Crisi mercato

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    #1

    Crisi mercato

    ontinua l'ondata negativa per i mercati mondiali sulla scia delle incertezze legate ai mutui subprime con le piazze del Vecchio Continente che hanno bruciato 304 miliardi di euro. Le piazze europee, coinvolte dall'ondata dello Tsunami dei mutui Usa, hanno perso così solo nell'ultima settimana oltre 730 miliardi di euro.

    In flessione soprattutto i titoli bancari (-3,32% l'indice Stoxx) e i finanziari (-5%) i più colpiti dalla crisi che ora sta provocando una generale ondata di panico sui mercati finanziari che non risparmia peraltro anche gli altri settori non direttamente coinvolti.

    La giornata è cominciata con il nuovo scivolone asiatico che ha fatto registrare perdite pesanti in molte piazze orientali e del Pacifico con Seul (-7%) e Hong Kong (-3,70%). Male anche Tokyo (-1,99%) nonostante la nuova iniezione di liquidità decisa dalla Banca centrale del Giappone, dopo che lo stesso istituto ieri aveva dovuto riassorbire parte delle emissioni dei giorni precedenti. Forte calo per Sidney con il crollo dell'australiana Rams, attiva nel settore dei prestiti immobiliari, che ha perso il 59% .

    L'onda negativa proveniente dall'Asia ha quindi investito le piazze finanziarie europee che hanno aperto in ribasso e hanno poi chiuso la seduta con cali di oltre tre punti percentuali e con Londra sotto del 4,1%, scesa per la prima volta sotto la soglia psicologica dei 5.900 punti dal settembre 2006. Il calo si è ampliato nel corso della giornata alimentato dalle previsioni sulla negativa di Wall Street, che infatti continua a registrare perdite intorno al 2%. Pesa il crollo di Countrywide che ha reso noto di aver ottenuto la disponibilità di crediti per 11,5 miliardi di dollari da un pool di 40 banche per migliorare la liquidità.

    L'indice paneuropeo Dow Jones Stoxx ha perso così il 3,4%, registrando la performance peggiore dal marzo 2003 mentre lo Stoxx 600 ha ceduto il 3,5% Tra i titoli più colpiti Deutsche Bank (-1,3%) e Bnp (-2,5%). Giù anche i titoli minerari con Bhp Billiton (-6,5%) e Rio Tinto (-6,4%) a causa della flessione del prezzo del rame. Secondo gli analisti di Unicredit Mib nonostante l'economia reale sia solida c'é ora il rischio di un panico generalizzato sui mercati innescato dalla "paura dell'ignoto" e delle dimensioni della crisi. Per questo, si nota, è necessaria un'azione delle banche centrali che non sia incentrata su un taglio dei tassi ma piuttosto nel sollecitare maggiore informazioni e non limitarsi a fornire liquidità a breve ma anche a lungo termine. Per un altro analista, oltre ai timori di 'credit crunch' (ovvero una stretta sui finanziamenti concessi dalle banche) che incombe sui settori industriali, la crisi induce i grandi fondi e investitori che hanno subito perdite dal subprime a cedere a bassi prezzi le azioni di titoli o comparti di valore per ripianare le perdite. Questo spiega ad esempio le forti vendite di società solide come quelle del comparto energia (-4,45%).


    E poi...

