mafioso
Sicilia al Voto
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Sei sicuro di non voler mettere in auge il ban per manifesta ignoranza di cui si parlava al raduno?Originariamente Scritto da Cornolio Visualizza MessaggioOcchei.
Qua si sta prendendo in giro l'intelligenza.
Sicuro sicuro sicuro?
Me li accollo tutti io, se vuoi.
Potrebbe diventare una droga, bannare per manifesta ignoranza.
EvoKar uomo di famosa sinistra...
بناهاى آباد گردد خراب
ز باران و از تابش آفتاب
پى افكندم از نظم كاخي بلند
كه از باد و باران نيابد گزند
از آن پس نميرم كه من زنده*ام
كه تخم سخن را پراكنده*ام
هر آنكس كه دارد هش و راى و دين
پس از مرگ بر من كند آفرين
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Toh, un po' di tempo addietro, mi sono trovato in un discorso simile: una professoressa ci ha risposto che non siOriginariamente Scritto da okno Visualizza MessaggioHo un paio di curiosita':
se il mafioso mi dice di pagare il pizzo e io lo pago, sono mafioso anch'io?
Altra:
se il mafioso mi dice di comprare le arance da quello e di non comprarle assolutamente da quell'altro, sono mafioso anch'io?Mother, did it need to be so high?
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In merito all'argomento, questi due articoli non mi son parsi malvagi.
Corriere della Sera, 09 maggio 2007
Il voto in Sicilia
L'assalto di 833 liste e il salario politico
Gian Antonio Stella
PALERMO — Se il ragionier Giuseppe Milazzo andrà al seggio con l'auto blu di presidente uscente della VI circoscrizione comunale, quella dei quartieri popolari verso l'aeroporto, non si sa. Si sa che il suo appello agli elettori, chiamati a scegliere tra Diego Cammarata e Leoluca Orlando, è accorato: «Non votate per persone che sfrutteranno il vostro voto per soli interessi personali!». Bel pulpito..
Prima di fare politica, spiega lui stesso nel sito internet, non aveva lavorato un solo giorno. Dopo, è stato fatto vicepresidente Consiglio di Amministrazione Opera Pia S.Lucia di Palermo, piazzato nel CdA «dell'Assessorato Regionale Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca di Siracusa». Inserito tra i raccomandatissimi assunti senza concorso all'Amia, nettezza urbana. Dove ha preso ogni mese una busta paga che si cumulava con quella di presidente circoscrizionale: 4.750 euro al mese. Slogan: «In prima persona per continuare». La politica, dice, per lui è una passione. C'è da credergli. Dicono che è lì che si deciderà lo scontro frontale tra il sindaco uscente, l'aitante avvocato dal sorriso standard riproposto dalla CdL, e il suo predecessore, che dopo aver fondato la Rete e seminato scompiglio nella vita politica nazionale e infine girato il mondo come autore di libri scritti solo in tedesco e in inglese come se non volesse più occuparsi delle faccenduzze palermitane, ha deciso di tornare. E provare a riprendersi quella città che in qualche modo ritiene gli appartenga. Dicono che si deciderà, il duello, non solo sul carisma elettorale dei due candidati e men che meno sulla benedizione calata dall'alto da parte di Berlusconi (che con la battutaccia sugli elettori orlandiani «malati di mente» avrebbe un po' incasinato le cose) o di Prodi. A pesare saranno le centinaia e centinaia di aspiranti «deputatini» circoscrizionali, aspiranti presidenti, aspiranti consiglieri comunali, aspiranti assessori.
Una folla di 3.962 persone che ha preso d'assalto il Palazzo delle Aquile e i palazzetti dei parlamentini di quartiere sotto le bandiere di 33 liste, ridotte a 31 solo dall'intervento dei giudici. Tutta la Sicilia ormai è una affamata, tragica e ridicola «Elezionopoli» con un esercito di 18.413 uomini e donne, giovani e vecchi, idealisti e furboni decisi a sgomitare sventolando i vessilli di 833 (ottocentotrentatré
liste per andarsi a prendere tutte le poltrone possibili. Dalle Isole Eolie (dove la destra è per fare l'aeroporto e un enorme porto e nuovi complessi alberghieri e la sinistra grida alla devastazione dell'arcipelago) ad Agrigento, da Gela a Raffadali, il paese di Totò «Vasa Vasa» dove il candidato è il fratello, Silvio Cuffaro. Si era già visto qualcosa di simile a Catania, nelle elezioni del 2005 vinte dalla destra, poi a Messina nelle comunali del 2006 vinte dalla sinistra. Ma mai come stavolta la verità è accecante: la politica, che stando a una inchiesta di Emanuele Lauria su Repubblica ingoia qui un milione di euro al giorno, è il vero business dell'isola. Il primo distributore di buste paga. Va da sé che la guerra per conquistare le postazioni di rendita è combattuta con tutti i mezzi. «È scattata una corsa alla spesa, ufficiale e non», ha confermato Carlo Vizzini che di campagne elettorali ne vede da quando prima di lui faceva politica il papà, «assolutamente incontrollata». Nella sola sfida di Palermo, dicono le stime, vengono bruciati in questi giorni nove milioni di euro. In un diluvio di manifesti, volantini, santini. Facce da pugile, facce da Grande Fratello, facce da bodyguard, facce da pornostar. Totò Scicchigno ammicca avendo al collo un papillon assai «scic».
