[I]Due galli in un pollaio, si sa, prima o poi litigano. Tonino Di Pietro esclude che accada con Luigi De Magistris, anch'egli magistrato sugli scudi e datosi alla causa politica nel medesimo partito. "Siamo due fratelli siamesi", dice Tonino. C'
Di Pietro padre padrone dell'Idv. O forse non pi
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io non lo amo e non lo odio. semplicemente non lo cagoI miei nemici sono i gradini che mi porteranno al potere
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Di pietro ha i suoi problemi e angosce, rischia di non poter espandere il piccolo impero immobiliare tanto faticosamente finanziato, con il controllo personale, a lui si associano la moglie e la fida tesoriera amica di famiglia, del partito.
Problemi tipicamente politici per il consiglio di amministrazione
Idv lacerata da liti, addii e ritorni
E De Magistris lavora alla fronda
Cristiano, figlio di Di Pietro, riprende la tessera.
L'arrivo di Grillini. E il 4 dicembre a Modena
nuova assemblea dei «delusi» dall'ex pm
ROMA — «Ci sono problemi politici e problemi personali: sui primi possiamo lavorare, degli altri per ovvi motivi non ci occupiamo», va ripetendo da giorni Antonio Di Pietro a chi gli chiede conto della tempesta che sta infradiciando l'Idv. Il problema è che le questioni politiche e quelle personali nell'Idv si intrecciano ed è difficile districarle.
Cristiano, figlio di Di Pietro, riprende la tessera. L'arrivo di Grillini. E il 4 dicembre a Modena nuova assemblea dei «delusi» dall'ex pm
E problemi di brutte frequentazioni di cui si è fatto carico
IDV (Immersi di Vergogna)
«O facciamo pulizia o me ne vado»
Così Franco Barbato, deputato dell'Italia dei Valori eletto a Napoli, in un'intervista a Panorama in edicola domani.
«Mi sospendo dagli incarichi dell'Idv in Campania perchè qui nel partito spuntano camorristi, strane facce, gente alla quale io nemmeno stringerei la mano».
Le dimissioni di Cristiano Di Pietro non lo fanno arretrare di un centimetro: «Ma che vuole che sia la storia di Cristiano? Rispetto alle grane che abbiamo è una pagliuzza. Corriamo il rischio di diventare il partito taxi su cui salgono quelli che vogliono rubare, arraffare, farsi i fatti propri.
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Purtroppo non basta la legalità per fare la politica che invece è fatta da progetti comunque diversi, a volte contrapposti, spesso divergenti.
Il progetto stesso si basa su un giudizio di legalità politica e spesso il progetto avversario è criminale, perchè, ovviamente nel proprio concetto di bene superiore, che a quel punto è pure legale, l'altro è illegale in riferimento ai principi propri.
La legalità la fanno le leggi, ma poi ci sono le leggi di destra e quelle di sinistra che non ottengono le stesse cose, da cui deriva un concetto soggettivo di legalità che prescinde dalla legge formale in vigore al momento e punta ad una legge superiore, quella gradita in proprio.
In questo gioco es. non si capisce che gioco gioca di pietro, è un destroso, ma le vicissitudini lo hanno portato a servirsi di un apparato di centro con forti componenti udeur transfughe e fruire di un elettorato contestatore proveniente dalla sinistra radicale e dall'ala scontenta del centrismo pd, oltre ad una indefinita componente che si ispira ad un antiberlusconismo senza proporre un proprio progetto politico.
Ciò fa si che per mantenersi il posto di piccolo rais navighi politicamente a vista senza far percepire quale sia il suo progetto di fondo.
Si, la legalità, ma la legalità che realizza che?
Qua ciascuno si fa le sue leggi e in quelle leggi è legale, ma poi è evidente che la cosa non sodisfa, quindi il punto non sta in una legalità di principio generica ed indefinita che realizza solo se stessa, ma in quale legalità progettuale di un assetto sociale ci si vuole muovere.
Per rendere l'idea della legalità politica diversa dalla legalità giuridica.
Berlusconi fa il ddl sul processo breve, su tale base i suoi processi si chiudono e a seguito di ciò egli è legalmente non accusabile e non reo.
Questa è la legalità giuridica.
La legalità politica dice invece che è colpevole perchè si è fatto la legge che lo assolve da solo, anche se l'ha fatta nella ineccepibilità della legalità giuridica che regola l'emanazione delle leggi.
Questa divergenza fra le varie legalità esistenti è la stessa divergenza che esiste fra le posizioni politiche e fa si che la generica legalità non basti a dire cosa si vuol fare e se lo può giudicare, nel caso, legale o illegale in proprio secondo una legge che invece realizza i principi propri valutati bene superiore di tutti e quindi doverosamente applicabili da parte di tutti.
