Appello al Paese

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  • Sen. Fernando Rossi
    Opinionista
    • 21/09/07
    • 1

    #1

    Appello al Paese

    Un saluto a tutti. Sarei lieto di ricevere critiche e commenti al documento elaborato dal nostro movimento.
    Grazie.
    Sen. Fernando Rossi

    Nasce il
    MOVIMENTO POLITICO dei CITTADINI
    Appello al Paese

    Il campo dove le diverse lobbies/partiti si misurano, nonostante l
  • errezerotre
    shake your mind!
    • 18/01/07
    • 3679

    #2
    Perfettamente d'accordo, soprattutto nella descrizione della situazione politica e soprattutto economica attuale.
    Tuttavia le parole suonano spesso vuote se non vi si propone a fianco qualcosa di concreto. Come risolvere i problemi dello strapotere politico, dell'economia distorta, della criminalità organizzata e della corruzione?
    Davvero, anche conoscendone i mezzi, è possibile attraverso le armi della stessa politica? Od al meglio ci si può aspettare una sedia comoda in parlamento? Quanto gli eletti rappresentano gli elettori e quanto invece il "sistema", sistema che per sua natura tende alla stabilità?

    Il programma parla del "perchè" ma non del "come"

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    • Hristo
      Opinionista
      • 08/10/04
      • 6953

      #3
      Gentile Senator Rossi,

      putroppo di appelli alla "migliore parte del paese" si sprecano in questi anni di crisi della politica (ma sar
      [B][FONT="Book Antiqua"]Prima legge del dibattito:

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      • nicola_andresano
        Banned
        • 24/04/07
        • 303

        #4
        ho letto con attenzione il suo messaggio e, in primo luogo, voglio complimentarmi con lei per il suo spirito intraprendente: lanciando la proposta di un nuovo movimento in rete lei ha risposto con decisione a quanti accusano la classe politica di non avere ancora compreso che la vera democrazia è in quella grande piazza virtuale chiamata internet...per di più lei ha scelto di aprire una discussione su un forum, esponendosi alle critiche e ai commenti cui solitamente chi frequenta il transatlantico non è abituato, non tanto perché in parlamento non vi siano scontri, ma più che altro perché lì l'espressione delle divergenze di opinione è mediata da quella miriade di convenzioni ed etichette che, sebbene a volte violate fino al punto di dare luogo a risse, sono la regola.
        sul programma che lei propone avrei qualche riserva, come ho delle riserve circa la sua presa di posizione riguardo al rifinanziamento della missione in afghanistan, quindi non credo che sarei dei suoi. comunque le rinnovo i complimenti per il suo spirito intraprendente...

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        • nAn
          non ho pi
          • 16/02/07
          • 2996

