ROMA — Otto articoli: il disegno di legge che modifica la Gasparri sull’assetto radiotelevisivo è pronto. Ma oggi la discussione in consiglio dei ministri non sarà facile: da una parte c’è Antonio Di Pietro che chiede misure più severe, dall’altra l’Udeur di Clemente Mastella che vuole «evitare una legge contra personam » e nei fatti condivide il ragionamento di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset.
PERCORSO A TAPPE — Fra sei anni, entro il 30 novembre 2012, il testo messo a punto dal ministro della Comunicazioni Paolo Gentiloni prevede che tutte le televisioni nazionali dovranno spegnere i vecchi ripetitori e trasferirsi sul digitale terrestre. Una tecnologia più leggera, un modo per liberare frequenze (oggi Rai, Mediaset e Telecom ne occupano 12 mila) e facilitare l’ingresso nel mercato di nuovi editori. Ma per favorire la transizione qualcosa succederà già prima. Entro il 2008, ma questa data potrebbe slittare di un anno, sia la Rai che Mediaset dovranno trasferire sul digitale terrestre una delle loro tre reti, con ogni probabilità Raitre e Rete 4. Le frequenze così liberate (fra le 3 e le 4 mila) torneranno nelle mani dello Stato che le potrà concedere a nuovi editori per aprire il mercato. Tra il 2008 e il 2009 il digitale terrestre dovrebbe raggiungere il 60 per cento degli italiani, contro il 40 di oggi.
PUBBLICITÀ — È una riduzione drastica quella prevista dal ddl Gentiloni. Le tv nazionali non potranno superare il 30 per cento delle risorse pubblicitarie del mercato, il limite era stato azzerato dalla legge Gasparri. Non solo, verranno considerati pubblicità gli spot ma anche le televendite che la legge Gasparri aveva messo fuori da questa categoria. Meno interruzioni anche per la radio: l’affollamento (cioè la fetta di pubblicità calcolate per ogni ora di trasmissione) scenderà dall’attuale 18 al 15 forse 16 per cento.
AUDITEL — Cambiano le regole anche per chi deve rilevare gli ascolti. Il soggetto controllore— dice l’articolo 4— deve «assicurare la propria indipendenza rispetto» alle televisioni. Ma ciò non vuol dire che fra controllore e controllato non ci debba essere alcun rapporto: è possibile che tra i soci della nuova Auditel ci siano anche imprese tv ma in questo caso è necessario «assicurare fra loro un’equa ripartizione del capitale sociale».
MODIFICHE — È proprio questa una delle misure che non trova d’accordo Di Pietro («Si tratta della solita tendenza del controllato ad essere controllore»
che insiste per il trasferimento di Rete 4 sul satellite: «Si rinviano decisioni già spiegate dalla Corte costituzionale». Mauro Fabris—capogruppo alla Camera dell’Udeur di Mastella— la vede diversamente: «Siamo per uscire dal duopolio alcune modifiche ci stanno bene. Ma riscrivere la Gasparri non vuol dire fare una legge punitiva nei confronti di Mediaset». Un ragionamento simile a quello fatto da Confalonieri, che ieri ha avuto un incontro di tre quarti d’ora con il ministro Gentiloni: «Certamente non siamo contenti — ha detto il presidente di Mediaset al termine del colloquio —, ma non facciamo commenti, perché le cose sgradevoli non si commentano a caldo». Superato lo scoglio del consiglio dei ministri, ci sarà quello, ancora più difficile, del Parlamento.
Riforma della Gasparri, duello tra ministri - Corriere della Sera
Mi sembra una legge equilibrata che sostanzialmente va a scardinare due duopoli di RAI e Mediaset uno sulle frequenze e uno sulla pubblicità.
Mandando un canale RAi e uno Mediaset sul satellite e sul digitale si sbloccheranno 4000 frequenze così potranno sorgere nuove reti televisive indipendenti.
Inoltre ponendo il tetto massimo del 30% di pubblicità le nuove reti che sorgeranno avranno la pubblicità con la quale riuscire a sopravvivere e non ci sarà più una concentrazione di tutta la pubblictà su RAI e Mediaset.
