Lodo Mondadori (e la fabbrica del Cioccolato)

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • Boyakki
    *
    • 01/05/06
    • 1740

    #16
    A quanto ne so la sospensione dei processi per fatti estranei all'esercizio dei poteri della carica vale solo per 3 capi di Stato: Grecia, Portogallo e Israele. Il premier/presidente del Consiglio invece non ha alcuna protezione particolare da nessuna parte. Nei paesi europeri i parlamentari non sono perseguibili solo per opinioni e dichiarazioni espresse all'interno del Parlamento (anche in questo caso l'Italia è un paese delle meraviglie visto che le calunnie/diffamazioni fatte dagli "onorevoli" non vengono perseguite)

    In "Bavaglio" di Gomez e Travaglio sono riportati i particolari e un agevole vademecum delle possibili variazioni a queste norme, ma di fatto questa
    negli altri paesi la sospensione dei processi per le più alte cariche c'è già
    è una panzana (come al solito insomma)
    [I]Sono tanto semplici gli uomini, e tanto ubbidiscono alle necessit

    Comment

    • Boyakki
      *
      • 01/05/06
      • 1740

      #17
      [QUOTE=acid75;1045661]Il giudice penale condanna per un reato due imputati. NON LA FININVEST.
      E il giudice civile condanna al risarcimento un terzo, che dal reato iniziale
      [I]Sono tanto semplici gli uomini, e tanto ubbidiscono alle necessit

      Comment

      • Malcom1975
        Opinionista
        • 29/12/07
        • 756

        #18
        [QUOTE=Xilinx23;1044883][I]Ieri il Tribunale civile di Milano ha condannato Fininvest a versare alla Cir quasi 750 milioni di euro. Una sentenza che per Carlo De Benedetti, presidente onorario del gruppo "ci rende giustizia", mentre per Marina Berlusconi alla guida della societ
        Voglio un Italia Libera,Laica, con una Nuova Classe Politica Efficiente,Capace e Non Corrotta! E tu?
        Nuovi Sodaggi nel mio blog: chi voterai alle Politiche Anticipate? Sosterresti un terzo Polo Fini-Casini-Rutelli? Vai a fondo Home Page!


        Jvustitia et Veritas in Libertate Semper!

        Comment

        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66045

          #19
          Gridare al golpe: l'ultimo abuso
          di chi si crede padrone del Paese
          di GIUSEPPE D'AVANZO

          Leggete con attenzione queste parole. Le diffondono nel primo pomeriggio i presidenti del gruppo del Popolo della Libertà alla Camera e al Senato, come dire la maggioranza politica che governa il Paese. Due i presidenti e due i vicari. Si chiamano Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, Gaetano Quagliariello e Italo Bocchino. Ricordate questi nomi ché parlano e gridano come oche in Campidoglio nel nostro interesse, a difesa della nostra democrazia. Ecco che cosa dicono e di che cosa, preoccupatissimi, avvertono gli italiani: "Mentre il governo Berlusconi affronta la realizzazione degli impegni assunti con gli elettori, si tenta di delegittimarne l'azione. Siamo certi che questo disegno non troverà spazio nelle istituzioni. Gli attacchi ci portano ad assicurare che in Parlamento, così come nel Paese, il centro destra proseguirà la politica del fare e del governare che nessun disegno eversivo potrà sconfiggere". Disegno eversivo, addirittura. Bisogna drizzare le antenne, essere vigili, accidenti. Accade qualcosa di imprevisto, inimmaginabile e potenzialmente pericoloso e noi che ce ne stiamo qui, sciocchini, a pensare che il Tg1 di Augusto Minzolini sia una sventura per l'informazione e l'opinione pubblica.