          #5
          Il campo dove le diverse lobbies/partiti si misurano, nonostante l’impegno politico e la correttezza morale di tante persone che ancora vi credono, è ora un luogo virtuale, un teatrino della politica, dove i problemi di donne e uomini reali non riescono ad entrare, dove l’agenda politica è dettata da stampa e TV (di proprietà di grandi banche e gruppi finanziari) e dove la regola d’oro è quella di non mettere in discussione i veri interessi, e gli strumenti di potere, delle classi economiche dominanti.
          Nella voragine del preesistente scollamento tra i problemi di tante persone ed i rituali con cui il ceto politico governa partiti ed istituzioni, sono ora entrate anche molte elettri-ci ed elettori dell’Unione, giustamente delusi dalle scelte compiute dal nuovo Governo che ha rapidamente dimenticato gli impegni presi con gli elettori e con il paese.
          Sinceramente non vedo tutto questo scollamento tra politica e problemi reali delle persone, anzi, la politica Italiana sta andando decisa verso il sentire l'umore popolare riguardo a temi bislacchi e microscopici, occupandosi di tante piccole faccende interne alla vita quotidiana, che la popolazione, a larghissime bande, chiedeva di disciplinare.
          I nuovi metodi interattivi di sondaggio sul "volere popolare", hanno manifestato un grande tripartito di richieste da parte della popolazione: meno tasse - sicurezza - welfare su base familiare. Il sovvertimento del potere economico, una giusta legalità in ambito economico, il cambiamento dell'assetto governativo o ancora, la libera informazione dei media, sono necessità minoritarie nella voce degli Italiani, quasi insignificanti a livello numerico, a parte, forse, la fetta con più grande passione politica.
          Ora lei rivendica un nuovo movimento per avvicinare una determinata categoria di elettori ad un partito più vicino alle loro richieste? Certo, non attraverso un meccanismo clientelare, ma attraverso un normale procedimento di senso di appartenenza. La fetta a cui lei fa riferimento é una spaurita minoranza nel paese, messa in una posizione defilata, senza possibilità di ottenere uno spazio di governo.
          Probabilmente, io faccio parte di questa minoranza, ma vorrei sentirmi definito come tale e non parte di un confuso sentimento popolare di cui anime diverse sembrano costituire il corpo; il mediatico "scollamento della politica dal paese reale" è una definizione generica che trascina dentro di se i privati ribelli, imprenditori ed ogni genere di connotazione politica.
          La mia domanda è quindi la seguente, conosco bene la sua storia personale, ho votato il suo ex partito, quale pragmatico obiettivo ha questo nuovo movimento? In che settori vuole dirigere il suo sguardo politico?
          Una sincerità bruciante, anche se pessimista, potrebbe incoraggiarmi a seguire con sentimento gli sviluppi della sua azione.



          L’apprensione vissuta da tanti cittadini, per un crescente peggioramento della loro qualità della vita (e per la consapevolezza che gli arretramenti su pace, disarmo, ambien-te, Wellfare, diritti e previdenza sociale stanno determineranno condizioni ancora peg-giori per i loro figli e nipoti), ha prodotto diffuse paure, scoramenti e “riflusso politico e sociale”, ma sta anche facendo emergere una più vasta sensibilità e capacità critica sulla gravità della situazione.
          Anche qui, un'analisi condivisibile, anche se svestita di particolari integerrimi e vitali per completare il discorso. Particolari che si chiamano "coalizione" dove queste richieste sono rappresentate da una risicata parte, particolari che si chiamano "struttura economica vigente" dove il Welfare è una voce assistenziale che non crea propulsione economica. Sugli argomenti ideologici, sono perfettamente d'accordo e da sempre mi mobilito in questa direzione per fare più proseliti possibili.

          - La diffusa irresponsabilità nella scelte produttive, energetiche ed urbanistiche, che i partiti hanno fatto, e continuano a fare nelle istituzioni, tenendo al centro il profitto di pochi e non il bene comune (di cui è tanta parte l’equilibrio ambientale), è comune ad al-tri governi e caste politiche di diverse parti d’Europa e del mondo; ciò mette a repenta-glio la vita e la salute di milioni di cittadini, consuma e distrugge le risorse biologiche e già oggi (e ancor più in futuro) richiederà ingenti risorse pubbliche per tentare di bonifi-care siti, ripotabilizzare falde, rinaturalizzare aree compromesse da dissennate attività industriali, dalla speculazione edilizia e dalla mafia dei rifiuti.
          Perfettamente d'accordo.