Leopoldo Piampiano invita a non perdere tempo. Sesto Terrazzini dice che lo divora una «passione allo stato puro». Vito Onesti tuona: «Solo Onesti al Comune!». Dietro, però, si muoverebbe anche dell'altro. O almeno così dicono quelli della sinistra in una lettera a Giuliano Amato: «Ci sentiamo di affermare che il voto rischia di essere inficiato da innumerevoli illegalità, da un vero e proprio mercimonio che rischia di corrompere il carattere democratico della competizione elettorale. Nei quartieri popolari della nostra città, stiamo assistendo a fenomeni inquietanti: numerosi candidati dei partiti che sostengono la candidatura del sindaco uscente stanno distribuendo soldi, telefonini, buoni per la benzina, pacchi di pasta, finte lettere d'assunzione». La destra ha reagito indignata. «Torna l'orlandismo, secondo il quale il sospetto è l'anticamera della verità», ha sibilato sferzante Renato Schifani. «Hanno elementi concreti o nomi da fare? Lo dicano. Sennò…». Quanto ai due galli principali, si arpionano e si beccano e si assaltano a ogni ora. Ma non si sono mai incontrati becco a becco. Quelli di Orlando dicono che Cammarata «ha una fifa blu a fare un confronto pubblico perché Leoluca lo farebbe a pezzi». Quelli di Cammarata rispondono ridendo che «Diego non fa che prendere atto di quel che Orlando ha detto alle primarie nel centrosinistra e cioè che questi dibattiti non servono a niente». «U sinnacu» uscente, dopo aver accusato il predecessore di essere «un camaleonte, un presuntuoso: tanto fumo e niente arrosto» e aver teorizzato che «questa è una città intelligente che non si fa ingannare da chi cambia pelle» e dunque «Orlando si illude ma non arriverà nemmeno al ballottaggio», assicura che i sondaggi sono tutti dalla parte sua: «Come candidati io sto al 52%, lui al 46, come partiti noi stiamo 20 punti davanti». Il fondatore della Rete, dall'altra parte, ostenta l'aria del vecchio micione che comincia a credere di avere già il sorcio in bocca: «Se conosco Palermo, e la conosco, forse non andiamo neanche al ballottaggio. A mio favore, intendo. Il difficile verrà dopo».
E il primo accusa il secondo di avergli lasciato «una città allo sfascio, una crisi idrica pazzesca, 7.350 Lsu e precari che ci siamo impegnati a stabilizzare senza creare un solo nuovo precario» e assicura che le polemiche sugli autisti dei bus senza patente sono una minchiata perché «quelli che non sono adatti faranno altre cose: non siamo mica così matti da dare un pullman in mano a chi non è adatto a guidare!» e giura che chiuso il capitolo «qui si verrà assunti solo con regolari concorsi». Il secondo dice che sì, è vero che prese tutti quegli Lsu ma «nessun amico o amico degli amici: era una scelta politica, perché non avevano dato ai palermitani il reddito minimo di sopravvivenza e io non voglio la fame, a Palermo!». E spiega che con lui «la città aveva un "rating" A3 e adesso siamo così inaffidabili che non ci hanno declassato ma abolito!» e che «qui non arriva un centesimo dall' Europa dal 1999, quando c'ero io» e «Cammarata ha fatto da zerbino a Berlusconi e invece se vinco io a Prodi lo faccio nero, se non ci dà il reddito minimo, chiaro? Butto giù il governo, chiaro?». E via così. Mentre l'uno e l'altro battono i quartieri baciando tutti e stringendo le mani a tutti e promettendo qualcosa a tutti. Dovevate vederlo, ieri mattina, Cammarata tra i gamberoni e i panini con la milza e le angurie della Vucciria. Antonino Mercante, detto «Formaggio», una specie di masaniello dei precari, ogni tanto strillava: «Un applauso per u sinnacu!». E giù scrosci di battimani. Mentre Orlando ammiccava sornione: «A mmia li applausi li fanno da soli. Senza "Formaggi" e formaggini».
