Un grande dilemma sembra dividere molte persone riguardo alle pene contro coloro che hanno commesso crimini. Alcuni sostengono che le pene siano troppo leggere e non siano sostanzialmente influenti contro i criminali. Altri difendono l'attuale sistema garantista, affermando che bisogna prima di tutto cercare il recupero dei criminali. Ora, ritengo che culturalmente il perdono sia un valore universale che appartiene a maggior ragione alla nostra cultura ed
Pena non punitiva
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Volevo dire che chiunque non fosse d'accordo con te sarebbe su posizioni apertamente in contrasto con la nostra Costituzione che ha posto all'art. 27 il fine rieducativo della pena e il principio di "umanità" delle pene previste dalla legge.
Il perdono è un atteggiamento interiore dei singoli individui nei confronti di chi ha fatto loro un torto e come tale non ha ed è giusto che non abbia alcuna rilevanza giuridica, allo stesso modo del pentimento o meno del condannato.Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Angst essen Seele auf
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Vai
a
capo
ogni
tanto,
te
ne
prego.I'm laying down, eating snow
My fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think of how to change myself
A lot of hope in a one man tent
There's no room for innocence
So take me home before the storm
Velvet mites will keep us warm.
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Proviamo ad affrontare l'argomento partendo da un angolo visuale esclusivamente logico.
Dicono che l'uomo sia un animale sociale. Normalmente in natura gli animali di questo tipo si riuniscono in branchi, al fine di aumentare la qualità della vita e le probabilità di sopravvivenza dei singoli individui. All'interno del branco generalmente sono sufficienti poche leggi condivise da tutti. L'eventuale devianza viene rapidamente risolta con la soppressione fisica, con l'allontanamento o con la spontanea e sincera sottomissione del reo, dopo che ha preso un fracco di botte. Queste misure, mi sembra, hanno poco a che fare con la punizione. Sono più verosimilmente connesse al fatto che il deviante, inteso come colui che disattende le regole comuni, se lasciato libero di agire inconsultamente, danneggia o mette in pericolo tutti gli altri.
Noi umani, specie in Italia, ci siamo immensamente complicati il problema senza riuscire a risolverlo. Parliamo da secoli di punizione, vendetta, perdono, pietà, riabilitazione, Gesùmmaria ma non ne veniamo mai fuori. Abbiamo escogitato sistemi legali complicatissimi che per lo più risultano deboli con i forti e spietati con i deboli, e quindi tendenzialmente ingiusti.
Non sarebbe il caso di cominciare a semplificare? Mettiamo da parte la soppressione fisica che, effettivamente, non si addice all'attuale stadio evolutivo degli antropomorfi. Per il resto, decidiamo qual'è la demarcazione tra reati punibili con sanzioni pecuniarie o con prestazioni sociali, e quelli che prevedono la galera.
In tale quadro, il carcere non sarebbe più visto come una punizione, ma come la necessaria difesa della società verso i suoi esemplari variamente degeneri, che mettono a rischio tutti gli altri. Se si decide che uno deve andare al fresco per un certo tempo, se lo prende tutto, quel fresco, senza permessi per lo shopping, agevolazioni, visite alla mamma o alla zia, e senza "arresti domiciliari" e congeneri anche se ha 110 anni. L'eventuale riabilitazione gli viene fatta durante la "custodia forzata".
Non sarebbe tutto più chiaro, semplice e pulito? Magari riusciremmo anche a svuotare un po' le carceri, lasciando dentro chi effettivamente ha pieno "diritto" a rimanerci, e a sfoltire i codici di legge...[COLOR="Purple"]Tutto
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Comprendo il concetto espresso da emiliosansone.
Bellissime parole.
Ma ora osserviamo il problema da un ulteriore punto di vista:
Io sono un delinquente, rubo autoradi, macchine e scippo le anziane signore.
La mattina esco a fare il mio "lavoro" con la consapevolezza che vado ad infrangere la legge e che potrei essere arrestato.
E allora?
Quand'anche mi arrestassero, qualche schiaffone al commissariato, 15 giorni in carcere, e poi a casa in attesa di giudizio.
E nella peggiore delle ipotesi vengo condannato a 3 anni, di cui ne sconto si e no 8 mesi perchè poi esco per buona condotta, oppure per amnistia (w il nuovo governo).
E in quegli 8 mesi, se non sono un morto di fame e ho qualche spicciolo (realmente poci spiccioli) faccio il nababbo in carcere.
Il fine settimana esco ecc ecc.
E quando esco ricomincio come se nulla fosse stato, anzi durante la mia permanenza nell'hotel statale con le sbarre mi faccio nuove amicizie e inizio a organizzarmi per quando sarò uscito.
E se invece di una storia così, io andassi incontro a qualcosa di veramente punitivo?
Se invece sapessi che mi aspetterebbe un dannato inferno degno di questo nome?
Siamo sicuri che lo farei?
Se anzichè 15 mesi per essere condannato ci volessero 15 ore?
E se lo facessi lo stesso, e passassi i successivi 3 anni in un cesso di gabbiotto, senza TV, senza uscire, senza vedere nessun familiare, con la corrente che viene staccata alle 23:15, senza essere pagato, lavorando e spaccandomi la schiena per ripagare lo stato del cibo e dei vestiti, e dell'acqua e del sapone che mi viene concesso nonostante io non me lo meriti?
Se andassi con le catene ai piedi ad aggiustare strade, ricostruire palazzi, riasfaltare autostrade (così lo stato riasparmierebbe anche un pò di soldini per le opere pubbliche... ma no... c'è la mafia!!! Come si fa?), ecc ecc?
Una volta uscito... lo rifarei?
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A me a questo punto sorge un interrogativo.
Se è così facile come sembra evitare la pena perché si parla di disagi a causa dei carceri sovraffollati?QUADRIGLIA - Pesce a quattro pinne; si distingue dalla triglia che ne ha tre, dalla biglia che ne ha due e dalla maniglia che ne ha una.
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