Navigando per il forum non ho trovato una discussione civile e seria riguardante le considerazioni politiche sui risultati delle elezioni, cosi ho deciso di aprirne una io.
Premetto subito una cosa: se volete insultare/esultare/provocare/spammare prendendo come spunto questo tema, evitate direttamente l'articolo, grazie!
Secondo: queste sono le mie considerazioni, quindi se volete ribattere cercate di spiegarvi civilmente ed esaurientemente, evitando risposte lampo e commenti inutili.
Sarei lieto se i moderatori usassero la loro autorità per evitare flame, off-topic e per favorire la comprensione immediata e lo sviluppo migliore del testo.
Inizierei facendo una valutazione sulle cause dei risultati politici a mio avviso più rilevanti.
-IL PDL: come partito leader della coalizione di maggioranza è il vincitore indiscusso delle elezioni. Il dato è indubitabile, non vi era mai stata un'affermazione cosi netta di Berlusconi.
Cosa ha favorito un siffatto trionfo? A mio parere vi sono più spiegazioni, per lo più riconducibili ad errori degli avversari:
1) Errori e inadeguatezza del PD.
Il progetto del PD di "rubare" elettori al centro destra è miseramente fallito. La differenza tra i due candidati premier è stata che Veltroni parlava alla "testa" dell'elettorato, Berlusconi allo "stomaco". In una gara per accapparrarsi il voto popolare/populista, la modalità d'azione del Cavaliere ha avuto una presa molto più ampia sui cittadini rispetto al approccio ideologico di Veltroni. Sintetizzando, il Pdl ha incentrato la campagna sui soldi concreti che gli elettori avrebbero risparmiato o si sarebbero ritrovati in tasca con la loro vittoria, il PD parlava di carica innovativa e di riforme, ma queste sono molto più astratte e quindi indigeste per il cittadino medio, producendo diffidenza ed estraneità, mentre l'abolizione di ICI e bolli è molto più facilmente "digeribile".
2) Errori e fallimento della sinistra.
Bertinotti e la sua sinistra corte hanno perso tutti voti del proletariato (se è un termine che si usa ancora...) lavoratore, a favore di Lega al nord e di Pdl nel centro-sud.
Questo perché in una concezione arcaica, non sono stati capaci di capire che "proletario - o meglio: lavoratore sottopagato" e "comunista" non sono termini che vanno necessariamente assieme. In Italia abbiamo almeno quattro partiti comunisti, quantomeno di ispirazione, e nessuno di più moderato appartenente alla sinistra, che sia capace di parlare direttamente ed efficacemente ai lavoratori. Per una classe che, mi si perdoni la franchezza, non è mediamente di cultura elevata, serve un partito di riferimento semplice e concreto. Preso atto della fine dell'ideologia della lotta di classe come calamita di voti, la sinistra (ma anche il centro sinistra) dovevano prestare maggior attenzione a questa fuoriuscita di elettori.
3) La caduta del governo Prodi.
Il governo Prodi, pur essendo stato abbastanza efficace in sede operativa, politicamente era un obbrobrio. Considerando il contesto a mio avviso non ha agito male, però era una costruzione artificiosa e instabile, per questo condannata a morire anzitempo sin dal giorno della sua nascita.
Nonostante il lavoro di Veltroni per presentarsi come una forza innovativa, la mancanza di un'identità chiara da imputare al poco tempo disponibile, ha fatto si che l'elettorato abbia inquadrato il PD come il sucessore, magari indiretto ma sempre tale, del governo Prodi, riducendo la carica innovativa di cui si faceva portatore e contrassegnandolo come la nuova vera sinistra italiana. Ciò ha inciso molto, riducendo la preferenza elettorale sopratutto centrista.
4) L'alleanza con la Lega.
Non c'è niente da dire, ma il boom della Lega ha garantito alla coalizione un'insperata maggioranza.
5) La mancanza di alternative ad AN.