La Stampa, 9/5/2007
Referendum vendetta
LUIGI LA SPINA
La notizia è sorprendente: i banchi, anzi i gazebo, come ormai la politica, sulla scia della definizione bossiana, ha deciso di ribattezzarli, sono ancora molto pochi, ma su quei tavoli fioccano le firme. La campagna per il referendum sulla legge elettorale sembra essere partita in maniera fulminea.
Neanche i promotori, forse, si aspettavano un esordio così promettente. La materia, si sa, non è fatta per suscitare colpi di entusiasmo; tutt'al più provoca colpi di sonno. Il referendum, poi, sembra aver perso il suo antico fascino. Negli ultimi dieci anni i cittadini sono stati chiamati alle urne per ben sei volte e il quorum, cioè la partecipazione di almeno il 50 per cento degli elettori, non è stato mai raggiunto. Se la raccolta di firme sembra sfidare questi poco rassicuranti precedenti, si può avanzare un'ipotesi: questo referendum, al di là della specifica questione proposta ai cittadini, sta diventando la spia di una crescente ribellione contro i partiti e il loro modo di far politica, ma anche lo strumento per l'invio di un segnale che la classe dirigente italiana farebbe bene a non trascurare.
Il ricordo del clima nel quale, agli inizi degli Anni 90, si mossero le campagne per i primi referendum elettorali della nostra storia, quelli condotti da Mario Segni e che prepararono la strada e poi sancirono la crisi della cosiddetta Prima Repubblica, dovrebbe alimentare qualche riflessione e, magari, sollevare anche qualche salutare incubo. Il paragone, certo, è azzardato, perché confronta situazioni troppo diverse per far prevedere analoghe così dirompenti conseguenze. Lungi da noi, perciò, la volontà di turbare più di tanto i sonni solitamente tranquilli dei nostri politici. Eppure, i sintomi che una certa soglia di sopportazione, o di rassegnazione, si stia pericolosamente avvicinando sono troppo evidenti per non vederli.
C'è, innanzi tutto, una rivolta dell'opinione pubblica specificamente sulla materia elettorale: lo scippo compiuto dai vertici dei partiti sulla pur modesta possibilità dei cittadini di determinare una graduatoria di preferenze per l'invio dei propri rappresentanti in Parlamento, compiuto con l'ultima legge elettorale, suscita tuttora vivissimi sentimenti di rancore e di vendetta. A questo proposito è, a dir poco, incredibile che la cosiddetta «bozza Chiti» di riforma parlamentare trovi un unico punto di larghissimo accordo nell'escludere ancora i cittadini dalla possibilità di influire in qualche modo nella decisione di chi eleggere alle Camere. Questo vero e proprio esproprio partitico che lascia a non più di 10-20 persone l'assoluta libertà di determinare, con la massima precisione, la quasi totale composizione parlamentare ha creato una ferita sanguinosa nell'elettorato. È stupefacente questa insensibilità dei partiti e vergognosa l'improntitudine con la quale il centrosinistra osa confermare la pessima decisione assunta dal centrodestra nella scorsa legislatura.
Il risultato fallimentare, poi, di questa legge elettorale è talmente chiaro che la necessità di un cambiamento è avvertita da tutti, poiché la stabilità politica è un beneficio riconosciuto dai cittadini di entrambi gli schieramenti. Con pochi voti di maggioranza al Senato nessuno può efficacemente governare e la colpa della situazione determinatasi nelle ultime votazioni legislative non è degli elettori, ma di chi ha favorito questo esito, con un meccanismo elettorale coscientemente costruito a tal fine.
Questi due fondamentali motivi di grave insoddisfazione sulla materia del referendum si innestano su un clima generale di delusione, di distacco, di amarezza che coinvolge sia i vincitori sia gli sconfitti nel voto dell'anno scorso. Da almeno due legislature i problemi italiani sono davanti a tutti: un sistema economico paralizzato da veti reciproci e da collusioni corporative che costringono il Paese, nei momenti di congiuntura negativa, a essere più penalizzato degli altri partner europei e, nei momenti di congiuntura favorevole, ad approfittarne di meno. Un sistema di welfare che non regge più di fronte ai mutamenti demografici e sociali, ma soprattutto non regge di fronte alle condizioni di lavoro e di vita imposti dalla cosiddetta globalizzazione dei mercati. Un sistema fiscale ingiusto e oppressivo che carica sulle spalle di coloro che non riescono ad evaderlo un fardello paralizzante.
Berlusconi, la scorsa legislatura, aveva convinto molti italiani sulla possibilità di riuscire a risolvere questi problemi. Ottenuto un amplissimo consenso, non è stato capace di mantenere le promesse e tutti questi ceppi al nostro sviluppo, sostanzialmente conservati e, in alcuni casi, persino inaspriti, sono stati consegnati intatti a Prodi e alla sua risicata maggioranza. Ma la lentezza con la quale l'attuale premier affronta le questioni, dovuta sia alla precaria condizione parlamentare, sia all'eterogeneità dei partiti che lo sostengono, sia ai delicati equilibri da preservare con alcuni azionisti di riferimento, sindacati in prima fila, fa sì che l'impressione sia quella di un rinvio continuo su quelle più importanti, dalle pensioni al fisco, e di piccoli, troppo piccoli passi su quelle meno impegnative.