          - Negli ultimi 25 anni i tassi di interesse (costo del denaro) sono stati costantemente superiori ai tassi di inflazione. Con ciò si è prodotto un costante e massiccio spostamen-to di capitali dalla produzione (imprese e salari) alla finanza (e alle relative rendite).
          Il “sostegno allo sviluppo”, da parte dei vari Governi (non solo italiani, visto che la “scuola di Francoforte” accomuna Banca d’Italia e Banca Europea alle politiche finan-ziarie dei Chicago Boys d’oltreoceano), fingendo di ignorare l’avvenuta articolazione tra economia reale ed “economia di carta” (finanziarizzazione), ha così privilegiato il profitto “a mezzo di moneta”. Tale illusoria ideologia economica ha fatto proseliti tra gli imprenditori «fannulloni», quelli che non investono i loro profitti nell’innovazione tec-nologica, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e nella riduzione dell’impatto ambientale (come prevede la nostra Costituzione quando assegna alle imprese un “fine sociale”) ma li dirottano verso le speculazioni immobiliari o verso i paradisi fiscali. Ma l’illusione che la ricchezza generi di per sé ricchezza, ha vinto anche dentro il ceto politico (tutto) adagiatosi nella convinzione che il problema sociale non sia più “cosa, come e dove produrre”, ma sia ormai solo quello di lasciar fare al mercato e occuparsi, poi, di una «giusta redistribuzione», per altro da decenni disattesa.
          Condivido completamente questa analisi.
          Una battaglia contro queste connotazioni strutturali non è possibile nell'esclusivo suolo nazionale, visto che il nostro sistema è vincolato da norme internazionali, servirebbe un movimento ed una diffusione di certe conoscenze a livello planetario per poter solo modficare certe esasperazioni del sistema economico vigente: un movimento che non deve fondarsi solamente nel discredito che hanno certi vertici di questa plutocrazia, ma nella diffusione degli strumenti necessari ai cittadini per comprendere l'ovvio e l'immediato giovamento che scaturirebbe nel rivoluzionare alcuni cardini economici desueti che depauperano vere e proprie ricchezze pubbliche e private.

          - La criminalità organizzata prospera in almeno 4 regioni meridionali, ma nessuno può ignorare che in molte città del centro e del nord Italia, questa abbia sviluppato rapporti con la criminalità locale (droga, prostituzione, ricettazione…) e fruttuosi contatti con forze economiche, politiche ed istituzionali, investendo in attività immobiliari, econo-miche e finanziarie.
          - I poteri locali, dalla fine degli anni ‘80, con una sorta di presidenzialismo maschera-to, sono stati concentrati nelle mani di Sindaci, Presidenti di Provincia e Governatori re-gionali, sottraendo democrazia, partecipazione e controllo agli stessi Assessori e Consi-glieri; figurarsi quanta democrazia è rimasta ai singoli cittadini.
          - I servizi pubblici hanno dapprima subito un processo di “appropriazione partitica”, per poi essere sottratti al controllo pubblico, attraverso la trasformazione in SPA, e infi-ne integralmente privatizzati, senza garanzie su costi e qualità dei servizi (rovesciando lo spirito dell’Art. 43 della Costituzione che prevede l’acquisizione pubblica dei servizi di interesse pubblico gestiti da privati).
          - Con i 12 punti del Prodi-bis le finte aperture ai movimenti, sono diventate nette chiusure, nonostante fosse proprio sulle loro spalle (pace, lavoro, informazione, giustizia, moralità, ambiente, trasporti e scuola) che le smarrite truppe dell’Ulivo erano uscite dalla palude in cui le avevano cacciate le deludenti esperienze dei governi di centro sinistra post prodiani (D’Alema, Amato, Rutelli).
          - Il convergente impegno bipolare (del polo di centro-destra e di quello di centro-sinistra), sulla “necessaria” riduzione dei troppi partiti, sul bisogno di inventare “voti finti” da assegnarsi in caso di responso elettorale paritario e sulla necessità di introdurre una nuova legge con soglia di sbarramento al 5% (al Senato, il Referendum Ulivo-AN, prevede l’8%), è un furto di democrazia, un “cratos” contro “demos”, e mira a tenere preventivamente fuori dal Parlamento, attraverso una sorta di legge elettorale “Erode”, eventuali neonati partiti politici che potrebbero crescere pericolosamente “non dipenden-ti” dalle classi dominanti.
          - “Mani pulite” rivelò l’esistenza di malcostume e corruzione ad alto livello, con forti diramazioni in alcuni livelli medio alti; ora va peggio, molto peggio. Nessuno si stupisce più di sapere della grossa ditta di costruzioni o dell’impresa immobiliare che, per ipote-care le future scelte urbanistiche, “sostiene” un candidato Sindaco, non trascurando di “aiutare” il suo partito e quelli “alleati”. Dopo le immobiliari, a foraggiare la casta poli-tico-amministrativa, con il codazzo di salmerie cooperativistiche (bianche, rosse e gialle) e “tecnici consenzienti”, seguono: le società delle turbogas, quelle degli inceneritori, dei rigassificatori, delle cave, quelle che vogliono acquistare servizi pubblici, che vogliono contratti e convenzioni per le residenze per anziani, per corsi di formazione, ecc. ecc..
          - Tutti i dipendenti (o dirigenti, pubblici e privati, docenti e ricercatori universitari, tecnici dei settori ambientali e sanitari; ma capita anche ad imprenditori onesti) sanno dei silenzi e dei forzati assensi che si debbono dare alle scelte del potere, senza i quali non si ottengono assunzioni, incarichi, finanziamenti per studi o ricerche, nomine, pro-mozioni, ecc. ecc.
          - I partiti ridotti a strumenti di potere governati da oligarchie interne, attirano le forze peggiori (quando va bene i carrieristi) e allontanano quelle migliori, mentre la giustifica-ta sfiducia nei loro confronti sta alimentando le fila dell’antipolitica e del qualunquismo, tanto cari a chi non vuole modificare lo stato delle cose presenti.