Come ha detto Fini, a destra di Alleanza Nazionale, non c'è posto per un partito di governo. Molti elettori dopo essersi momentaneamente allontanati sono quindi ritornati indietro. Altri invece nel Nord sono passati alla Lega, per la questione della sicurezza sociale, restando comunque legati a Fini all'interno della coalizione.
-LA LEGA: i maggiori progressi elettorali sono stati registrati dallo schieramento di Umberto Bossi, tanto da risultare determinanti per la vittoria della coalizione.
I motivi dell exploit:
1) L'avanzamento della corrente antipolitica e la parallela politicizzazione di Forza Italia.
Questo forte aumento della sfiducia verso le istituzioni statali, è confluito verso un partito tanto esterno alla concezione italiana consuetudinaria di politica, da parlare solo ad una parte del paese: il Nord. Tempo fa era F.I. il partito antipolitico di punta, ma i successi elettorali ne hanno inevitabilmente intaccato il ruolo. La Lega rappresenta ora questo malessere ed è divenuta cosi potente da riuscire nel paradosso di entrare massicciamente nel governo.
2) Il malessere del Nord.
Il Nord Italia rappresenta la parte economicamente trainante del paese e non si sente adeguatamente considerato. I macroproblemi nazionali sono in maggioranza al sud, gli ordini provengono dal centro e il Nord paga. Questo è il pensiero che spesso emerge qui nel Veneto: saldare con i propri soldi i conti altrui, senza riuscire peraltro mai a colmarli. Vi sono dei problemi, sopratutto a livello di sicurezza sociale, che nel settentrione del paese sono considerati molto più allarmanti che al sud, per una semplice questione di mentalità differente. Ma la fuoriuscita pecuniaria dei cittadini viene spostata in altre zone del paese per risolvere altri problemi, sicuramente più gravi, ma distanti dalla realtà locale. Ciò non è più considerato accettabile.
3) La politica "romana".
Viene imputata alla classe politica un eccessiva "romanità", che si concretizza in un incapacità da parte delle autorità di comprendere il punto di vista settentrionale. Anche tra coloro che non si pongono nel filone antipolitico, vi è la volontà di avere al potere persone capaci di interpretare i bisogni del Nord e la scelta ricade ovviamente su coloro che più appartengono a questa realtà e la Lega ne è l'incarnazione.
4) Semplicità e immediatezza.
Il programma politico della Lega che viene portato alla gente è schematizzato e ripetitivo. Il linguaggio usato violento e volgare,ma proprio per questo di immediata comprensione. Dalla sua creazione il partito martella sempre sulle stesse questioni, favorendo una facile individuazione tra offerta politica effettuata e richieste del cittadino. Si potrebbe obiettare a ragione che la questione politica del paese viene spogliata di tutta la sua effettiva complessità, ma la presa elettorale di questo "modus operandi" è innegabile.
- IL PD: con qualsivoglia attenuante, se due partiti di maggioranza si scontrano, chi perde non può certo essere considerato vincitore. Questo è il caso del PD.
Cause:
1) Impreparazione e inadeguatezza.
Il PD non era pronto allo scontro elettorale, per la sua conformazione e la novità che rappresentava, necessitava di un arco temporale più vasto prima di scendere in campo come grande alternativa alla coalizione di maggioranza. La necessità di rimontare contro il tempo ha poi offuscato la mente del suo stato generale, portandolo a credere veramente in un possibile trionfo elettorale. Questo è stato favorito anche dalla scarna campagna elettorale del PDL, interpretata come un forte segno di debolezza; ma chi ha la maggioranza può permetterselo essendo gli altri a dover rimontare.
2) Etereogeneità strutturale e omogeneità rappresentativa.