Infatti poi di pietro fruisce del "censurabile, ma non penalmente perseguibile" circa lo spendersi per uso privato i rimborsi elettorali elargiti per la politica di partito, nessuna legge lo vieta, ne dice come debbono essere spesi, quindi se sei l'ufficiale incassatore del partito te li pigli, te li spendi e nessuno ti può accusare di niente, la legalità è stata rispettata, w la legalità.
O ochetto che gli corre ancora dietro per l'imprudenza di fare società con lui alle altre europee firmandogli la delega di incasso per i rimborsi elettorali all'allenza.
Lui aveva la delega di di ìncassatore unico e ha incassato, poi ha rotto l'allenza e non gli ha dato niente, mo vagli a dire che era una cosa illegale, ci aveva la delega e s'è pigliato tutto, w la legalità.
Ochetto si è presentato pure a piangere da chi aveva pagato chiedendo i suoi soldi dove stavano.
Da di pietro gli fu risposto, era delegato alla cassa unica della formazione mista e abbiamo pagato lui, poi gli affari interni vostri ve li dovreste sbrigare fra voi, vedi un po se te li ridà.
Di Pietro e i rimborsi elettorali: truffa o appropriazione indebita?
L' Italia dei valori di Antonio Di Pietro è l' unico partito a cui finora è stato consentito l' apparentamento con il Partito democratico di Walter
Di Pietro e i rimborsi elettorali. Ecco l'articolo di Panorama "Tonino, il <<grano>> e le grane"
Rimborsi elettorali, scontro Di Pietro-Occhetto
Dubbi sulla moralità del moralizzatore Di Pietro
Accuse tutte da dimostrare e per le quali c’è stata anche un richiesta di archiviazione, non accolta dal gip, da parte della procura di Roma. Richiesta in realtà motivata con il fatto che la legge sul finanziamento pubblico dei partiti non prevede precise fattispecie penali sull’utilizzo dei soldi erogati dallo stato. Insomma una lacuna normatica che potrebbe salvare l’ex eroe di “tangentopoli”. Ma che lascerebbe intatti tutti i sospetti “morali” sull’utilizzo di quei soldi.
Che nel caso dell’Idv assommano ormai a 22 milioni di euro. E che, nelle tante denunce che hanno raggiunto Di Pietro (alcune squisitamente civili o politiche), si ritiene siano stati gestiti e utilizzati con criteri esclusivamente personalistici.
C’è da dire che Di Pietro è perseguitato anche da altre denunce di appropriazione indebita di quei fondi pubblici. Come quella degli eurodeputati Achille Occhetto, Giulietto Chiesa e Elio Veltri (ex amici che ora ne dicono peste e corna ai microfoni di Radio radicale) i quali lo accusano di essersi intascato i cinque milioni di rimborso elettorale per le europee lasciando a secco il famoso “cantiere”.
Il più duro con lui è stato Franco Romano, ex responsabile della Calabria, che lo ha praticamente accusato di essersi annesso tutte le clientele una volta appannaggio dell’Udeur.
In un’intervista a Radio radicale, Romano ha parlato anche di una new entry dell’Idv in Calabria, l’avvocato Armando Veneto, legale di mafiosi e esponenti della ‘ndrangheta, che nel 1979 aveva tenuto l’orazione funebre del boss Girolamo Piromalli e che per questo è anche citato negli atti della commissione antimafia.
Restano alcuni pesanti rilievi a suo carico contenuti anche nell’esposto presentato da altri vecchi collaboratori alla fine della campagna elettorale del 2006. I quali accusarono l’Italia dei valori di essere gestita in maniera assai disinvolta, spesso non pagando neanche le contribuzioni a chi ci lavorava.
Come resta il mistero sulla società Antocri, dai nomi dei tre figli del magistrato (Anna, Totò e Cristiano), proprietaria di case poi affittate al partito e di investimenti immobiliari persino in Romania.
Il sospetto dei magistrati infilato nell’esposto di Di Domenico è anche sulla provenienza di quel denaro contante con cui gli appartamenti sono stati comprati e riaffittati al partito: non è che per pur caso le somme anticipate per integrare i mutui siano state direttamente prelevate dai finanziamenti pubblici?
Sotto accusa è anche lo statuto dell’Italia dei valori, già duramente censurato dal presidente della prima sezione del tribunale civile di Milano, Giuseppe Tarantola, il quale si mostrava assai meravigliato che “venisse consentito al fondatore di approvare i rendiconti preventivi e consuntivi per milioni di euro” . Praticamente senza alcun controllo. Come a dire: lo statuto dell’Idv permetteva a Di Pietro comportamenti contrari alla legge civile. E forse anche a quella penale.