          La faccenda deve essere terribilmente seria se una maggioranza forte di sovrabbondanti numeri parlamentari, sicura nel consenso popolare e gratificata dall'obbedienza di un establishment gregario perché fragile, decide di lanciare un allarme di questo genere. Disegno eversivo. Viene da immaginare che le forze armate (chi? l'Arma dei carabinieri? l'Esercito? l'Aeronautica o la Marina?) fanno sentire un minaccioso ukase nel Palazzi del governo, sul collo dei ministri il peso della sciabola. O che truppe armate (russe, tedesche?) si preparano a violare i confini nazionali con la complicità di traditori della Patria o formazioni rivoluzionarie stiano guadagnando dai monti le vie che portano a Roma, alla Capitale. Viene in mente, in questo pomeriggio nero, che già al mattino il Brighella che dirige il giornale del capo del governo, ci ha avvertito: c'è un golpe in atto, e noi - maledetti - che non lo avevamo preso su serio, come sempre.

          Golpe, disegno eversivo. Che diavolo accade, che cosa non abbiamo visto, intuito, compreso? Deve essere proprio vero che l'Italia è in pericolo come mai, se anche il capo del governo, Silvio Berlusconi, l'Egoarca, proprio lui, dice: "Sappiano comunque tutti gli oppositori che il governo porterà a termine la sua missione quinquennale e non c'è nulla che possa farci tradire il mandato che gli italiani ci hanno conferito". L'uomo che comanda tutto vuole dirci - sia benedetto - che non mollerà, che qualcuno vuole levarselo di torno con mezzucci illeciti e antidemocratici, addirittura con la violenza, ma lui - statista tutto d'un pezzo - non gliela darà vinta. L'affare è serio, non c'è dubbio.

          Interviene anche l'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani (e non è questo un segno che la democrazia è in pericolo?) per avvertire che "si vuole colpire Silvio Berlusconi". Conviene svegliarsi, mettersi al lavoro e cercare di capire che cosa minaccia l'Italia, la democrazia, il governo legittimamente eletto dal voto popolare. I quattro dell'apocalisse che dirigono in Parlamento il Popolo della Libertà offrono una traccia: "I contenuti di una sentenza che arriva venti anni dai fatti rafforza l'opinione di quanti pensano che si sta tentando con mezzi impropri di contrastare la volontà democratica del popolo italiano". È una sentenza allora la minaccia per la democrazia? Sì, dice l'Egoarca "allibito": "È una sentenza al di là del bene e del male, è certamente una enormità giuridica". Sì, dice il boss della squadra rossonera: "È assurdo ipotizzare che vi siano stati comportamenti men che corretti di Fininvest e Berlusconi".

          Che cosa avrà mai deliberato questa sentenza? Il carcere per l'Egoarca? Il suo esilio dal Paese che governa? L'interdizione dal pubblico ufficio cui lo hanno chiamato gli italiani? Leggere la sentenza, allora, per capire chi sono i golpisti, dove si nasconde la minaccia per la nostra democrazia. Prima sorpresa.
          È una sentenza civile e si tira un sospiro di sollievo perché le motivazioni di un giudice monocratico, appellabili e dunque soltanto primo momento di una controversia tra due soggetti privati (Berlusconi, De Benedetti), non può rappresentare un rischio né per la democrazia né per il governo. Che c'entra il disegno eversivo? Come può essere quella decisione - peraltro non definitiva - addirittura un golpe? E che diavolo ci sarà mai scritto in quella motivazione di 146 pagine che lascia "allibito" l'uomo che comanda tutto? Di Berlusconi si parla in quattro pagine, 119/122. Quel che si legge, lo si può riassumere in pochi punti.

          1. Berlusconi fino al 29 gennaio 1994 è stato presidente del consiglio di amministrazione della Fininvest. Indiscutibile, come è indiscutibile che a quella data non era né capo partito né parlamentare né capo del governo. Era soltanto un imprenditore che cura i suoi affari. Come li cura, lo si legge al punto due.

          2. Un suo avvocato - suo, di Berlusconi - corrompe il giudice per manipolare una sentenza che consente alla Fininvest di acquisire la Mondadori. L'incarico all'avvocato corruttore lo assegna Berlusconi?