Vi è a mio avviso un contrasto ancora da sanare tra l'immagine del partito, ossia Veltroni e la sua reale essenza. Se analizzo la composizione dei vari rappresentanti del PD e delle sue correnti di ispirazione, vedo una grande vastità che personalmente il leader non riesce, perché ancora non può, uniformare e rappresentare adeguatamente. Lo si evince anche dalla satira sul partito, il famoso "siamo a favore... ma anche no", il gruppo manca ancora di un'identità facilmente identificabile e il suo leader, per forza di cose, deve adeguarsi. Un aspetto questo che col tempo verrà meno, in questa campagna elettorale ha pesato, infatti non avendo un immagine chiara a cui fare riferimento, ogni elettore ha dovuto figurarsi da se cosa rappresentava il PD, generando confusione e sfiducia. Per questo motivo gli è derivata l'etichetta non richiesta di (parziale) erede del governo Prodi, facendo perdere tutti i voti centristi.
3) Sottostima del malessere del Nord. La questione l'ho già spiegata, è semplicemente mancata la cognizione effettiva del problema durante la campagna elettorale.
- IDV: la seconda rivelazione della campagna elettorale assieme alla Lega, il risultato è indubbiamente un successo.
Aspetti determinanti:
1) Identità definita. Nel bene e nel male Di Pietro ha saputo dare un volto chiaro alla coalizione: il suo. Chi ha votato IDV sapeva per cosa votava, in contrapposizione al non sempre ben definito progetto del PD.
2) Semplicità e immediatezza per la legalità. In un aspetto curiosamente simile alla Lega, il partito ha saputo incanalare una spinta antipolitica dovuta all'incapacità istituzionale. In questo caso però si è prodotta una nuova richiesta di politica, ma differente, imperniata sul principio della legalità. Le linee guida principali del programma erano poche e ben precise e questo ha favorito l'identificazione degli elettori nel partito, per quanto considerato minoritario.
3) Alleanza col PD. IDV rappresentava l'unica alternativa utile, non necessariamente di sinistra, ma per l'elettorato di sinistra, al PD. E il tutto senza togliere voti per lo scontro con Berlusconi. Gli elettori sono stati quindi incoraggiati dal poter esprimere una preferenza e allo stesso tempo a dare un voto determinante per lo scontro tra i partiti di maggioranza.
Sarebbero da spendere almeno due parole anche per UDC e Sinistra Arcobaleno, magari domani..
Premetto subito una cosa: se volete insultare/esultare/provocare/spammare prendendo come spunto questo tema, evitate direttamente l'articolo, grazie!
Secondo: queste sono le mie considerazioni, quindi se volete ribattere cercate di spiegarvi civilmente ed esaurientemente, evitando risposte lampo e commenti inutili.
Sarei lieto se i moderatori usassero la loro autorità per evitare flame, off-topic e per favorire la comprensione immediata e lo sviluppo migliore del testo.
Inizierei facendo una valutazione sulle cause dei risultati politici a mio avviso più rilevanti.
-IL PDL: come partito leader della coalizione di maggioranza è il vincitore indiscusso delle elezioni. Il dato è indubitabile, non vi era mai stata un'affermazione cosi netta di Berlusconi.
Cosa ha favorito un siffatto trionfo? A mio parere vi sono più spiegazioni, per lo più riconducibili ad errori degli avversari:
1) Errori e inadeguatezza del PD.
Il progetto del PD di "rubare" elettori al centro destra è miseramente fallito. La differenza tra i due candidati premier è stata che Veltroni parlava alla "testa" dell'elettorato, Berlusconi allo "stomaco". In una gara per accapparrarsi il voto popolare/populista, la modalità d'azione del Cavaliere ha avuto una presa molto più ampia sui cittadini rispetto al approccio ideologico di Veltroni. Sintetizzando, il Pdl ha incentrato la campagna sui soldi concreti che gli elettori avrebbero risparmiato o si sarebbero ritrovati in tasca con la loro vittoria, il PD parlava di carica innovativa e di riforme, ma queste sono molto più astratte e quindi indigeste per il cittadino medio, producendo diffidenza ed estraneità, mentre l'abolizione di ICI e bolli è molto più facilmente "digeribile".
2) Errori e fallimento della sinistra.