          E’ dal ritorno all’impegno culturale, sociale e politico di migliaia e migliaia di donne e di uomini, e soprattutto dalla partecipazione di tanti ragazzi e ragazze, che abbiano spinta ideale e valori morali ed etici, che si può cominciare a risalire.
          E’ dal sapere accumulato dallo studio critico dei problemi, da parte di movimenti, centri culturali e di iniziativa sociale, da donne e uomini di scienza e di cultura (essendo ormai i partiti dei meri gruppi di potere e avendo totalmente perso la funzione di “intel-lettuale collettivo”), che in Italia si può aprire una nuova stagione politica che metta al centro il bene comune, l’interesse del paese (che è quello delle persone e non quello del-la grande finanza, ne quello delle lobby e delle caste che stanno alla sua logica).
          Noi chiamiamo a raccolta tutte le donne e gli uomini che siano già consapevoli della gravità della situazione e dell’urgenza di una nuova ripartenza, in Italia ed in Europa, per dare vita ad un soggetto politico nuovo, libero dagli intrecci clientelari, dai meccanismi del voto di scambio e dall’abuso delle risorse pubbliche, che prati-chi metodi democratici nel definire le proprie opzioni, che dica quello che fa e fac-cia quello che dice.
          Questo soggetto politico nuovo è necessario ed urgente, ed è ora possibile co-struirlo.
          Noi guardiamo con interesse e con fiducia ai tanti segnali positivi che vanno pren-dendo corpo nel paese, alle spinte sociali e culturali, alla gente che rialza la testa e non accetta le ingiustizie, mentre, ovviamente, non abbiamo nessuna fiducia nelle operazioni di facciata, politiciste e gattopardesche, in atto nel centro-destra e nel centro-sinistra.
          Uno strumento politico nuovo serve ai cittadini per confrontare e sviluppare le espe-rienze di democrazia partecipata, per unire le varie conoscenze ed esperienze in un pro-getto di rinnovamento vero della società, per sostituire l’attuale ceto politico e non farsi clonare e inglobare dal sistema degli attuali partiti.
          Fondatori del soggetto politico nuovo, che proponiamo ed a cui intendiamo concorre-re, saranno tutti coloro che, indipendentemente dalle loro visioni ideologiche o dalle precedenti esperienze partitiche, avvertono la gravità della situazione italiana e l’impossibilità di affrontarla affidandosi agli stessi partiti che l’hanno prodotta.
          L’obiettivo che, nei tempi brevi, ci proponiamo non è quello di far cadere il Governo Prodi, ma di collocarci in posizione di autonomia politica rispetto ai suoi errori ed alle sue scelte sbagliate, contribuendo come MPC alla costruzione del soggetto politico nuo-vo, entro le elezioni Europee del 2009.

