La sentenza che ha scagionato in primo grado Daniele Fabbri, in arte Luttazzi, il giornalista Marco Travaglio e la RAI dell'accusa di diffamazione mossa da Berlusconi in seguito a una puntata di Satyricon nel 2001.
La sentenza è interessante, perché c'è scritto esattamente quando, facendo satira, si rea di diffamazione:
Chi ricorda il fatto ricorderà anche cosa si diceva in merito sui giornali e in televisione, e cioè si diceva che quella non era satira; Berlusconi fece una causa da 20 miliardi (di lire) al comico, al giornalista, alla RAI e agli autori del programma e la RAI licenziò Luttazzi "per tutelarsi".
La stessa cosa era successa con Grillo anni prima e successe in seguito con Sabina Guzzanti: se a me non piace quello che dici in tv, faccio una causa miliardaria alla RAI e quelli ti licenziano, perché cazzo non possono mica perdere miliardi per colpa tua. Quindi ho uno strumento abbastanza sicuro per controllare l'informazione.
In altri paesi, ad esempio in Francia e Inghilterra, non funziona così, e regolarmente ci sono trasmissioni satiriche in prima serata che prendono a cocomeri in faccia Bush, Putin, Blair, Chirac, Zapatero e naturalmente anche Berlusconi.
Adesso non cominciate coi cori da stadio, qui non è questione di destra o sinistra... A me piuttosto sembra che ci sia un tacito assenzo, una larga intesa politica per mantenere questo controllo sull'informazione. Pensate a Petruccioli (DS) che da presidente dell'Autority non fa niente per reintegrare Sabina Guzzanti alla RAI dopo che è stata fatta fuori con questo sistema da Berlusconi.
E ora l'angolo della propostina: io metterei una penale sulle querele, cioè se uno ti querela per diffamazione e perde la causa, ti deve pagare il 50% di quello che ti ha chiesto. Sono certo che questa roba finirebbe. Perché Grillo, Luttazzi, la Guzzanti e tutti gli epurati dell'informazione pubblica le cause le hanno vinte tutte.
La sentenza è interessante, perché c'è scritto esattamente quando, facendo satira, si rea di diffamazione:
Al riguardo si dovrà infatti considerare:
* che l'intervista in questione andrà valutata con due distinti metri di giudizio: il metro previsto per la valutazione delle opinioni critiche (accertamento della verità effettiva o putativa dei fatti riferiti, dell'esistenza di un interesse per il pubblico alla conoscenza delle opinioni espresse e della continenza delle espressioni usate), dovendosi ritenere tali le opinioni espresse, con toni indubbiamente seri, dal Travaglio sull'operato e sulla condotta dell'on. Berlusconi, e il metro meno rigoroso da adottare per la valutazione delle battute sarcastiche e satiriche (che se non debbono necessariamente menzionare fatti veri debbono evitare di esporre alla pubblica riprovazione aspetti della vita altrui strettamente personali ed intimi ovvero operare accostamenti o allusioni pesantemente volgari o ripugnanti), in tal modo dovendosi considerare i commenti e le sottolineature comiche dell'intervistatore Fabbri;
* che le battute e i commenti del Fabbri, quali si evincono dalla lettura del testo dell'intervista, risultano privi di valenza offensiva nel senso sopra precisato, essendo perfettamente percepibili come notazioni comiche e risultando tutti attinenti alla sfera dell'attività pubblica e imprenditoriale dell'attore;
* che l'intervista in questione andrà valutata con due distinti metri di giudizio: il metro previsto per la valutazione delle opinioni critiche (accertamento della verità effettiva o putativa dei fatti riferiti, dell'esistenza di un interesse per il pubblico alla conoscenza delle opinioni espresse e della continenza delle espressioni usate), dovendosi ritenere tali le opinioni espresse, con toni indubbiamente seri, dal Travaglio sull'operato e sulla condotta dell'on. Berlusconi, e il metro meno rigoroso da adottare per la valutazione delle battute sarcastiche e satiriche (che se non debbono necessariamente menzionare fatti veri debbono evitare di esporre alla pubblica riprovazione aspetti della vita altrui strettamente personali ed intimi ovvero operare accostamenti o allusioni pesantemente volgari o ripugnanti), in tal modo dovendosi considerare i commenti e le sottolineature comiche dell'intervistatore Fabbri;
* che le battute e i commenti del Fabbri, quali si evincono dalla lettura del testo dell'intervista, risultano privi di valenza offensiva nel senso sopra precisato, essendo perfettamente percepibili come notazioni comiche e risultando tutti attinenti alla sfera dell'attività pubblica e imprenditoriale dell'attore;
La stessa cosa era successa con Grillo anni prima e successe in seguito con Sabina Guzzanti: se a me non piace quello che dici in tv, faccio una causa miliardaria alla RAI e quelli ti licenziano, perché cazzo non possono mica perdere miliardi per colpa tua. Quindi ho uno strumento abbastanza sicuro per controllare l'informazione.
In altri paesi, ad esempio in Francia e Inghilterra, non funziona così, e regolarmente ci sono trasmissioni satiriche in prima serata che prendono a cocomeri in faccia Bush, Putin, Blair, Chirac, Zapatero e naturalmente anche Berlusconi.
Adesso non cominciate coi cori da stadio, qui non è questione di destra o sinistra... A me piuttosto sembra che ci sia un tacito assenzo, una larga intesa politica per mantenere questo controllo sull'informazione. Pensate a Petruccioli (DS) che da presidente dell'Autority non fa niente per reintegrare Sabina Guzzanti alla RAI dopo che è stata fatta fuori con questo sistema da Berlusconi.
E ora l'angolo della propostina: io metterei una penale sulle querele, cioè se uno ti querela per diffamazione e perde la causa, ti deve pagare il 50% di quello che ti ha chiesto. Sono certo che questa roba finirebbe. Perché Grillo, Luttazzi, la Guzzanti e tutti gli epurati dell'informazione pubblica le cause le hanno vinte tutte.

Ma in realtà io credo che il cda RAI ci tenga ad avere un minimo di responsabilità in quello che manda in onda. Altrimenti non potrebbe controllarlo, appunto: ricordiamoci che i dirigenti RAI sono nominati dai partiti.
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