Bertinotti e la sua sinistra corte hanno perso tutti voti del proletariato (se è un termine che si usa ancora...) lavoratore, a favore di Lega al nord e di Pdl nel centro-sud.
Questo perché in una concezione arcaica, non sono stati capaci di capire che "proletario - o meglio: lavoratore sottopagato" e "comunista" non sono termini che vanno necessariamente assieme. In Italia abbiamo almeno quattro partiti comunisti, quantomeno di ispirazione, e nessuno di più moderato appartenente alla sinistra, che sia capace di parlare direttamente ed efficacemente ai lavoratori. Per una classe che, mi si perdoni la franchezza, non è mediamente di cultura elevata, serve un partito di riferimento semplice e concreto. Preso atto della fine dell'ideologia della lotta di classe come calamita di voti, la sinistra (ma anche il centro sinistra) dovevano prestare maggior attenzione a questa fuoriuscita di elettori.
3) La caduta del governo Prodi.
Il governo Prodi, pur essendo stato abbastanza efficace in sede operativa, politicamente era un obbrobrio. Considerando il contesto a mio avviso non ha agito male, però era una costruzione artificiosa e instabile, per questo condannata a morire anzitempo sin dal giorno della sua nascita.
Nonostante il lavoro di Veltroni per presentarsi come una forza innovativa, la mancanza di un'identità chiara da imputare al poco tempo disponibile, ha fatto si che l'elettorato abbia inquadrato il PD come il sucessore, magari indiretto ma sempre tale, del governo Prodi, riducendo la carica innovativa di cui si faceva portatore e contrassegnandolo come la nuova vera sinistra italiana. Ciò ha inciso molto, riducendo la preferenza elettorale sopratutto centrista.
4) L'alleanza con la Lega.
Non c'è niente da dire, ma il boom della Lega ha garantito alla coalizione un'insperata maggioranza.
5) La mancanza di alternative ad AN.
Come ha detto Fini, a destra di Alleanza Nazionale, non c'è posto per un partito di governo. Molti elettori dopo essersi momentaneamente allontanati sono quindi ritornati indietro. Altri invece nel Nord sono passati alla Lega, per la questione della sicurezza sociale, restando comunque legati a Fini all'interno della coalizione.
-LA LEGA: i maggiori progressi elettorali sono stati registrati dallo schieramento di Umberto Bossi, tanto da risultare determinanti per la vittoria della coalizione.
I motivi dell exploit:
1) L'avanzamento della corrente antipolitica e la parallela politicizzazione di Forza Italia.
Questo forte aumento della sfiducia verso le istituzioni statali, è confluito verso un partito tanto esterno alla concezione italiana consuetudinaria di politica, da parlare solo ad una parte del paese: il Nord. Tempo fa era F.I. il partito antipolitico di punta, ma i successi elettorali ne hanno inevitabilmente intaccato il ruolo. La Lega rappresenta ora questo malessere ed è divenuta cosi potente da riuscire nel paradosso di entrare massicciamente nel governo.
2) Il malessere del Nord.
Il Nord Italia rappresenta la parte economicamente trainante del paese e non si sente adeguatamente considerato. I macroproblemi nazionali sono in maggioranza al sud, gli ordini provengono dal centro e il Nord paga. Questo è il pensiero che spesso emerge qui nel Veneto: saldare con i propri soldi i conti altrui, senza riuscire peraltro mai a colmarli. Vi sono dei problemi, sopratutto a livello di sicurezza sociale, che nel settentrione del paese sono considerati molto più allarmanti che al sud, per una semplice questione di mentalità differente. Ma la fuoriuscita pecuniaria dei cittadini viene spostata in altre zone del paese per risolvere altri problemi, sicuramente più gravi, ma distanti dalla realtà locale. Ciò non è più considerato accettabile.
3) La politica "romana".
Viene imputata alla classe politica un eccessiva "romanità", che si concretizza in un incapacità da parte delle autorità di comprendere il punto di vista settentrionale. Anche tra coloro che non si pongono nel filone antipolitico, vi è la volontà di avere al potere persone capaci di interpretare i bisogni del Nord e la scelta ricade ovviamente su coloro che più appartengono a questa realtà e la Lega ne è l'incarnazione.