Magari nulla di illecito è mai stato commesso, però la trasparenza amministrativa dell’Idv con queste premesse sembra non essere superiore a quella di tante altre forze politiche.
ITALIA DEI VALORI
STATUTO NAZIONALE
Art. 16 – Disposizioni transitorie:
In deroga ed a migliore specificazione a quanto previsto dal presente Statuto,
valgono le seguenti disposizioni transitorie:
a) Fino allo svolgimento del primo Congresso, i compiti dello stesso sono svolti dal
Presidente dell’Associazione e dall’Esecutivo Nazionale del partito.
b) Fino a sua rinuncia, il ruolo di Presidente dell’Associazione viene assunto dal
fondatore del Partito, on.le Antonio Di Pietro.
c) Fino a sua rinuncia, al Presidente fondatore – ed esclusivamente a lui, salvo sue
deleghe espresse - spettano i seguenti ulteriori compiti:
- titolarità del simbolo richiamato all’art. 1 dello Statuto;
- modifica ed integrazione del presente Statuto;
- approvazione del rendiconto preventivo e consuntivo;
- ripartizione e utilizzo dei contributi e dei finanziamenti pubblici e privati;
Tutte le posizione chiave sono in mano di pietro e suoi delegati, la moglie e la tesoriera di fiducia, mo mettici una pezza, tutto è legale.
Il congresso mai si fece e mai si farà, le disposizioni transitorie danno a lui tutti i poteri veri che il congresso potrebbe togliergli quindi se li tiene fino ad un congresso che non convocherà mai.Last edited by Il gatto; 23-11-2009, 00:34.
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Ma se ti rileggi vedrai che hai presentato un programma politico e non una realizzazione di una qualche legalità, ovvero vedi la legalità in una certa sequenza di azioni generiche che a quel punto presenti rappresentative della tua legalità.
Piglio i mafiosi e li convinco a "suicidarsi" ecco che ho realizzato la tua politica, ma ciò coincide con la legalità? se la legge che tu mi hai messo a disposizione lo prevede, si, quella politica è legale e la legge la realizza.Codice PHP:La priorità numero uno di questo paese è buttare la mafia fuori dal parlamento. La seconda priorità è buttare la mafia fuori dal paese.
Però chi ha la priorità? la politica o la legge? ovvero va pensata rima la politica da realizzare, quindi costruita la legge che la relizza, oppure si fa prima una legge e poi si sta a vedere quale politica casuale e contraddittoria ci scappa?
Poi scappa fuori che si la legge è uguale per tutti, ma i tutti non sono uguali per la legge e come si mette?Codice PHP:La terza è assicurarsi che la legge sia uguale per tutti
Anche qui ci sarebbe da definire cosa si vuole realizzare poi si vede come fare.
Solo che prima lo devi conoscere l'interesse personale e nella media dei casi non lo si conosce, lo si afferma soltanto e lo si attribuisce unilateralmente.Codice PHP:l'ottava è buttare fuori chi antepone l'interesse personale all'interesse comune
Ancora più complesso è definire questo bene comune visto che in una comunità ciascuno ha una propria idea del bene comune e non valuta bene proprio il bene definito comune degli altri, quindi prima di realizzarlo ti serve il voto unanime di tutti perchè se solo uno non te lo approva in quanto escluso fa si che quel bene non sia comune, ma solo bene degli altri che quindi si fanno gli affari propri, da cacciare, poi quelli sono magari 9 e lui uno e cacciano lui.
Finisce in un casino più grosso di quello che si voleva risolvere.
Per questo i principi alla fine non dicono niente, tanto belli nel dire, ma tanto sterili nella concreta realizzazione che per questo parte da un progetto che in seguito le leggi relizzano al che le leggi di x sono diverse da quelle di y, realizzando entrambe una certa legalità propria da valutare sul base del gradimento proprio del progetto politico che le ispira.
Tornando ai mafiosi il progetto politico che li fionda in mare dall'aereo è diverso da quello che li vuole in galera, quindi l'eliminazione di principio nominata va tradotta in un assetto un sociale ben più complesso regolato da leggi.
E tutta questa parte manca nella politica di di pietro che fa sempre riferimento ad una legalità di principio lasciando credere ciascuno che quella legalità generica realizzi la legalità di chi ascolta sfruttando il fatto che non lo contraddice e la gente se non la contraddici fa presto a convincersi che le hai dato ragione, mentre non te la stavi filando di striscio o pensavi qualcosa di diverso che nel discorso pubblico hai ritenuto inipportuno esternare.