È vero che l'avvio al risanamento dei conti pubblici è un risultato che Prodi può legittimamente rivendicare, ma se gli italiani non ne vedranno presto gli effetti sulla loro quotidiana condizione di vita, non basterà per recuperare al suo governo quella sia pur piccola maggioranza di consensi che, un anno fa, gli consentì di tornare a Palazzo Chigiبناهاى آباد گردد خراب
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Cosa ci azzecca questo...scusa?Originariamente Scritto da okno Visualizza MessaggioHo un paio di curiosita':
se il mafioso mi dice di pagare il pizzo e io lo pago, sono mafioso anch'io?
Altra:
se il mafioso mi dice di comprare le arance da quello e di non comprarle assolutamente da quell'altro, sono mafioso anch'io?
[QUOTE=gazebo;633809]Evokar...ma mi meraviglio di te...[COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro
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[QUOTE=EVOKar;633889]
perdonami....sono anch'io portatore di una veritبناهاى آباد گردد خراب
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Ora lo capite perchCONIGLIO MANNARO
"Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
Gianni-Emilio Simonetti
La calma
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Faccio un esempio pratico pratico e idiota al livello piu' scemo? Ok.Originariamente Scritto da EVOKar Visualizza MessaggioCosa ci azzecca questo...scusa?
Se il mafioso mi dice che non devo votare per uno, ma anzi se voto per l'altro mi da 100 eurozzi tondi tondi, sono un mafioso anch'io? No.
Pero' grazie alla mafia ecco come si possono vincere le elezioni. Senza tirare fuori la solita menata del "per te in sicilia sono tutti mafiosi".
Era un esempio stupido stupido per spiegare il nesso, non che le cose vadano per forza cosi', ovviamente.
Certo che quando si va un po' piu' in la' del luogo comune diventa sempre una difficolta ragionare.."Tipo piacevole. Mai scontato. Non banale." - Utente da Empoli
-=1313=-
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Uhm.Originariamente Scritto da Hristo Visualizza MessaggioAh, Mr D., se leggessi sempre gli articoli sul Meridione di Gian Antonio Stella non sapresti piu se ridere o piangere..
Ormai, son tante le cose per cui non so piبناهاى آباد گردد خراب
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A volte la Mafia non c'entra: capita spessissimo che si candidi una persona che abbia un ruolo di spicco, o anche una certa influenza nella sanità, o in ambito politico (esempi), sicché, alcune persone, che hanno avuto il posto di lavoro o credono di poterlo ottenere grazie ad essa (o una miriade di altri motivi) , la votano senza battere ciglio, e se ci dovessero essere titubanze, la stessa persona farà presente ciò che ho appena scritto.
Il peggio è che questi posti sono disponibili anche senza la mano del candidato in questione che, proprio per questo, non deve nemmeno disturbarsi a fare una telefonata, ma essi non lo sanno, non leggono, non chiedono, non si informano, per cui credono di dovergli la loro eventuale sistemazione e continueranno a votarlo e a fare proseliti fino a chissà quando.
Queste cose potevano essere comprensibili ai tempi in cui in Sicilia il lavoro non esisteva davvero (se si esclude la campagna e simili) e c'era la necessità, nonché la capacità di "inventarli" i lavori (ricordo a tal proposito l'On Salvatore Lauricella, buonanima, mio prozio
), anche i più strani o inutili, purché la gente lavorasse e purché lentamente si creasse un circolo virtuoso che portasse al benessere, o, per lo meno che togliesse la gente dalla strada e dalle grinfie della mafia; ora, nel 2007, vedere persone che venerano come un dio un piccolo (si fa per dire) dottore o avvocato mi da la nausea, mi fa capire che molta gente in Sicilia è ancora al Medioevo e che preferisce la sudditanza nei riguardi di gente palesemente immonda pur di non sbracciarsi un po'.
Mother, did it need to be so high?
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Off-topic!
1. non puoi contestare pubblicamente un moderatore. (violazione del regolamento)
2. le motivazioni sono ampiamente spiegate.
3. il mio forum è casa mia. fino al momento in cui non infrango la legge, non sto commettendo alcun abuso, nè tantomeno "di potere". le regole le decido io.
4. con il tuo post stai rientrando nel punto 3 delle motivazioni del ban
quindi in base a come dormo stanotte deciderò sul da farsi del tuo account.
leggere e pensare prima di fare certe uscite.
edit. oh scusate, non avevo letto in "il vostro pensiero in questo momento"
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