          3. Berlusconi, per certi inghippi legislativi che qui è inutile ricordare, deve rispondere non di corruzione in atti giudiziari, ma di corruzione semplice. I giudici decidono di concedergli le attenuanti (è diventato presidente del Consiglio e sembra tenere la retta via: merita riguardo) e, fatti due conti, concludono di "non doversi procedere" contro Berlusconi: "Il reato è estinto per intervenuta prescrizione".

          4. Berlusconi non ci sta. Vuole il "proscioglimento nel merito". Chiede che si dica: è innocente. La Cassazione gli dà torto: no, se guardiamo le prove che abbiamo sotto gli occhi, non c'è alcuna evidenza della tua innocenza. Ora, Berlusconi potrebbe rinunciare alla prescrizione. Non lo fa. Si accontenta di essere il "privato corruttore" che, con la complicità dell'avvocato, ha comprato la sentenza.

          5. Ragiona ora il giudice civile. È dimostrato che i soldi della corruzione provengono da conti della Fininvest, dove è apicale la posizione di Berlusconi. È "normale" e "ordinario" credere che un bonifico di quella entità (3 miliardi), utilizzato per la corruzione, possa essere inoltrato solo se chi presiede alla compagine sociale l'autorizzi. Questa prova si chiama presuntiva e il giudice scrive: "La prova per presunzioni nel processo civile ha la stessa dignità della prova diretta" e giù - nelle motivazioni - sentenze delle Sezioni unite della Cassazione. Conclude il giudice: "Silvio Berlusconi è corresponsabile della vicenda corruttiva". Ha ragione o torto, lo si vedrà con il tempo.

          Questi i fatti e le parole che coinvolgono Berlusconi, uomo di affari che cede all'imbroglio per averla vinta, nella sentenza che condanna la Fininvest a un risarcimento di 750 milioni di euro a favore della Cir di Carlo De Benedetti. Ora non si comprende come l'accertamento di ragioni giuridiche tra due privati e la decisione di un giudice possano compromettere la nostra democrazia e far gridare al golpe. Soprattutto perché sono soltanto privatissimi fatti loro - di Berlusconi e De Benedetti - e non nostri.

          Non c'è alcun interesse pubblico in questa storia. Di pubblico ci deve essere soltanto la preoccupazione di chi vede trasformare gli affari dell'Egoarca, condotti negli anni precedenti all'avventura politica con metodi malfamati - in questione politica. Di pubblico ci deve essere soltanto l'allarmata conferma che Berlusconi trasfigura in affare nazionale i suoi affari privati con un'ostinazione che, da un lato, gli impedisce di governare con credibilità e, dall'altro, gli consente di sovrapporre la sua sorte personale al destino del Paese. Come se l'Italia fosse Berlusconi e la sua ricchezza, il suo portafoglio fossero la nostra ricchezza e il nostro portafoglio. Questa sciocchezza la possono riferire i quattro corifei dell'Egoarca, che non temono il ridicolo, o scrivere i Brighella dell'informazione di regime, che ha quotidiana confidenza con la menzogna, ma a chiunque è chiaro che il grido contro l'inesistente disegno eversivo è soltanto l'ultimo abuso di potere di un capo di governo che crede di essere il proprietario del Paese.
          amate i vostri nemici

          Comment

          • borgo_zio
            Berlin Bleibt Deutsch
            • 30/03/08
            • 2973

            #20
            SO FAR SO BURP!!.

            Comment

            • Mia
              Mrs Sansola
              • 08/05/06
              • 1261

              #21
              La lotta alla libert
              Se vuoi vedere le valli,
              sali in vetta a una montagna,
              se vuoi vedere la vetta di una montagna,
              sali su una nuvola,
              se invece aspiri a comprendere la nuvola,
              chiudi gli occhi e pensa.