Una buona legge che aumenta il pluralismo televisivo rompendo il duopolio in vista del passaggio nel 2012 al digitale terrestre.
PERCORSO A TAPPE — Fra sei anni, entro il 30 novembre 2012, il testo messo a punto dal ministro della Comunicazioni Paolo Gentiloni prevede che tutte le televisioni nazionali dovranno spegnere i vecchi ripetitori e trasferirsi sul digitale terrestre. Una tecnologia più leggera, un modo per liberare frequenze (oggi Rai, Mediaset e Telecom ne occupano 12 mila) e facilitare l’ingresso nel mercato di nuovi editori. Ma per favorire la transizione qualcosa succederà già prima. Entro il 2008, ma questa data potrebbe slittare di un anno, sia la Rai che Mediaset dovranno trasferire sul digitale terrestre una delle loro tre reti, con ogni probabilità Raitre e Rete 4. Le frequenze così liberate (fra le 3 e le 4 mila) torneranno nelle mani dello Stato che le potrà concedere a nuovi editori per aprire il mercato. Tra il 2008 e il 2009 il digitale terrestre dovrebbe raggiungere il 60 per cento degli italiani, contro il 40 di oggi.
PUBBLICITÀ — È una riduzione drastica quella prevista dal ddl Gentiloni. Le tv nazionali non potranno superare il 30 per cento delle risorse pubblicitarie del mercato, il limite era stato azzerato dalla legge Gasparri. Non solo, verranno considerati pubblicità gli spot ma anche le televendite che la legge Gasparri aveva messo fuori da questa categoria. Meno interruzioni anche per la radio: l’affollamento (cioè la fetta di pubblicità calcolate per ogni ora di trasmissione) scenderà dall’attuale 18 al 15 forse 16 per cento.
AUDITEL — Cambiano le regole anche per chi deve rilevare gli ascolti. Il soggetto controllore— dice l’articolo 4— deve «assicurare la propria indipendenza rispetto» alle televisioni. Ma ciò non vuol dire che fra controllore e controllato non ci debba essere alcun rapporto: è possibile che tra i soci della nuova Auditel ci siano anche imprese tv ma in questo caso è necessario «assicurare fra loro un’equa ripartizione del capitale sociale».
MODIFICHE — È proprio questa una delle misure che non trova d’accordo Di Pietro («Si tratta della solita tendenza del controllato ad essere controllore»
che insiste per il trasferimento di Rete 4 sul satellite: «Si rinviano decisioni già spiegate dalla Corte costituzionale». Mauro Fabris—capogruppo alla Camera dell’Udeur di Mastella— la vede diversamente: «Siamo per uscire dal duopolio alcune modifiche ci stanno bene. Ma riscrivere la Gasparri non vuol dire fare una legge punitiva nei confronti di Mediaset». Un ragionamento simile a quello fatto da Confalonieri, che ieri ha avuto un incontro di tre quarti d’ora con il ministro Gentiloni: «Certamente non siamo contenti — ha detto il presidente di Mediaset al termine del colloquio —, ma non facciamo commenti, perché le cose sgradevoli non si commentano a caldo». Superato lo scoglio del consiglio dei ministri, ci sarà quello, ancora più difficile, del Parlamento.Riforma della Gasparri, duello tra ministri - Corriere della Sera
Mi sembra una legge equilibrata che sostanzialmente va a scardinare due duopoli di RAI e Mediaset uno sulle frequenze e uno sulla pubblicità.
Mandando un canale RAi e uno Mediaset sul satellite e sul digitale si sbloccheranno 4000 frequenze così potranno sorgere nuove reti televisive indipendenti.
Inoltre ponendo il tetto massimo del 30% di pubblicità le nuove reti che sorgeranno avranno la pubblicità con la quale riuscire a sopravvivere e non ci sarà più una concentrazione di tutta la pubblictà su RAI e Mediaset.
Una buona legge che aumenta il pluralismo televisivo rompendo il duopolio in vista del passaggio nel 2012 al digitale terrestre.


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