sorgerà nel cuore di Schoeneberg, quartiere storico della comunità berlinese, dove
una targa triangolare color rosa ricorda le decine di migliaia di lesbiche e omosessuali deportati e massacrati dai nazisti, come gli ebrei e le altre minoranze etniche.
Offrirà 150 posti, una quarantina dei quali completi di assistenza infermieristica e medica. Chi lo vorrà, potrà vivere in «Wohngemeinschaft», cioè assieme ad altri ospiti dell’istituto, in uno degli appartamenti previsti a tale scopo dentro la struttura. Che avrà oltre mille metri quadrati di spazi comuni, compresi un caffè, una biblioteca, una sala per proiezioni e altre per eventi culturali. Sarà la prima casa di riposo e di cura per anziani gay, in Germania e probabilmente in Europa.
E’ stato presentato la scorsa settimana da una società in accomandita, il progetto della Magnus Hirschfeld-Haus, così battezzata dal nome del celebre medico tedesco, pioniere della sessuologia e precursore del movimento. Fu proprio Hirschfeld, il 15 maggio 1897, a fondare a Berlino il «Wissenschaftlich-humanitaere Komitee», il comitato scientifico-umanitario, prima organizzazione di autodifesa omosessuale nella storia del mondo.
L’apertura della casa è prevista per la primavera del 2006. Ma, già nella fase preliminare, la reazione generale risulta controversa e polemica. E il giudizio sull’iniziativa divide il popolo rosa e le sue organizzazioni. «Sarà una casa aperta a tutti, ma concepita secondo le nostre idee: vogliamo un luogo dove si possa vivere in modo consapevole la nostra identità omosessuale», spiega Hans-Juergen Esch, uno degli iniziatori del progetto, che costerà 11 milioni di euro e verrà finanziato attraverso un fondo immobiliare, con quote individuali a partire da 15 mila euro. Anche se, aggiunge, «non è obbligatorio acquistare una quota per entrarvi». In questo caso si parla di affitti, a partire da 400 euro mensili.
Progetto troppo grosso, dove viene privilegiato soprattutto l’aspetto commerciale, è l’obiezione della Verein Village, un’associazione che da anni si occupa dei problemi degli anziani omosessuali. «E’ molto difficile raggiungere il gruppo di riferimento indicato, quello compreso fra 60 e 80 anni - spiega Christian Hamm, presidente del Village -. Alla fine, per rendere attiva una struttura così grande, sarà inevitabile aprire le porte anche agli eterosessuali e allora addio all’ispirazione originaria di una casa soltanto per noi».
Mentre, a parere della «Schwulenberatung Berlin», società di consulenza specializzata, la Magnus Hirschfeld-Haus risulterebbe troppo costosa per chiunque viva solo della sicurezza sociale o abbia una pensione minima. Invece di case di riposo o di cura, suggerisce Franz Hartung, meglio sarebbe finanziare complessi residenziali per anziani, più piccoli e «intergenerazionali, dove cioè possano convivere omosessuali e lesbiche di diversa età». Sia Hamm che Hartung rimproverano ai responsabili del progetto di non aver coinvolto la comunità nella sua fase preparatoria e di non aver quindi alcuna vera conoscenza dei bisogni e delle necessità delle persone cui si rivolgono. In una lettera aperta, pubblicata qualche giorno fa, la Verein Village formula apertamente l’accusa di incompetenza.
E c’è anche chi respinge il concetto stesso di una struttura unicamente riservata ai gay. «Non mi riconosco affatto in questo isolamento omogeneo, anche se nessuno è obbligato ad andarci, comporta il rischio di una ghettizzazione», spiega Andreas, quarantenne esperto di computer, attivo nel movimento. E aggiunge: «La molteplicità delle abitudini di vita è essenziale, io voglio essere accettato in pieno da chiunque con la mia sessualità. E poi, in una casa di riposo, per forza di cose, abitano persone limitate nella mobilità, che così finirebbero per vivere e comunicare soltanto con altri gay. Mi sembra assurdo».
Ma un’altra associazione, la Elledorado Verein, ha sposato in pieno l’idea della casa di riposo e cura riservata ai gay e difende la futura istituzione, nella quale fra l’altro saranno operativi a tempo pieno un geriatra, diversi infermieri e terapisti specializzati, una religiosa. La Elledorado agisce infatti a titolo gratuito come consulente degli investitori e, in cambio, verrà incaricata di gestire la fondazione, che amministrerà la Magnus-Hirschfeld Haus.
Positivo, sia pure con riserva, è anche il giudizio della Lega delle lesbiche e degli omosessuali di Berlino e del Brandeburgo: «Si muove nella giusta direzione, ogni iniziativa di questo genere è benvenuta», spiega il portavoce Alexander Zirr. Il quale però rimane scettico sulle prospettive di successo
del progetto nella comunità berlinese.
---------------------------- La scheda
UNIONI GAY La Germania è tra i Paesi europei che riconoscono le unioni omosessuali. Nel luglio del 2002, infatti, la Corte costituzionale tedesca ha dichiarato legittimi i matrimoni tra persone dello stesso sesso, spiegando che «non si pongono in concorrenza con il matrimonio tradizionale». Le coppie gay, però, non possono adottare bambini
LA LEGGE
La legge sulla cosiddetta «convivenza registrata» è stata approvata dal Parlamento tedesco nel novembre del 2000. Prevede, fra l’altro, il diritto a sposarsi, a portare lo stesso cognome e il dovere al reciproco mantenimento
LA STORIA
La battaglia per i diritti degli omosessuali in Germania è stata lunga. Basti pensare, persecuzioni dell’epoca nazista a parte, che l’articolo 175 del codice penale tedesco, quello che puniva come un reato i rapporti sessuali tra uomini, è rimasto in vigore dal 1871 fino al 1994
IL MOVIMENTO
Nel 1997 a Berlino sono stati festeggiati i cento anni del movimento omosessuale tedesco, fondato nel 1897 dal medico Magnus Hirschfeld. Fu la prima organizzazione di autodifesa gay del mondo. Berlino, del resto, fino all’avvento del nazismo era considerata la capitale omosessuale mondiale.
"Sono lesbica, sono gay, sono trans, sono tua sorella, sono tuo fratello, nasco e vivo nella tua famiglia, che ti piaccia o no, che lo neghi o meno, io ne faccio parte come te. Ma non ho gli stessi tuoi diritti, non posso dire al mondo chi amo, non posso dire la vita che vorrei, non posso parlarti dei miei sogni: tu non vuoi ascoltarli, perch
Portare in ebollizione 1 litro di latte di soia, spegnere e versare il succo di un limone. Mescolate, mettete il coperchio e aspettate per una decina di minuti, verificando che la qualit
Portare in ebollizione 1 litro di latte di soia, spegnere e versare il succo di un limone. Mescolate, mettete il coperchio e aspettate per una decina di minuti, verificando che la qualit
"Life is not a series of gig lamps symmetrically arranged; life is a luminous halo, a semi-transparent envelope surrounding us from the beginning of consciousness to the end".
Molto interessante Cigno... dove hai trovato queste news?
Puoi inserire l'eventuale link, cosí si puó andare a sbirciare gli (? ci sono?) altri Paesi!
Grazie!
"Life is not a series of gig lamps symmetrically arranged; life is a luminous halo, a semi-transparent envelope surrounding us from the beginning of consciousness to the end".
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