Ragazzi, evitate pero' i pregiudizi e leggete bene il suo pensiero....
«Ma cosa si aspettavano da me? Quando gli amici della Margherita, e poi del Pd, mi hanno chiesto di candidarmi, io ero già presidente di Scienza e Vita, avevo già fatto la campagna contro il referendum sul­la procreazione assistita. Sono stata pure presa in giro per essermi lascia­ta sfuggire la storia del cilicio. Pen­savano di avere a che fare con una Zapatera? Non credo».
Onorevole Binetti, come si sen­te?
«Sono profondamente ferita. Co­me quando ti mettono sull’uscio di una casa da cui non vorresti usci­re».
Non vuole uscire dal Pd anche se il suo capogruppo Soro auspica che lei se ne vada, e il suo segreta­rio la considera un «problema» per il partito?
«No, io non me ne vado. Valuterò dopo le primarie, in base a come sa­rà la futura classe dirigente del parti­to. E sa perché? Perché io non sono di destra».
Non andrà nel Pdl?
«Mai. Non sono una che volta gabbana».
E nell’Udc?
«Neppure. Non dimentico che quando sono entrata in Parlamento l’Udc stava con Berlusconi. Stimo e rispetto Casini, ma per quindici an­ni è stato in un’alleanza in cui la de­stra prevaleva sul centro».
Quindi lei in politica dove si col­loca?
«Nel centro che guarda a sinistra. Per senso di giustizia e sensibilità sociale. Anche nei confronti degli omosessuali. Ho simpatia per loro. Sono sensibile a tutti coloro che pos­sono rivelarsi deboli, avere proble­mi, essere discriminati. Non condi­vido le idee di Paola Concia, ma non permetterei mai che sia discrimina­ta per le sue inclinazioni sessuali».
I giornali scrivono che Paola Concia è molto arrabbiata con lei e stava per aggredirla fisicamente.
«Ci siamo appena parlate. E pos­so assicurarle che Paola Concia ha capito benissimo che la legge, cui ha lavorato con impegno e dedizio­ne dall’inizio della legislatura, è sta­ta affossata semmai dagli errori del Pd, non certo da me. E pensare che mi ero pure schierata con France­schini...».
Ora voterà Bersani?
«Non lo so. Prendo atto che Bersa­ni ha avuto un atteggiamento diver­so. Ha riconosciuto che la responsa­bilità non è mia, ma del centrode­stra, e della strategia d’Aula sbaglia­ta del Pd. C’era un accordo per il ri­torno in commissione. Poi i nostri dirigenti hanno ritenuto di non ave­re garanzie dalla maggioranza sul ri­torno della legge in Aula, e sono an­dati incontro alla sconfitta...».
Lei però, onorevole Binetti, ha votato contro una legge che non in­troduce le nozze o le adozioni gay, ma inasprisce le pene per le ag­gressioni omofobiche. Cioè puni­sce più duramente chi picchia qualcuno solo perché omosessua­le.
«Ma io su questo sono d’accordo. E se la legge si fosse limi­tata a tutelare la vita, l’inco­lumità, la libertà personale degli omosessuali, non avrei esitato a vo­tarla. Ma nel testo si parla anche di 'libertà morale'. E non vorrei che un giorno un magistrato potesse so­stenere che viola la legge chi non è d’accordo sui Pacs o sulle adozio­ni».
Se le facessero la domanda che costò a Buttiglione il posto di com­missario europeo — cos’è per lei l’omosessualità —, cosa risponde­rebbe?
«È una variabile del comporta­mento sessuale umano. Sono una sostenitrice dei diritti individuali degli omosessuali. Però non mi pos­sono chiedere di rinunciare a pochi ma radicatissimi principi morali».
Mica così pochi: lei è spesso in disaccordo dal suo partito.
«No. Io voto pressoché sempre con il mio partito. Mi sono distinta sul tema del testamento biologico, del diritto alla vita».
E lo scudo fiscale?
«Ero alla Croce Rossa! Tornassi indietro, andrei in Aula e voterei no».
Ma come fa a restare in un parti­to che non la vuole?
«Il mio disagio è mitigato dalle straordinarie manifestazioni di soli­darietà che ho ricevuto, anche da parlamentari del Pd».
I «teodem»?
«I più vicini a me: Gigi Bobba, En­zo Carra, Emanuela Baio, Marco Cal­garo. Ma non solo: Luciana Pedoto, Donata Lenzi, Claudio Gustavino, Donato Mosella, Giusi Servadio. E devo confessare che mi hanno tocca­to in particolare le dimostrazioni di solidarietà e affetto di Beppe Fioro­ni, Maria Pia Garavaglia e anche di Livia Turco».
La Turco le ha anche chiesto af­fettuosamente di votare Bersani?
«Non dica così. Vede, per me la vita politica non è separata dalla vi­ta privata. I sentimenti e i valori so­no importanti. E io non ci posso ri­nunciare. Il segretario di un grande partito non impone maggioranze bulgare; e poi anche nel partito co­munista bulgaro qualche voto in dissenso era consentito. Quando si costruisce un ponte, si lascia sem­pre una minuscola linea di frattura, un margine di flessibilità che lo sal­va dal terremoto. Sulle questioni eti­che io sono quel margine di flessibi­lità. Non sono il problema; posso es­sere parte della soluzione».
Sono comunque daccordo su quello che dice Terra. Se la linea finale del partito e' una, quella bisogna seguire.