Una interessante questione del genere si pose nel processo a saddam dove non gli si poteva applicare la legge del vincitore proprio in ossequio ad una legalità che si originava dall'autodeterminazione e, nel caso, la legge era stato saddam a farla, quindi solo la sua legge gli si applicava legalmente in un contesto definibile legale.
Per accusarlo e condannarlo si dovette quindi fare il processo sulla base delle sue leggi e fregarlo per sforamenti a quella legge, l'unica che a cui poteva ritenersi vincolato, se la era fatta da solo e ha mancato, il seguito è storia.
La stessa cosa con kappler non condannato per le ardeatine, la rapresaglia faceva parte della legge resa nota, ma perchè ne uccise tre o quattro di più del conto legale degli ostaggi da sacrificareLast edited by Il gatto; 23-11-2009, 23:12.
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Caro Il gatto, so bene che Di Pietro alla fin fine rischia di apparire come Don Chisciotte contro i mulini a vento. La cosa la dice lunga sul degrado in cui ci troviamo.
Che vogliamo fare? Vogliamo smantellare il sistema democratico per andare verso l'anarchia? A me non pare possibile perchIn verit
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Non appare come don chisciotte, ma solo come uno che cavalca la tigre dell'opinione pubblica gridando legalità, legalità e altre cose a forte impatto emotivo, lasciando credere e pensare a chi lo sta a sentire tante cose che loro e non lui propongono e, dandogli questi fiducia in forza di quel credersi, gli producono quella cassa patrimoniale che lui poi utilizza come è emerso.
Tutta qua la questione e l'assenza di un progetto politico collegato ad una organizzazione di partito personale di scarso respiro fa si che la sua esistenza politica si riduca al fornire da parte sua e all'ottenere da parte di chi in lui confida uno sfogo emotivo che nasce e muore nella stessa inconcludenza sostanziale.
Lui poi con l'obolo ci campicchia, cià tre figli da sistemare e chi in lui "crede" a prezzi modici s'è sfogato ed è più contento, ha chi gli dice quello che vuole sentir dire.
Stressando un po la cosa, più che il donchisciotte moderno, lo valuto il wanna marchi della politica e pure questa aveva nella sua nicchia un seguito convinto che è fisiologico per tutti quelli che in qualche modo si propongono ai grandi numeri.
Non vanno oltre certi limiti, ma il seguito non si azzera, se ci campi e di non ti proponi tanto di più ti sei risolto la vita.
Ha sfruttato un capitale accumulato in un fortunato priodo in magistratura per metterlo a reddito, cosa che lo stipendio da statale non gli proponeva.
Anche come avvocato non sfondò
Avvocati, l'Ordine sospende Di Pietro
Tre mesi di sospensione per l’avvocato Antonio Di Pietro. L’ex pm di Mani Pulite si è visto confermare dal Consiglio nazionale forense la «sanzione» del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bergamo che aveva già stigmatizzato il «doppio ruolo» ricoperto nei confronti di un amico di Montenero coinvolto in un omicidio: prima il neo avvocato ne prese le difese, poi passò tra le parti civili che sostenevano la tesi dell’accusa. Una cosa che non si fa: «La condotta del professionista - si legge nelle motivazioni della decisione - integra certamente la violazione dei doveri di lealtà, correttezza e di fedeltà (articolo 5, 6, 7 del codice deontologico forense) nei confronti della parte assistita e integra altresì l’illecito deontologico». A seguito degli accertamenti svolti, e della sussistenza degli illeciti contestati, «non può che conseguire la sanzione disciplinare». Calcolata in tre mesi di sospensione dell’esercizio della funzione di avvocato in quanto «adeguata alla gravità dell’illecito compiuto».
Last edited by Il gatto; 24-11-2009, 09:44.
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Nemmeno una sospensione dall'ordine o una gestione disinvolta dei rimborsi, censurabile, ma non perseguibile, fanno un mostro, però minano una credibilità personale che alla fine dipende da tanti dettagli e che unita ad una mancata percezione di programma politico di sostanza non fanno la fortuna di un novello salvatore quale spesso lo si presenta.
Della serie, nella media, si accomodi il prossimo, aspirante salvatore totale.
E questo che è uscito gridando?
Lascitelo a galleggiare nel suo laghetto.
Ci rientra pure la sòla che ha rifilato al pd, prima cercando di impadronirsere da segretario, esterno, poi promettendogli un fusione sulla cui base il pd gli ha permesso una allenza che lo salvava dallo sbarramento, salvo poi, ad elezioni fatte e lui salvato, dirgli non ci vengo più, anzi ora ti frego gli elettori e ti critico pure.Last edited by Il gatto; 24-11-2009, 23:00.
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