    Moody's scopre le carte: c'é all'orizzonte un rischio Ltcm per i mercati finanziari, il crac di un grosso hedge fund che potrebbe causare "danni non diversi da quelli provocati da Long Term Capital Management nel 1998". Nel giorno in cui la Commissione Europea ufficializza l'avvio di un'inchiesta sulle agenzie di rating, per far luce sul loro ruolo nella crisi dei mutui subprime, Moody's mette nero su bianco che la situazione potrebbe decisamente volgere al peggio, "con la possibilità di contagio" dei mutui ad alto rischio ad altri settori del credito. "Una conseguenza della possibile rivalutazione del rischio degli asset - spiega in una conference call sulle banche Chris Mahoney, vicepresidente dell'agenzia - potrebbe essere la caduta e la disordinata liquidazione di un hedge fund o di un'altra istituzione di sufficiente grandezza da rompere i mercati così come Ltcm minacciò di fare nel 1998". Per la prima volta viene evocato lo spettro del collasso del Long Term Capital Management, il fondo speculativo che causò un terremoto sui mercati internazionali. A Wall Street, altamente volatile, proseguono le vendite. La Federal Reserve mette in campo altri 17 miliardi di dollari di liquidità che non placano le turbolenze al punto che il Nyse introduce i limiti al trading per frenare il calo degli indici che cedono il 10% rispetto ai massimi del 19 luglio. Il riferimento a Ltcm è ridimensionato dal segretario al Tesoro Usa ed ex capo di Goldman Sachs, Henry Paulson, in una intervista al Wall Street Journal pur ammettendo - anche qui per la prima volta - che l'economia Usa "pagherà un prezzo" per la crisi dei subprime. Il sistema "é abbastanza forte per assorbire le perdite" senza recessione: "anche guardando alle fasi rischiose degli anni passati, viviamo nel miglior periodo di economia globale che ci sia mai stato". Nel confronto con il 1998, l'attuale congiuntura ha un'economia globale più solida (cresce al ritmo del 5%) e mercati più integrati. Per tirare su un proprio hedge fund, che a luglio ha accusato perdite del 28%, Goldman Sachs è intervenuta con una linea di credito da 3 miliardi di dollari di cui uno messo a disposizione da una cordata di investitori. Basis Capital Management ha reso noto mercoledì che un suo fondo speculativo potrebbe segnare un 'rosso' superiore all'80%. E preoccupa Countrywide Financial, il maggiore operatore Usa dei prestiti immobiliari con una presenza sul mercato di un mutuo sulla casa ogni sei, che annuncia l'uso della linea di credito da 11,5 miliardi di dollari di un pool di 40 banche sindacate per migliorare la liquidità, all'indomani della decisione di Merrill Lynch di tagliare da 'buy' a 'sell' il giudizio sul titolo, vedendo concreta l'ipotesi bancarotta. Moody's e Fitch intervengono con il taglio dei rating ai limiti dell'investment grade, rispettivamente, da 'A3' a 'Baa3' e da 'A+' a 'BBB+'. Standard & Poor's riduce da 'A' ad 'A-' il debito di controparte. L'attenzione resta alta, in attesa di un consistente segnale da parte della Fed sui tassi d'interesse. A scricchiolare c'é anche il comparto dei commercial paper, che vale 2.200 miliardi di dollari. Si tratta delle cartolarizzazioni delle operazioni con carta di credito che, consentendo finanziamenti a breve a condizioni migliori di quelle del sistema bancario, sono state largamente usate dalla Corporate America. "La crisi subprime sta contagiando il mercato dei commercial paper: al momento - scrive in una nota Merrill Lynch - la crisi appare decisamente peggiore rispetto a quello che avviene di solito a conclusione di ogni ciclo del credito". Tornando ai riflettori accesi sulla vicenda dalla Commissione Europea, la portavoce per i servizi finanziari, Antonia Mochan, ha spiegato che l'indagine avviata riguarda "problemi come la governance, il management, il conflitto d' interessi e le risorse". Nel mirino in particolare - è stato spiegato - il ruolo svolto da colossi come Moodys, Standard & Poor's ed altre primarie agenzie di rating.

    ANSA.it

    Insomma, non è proprio una cosa da niente come dicevano all'inizio, ma non si è nemmeno tanto gravi.

    Partendo dal fatto che, dicono come, i mutui Subprime sono una minoranza, che rischi potrebbero esserci per l'Europa e per l'Italia?
    Se è vero che questa crisi può intaccare altri settori, come ci si può muovere oggi per evitare il rischio di veder sfumare dei risparmi?
    Membro del Consiglio degli Admin


    [RIGHT][I]L'ironia
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