              Khalil Gibran

              Comment

              • mat
                Il Magnifico
                • 20/05/05
                • 17786

                #22
                http://www.repubblica.it/2009/10/sez...lodo-7ott.html
                Moderatore Debate Square

                "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
                - P. Conte -


                Angst essen Seele auf

                Comment

                • volperossa
                  Opinionista
                  • 07/06/07
                  • 1034

                  #23
                  Ho iniziato una nuova discussione per discutere della bocciatura del "salva Berlusconi"
                  [B]Piuttosto che maledire il buio

                  Comment

                  • MAGENTINO
                    Banned
                    • 22/02/06
                    • 583

                    #24
                    oh ma che palle.. tutti contro silvio...

                    avanti, organizziamo una crociata! avanti!!

                    saluti

                    Comment

                    • volperossa
                      Opinionista
                      • 07/06/07
                      • 1034

                      #25
                      Non capisco 'sta gente, ce l'ha con Berlusconi, solo perche lui ed i suoi scagnozzi hanno corrotto qualche giudice
                      [B]Piuttosto che maledire il buio

                      Comment

                      • Xilinx23
                        The Count
                        • 01/06/05
                        • 41139

                        #26
                        Originariamente Scritto da MAGENTINO Visualizza Messaggio
                        oh ma che palle.. tutti contro silvio...

                        avanti, organizziamo una crociata! avanti!!

                        saluti
                        Magentino, se hai da argomentare argomenta, altrimenti evita sterili polemiche.
                        Grazie.
                        Membro del Consiglio degli Admin


                        [RIGHT][I]L'ironia

                        Comment

                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66045

                          #27
                          La forza della democrazia
                          di EZIO MAURO




                          Silvio Berlusconi
                          ERA dunque incostituzionale il lodo Alfano, come abbiamo sempre sostenuto, in un Paese dove è saltata l'intercapedine liberale, e l'estremismo del potere viene benedetto da un finto establishment e dai suoi cantori, incapaci di richiamare il rispetto delle regole perché incapaci di ogni responsabilità generale. Ecco dunque il risultato. Il presidente del Consiglio, insofferente dell'autonoma e libera pronuncia di un supremo organo di garanzia, che opera a tutela della Carta fondamentale, dà fuoco alla Civitas e al sistema dei poteri che la regola, travolgendo nelle sue accuse la Corte, la magistratura e persino il capo dello Stato. Un gesto certo di disperazione, ma anche la prova dell'instabilità istituzionale di questo leader che nessuna prova di governo, nessun picchetto d'onore, nessun vertice internazionale è riuscito a trasformare, quindici anni dopo, in uomo di Stato.

                          Terrorizzato dai suoi giudici, e più ancora dal suo passato, il premier non si è accorto di reagire pubblicamente alla sentenza della Corte come se fosse una condanna. Prima che la grande mistificazione d'abitudine cali sui cittadini dal kombinat politico-mediatico che ci governa, è bene ricordare due aspetti.

                          Prima di tutto, la Corte ha sollevato un problema di merito e uno di metodo, combinandoli tra di loro, e nel farlo ha guardato soltanto alla Costituzione, com'è sua abitudine e suo dovere. Nel merito, il lodo Alfano viola l'articolo 3 della Costituzione, che vuole tutti i cittadini uguali di fronte alla legge, qualunque sia il loro incarico, il loro potere, la loro ricchezza. Proprio per questa ragione - e siamo al metodo - se si vuole sottrarre alla legge il Presidente del Consiglio occorre adottare una norma di revisione costituzionale, e non una norma ordinaria. Dunque il Lodo è illegittimo, perché viola gli articoli 3 e 138 della Costituzione.

                          Il secondo aspetto riguarda il clima di lesa maestà che ha incendiato la serata della destra, dopo la pronuncia della Corte, come se il Capo del governo fosse stato consegnato dalla Consulta ai carabinieri. In realtà, anche se nessuno lo ricorderà oggi, è doveroso notare che il Primo Ministro attraverso questa sentenza costituzionale viene restituito allo status di normale cittadino, con la piena titolarità dei suoi diritti e naturalmente dei doveri: semplicemente, e com'è giusto e doveroso, dovrà rispondere ai giudizi che lo riguardano pendenti nei Tribunali, che il lodo aveva provvidamente sospeso.