4) Semplicità e immediatezza.
Il programma politico della Lega che viene portato alla gente è schematizzato e ripetitivo. Il linguaggio usato violento e volgare,ma proprio per questo di immediata comprensione. Dalla sua creazione il partito martella sempre sulle stesse questioni, favorendo una facile individuazione tra offerta politica effettuata e richieste del cittadino. Si potrebbe obiettare a ragione che la questione politica del paese viene spogliata di tutta la sua effettiva complessità, ma la presa elettorale di questo "modus operandi" è innegabile.
- IL PD: con qualsivoglia attenuante, se due partiti di maggioranza si scontrano, chi perde non può certo essere considerato vincitore. Questo è il caso del PD.
Cause:
1) Impreparazione e inadeguatezza.
Il PD non era pronto allo scontro elettorale, per la sua conformazione e la novità che rappresentava, necessitava di un arco temporale più vasto prima di scendere in campo come grande alternativa alla coalizione di maggioranza. La necessità di rimontare contro il tempo ha poi offuscato la mente del suo stato generale, portandolo a credere veramente in un possibile trionfo elettorale. Questo è stato favorito anche dalla scarna campagna elettorale del PDL, interpretata come un forte segno di debolezza; ma chi ha la maggioranza può permetterselo essendo gli altri a dover rimontare.
2) Etereogeneità strutturale e omogeneità rappresentativa.
Vi è a mio avviso un contrasto ancora da sanare tra l'immagine del partito, ossia Veltroni e la sua reale essenza. Se analizzo la composizione dei vari rappresentanti del PD e delle sue correnti di ispirazione, vedo una grande vastità che personalmente il leader non riesce, perché ancora non può, uniformare e rappresentare adeguatamente. Lo si evince anche dalla satira sul partito, il famoso "siamo a favore... ma anche no", il gruppo manca ancora di un'identità facilmente identificabile e il suo leader, per forza di cose, deve adeguarsi. Un aspetto questo che col tempo verrà meno, in questa campagna elettorale ha pesato, infatti non avendo un immagine chiara a cui fare riferimento, ogni elettore ha dovuto figurarsi da se cosa rappresentava il PD, generando confusione e sfiducia. Per questo motivo gli è derivata l'etichetta non richiesta di (parziale) erede del governo Prodi, facendo perdere tutti i voti centristi.
3) Sottostima del malessere del Nord. La questione l'ho già spiegata, è semplicemente mancata la cognizione effettiva del problema durante la campagna elettorale.
- IDV: la seconda rivelazione della campagna elettorale assieme alla Lega, il risultato è indubbiamente un successo.
Aspetti determinanti:
1) Identità definita. Nel bene e nel male Di Pietro ha saputo dare un volto chiaro alla coalizione: il suo. Chi ha votato IDV sapeva per cosa votava, in contrapposizione al non sempre ben definito progetto del PD.
2) Semplicità e immediatezza per la legalità. In un aspetto curiosamente simile alla Lega, il partito ha saputo incanalare una spinta antipolitica dovuta all'incapacità istituzionale. In questo caso però si è prodotta una nuova richiesta di politica, ma differente, imperniata sul principio della legalità. Le linee guida principali del programma erano poche e ben precise e questo ha favorito l'identificazione degli elettori nel partito, per quanto considerato minoritario.
3) Alleanza col PD. IDV rappresentava l'unica alternativa utile, non necessariamente di sinistra, ma per l'elettorato di sinistra, al PD. E il tutto senza togliere voti per lo scontro con Berlusconi. Gli elettori sono stati quindi incoraggiati dal poter esprimere una preferenza e allo stesso tempo a dare un voto determinante per lo scontro tra i partiti di maggioranza.
Sarebbero da spendere almeno due parole anche per UDC e Sinistra Arcobaleno, magari domani..

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