          Ma sin da ora, per rendere esplicita la rottura con la casta della politica, dobbiamo porre al centro il fatto che il nostro programma generale è la Costituzione Repubblicana (aggiornandola in rapporto ai progressi della scienza sulla decisiva importanza della sal-vaguardia ambientale e sul potere e ruolo oggi acquisito dall’informazione).
          La nostra Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

          La nostra Costituzione parte dal ruolo e dai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori ma riconosce e valorizza anche le imprese che operano con “fini sociali”; e noi vogliamo qui ribadire con chiarezza che l’imprenditore che paga le tasse, che rispetta i diritti dei lavoratori, la loro sicurezza e la loro salute, che investe nel miglioramento della qualità della produzione e nella possibile riduzione del suo impatto ambientale è un nostro allea-to ed una risorsa vitale per il bene comune del paese.
          La scuola, l’istruzione ed il sapere, sono gli strumenti necessari ad un popolo per as-sicurare capacità critica e reale partecipazione alle scelte (quindi democrazia), ma il sa-pere è anche la condizione per compiere scelte lungimiranti e correggere gli errori fatti. Per questo, ora come in passato, chi punta a conservare il potere si prefigge di imbriglia-re il sapere, di limitare la fruizione di scuola e università e di rendere elitari l’arte e la cultura.
          Puntando ad una irriducibile lotta agli sprechi di denaro pubblico possiamo contribui-re al risanamento morale della vita politica e togliere l’acqua in cui nuotano e si alimen-tano il ceto politico nazionale, le signorie politiche locali ed il loro diffuso sistema di vassallaggio, ormai esteso ad ogni ganglio vitale del paese; ma è anche il modo, unita-mente alla lotta all’evasione ed all’elusione fiscale, per reperire le risorse necessarie per combattere le ingiustizie sociali e per garantire un sereno futuro al nostro paese ed al suo popolo.
          Attuare la nostra Costituzione vuole anche dire, in politica estera, ridare dignità e so-vranità nazionale alla nostra terra, a cominciare dal superamento delle servitù militari straniere e dal porre fine alle guerre di sterminio e di occupazione di altri popoli e di al-tre patrie, in cui l’Italia è oggi stata trascinata da una classe politica che ha piegato l’impianto pacifista della nostra Costituzione agli interessi dei potenti della terra.
          Condivido.

          Chi vuole salvaguardare e portare avanti il meglio della esperienza politica e dell’impegno sociale e culturale di partiti e correnti di pensiero che in passato sep-pero interpretare i reali bisogni di milioni di italiani (dando loro spessore morale ed etico e innestandoli in un quadro di interesse generale), non può ignorare l’urgenza di porre un argine all’attuale degrado. La strada che noi indichiamo alle migliori forze del paese è quella di uscire dalle rispettive trincee e spendersi in campo aperto, in un sereno confronto sulle scelte da compiere e sulle cose da fare per rompere le pastoie che bloccano le migliori energie del paese e lo stanno facen-do regredire.
          Bisogna uscire dal teatrino della politica e dalla gabbia del politicismo partitico, e dobbiamo farlo: ripensando i concetti di “sviluppo”, di “competizione sociale”, di “qualità e senso della vita”, di “sicurezza”, di “sovranità nazionale”; cercando di recuperare l’armonia tra l’uomo e l’ambiente, tra le persone e la comunità in cui vivono; stabilendo l’utilizzo “pubblico” delle risorse pubbliche; attuando lo spirito libertario e solidaristico della nostra Costituzione.
          A quale passato si riferisce?
          In che modo pensa di innescare questo movimento?
          Le mie domande sono più o meno le stesse che "sporcavano" le sue prime affermazioni.
          Last edited by nAn; 22-09-2007, 03:20.
          AHAHAHAHA
          AhahahahA
          AHAHAHAHA
          AHAHA
          AHA
          H
          A
          VIAVIA
          dietro il passo,
          tump tump,
          dietro il tasso,
          tump tump,
          per il cartiglio segreto
          dell'
          AHAHAHAHA

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