«Ma cosa si aspettavano da me? Quando gli amici della Margherita, e poi del Pd, mi hanno chiesto di candidarmi, io ero già presidente di Scienza e Vita, avevo già fatto la campagna contro il referendum sul­la procreazione assistita. Sono stata pure presa in giro per essermi lascia­ta sfuggire la storia del cilicio. Pen­savano di avere a che fare con una Zapatera? Non credo».
Onorevole Binetti, come si sen­te?
«Sono profondamente ferita. Co­me quando ti mettono sull’uscio di una casa da cui non vorresti usci­re».
Non vuole uscire dal Pd anche se il suo capogruppo Soro auspica che lei se ne vada, e il suo segreta­rio la considera un «problema» per il partito?
«No, io non me ne vado. Valuterò dopo le primarie, in base a come sa­rà la futura classe dirigente del parti­to. E sa perché? Perché io non sono di destra».
Non andrà nel Pdl?
«Mai. Non sono una che volta gabbana».
E nell’Udc?
«Neppure. Non dimentico che quando sono entrata in Parlamento l’Udc stava con Berlusconi. Stimo e rispetto Casini, ma per quindici an­ni è stato in un’alleanza in cui la de­stra prevaleva sul centro».
Quindi lei in politica dove si col­loca?
«Nel centro che guarda a sinistra. Per senso di giustizia e sensibilità sociale. Anche nei confronti degli omosessuali. Ho simpatia per loro. Sono sensibile a tutti coloro che pos­sono rivelarsi deboli, avere proble­mi, essere discriminati. Non condi­vido le idee di Paola Concia, ma non permetterei mai che sia discrimina­ta per le sue inclinazioni sessuali».
I giornali scrivono che Paola Concia è molto arrabbiata con lei e stava per aggredirla fisicamente.
«Ci siamo appena parlate. E pos­so assicurarle che Paola Concia ha capito benissimo che la legge, cui ha lavorato con impegno e dedizio­ne dall’inizio della legislatura, è sta­ta affossata semmai dagli errori del Pd, non certo da me. E pensare che mi ero pure schierata con France­schini...».
Ora voterà Bersani?
«Non lo so. Prendo atto che Bersa­ni ha avuto un atteggiamento diver­so. Ha riconosciuto che la responsa­bilità non è mia, ma del centrode­stra, e della strategia d’Aula sbaglia­ta del Pd. C’era un accordo per il ri­torno in commissione. Poi i nostri dirigenti hanno ritenuto di non ave­re garanzie dalla maggioranza sul ri­torno della legge in Aula, e sono an­dati incontro alla sconfitta...».
Lei però, onorevole Binetti, ha votato contro una legge che non in­troduce le nozze o le adozioni gay, ma inasprisce le pene per le ag­gressioni omofobiche. Cioè puni­sce più duramente chi picchia qualcuno solo perché omosessua­le.
«Ma io su questo sono d’accordo. E se la legge si fosse limi­tata a tutelare la vita, l’inco­lumità, la libertà personale degli omosessuali, non avrei esitato a vo­tarla. Ma nel testo si parla anche di 'libertà morale'. E non vorrei che un giorno un magistrato potesse so­stenere che viola la legge chi non è d’accordo sui Pacs o sulle adozio­ni».
Se le facessero la domanda che costò a Buttiglione il posto di com­missario europeo — cos’è per lei l’omosessualità —, cosa risponde­rebbe?
«È una variabile del comporta­mento sessuale umano. Sono una sostenitrice dei diritti individuali degli omosessuali. Però non mi pos­sono chiedere di rinunciare a pochi ma radicatissimi principi morali».
Mica così pochi: lei è spesso in disaccordo dal suo partito.
«No. Io voto pressoché sempre con il mio partito. Mi sono distinta sul tema del testamento biologico, del diritto alla vita».
E lo scudo fiscale?
«Ero alla Croce Rossa! Tornassi indietro, andrei in Aula e voterei no».
Ma come fa a restare in un parti­to che non la vuole?
«Il mio disagio è mitigato dalle straordinarie manifestazioni di soli­darietà che ho ricevuto, anche da parlamentari del Pd».
I «teodem»?
«I più vicini a me: Gigi Bobba, En­zo Carra, Emanuela Baio, Marco Cal­garo. Ma non solo: Luciana Pedoto, Donata Lenzi, Claudio Gustavino, Donato Mosella, Giusi Servadio. E devo confessare che mi hanno tocca­to in particolare le dimostrazioni di solidarietà e affetto di Beppe Fioro­ni, Maria Pia Garavaglia e anche di Livia Turco».
La Turco le ha anche chiesto af­fettuosamente di votare Bersani?
«Non dica così. Vede, per me la vita politica non è separata dalla vi­ta privata. I sentimenti e i valori so­no importanti. E io non ci posso ri­nunciare. Il segretario di un grande partito non impone maggioranze bulgare; e poi anche nel partito co­munista bulgaro qualche voto in dissenso era consentito. Quando si costruisce un ponte, si lascia sem­pre una minuscola linea di frattura, un margine di flessibilità che lo sal­va dal terremoto. Sulle questioni eti­che io sono quel margine di flessibi­lità. Non sono il problema; posso es­sere parte della soluzione».
Sono comunque daccordo su quello che dice Terra. Se la linea finale del partito e' una, quella bisogna seguire.



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