                          Con questo status e in quelle sedi, uguale a tutti gli altri italiani che sono chiamati in giudizio per rispondere di reati, potrà far valere le sue ragioni, nel rispetto della legge ordinaria: che intanto - e non è cosa da poco - torna da oggi uguale per tutti.

                          Il puro riferimento alla Costituzione rende limpida la decisione della Corte. Ma oggi che cade il privilegio regale attribuito dal Premier a se stesso (rex è lex, anzi "non c'è limite legale al potere del re, vicario di Dio sulla terra", come diceva Giacomo I nel 1616) bisogna pur notare che quella specialissima guarentigia non era una norma esistente nel nostro ordinamento, ma una legge apposita costruita dal Presidente del Consiglio in fretta e furia per sfuggire al suo giudice naturale e alle sentenza ormai prossima per un reato commesso quando ancora era un semplice imprenditore, lontano dalla politica.

                          In una formula - aberrante, e salutata con applausi soltanto in Italia - si potrebbe dire che il Capo dell'esecutivo ha in questo caso usato il legislativo per sfuggire al giudiziario, fabbricando con le sue mani e con quelle di una maggioranza prona un salvacondotto su misura per la sua persona, in modo da mantenere il potere senza fare i conti con la giustizia.

                          La Corte non ha ovviamente considerato questo aspetto che è rilevante dal punto di vista della morale pubblica, della coscienza privata, dell'autorevolezza politica, ma non ha valore Costituzionale. Alla Corte è bastato rilevare ciò che il Paese (e anche alcuni giornali) non volevano vedere: e cioè che attraverso questa procedura d'eccezione, proterva e insieme impaurita, il Premier violava il principio fondamentale del nostro ordinamento che vuole i cittadini uguali di fronte alla legge. Nel ribadirlo, la Corte ha fatto semplicemente giustizia costituzionale. Ma non si può tacere che per giungere a questa pronuncia i giudici della Consulta hanno dovuto nella loro coscienza individuale e di collegio dare prova di libertà intellettuale e personale e di autonomia istituzionale: perché in questo sfortunato Paese sulla Corte Costituzionale, prima della pronuncia, si è abbattuta una tempesta di intimidazioni, di preavvisi e di minacce che tendeva proprio a coartarne la libertà e l'autonomia.

                          Se è ancora consentito dirlo, in mezzo agli strepiti, la democrazia ha invece dimostrato ieri la sua forza di libertà. Non tutto si lascia intimidire dalla violenza del potere e dei suoi apparati, nell'Italia 2009, non tutto è ricattabile, non tutto è acquistabile. Pur in epoca di poteri che si sentono sovraordinati a tutti gli altri, fuori dall'equilibrio istituzionale della Carta, pur in anni sventurati di unzione del Signore, pur davanti a legali-parlamentari che teorizzano per il Premier lo status nuovissimo di "primus super pares", vige ancora la Costituzione nata con la libertà riconquistata dopo la dittatura, e vige la sua trama di equilibri tra i poteri di una democrazia occidentale. Esistono ancora, anche in questo Paese che ha cupidigia di sovrani e di dominio, gli organismi di garanzia, essenziali nel loro equilibrio e nella loro responsabilità super partes, nonostante gli attacchi irresponsabili dei qualunquisti antipolitici e di quelle opposizioni interessate a lucrare soltanto qualche decimale elettorale in più.

                          E infatti la reazione rabbiosa del Presidente del Consiglio è tutta contro gli organi supremi di garanzia. La Corte, ridotta per rabbia iconoclasta a congrega di uomini di sinistra. E soprattutto il Capo dello Stato, additato al Paese e al popolo di destra - aizzato irresponsabilmente - come un uomo di parte ("sapete tutti da che parte sta") in uno sfogo sovraeccitato in cui tornano tutti i fantasmi fissi del berlusconismo sotto schiaffo, i magistrati, il Quirinale, la Consulta, i giornali, in un crescendo forsennato di "sinistre", "rossi" e "comunisti": per concludere con il titanismo spaventato di un urlo ("Viva l'Italia, viva Berlusconi") che rivela la concezione grottesca di un Premier che vede se stesso come destino perenne della Nazione.
                          Napolitano ha risposto ribadendo prima il rispetto per la pronuncia della Corte, poi ricordando che il Capo dello Stato sta, molto semplicemente, con la Costituzione. Viene da domandarsi piuttosto dove sta il Capo del governo, rispetto alla Costituzione, cioè al regolare gioco democratico tra le istituzioni. Ieri ha detto che il modo in cui i giudici costituzionali vengono designati altera l'equilibrio tra i poteri dello Stato: proprio lui che in pochi minuti ha tentato di delegittimare tre magistrature, attaccando i giudici, il Quirinale e la Corte. E siamo solo all'inizio.

                          Il peggio, infatti, deve ancora accadere. Altro che andare alle urne, come minacciavano nei giorni scorsi gli uomini di destra per far pesare il rischio di ingovernabilità e instabilità sulla Corte. Ieri Berlusconi si è affrettato a dire che il governo è solidissimo come la sua maggioranza, e andrà avanti. In realtà il Premier soffre il suo indebolimento progressivo, sente il rischio dei processi sospesi che tornano a pretendere il loro imputato, avverte soprattutto il peso della corruzione che la sentenza civile sulla Mondadori gli ha scaricato addosso, è consapevole di aver politicamente azzerato negli scandali dell'estate la forza della sua maggioranza parlamentare, sa che il suo sistema non produce più politica da mesi, prigioniero com'è di una vicenda di verità e di libertà.

                          Non è la Corte che lo denuda: è l'incapacità politica di fronteggiare la sua storia personale, nel momento in cui nodi grandi e piccoli vengono al pettine e l'unica reazione è la furia contro certi giornali. Il futuro del Premier dipende proprio da questo, dalla capacità di un'assunzione convincente di responsabilità, di fronte alla giustizia, al parlamento, alla pubblica opinione: finora non è stato capace di farlo, o forse non ha potuto farlo. Ed è per questo che con tutta la propaganda dei sondaggi che lo circonda, il Capo del governo sente che tutto il sistema politico è al suo capezzale, e ogni giorno gli tasta il polso politico.

                          Tutto è possibile, in questo quadro, soprattutto il peggio. Ma intanto ieri quindici giudici hanno ricordato al Premier che pretende di rappresentare il tutto, in unione col popolo, che esiste ancora la separazione dei poteri: quando non c'è più, avvertiva Norberto Bobbio quindici anni fa, ciò che comincia è il dispotismo.
                          amate i vostri nemici

                          Comment

                          • exhile
                            Opinionista
                            • 10/09/09
                            • 201

                            #28
                            [QUOTE=Barrett;1045683]Sono due cose diverse, senn
                            Essere se stessi!

                            Comment

                            • Cornolio
                              hep
                              • 28/09/04
                              • 20779

                              #29
                              (cono, possibilmente metti un link quando inserisci degli articoli)

                              Comment

                              • spleen
                                Opinionista
                                • 13/03/07
                                • 4823

                                #30
                                Originariamente Scritto da Boyakki Visualizza Messaggio
                                A quanto ne so la sospensione dei processi per fatti estranei all'esercizio dei poteri della carica vale solo per 3 capi di Stato: Grecia, Portogallo e Israele. Il premier/presidente del Consiglio invece non ha alcuna protezione particolare da nessuna parte. Nei paesi europeri i parlamentari non sono perseguibili solo per opinioni e dichiarazioni espresse all'interno del Parlamento (anche in questo caso l'Italia è un paese delle meraviglie visto che le calunnie/diffamazioni fatte dagli "onorevoli" non vengono perseguite)

                                In "Bavaglio" di Gomez e Travaglio sono riportati i particolari e un agevole vademecum delle possibili variazioni a queste norme, ma di fatto questa

                                è una panzana (come al solito insomma)
                                ad eccezione della Francia in quanto repubblica semipresidenziale
                                Last edited by spleen; 08-10-2009, 15:35.

                                Comment

                                Working...